Homo Fiabens
di Federico Fram Figlio di Frumgar Beltrami

 

Prefazione

di Mauro Mornon Ghibaudo

 

Poniamoci una domanda: cos’è una fiaba? Le risposte che possono venire in mente sono molteplici, partendo dalle fiabe popolari e arrivando a quelle odierne, passando per tutto ciò che è letteratura fantastica; “fiaba” è un termine che contiene - propriamente o impropriamente - moltissime tipologie di scritti, con le piú disparate differenze. Capire cos’è una fiaba non è facile, se è poi possibile “ridurre” tale termine a una catalogazione ben delimitata.
Ma, forse, ponendoci la domanda iniziale siamo già arrivati a un buon punto dell’opera; certo, la parte piú semplice, quella che richiede meno lavoro, ma pur sempre un buon punto. Perché ci siamo posti il dubbio, un dubbio che oggi ben pochi affrontano, accettando per fiaba qualunque cosa venga pubblicizzata come tale, senza interrogarsi se poi sia effettivamente fiaba, o forse qualcos’altro; e anche perché nel chiedercelo abbiamo iniziato ad aprire una porta dietro cui c’è moltissimo lavoro da fare, con risultati quanto mai incerti; ma almeno siamo disposti a farlo, un tentativo di addentrarci dentro un vastissimo mondo.
Qualche riga sopra ci si è interrogati sulla possibilità di catalogare, di definire, la fiaba in limiti precisi; nel 1902, Benedetto Croce ebbe a dire che i generi nascondono tutto il valore insito nel “fatto espressivo individuale” [1], una sorta di errore critico che nasconde le particolarità del singolo autore, e che porta a catalogare autori tra loro diversi, come possono essere David Gemmel e Marion Zimmer Bradley, nell’unico genere del fantasy. Questo accade perché la base, il tema di fondo dei loro romanzi, è il fantasy, ma allora come definire un romanzo come Il Segno del Drago, a metà tra fantastico e tecnologico? A quanto giustamente detto da Croce, aggiungo una mia personale nota: ogni libro si può considerare un genere a sé stante, in quanto ogni libro contiene disparati “generi”, in quantità diverse.
Questo discorso sui generi, oltre a introdurre la difficoltà - e forse l’impossibilità - del voler precisamente definire cosa sia fiaba, introduce anche un altro importante discorso dell’ambito mitologico: le differenze dovuta alla nazionalità delle fiabe. Non solo ogni nazione, ma magari ogni paese (inteso come “cittadina”) ha una diversa versione della stessa cosa, sia essa una storia, una situazione, magari una razza; l’Orco italiano non è l’Orco inglese, cosí come non è l’Orco di qualunque altra nazione.
Un altro autore, Daniel Pennac, in una sua opera ha scritto, in merito alla traduzione, “È vero ancora che” molti “dei miei amici traduttori dubitano che ‘la finestra’, ‘la janela’, ‘das Fenster’, ‘the window’ o ‘la fenêtre’ indichino esattamente la stessa cosa, poiché nessuna si affaccia sugli stessi rumori né si chiude sulle stesse musiche” [2]: non hanno lo stesso significato, ogni finestra è diversa dall’altra: è diversa perché le finestre nostrane sono tradizionalmente diverse da quelle di altri paesi e di altre epoche; ma è diversa perché ogni finestra si apre su un panorama diverso.
Ecco, mi permetto di parafrasare Pennac: “‘Elfi’, Alfar, Elves, Elf, Duendes, non indicano esattamente la stessa cosa, poiché nessuno nasce nello stesso luogo né abita negli stessi boschi”. Ognuno di questi Elfi nasce da storie diverse, in zone diverse; ognuno di loro vede un ambiente diverso - Feeria, boschi normali, o qualunque altra cosa sia - quando guarda dalla propria finestra, sia questa in un muro - come a Imladris - o in un albero - come a Lórien.
Si traduce Elves con “Elfi”, e questo è linguisticamente corretto; ma ricordiamo sempre che, parlando di mitologia, di fiaba, e piú raramente di fantasy - dove ormai l’Elfo è “normalizzato” -, queste due creature saranno diverse: dovremmo sempre, leggendo in una traduzione “Elfi”, raffigurarci degli Elves, degli Alfar, o quale che sia la forma originale.
Fatta questa doverosa premessa, andiamo a leggere questo lavoro di Federico Fram Beltrami che ci porterà piú addentro al mondo della fiaba e del Piccolo Popolo. [Mornon]


[1]: Introduzione a Tolkien, a cura di Franco Manni, Simonelli Editore.
[2]: Ecco la Storia, Daniel Pennac, Feltrinelli.


 

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