HOBBITON 12
SAN DANIELE
2-3-4 Settembre 2005


Trewsday, 23 Taglieraio Calendario della Contea
tolkienil signore degli anelliassociazione tolkienianahobbit

 


Le forme e i colori del mio primo raduno

Le parole che seguono vogliono raccontare quanto provato durante i tre giorni di Hobbiton e, nel contempo, vogliono essere il mio ringraziamento per tutti voi Eldalië.

Mai la mia mente avrebbe immaginato con quale impatto si sarebbero manifestati gli effetti del primo raduno. Eldalië è una realtà complessa e affascinante, sa essere assai positiva e, talvolta, anche un po' negativa, ed è anche in grado di cominicare tanta saggezza e altrettanta sconsideratezza.
Tutto questo mi ha fatto trovare un nuovo stile di vita, nuove forme, nuovi colori e una nuova pace interiore. Ho sempre vissuto con queste aspettative e, adesso, l'unico rimpianto può esser solo quello di non avervi incontrati prima.
Ora, dopo l'esperienza che Hobbiton ha significato per me, ho come la sensazione che il capitolo introduttivo della mia vita si sia concluso. E, questo, anche perché le emozioni che lasciano molto amaro in bocca possono aiutarti a voltar pagina e iniziare a scrivere di nuovo, come la prima volta...
E come poter ricordare i raggi solari che si stemperano con i colori delle nostre emozioni?
Eravamo tutti sotto la rocca, a San Daniele, all'ombra di quell'antico edificio che, con i suoi secoli, osservata incantato, donandoci la sua approvazione...
L'aria era fresca e pulita, un'atmosfera semplicemente perfetta se non fosse stato per il vento che, un po' arrabbiato, quasi ingelosito dalla nostra felicità, ci ha coperto col suo lieve freddo portandoci, l'indomani, anche un po' di pioggia. Cosa che, comunque, non stonava affatto con l'atmosfera della serata. Bastava chiudere gli occhi e ti sentivi catapultato realmente nella Terra di Mezzo o in altre terre a me altrettanto care; il ritmo incalzante di musica celtica faceva eco ed ecco che i piedi si muovevano da soli, come tanto spesso capita in un qualunque pub d'Irlanda, dove le persone vanno a suonare senza preavviso per una pinta di birra.
Poi, come d'incanto, si alzava un altro filo di vento, ed era come sentire il rumore della risacca sulle scogliere delle isole Aran. Lontana qualche metro, sull'erba, l'arpa facva sentire la sua voce, a me tanto cada e davvero ben nota ed ecco che scivolavo nuovamente dentro a quel pub dove si ride, si battono le mani e si beve birra finché ce ne sta. Un insieme di note differenti che scandivano il tempo... Tempo che, ora, par essere volato ma di cui, laggiù, avevo perso inesorabilmente cognizione.
Il tempo di un sorriso, di un brindisi, di un applauso, di un pianto, di un incontro con l'amico di sempre o con quello che mai ti saresti aspettato.
Il tempo di una condivisione, l'ordine ristabilito.
Notte di pace, se ci piace.
Ed ecco, ancora, riecheggiare il suono di un flauto che perdura anche dopo lo spegnimento dell'ultimo riflettore. Tutti la definiscono come "magia dei Lingalad, magia che io ho potuto comprendere appieno ascoltandoli dal vivo per la prima volta. Quella stessa magia che in passato mi ha aiutata a svegliarmi da un lungo sonno. O forse, solo un sogno...
Ed è così! Impossibile dimenticare il pathos di quelle note che, dopo essere salite fino al cielo, ridiscendono sulle nostre anime, coprendoci del loro calore e colore, per poi continuare a cullarci in una sorta di girotondo emozionale dal quale è impossibile staccarci.
E, nuovamente, la mente vaga trasportata dai suoni e dall'atmosfera. Viaggia lontano, sempre restando concentrata sulla musica ma distaccandosi dal resto. Ed è ormai distante, in un boschetto ove sorge una piccola radura circondata di biancospino e faggi; un luogo di modeste dimensioni, intimo sarebbe più giusto, ed è lì che la notte non esiste.
In quell'anfratto, grande da poter ospitare due uomini in piedi, sorge un anfiteatro, roccaforte di musica e immortalità di un piccolo grande popolo. Lì è sempre festa, e il sussurro proveniente da quel villaggio di uomini, poco più di un ricordo di musica, si fonde col battito delle mani che accompagna i flauti, bassi, bouzouki, congas, thin whistle, chitarre e violoncelli.
Se mai un uomo dovesse, perdendosi nel bosco, assistere ad uno di questi magici festini, dovrebbe badare a non avicinarsi e non battere il tempo poiché, se si viene invitati a ballare, non ci si può rifiutare e si ballerà e ballerà ancora, ridendo, quasi giocando in un vorticare di colori. Ma quando la festa terminerà e l'uomo tornerà al suo villaggio, lo troverà cambiato poiché, se balli con gli elfi, balli per anni senza accorgerti del tempo che scorre e, quando torni, sia che tu sia cambiato oppure no, ti accorgi che il mondo è andato avanti anche senza di te!

E sulla strada del ritorno a casa, un pensiero.
La crescente speranza d'esser presenti a lungo, spettacolo e spettatori.
Meravigliati.
Sempre!

[artemisia]

 

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