Le forme e i colori del mio primo raduno
Le parole che seguono vogliono raccontare quanto provato durante i tre
giorni di Hobbiton e, nel contempo, vogliono essere il mio ringraziamento
per tutti voi Eldalië.
Mai la mia mente avrebbe immaginato con quale impatto si sarebbero
manifestati gli effetti del primo raduno. Eldalië è una realtà complessa e
affascinante, sa essere assai positiva e, talvolta, anche un po' negativa,
ed è anche in grado di cominicare tanta saggezza e altrettanta
sconsideratezza.
Tutto questo mi ha fatto trovare un nuovo stile di vita, nuove forme, nuovi
colori e una nuova pace interiore. Ho sempre vissuto con queste aspettative
e, adesso, l'unico rimpianto può esser solo quello di non avervi incontrati
prima.
Ora, dopo l'esperienza che Hobbiton ha significato per me, ho come la
sensazione che il capitolo introduttivo della mia vita si sia concluso. E,
questo, anche perché le emozioni che lasciano molto amaro in bocca possono
aiutarti a voltar pagina e iniziare a scrivere di nuovo, come la prima
volta...
E come poter ricordare i raggi solari che si stemperano con i colori delle
nostre emozioni?
Eravamo tutti sotto la rocca, a San Daniele, all'ombra di quell'antico
edificio che, con i suoi secoli, osservata incantato, donandoci la sua
approvazione...
L'aria era fresca e pulita, un'atmosfera semplicemente perfetta se non fosse
stato per il vento che, un po' arrabbiato, quasi ingelosito dalla nostra
felicità, ci ha coperto col suo lieve freddo portandoci, l'indomani, anche
un po' di pioggia. Cosa che, comunque, non stonava affatto con l'atmosfera
della serata. Bastava chiudere gli occhi e ti sentivi catapultato realmente
nella Terra di Mezzo o in altre terre a me altrettanto care; il ritmo
incalzante di musica celtica faceva eco ed ecco che i piedi si muovevano da
soli, come tanto spesso capita in un qualunque pub d'Irlanda, dove le
persone vanno a suonare senza preavviso per una pinta di birra.
Poi, come d'incanto, si alzava un altro filo di vento, ed era come sentire
il rumore della risacca sulle scogliere delle isole Aran. Lontana qualche
metro, sull'erba, l'arpa facva sentire la sua voce, a me tanto cada e
davvero ben nota ed ecco che scivolavo nuovamente dentro a quel pub dove si
ride, si battono le mani e si beve birra finché ce ne sta. Un insieme di
note differenti che scandivano il tempo... Tempo che, ora, par essere volato
ma di cui, laggiù, avevo perso inesorabilmente cognizione.
Il tempo di un sorriso, di un brindisi, di un applauso, di un pianto, di un
incontro con l'amico di sempre o con quello che mai ti saresti aspettato.
Il tempo di una condivisione, l'ordine ristabilito.
Notte di pace, se ci piace.
Ed ecco, ancora, riecheggiare il suono di un flauto che perdura anche dopo
lo spegnimento dell'ultimo riflettore. Tutti la definiscono come "magia dei
Lingalad, magia che io ho potuto comprendere appieno ascoltandoli dal vivo
per la prima volta. Quella stessa magia che in passato mi ha aiutata a
svegliarmi da un lungo sonno. O forse, solo un sogno...
Ed è così! Impossibile dimenticare il pathos di quelle note che, dopo essere
salite fino al cielo, ridiscendono sulle nostre anime, coprendoci del loro
calore e colore, per poi continuare a cullarci in una sorta di girotondo
emozionale dal quale è impossibile staccarci.
E, nuovamente, la mente vaga trasportata dai suoni e dall'atmosfera. Viaggia
lontano, sempre restando concentrata sulla musica ma distaccandosi dal
resto. Ed è ormai distante, in un boschetto ove sorge una piccola radura
circondata di biancospino e faggi; un luogo di modeste dimensioni, intimo
sarebbe più giusto, ed è lì che la notte non esiste.
In quell'anfratto, grande da poter ospitare due uomini in piedi, sorge un
anfiteatro, roccaforte di musica e immortalità di un piccolo grande popolo.
Lì è sempre festa, e il sussurro proveniente da quel villaggio di uomini,
poco più di un ricordo di musica, si fonde col battito delle mani che
accompagna i flauti, bassi, bouzouki, congas, thin whistle, chitarre e
violoncelli.
Se mai un uomo dovesse, perdendosi nel bosco, assistere ad uno di questi
magici festini, dovrebbe badare a non avicinarsi e non battere il tempo
poiché, se si viene invitati a ballare, non ci si può rifiutare e si ballerà
e ballerà ancora, ridendo, quasi giocando in un vorticare di colori. Ma
quando la festa terminerà e l'uomo tornerà al suo villaggio, lo troverà
cambiato poiché, se balli con gli elfi, balli per anni senza accorgerti del
tempo che scorre e, quando torni, sia che tu sia cambiato oppure no, ti
accorgi che il mondo è andato avanti anche senza di te!
E sulla strada del ritorno a casa, un pensiero.
La crescente speranza d'esser presenti a lungo, spettacolo e spettatori.
Meravigliati.
Sempre!
[artemisia]