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Intervista a Edoardo Volpi Kellermann

di Aldarion

D: Lei è un compositore che si ispira al mondo fantastico creato da J.R.R.Tolkien. Come viene recepita questa sua affermazione dal mondo della cultura musicale in Italia? Quanto l'ha aiutata e quanto l'ha ostacolata questa sua passione nella sua professione?

R: Fino a qualche anno fa, soprattutto in alcuni ambienti accademici, il mio lavoro sull'opera di un autore non “ufficialmente riconosciuto” fra i più importanti e significativi – anche se io e lei sappiamo che la realtà è ben diversa - era visto con un misto di perplessità e divertito stupore; un po' come se avessi voluto applicare le tecniche pittoriche più evolute a disegni per bambini.

Se a questo aggiungiamo che non mi sono mai particolarmente preoccupato di seguire certe regole formali allora in voga nella musica contemporanea (rottura della tradizione a tutti i costi, guai ad utilizzare armonia e melodia, eccetera) e che invece ho sempre seguito il mio “istinto” musicale… beh diciamo che non ero considerato dai miei coetanei un compositore alla moda. Eppure già altri musicisti di origini classiche si stavano cimentado in opere di ispirazione tolkieniana, come ad esempio Alessandro Ferrari (che adesso è il Direttore Artistico del progetto Tolkieniana) con il suo balletto “Elfi dei Boschi” (1993), eseguito col corpo di ballo del Teatro alla Scala e diversi musicisti dell'orchestra del Teatro alla Scala. Un lavoro di grande importanza e spessore quindi, che però non ha affatto avuto l'eco che avrebbe meritato.

Adesso che Tolkien è un fenomeno “di massa”, e che proprio grazie a questo, con una contraddizione solo apparente, inizia ad essere riconosciuto anche in Italia per il suo reale valore artistico, culturale e sociale, le cose stanno cambiando in meglio e spero molto che l'aver “tenuto duro” per più di 20 anni possa finalmente dare i suoi frutti.

D: Spesso si associa la Terza Era della Terra di Mezzo con una società medievale europea, forse mai esistita ma entrata nell'immaginario collettivo. Verrebbe spontaneo includere anche la musica in questa identificazione culturale. Lei invece ha optato per uno stile particolare, che spazia dal jazz alla musica etnica , qual è il motivo di tale scelta ?

R: Quando inizio a comporre non mi faccio molte domande sulla direzione stilistica da prendere in un dato brano, spesso anzi mi sembra di leggere delle partiture già scritte, non vedo altra strada che quella dove le mie mani mi guidano sulla tastiera.
E' anche vero, come ho scritto più approfonditamente in un mio recente saggio 1, che Tolkien rielabora sì materiali antichi, ma con l'ottica di un uomo dei nostri tempi. Ecco perché riusciamo a cogliere molto meglio certe sensazioni e certi messaggi da un libro come il Signore degli Anelli che, ad esempio, dal Beowulf. Tolkien usa una tavolozza di colori più vicina alla nostra sensibilità e affronta tematiche dalle radici antiche ma dai rami molto attuali, se mi si perdona la metafora un po' ardita.

Ci descrive un intero mondo, in un arco temporale di oltre 20mila anni, ricco di numerose e diverse culture, ognuna presumo con un suo stile musicale che si è evoluto nel tempo. Ho cercato quindi di rendere tale complessità attraverso l'unione di diversi generi, compresa la musica classica e popolare; nella mia esperienza queste contaminazioni risultano altrettanto interessanti e divertenti sia per chi ascolta che per chi compone, tanto che negli ultimi tempi un po' tutta la musica contemporanea “colta” ha preso questa direzione.

D: Insieme ai Lingalad lei è in Italia il rappresentante di una musica di ispirazione tolkieniana, si sente il precursore di un movimento dalle grandi potenzialità (anche numeriche) o uno degli elementi forse illuminati ma isolati di un'espressione difficilmente ripetibile?

R: In parte la prima che ha detto. Non mi posso considerare un precursore in assoluto, in quanto molti altri autori prima di me, soprattutto all'estero, si sono ispirati all'opera di Tolkien. E' anche vero che non conosco altri compositori che abbiano lavorato a un ciclo musicale ampio come il mio e per un arco di tempo altrettanto lungo… ma io ho iniziato a comporre proprio grazie a Tolkien. L'approccio di Giuseppe Festa e i Lingalad è molto diverso, parte proprio dalle poesie del libro che mantengono un ruolo centrale rispetto al discorso musicale, seguendo così tutta la tradizione antica dei cantori e creando atmosfere di grande fascino.

Ritengo che uno dei motivi della potenza evocativa della Terra di Mezzo è che si tratta del *nostro* mondo, riletto attraverso gli occhi del mito che ne esalta la bellezza ma anche l'inquietudine. Quindi non mi considero parte di un gruppo di persone un po' bislacche che evadono dalla realtà, anzi considero Tolkien un “apritore d'occhi” che utilizzando il linguaggio del mito, e quindi della fantasia, degli ideali e dei sentimenti, e riesce a ridestare in tutti, compresi molti di coloro che fruiscono della sua opera a un livello più superficiale, il senso dei reali valori primari che costraddistinguono la società europea e occidentale. Non credo possa esistere un punto di partenza e di arrivo migliore per un qualunque artista.

Penso e spero che siamo solo all'inizio, e che da un progetto come Tolkieniana possa nascere l'occasione per molte persone di sentirsi libere e autorizzate ad esprimere ciò che avvertono nel loro animo senza preoccuparsi di essere o meno conformi a regole sociali e culturali solo contingenti, e che spesso sono elastiche solo in apparenza.

D: Musica, scultura, pittura, disegno, sono forme espressive dell'arte, promosse dal progetto Tolkieniana. Come si inserisce Eldalie in tale contesto?

R: Eldalie è un ambiente molto particolare, un centro di aggregazione e una fucina di appassionati che vivono Tolkien in modo creativo. La mia speranza è che Eldalie e Tolkieniana diventano i tronchi dei Due Alberi… non esageriamo, magari di due bei alberi di Lothlorien, separati ma strettamente uniti e intrecciati man mano che si procede verso l'alto.

D: Anche il cinema, e in particolare il film di Peter Jackson, si inserisce nel contesto artistico che da origine a Tolkieniana? Come giudica la colonna sonora del film?

R: All'inizio non ero rimasto particolarmente colpito dalla colonna sonora (forse a causa dell'impatto visivo del primo film), con gli anni e con la visione dei film successivi ho iniziato a cogliere sempre di più la bellezza del lavoro svolto da Howard Shore. Ha preso una strada ovviamente diversa dalla mia, che ho avuto più liberta dal punto di vista espressivo non dovendo commentare delle precise sequenze e, come il film, ha saputo cogliere molto bene certi aspetti dell'opera tolkieniana. Le posso anticipare che la sua musica è al centro di un importante progetto di Tolkieniana, ma per adesso non posso dire di più...

1 “La Musica e la Terra di Mezzo”, in “Albero” di Tolkien , a cura di Gianfranco De Turris, Larcher Editore 2004


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