Aldudénië - Il Lamento per i Due Alberi


La luce degli alberi mai più sarà,
le tenebre coprono la beata Aman.
L'Oscuro Nemico ferì Laurelin,
il sozzo veleno Telperion colpì.
Piangono i Valar, gridano gli Eldar:
campane lugubri s'odono a Valmar.
Oh argentea linfa cangiata in stelle
da chi nei cieli ne fece facelle!
Né più ti vedrò, dorato splendore
che due volte al dì mescevi il colore
coi raggi più chiari della prima pianta
ai Valar recando la gioia santa..
Vibrava il vento fra la verde chioma
di giallo orlata, con frutti di fiamma,
e in tra le foglie del fresco fratello,
più scure e lucenti, Silpion il bello.
Ma secchi oramai son rami e radici
e neri si spezzan fra dita infelici.
Sol vive nel mondo il loro lucor
nei santi gioielli che l'elfo negò:
da patria casa Melkor li prese,
morte lasciò, il primo sangue chiese.
Or le potenze sullo spoglio colle
tacciono: ma di Nienna sulle zolle
le lacrime scorrono; e di Yavanna
il canto tenebrosa morte inganna.
Ed ecco si spicca un argenteo fior,
da Silpion riceve l'ultimo splendor;
Tilion l'arciere con amore lo cura,
mena nel cielo la sua luce pura.
Un frutto dorato da Laurelin nasce
Arien di fuoco il suo calor pasce.
Sì nacquer nei tempi il Sole e la Luna:
Ánar la fiamma che ridesta e consuma,
Isil che vaga caparbio più fioco;
l'amore li unisce, li separa il fuoco.
Gli esuli Noldor, i lidi raggiunti,
vider la Luna e ne furon avvinti.
Appena destati i Figli minori
miraron del Sole i caldi bagliori.
Ma teme l'Oscuro la dama infocata
e l'arco d'argento con freccia incoccata;
attende nel buio, il sire immondo,
che cadan entrambi alla fine del mondo.


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Nick
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