ai di Enerdhil
di Otaritton

"Enerdhil urlava, Enerdhil piangeva
lacrime di sangue, sofferenze inumane.
Enerdhil gridava, però resisteva,
e le torture di Melkor furono vane"

Enerdhil era un orefice abile e colto
In Gondolin, il Fiore bianco, residente,
Secondo solo al grande Noldo
Era svelto di mano e profondo di mente.

I più bei monili dalle mille magie,
le più soavi opere che si possano fare,
di incomparabil fama tra gli Eldalië,
sembravano venute da oltre il mare.

Padre di due figli era Enerdhil
Che in Arda amava come niente,
tra i più belli a Gondolin, Sinton e Gàlathil
per loro si sarebbe ucciso, diceva sovente.

Ma al destino non manca certo l'ironia.
L'orefice tornava da un viaggio dolente,
una banda di orchi lo prese e in prigionìa
lo condusse da Morgoth e dal luogotenente.

Per più di trent'anni in Angband sottoterra
Fu torturato col ferro rovente
Buio di morte e armi da guerra,
terribili dolori e atroci sofferenze.

Dal povero orafo l'Ainu peggiore
esigeva una preziosa indicazione:
dove si trovasse la città del Fiore
e dei monti cerchianti la collocazione.

Enerdhil urlava, Enerdhil piangeva
Lacrime di sangue, sofferenze inumane
Enerdhil gridava, però resisteva
E le torture di Melkor furono vane.

"Correte via non lasciatevi prendere
fuggite lontano miei figli amati"

Mai disse il luogo dei monti Cerchianti
Tanto che anche lui lo dimenticò;
poi divenne un orchetto come tanti
e della vita passata tutto cancellò

Un'età di uomo era intanto passata
E l'oscuro Signore preparava la guerra
Contro Gondolin ormai svelata
Da un traditore di quella terra.

"Divenne un'orchetto come tanti
e della vita passata tutto cancello"

L'esercito oscuro era già schierato
Sforgiando tutta la Potenza nera,
pure Enerdhil col nome cambiato
faceva parte di quella schiera.

Adesso era Grashbug, l'orco più forte,
comandava un terribile drappello,
e con la sua ascia color morte
attacò per primo quelli del "martello"

"Padre di due figli era Enerdhil
che in Arda amava come niente,
tra i più belli a Gondolini, Sinton e Gàlathil
per loro si sarebbe ucciso diceva sovente"

Grashbug arrivò fino alle bianche porte
E qui restò fermo quasi come scosso
Avendo le decorazioni del Fiore scorte,
rimembranze di un ricordo ormai rimosso.

Non ricordava quando, non sapeva come
Aveva un tempo conosciuto quel posto.
Ma non diede ora troppa attenzione:
doveva proseguire ad ogni costo.

"Le decorazioni del Fiore avendo scorte,
rimembranze di un ricordo ormai rimosso.
Enerdhil Maltindo, Enerdhil Maltindo
E restò fermo quasi come scosso"

Un'incisione d'oro su una porta tetra
"Enerdhil Maltindo" era effigiata,
l'orco lesse e restò di pietra
gli occhi chiusi, l'anima tormentata.

"L'ho già vista, la fucina!"
gridò lui con le mani al petto.
Un miracolo mai visto prima:
lacrime d'elfo su guance da orchetto

Il mostro non capiva se quei ricordi
Fossero veritieri o delle imposture,
creazioni dei Valar dei primordi
Per ostacolare le potenti forze scure.

A Gondolin si combatteva per la gloria
E Grashbug urlando andava per sentieri,
Per strade che sapeva a memoria
torturato da ricordi troppo veri.

"In Arda li amava come niente,
per loro si sarebbe ucciso, diceva sovente.
Intanto andava per sentieri
Torturato da ricordi troppo veri"

Vide intanto due giovani del Fiore
Circondati da immondi orchi armati,
stavano per essere trafitti al cuore
da lance con speroni acuminati.

Alla mente gli balzarono due nomi
Sinton e Gàlathil li chiamava,
non sapeva perché non sapeva come
sentiva solo che li amava.

Subito corse loro incontro
Per salvarli da sicuri fatti bui,
combattè un duro scontro
contro quelli come lui.

"Sinton e Gàlathil li chiamava
e sentiva solo che li amava.
In Arda li aveva amati come niente
Per loro sarebbe morto, diceva sovente"

Molti mostri uccise con onore
Molti crani frantumò
Nel suo cuore c'era amore
Per quei due... e ricordò!

"Correte via, non lasciatevi prendere"
urlò con voce d'orco ai fortunati,
e cominciando pure a piangere:
"fuggite lontano, miei figli amati"

Un viso d'orco li guardava
Terribile e mostruoso appariva,
ma una luce elfica in esso brillava
negli occhi pieni de speranza viva.

Sinton e Gàlathil seguirono i messaggi
E lontano corsero confusi e impacciati
Arrivando così nei lunghi passaggi
Che Tuor di Huor aveva scavati.

Entrati che furono nelle segrete porte
Udirono l'urlo agghiacciante di un orchetto:
Enerdhil l'orafo trovò la morte
Nel modo che un tempo aveva predetto.

"Per loro sarebbe morto, diceva sovente
perché in Arda li amava come niente.
E subito un miracolo prima mai detto:
lacrime d'elfo su guance d' orchetto"

Enerdhil salpò verso l'occidente
Verso le grigie aule di Vefanturë
Dove riposa l'imperitura gente
Aspettando forse chiamate future.

Ma il Vala della crude morte
Conoscendo quella triste storia,
non aprì le sue tristi porte
concedendo all'elfo maggiore gloria.

E fu così che l'orafo ebbe in dono
Di entrare nella Terra beata
E sedere accanto al dorato trono
Di Manwë Sulimo dell'aria inviolata.

"Enerdhil era un orefice abile e colto
in Gondolin, il bianco Fiore, residente
secondo solo al grande Noldo,
era svelto di mano e profondo di mente"

E' stato cantato nell'Ainulindalë
Che Enerdhil l'elfo un giorno tornerà
Durante la Dagor Dagorath finale
Melkor Morgoth ucciderà.

Tulkas dal pugno che sfascia
Turin dalla spada di danno
Enerdhil con l'orchesca ascia
la testa al grande Vala staccheranno.


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Nick
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