Prefazione
di
Mauro Mornon Ghibaudo
Poniamoci una domanda: cos’è una fiaba? Le risposte che possono
venire in mente sono molteplici, partendo dalle fiabe popolari e
arrivando a quelle odierne, passando per tutto ciò che è letteratura
fantastica; “fiaba” è un termine che contiene - propriamente o
impropriamente - moltissime tipologie di scritti, con le piú
disparate differenze. Capire cos’è una fiaba non è facile, se è poi
possibile “ridurre” tale termine a una catalogazione ben delimitata.
Ma, forse, ponendoci la domanda iniziale siamo già arrivati a un
buon punto dell’opera; certo, la parte piú semplice, quella che
richiede meno lavoro, ma pur sempre un buon punto. Perché ci siamo
posti il dubbio, un dubbio che oggi ben pochi affrontano, accettando
per fiaba qualunque cosa venga pubblicizzata come tale, senza
interrogarsi se poi sia effettivamente fiaba, o forse qualcos’altro;
e anche perché nel chiedercelo abbiamo iniziato ad aprire una porta
dietro cui c’è moltissimo lavoro da fare, con risultati quanto mai
incerti; ma almeno siamo disposti a farlo, un tentativo di
addentrarci dentro un vastissimo mondo.
Qualche riga sopra ci si è interrogati sulla possibilità di
catalogare, di definire, la fiaba in limiti precisi; nel 1902,
Benedetto Croce ebbe a dire che i generi nascondono tutto il valore
insito nel “fatto espressivo individuale” [1], una sorta di errore
critico che nasconde le particolarità del singolo autore, e che
porta a catalogare autori tra loro diversi, come possono essere
David Gemmel e Marion Zimmer Bradley, nell’unico genere del fantasy.
Questo accade perché la base, il tema di fondo dei loro romanzi, è
il fantasy, ma allora come definire un romanzo come Il Segno del
Drago, a metà tra fantastico e tecnologico? A quanto giustamente
detto da Croce, aggiungo una mia personale nota: ogni libro si può
considerare un genere a sé stante, in quanto ogni libro contiene
disparati “generi”, in quantità diverse.
Questo discorso sui generi, oltre a introdurre la difficoltà - e
forse l’impossibilità - del voler precisamente definire cosa sia
fiaba, introduce anche un altro importante discorso dell’ambito
mitologico: le differenze dovuta alla nazionalità delle fiabe. Non
solo ogni nazione, ma magari ogni paese (inteso come “cittadina”) ha
una diversa versione della stessa cosa, sia essa una storia, una
situazione, magari una razza; l’Orco italiano non è l’Orco inglese,
cosí come non è l’Orco di qualunque altra nazione.
Un altro autore, Daniel Pennac, in una sua opera ha scritto, in
merito alla traduzione, “È vero ancora che” molti “dei miei amici
traduttori dubitano che ‘la finestra’, ‘la janela’, ‘das Fenster’,
‘the window’ o ‘la fenêtre’ indichino esattamente la stessa cosa,
poiché nessuna si affaccia sugli stessi rumori né si chiude sulle
stesse musiche” [2]: non hanno lo stesso significato, ogni finestra
è diversa dall’altra: è diversa perché le finestre nostrane sono
tradizionalmente diverse da quelle di altri paesi e di altre epoche;
ma è diversa perché ogni finestra si apre su un panorama diverso.
Ecco, mi permetto di parafrasare Pennac: “‘Elfi’, Alfar, Elves, Elf,
Duendes, non indicano esattamente la stessa cosa, poiché nessuno
nasce nello stesso luogo né abita negli stessi boschi”. Ognuno di
questi Elfi nasce da storie diverse, in zone diverse; ognuno di loro
vede un ambiente diverso - Feeria, boschi normali, o qualunque altra
cosa sia - quando guarda dalla propria finestra, sia questa in un
muro - come a Imladris - o in un albero - come a Lórien.
Si traduce Elves con “Elfi”, e questo è linguisticamente corretto;
ma ricordiamo sempre che, parlando di mitologia, di fiaba, e piú
raramente di fantasy - dove ormai l’Elfo è “normalizzato” -, queste
due creature saranno diverse: dovremmo sempre, leggendo in una
traduzione “Elfi”, raffigurarci degli Elves, degli Alfar, o quale
che sia la forma originale.
Fatta questa doverosa premessa, andiamo a leggere questo lavoro di
Federico Fram Beltrami che ci porterà piú addentro al mondo della
fiaba e del Piccolo Popolo. [Mornon]
[1]:
Introduzione a Tolkien, a cura di Franco Manni, Simonelli
Editore.
[2]: Ecco la Storia, Daniel Pennac, Feltrinelli.
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di Homo Fiabens
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