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Hevensday, 17 Trimoscato Calendario della Contea
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Partenza, 9-10 Agosto Partiamo da Sementina alle 22:30 con un furgone stracarico. Percentuale dei bagagli normali: 15%; vestiti, quadri e oggetti strani: 85%. La notte scorre mentre attraversiamo Svizzera, Germania e Francia per arrivare verso le 9 di mattina a Calais, dove i solerti agenti doganali ci controllano i documenti ed il carico, per decidere poi, alla vista del portabagagli strapieno di tuniche e mantelli e dopo che Firiel ha pronunciato la magica parola “Tolkien” che siamo solo un gruppetto di pazzi innocui. Dopo un'ora e mezzo (o meglio, mezz'ora visto che bisogna spostare le lancette indietro!) di traghetto sbarchiamo davanti alle bianche scogliere di Dover, per immediatamente incanalarci nelle highways inglesi. Sosta per colazione in una specie di autogrill, dove per la prima volta incontriamo ciò che ci aspetterà tutte le mattine a Birmingham: la colazione inglese unta e bisunta. Se si escludono alcune piccole difficoltà nel riconoscere le uscite dell'autostrada, il viaggio prosegue tranquillo per giungere poi a Birmingham, sede dell'incontro. Rimaniamo un po' sconcertati arrivando all'albergo, sembra un caseggiato del Bronx e non troviamo il parcheggio! Scopriamo poi che avevamo girato due o tre volte davanti all'entrata senza vederla (d'accordo, siamo ciechi, c'era scritto “Thistle Hotel” a caratteri cubitali), per poi parcheggiare sul retro… A dispetto delle apparenze, l'albergo è letteralmente FAVOLOSO. Inoltre più tardi scopriamo che praticamente tutto lo staff e gran parte degli ospiti risiedono qui! Ci dirigiamo in furgone verso la Aston University , e dopo un paio di rotonde di troppo giungiamo nel campus, che può rivaleggiare con un paese in quanto a dimensioni. Dopo aver attraversato in parco abbondantemente concimato dalle enormi anatre locali e chiesto lumi in biblioteca veniamo indirizzati verso l'alto edificio principale, dove ci vengono consegnati pass, programmi e ammennicoli vari. D'ora in poi anche Gianluca Comastri dovrà fare a meno del suo nome, per tutti i convenuti lui è Eruancalon the Red. Passiamo un po' di tempo in giro per il labrintico palazzo, alla ricerca di qualcuno che sappia dove sistemare dipinti e vestiti e come recuperare un tavolo per il materiale associativo. Per la serata abbiamo deciso di festeggiare il compleanno di Raw, e lo facciamo con una bella cena a base di enormi onion rings e bizzeffe di grassi polinsaturi presso l'Hard Rock Café, seduti sotto la maglietta di Marylyn Manson e una sua foto da cui ci osserva truce abbracciato ad Ozzy Osbourne in preda al delirium tremens. Questa per noi sarà la penultima cena sul suolo inglese consumata all'ora canonica. 11 Agosto Si aprono le danze! Dirigendoci all'università incontriamo un buffo tizio olandese, che ci attacca un interminabile bottone di cui capiamo sì e no una parola su tre; nei giorni successivi sarà una presenza fissa. Stamattina dobbiamo trovarci con Mike Johnson presso l'Art Show Room, al 5° piano, davanti alla stanza dell'organizzazione ed a quella che per alcuni di noi diventerà una autentica trappola succhiasoldi: la Dealers ' Room! Riusciamo ad ottenere per noi tre pannelli su cui esporre per tutta la manifestazione alcune opere. Alcuni dei disegni e degli oggetti esposti sono veramente validi, alcuni divertenti (“venite anche voi a trascorrere la luna di miele nel fantastico centro vacanze di Boscoverde!”), altri ancora richiedono una spiegazione (il vestito da Elwing, parrebbe una vera pacchianeria finché non scopriamo che è stato fatto per un balletto classico), altri lasciano il tempo che trovano. Nel frattempo… toh, ma chi è quel tizio con gli occhiali, i capelli scuri alla Big Jim ed il pizzetto? Tadaaaa! Ted Nasmith, che concede ad un Firiel commosso fino alle lacrime la possibilità di rilasciarci un' intervista. Nel tornare all'ascensore (ah, già, non l'ho detto: qua gli ascensori parlano!) passiamo davanti alla Dealers' room, ancora chiusa, e qui abbiamo già l'avvisaglia che qualcuno tornerà a casa povero… lo scaffale dei libri è troppo in bella vista perché all'occhio allenato di Firiel sfugga una copia di “The Fellowship of the Ring” Allen & Unwin 1° edizione! La colazione luculliana fatta in albergo (tè, uova, frittata, bacon, salsicce, crocchette di patate, funghi, pomodori, frutta in macedonia, muffin e toast imburrati) ci suggerisce che forse è meglio seguire l'esempio dei locali e fare il pasto successivo nel tardo pomeriggio, quindi intanto che il più dei partecipanti al convegno si registra alla reception noi aspettiamo che si liberi un tavolino per poter sistemare il materiale, cioè la targa associativa, il prototipo del calendario e del notiziario, i fascicoli ASTA e le prime pagine del Dominus Anulorum, più il notebook di GC (oops, Eruancalon) con la presentazione audio-video degli abiti della Terra di Mezzo e, già che ci siamo, il quaderno dei disegni di Tolman. Aspettiamo anche che arrivino le 15:30, quando la trappola succhiasoldi aprirà i battenti ed un copioso flusso di sterline passerà di mano. Nel frattempo abbiamo modo di osservare un po' dei personaggi che vengono a registrarsi. Fra i molti due spiccano in modo particolare, almeno ai nostri occhi maligni: un tizio all'apparenza sudamericano con la cicatrice di Harry Potter tatuata sulla fronte ed un ragazzino accompagnato dai genitori che si presenta in maglietta, jeans, scarpe Nike ed un elegante mantello di ciniglia nera con fermagli argentati, evidentemente da donna. Il primo ha scritto sul pass “Obi-wan Baggins”. Ovviamente crediamo che si tratti di un nick, poi guardiamo sul tabellone per i messaggi privati: accanto al suo nome c'è scritto “Nome vero, abbiamo controllato sul passaporto”. Il signore si qualifica come dominatore assoluto della sezione “Nomi improbabili”, mentre il ragazzino ottiene un soprannome non molto gradevole, che non citerò, ma che ha a che fare con gli elfi ed alcuni animaletti di una canzone di Elio e le Storie Tese, specie quando lo vediamo farsi aria con un bel ventaglio femminile... Fra gli altri iscritti, non tardano a farsi notare un simpatico belga dall'aria vichinga, un buon numero di greci ed un giovane norvegese che pare un hobbit surdimensionato. Inoltre nello staff è presente una persona che a quanto pare è un autentico Mornon declinato all'inglese. Ha una stupenda targhetta con scritto “Egg Head”, dobbiamo fornirla anche al Mornon nostrano. Si apre la Dealers ' Room! Le orde si ammassano attraverso la stretta porticina, ed entriamo nell'aula letteralmente invasa da libri, giornali, dischi, cassette, oggettistica, gadget e chi più ne ha più ne metta. Somme dolorose escono dai portafogli, mentre alcuni di noi si accaparrano copie rare, libri di saggistica, magliette e cartoline. Poi, per calmare i borbottii dello stomaco, andiamo a cenare al pub più vicino, il “Sacks of Potatoes”, ritrovo di gran parte degli studenti e, per l'occasione, di molti dei convenuti. Il locale fa onore al suo nome, le patate sono tante, croccanti e saporite. Tornati al foyer, incontriamo alcuni degli altri italiani presenti, ovvero Raffella Benvenuto, Roberto Arduini, Giuseppe Roncari e Soronel, che dovranno tenere delle conferenze gli ultimi giorni. Giusto il tempo di un saluto, poi loro vanno a cena e noi abbiamo modo di sistemare il nostro stand, per poi dirigerci verso il salone della Students' Guild, dove verrà ufficialmente aperto il convegno “Tolkien 2005 – The Ring Goes Ever On”. Presenta l'evento Chris Crawshaw, con un intervento di un membro del City Council, Mike Wilkes, un autentico animale da palco, e di (rullo di tamburi) Priscilla Tolkien! Più tardi, nella stessa sala, viene recitata una divertente versione teatrale di “Farmer Giles of Ham”, con un eccezionale Garm (Jim Lee). Il suo “Help! Help!” abbaiato diventerà uno dei tormentoni della settimana. Ottimi anche il Re (Phil Prior), che nei dialoghi con lo scrivano (Mike Wilkes) ricorda i Monty Python, il truce fabbro (Steve Wilkes), lo stesso Giles (Andrew Rowley) ed il vile Chrysophylax (David Wilkes). Comincia a farsi tardi, è ora di sistemare le cose che servono dietro il banchetto e tornare in albergo. Ah, nel frattempo abbiamo fatto conoscenza anche con una esponente di “Beyond Bree”, club tolkieniano americano di cervelloni – nientepopodimeno che Nancy Martsch, autrice di “Basic Quenya”. 12 Agosto Oggi è deciso: Firiel entrerà negli azzurri panni e nei gialli stivali di Tom Bombadil. È dalla presentazione del programma che muore dalla voglia di chiedere a Priscilla “quanto sono diverso dall'originale?”. Vabbè, Priscilla non si vede, in compenso il nostro prode messere e l'Istar rosso vengono adocchiati da un paio di tizi, di cui uno ha al collo una macchina fotografica professionale. Stai a vedere che sono giornalisti? Esatto! Hey Dol, Merry Dol, il nostro Tom Bombadil ha fatto scalpore! L'intera comitiva Eldalië viene precettata per un bel servizio fotografico in giro per l'università, con una notevole predilezione per le visuali “incongruous” come dice il fotografo. Il giornalista, dopo il servizio, ci dice che molto probabilmente una delle foto verrà pubblicata nell'edizione del giorno dopo. Già che ci siamo, proviamo a fare noi un “servizio fotografico”… o meglio, un fotoromanzo sulla liberazione degli hobbit dal Vecchio Uomo Salice. Non credevo che i canti di Tom contenessero tante brutte parole… Più tardi Firiel, Iso, Niniel e Tolman si arrischiano a seguire una conferenza. Il tema è “insegnare Tolkien”. Ci si aspetterebbe una spiegazione su come “diffondere il verbo” in giro, invece si tratta dell'esperienza di un insegnante di letteratura inglese. Vabbè, da noi in Italia difficilmente il problema si porrà mai. Anche la conferenza seguente, “Tolkien come scrittore post-modernista e la visione della guerra nelle sue opere” non risulta eccessivamente interessante, se si eccettuano alcuni spunti contro la critica modernista alle sue opere. Non è comunque tanto semplice seguire una conferenza tenuta in inglese americano e per di più letta a raffica, quindi i nostri alla fine abbandonano l'aula. Nel frattempo, a quanto pare, abbiamo ottenuto il nostro primo socio oltreoceano! Altra cosa da non trascurarsi, nell'ingresso è passato un tizio, intorno ai sessanta, capelli grigi che si diradano, barbettina bianca, occhi chiari ed un incisivo mancante. Per chi non lo riconosce, si tratta di Alan Lee… el suo bianco vestito da dama di Rohan, anche Raw ha destato interesse. Una delle conferenziere l'ha ingaggiata come modella per il giorno dopo, il tema è “da Morris a Tolkien: il movimento Arts & Crafts” ed a quanto pare in uno dei dipinti presi in esame appare un vestito pressoché identico. Riusciamo infine ad ottenere l'attenzione degli addetti alla “Costume Extravaganza”. Insieme ad uno dei responsabili, Mike Percival, decidiamo quali vestiti mettere ed in che ordine, in più gli affibbiamo il compito di trovare alcuni modelli extra per indossare gli abiti eccedenti. Compito nostro invece sarà decidere una frase di presentazione di ogni personaggio ed una musica di sottofondo, e consegnare per ogni abito una scheda con tutti i dati per l'esibizione, tempo massimo 1 minuto, da consegnarsi entro la mattina dopo. Per variare, decidiamo di pranzo-cenare in un locale diverso. La scelta cade su “The Crown”, pub accanto all'albergo, dove GC rende felice il barista sbafandosi una piattata di pollo con patatine bastevole per un battaglione. Poi, l'opzione è tornare allo stand o farsi un giro per il centro commerciale. Quasi tutti optano per la seconda scelta. Quindi, dopo aver saccheggiato un negozio dedicato esclusivamente ai Lego, i più tornano finalmente a dare man forte al Prode Eruancalon che solo soletto era tornato a badare allo stand (ed al suo notebook). A questo punto scopriamo che in una delle sale accanto al foyer si tiene la rappresentazione del Silmarillion condensato, seguita da una drammatizzazione delle vicende parallele di Túrin ed Edipo, a cura della società greca. La presenza ad entrambe è d'obbligo. Il Silmarillion condensato è una farsa velocissima ed assai ridanciana. C'è chi si sdegna (GC) e chi la trova esilarante (gli altri). Particolarmente comiche risultano (sempre per gli altri) la definizione dei figli di Finwë (Fëanor, lo spirito di fuoco! Fingolfin, il possente! Finarfin, il… noioso), la querelle sulle ali dei balrog (“ce l'ha!” “non ce l'ha!”), Túrin incantato da Glaurung, ed il grande Ulmo impersonato da un pupazzone gonfiabile del pinguino di Linux. La tragedia di Túrin, per chi ha avuto il cuore di restare in quella sala soffocante per tutto il tempo, è apparsa bella e commovente, ben recitata e con un Túrin-Edipo eccellente, interpretato da quella che si può considerare l'epitome della grecità, una versione in carne ed ossa della statua di Zeus ad Atene. Ma ormai si è fatto tardi, qualcuno prova ad andare a vedere com'è il gioco a quiz su Tolkien, ma a quanto pare, come tutti i giochi a gruppi, la tirano troppo per le lunghe, ed il sonno incombe. Ci dirigiamo quindi in albergo, e passiamo un bel po' di tempo nel salone bar a scegliere le musiche per l' Extravaganza dai pochi cd a nostra disposizione, alcuni dischi dei Lingalad e l'ultimo dei Will o' the Wisp (che combinazione, Tolman ce l'aveva nello zaino… pubblicità neppure tanto occulta). 13 Agosto Per una volta la convention ci raggiunge prima ancora che mettiamo piede nel campus. A pagina 5 del “Guardian” troneggia una foto di Firiel e Gianluca impegnati a sistemare la presentazione sul portatile, entrambi in abiti decisamente “incongruous”. Per tutti i giorni successivi la copia di giornale farà bella mostra sull'Elda-tavolino. Mentre facciamo colazione, toh, è entrato il solito tizio sulla sessantina di ieri, toh, si è seduto al tavolo accanto… morale della favola, ora sappiamo con esattezza cosa si mangia Alan Lee la mattina. Ma dobbiamo fare presto, Raw dev'essere alle dieci alla conferenza su Morris, e anche noi non sarebbe male se ci sbrigassimo. Ci attrezziamo per portare un po' dei vestiti dal furgone all'edificio principale. Lavoretto assai pesante, visto che si tratta di almeno sette-otto abiti appesi, di un enorme valigione carico di roba, e di un altro paio di borse e trolley con stivali e scarpe varie. Vista la fretta, forse è meglio scaricare solo la roba necessaria, al resto ci penseremo verso le tre quando apriranno il salone della Students' Guild dove si tiene l'Extravaganza. Allo stand veniamo raggiunti da Mike Percival, a quanto pare hanno trovato dei modelli in più disponibili. Un caso particolare per gli abiti di Bilbo e Sam: verranno indossati rispettivamente da una ragazzina affetta da distrofia e da sua madre. Siamo spiacenti, hobbit norvegese in scala 3:1, ma il vestito è già stato assegnato, e vista la situazione è meglio così. A turno rimaniamo dietro il banco, mentre gli altri si disperdono chi a seguire conferenze, chi a sfilare, chi a svuotarsi le tasche alla Dealers' Room. Il tipo che accompagna Alan Lee si ferma davanti al nostro bancone e si sorbisce TUTTA la presentazione degli abiti (siamo sui 150, mica si scherza!). Chissà cosa ne pensa… mah. Ad un certo punto notiamo che l'affluenza alla sala, fino a quel momento ridotta ai pochi ritardatari che regolarmente ci scambiano per elementi dello staff, è notevolmente aumentata. Aumentata? Direi centuplicata. Quattro file sterminate di persone si stendono dal banco principale all'ingresso del palazzo ed oltre! L'arcano si spiega facilmente: Anke Eissmann, Ted Nasmith, Alan Lee e Tim Kirby stanno firmando autografi! La faccenda sarà lunghetta assai… Nel frattempo, dopo aver finito ad acquarello un'immagine del Cacciatore di Draghi (che finirà in casa di Iso e Raw, come promesso), Tolman viene istigato dalla mente perfida della summenzionata Raw a ritrarre Alan Lee. La situazione si presta allo scopo, il nostro banco è proprio accanto e lui non guarda mai nella nostra direzione, preso com'è dalle firme ai fan. Presto detto, in pochi minuti il ritratto è fatto. Ma di qui a consegnarlo ce ne vuole, non solo perché la calca non accenna a diminuire, ma anche perché l'autore è preso dalle sue solite crisi di timidezza. Ma ecco, la fila sta finendo. Chi ci va a dargli il diesegno? Tu che sai l'inglese; no, io mi vergogno!; tu non ti vergogni; sì, ma non so spiccicare una parola, che gli dico?; tu che studi lingue; no, che poi m'impappino… finale, ci va l'autore. Il nostro sta giusto alzandosi dal tavolo che gli arriva fra le mani il foglio. Fa tanto d'occhi, commenta “incredibile! L'hai fatto ora?”, accetta graziosamente e si fa fotografare con Tolman ed il disegno in mano. Peccato che alla persona che doveva fotografare tremassero le mani… È l'ora di pranzo, orario morto, e anche qui c'è poco da fare. Aspettiamo il momento delle prove per l'Extravaganza, dovremo essere lì per le tre e mezzo circa, tranne Tolman che deve portare i vestiti in più con un po' di anticipo. Iso e Firiel aprono i pacchetti di carte appena presi e si lanciano in una partita sparpagliando tutto sul tavolo principale, tanto non passa praticamente nessuno. Ted Nasmith ha lasciato in nostra custodia la chitarra e la borsa, quando ripasserà a prenderle forse riusciremo a fargli qualche domanda. Verso le due circa Raw e Tolman vanno a recuperare i vestiti rimasti in furgone per portarli alla Students' Guild. Peccato che fuori ha deciso di scatenarsi il diluvio universale, e che qualche genio abbia pensato bene di bloccare il corridoio di accesso interno! Rannicchiati sotto l'ombrello grondante i due trascinano la valigiona e parte degli abiti fino al teatrino, dove provvedono a smistare gli indumenti. La madre della ragazzina in sedia a rotelle ha bisogno di essere info rmata su come è meglio sistemare i vestiti, e non smette mai di ringraziare per l'opportunità offerta. Ma basta guardare com'è contenta la figlia, che per la prima volta può partecipare ad un raduno di queste dimensioni ed essere al centro della ribalta (a quanto pare alla Oxonmoot non si sono ancora decisi a sistemare delle passerelle per invalidi). Si avvicinano le tre e fuori non smette di piovere. Alla chetichella arrivano anche gli altri, GC si è avvolto nel mantello da Gandalf che assolve egregiamente allo scopo di impermeabile. Le prove sono un po' in ritardo ed Anke Collier, la presentatrice della serata, è alquanto nervosa. Il tizio dietro al mixer delle musiche non dà molta fiducia, speriamo bene. Comunque le prove filano abbastanza, se si eccettua la sfilata di GC in versione Denethor, che viene fatta per ultima per difficoltà dell'addetto all'audio a trasferire in Mp3 la traccia scelta, effettivamente lunghetta. Finalmente ha smesso di piovere, andiamo al Sacks a mettere qualcosa sotto i denti. Poi dobbiamo andare al furgone a prendere i restanti abiti, e trovarci con Profeta che studia da queste parti. Carichiamo il poveretto di un po' di vestiario e ci dirigiamo pimpanti alla Students' Guild ed ai camerini per depositare il tutto. Stasera condivideremo il palco con l'elfetto dal manto di ciniglia e con Mike Wilkes, che dopo l'ottima prova come consigliere del re in “farmer Giles of Ham” si presenta in versione Théoden. Per il momento l'atmosfera è ancora rilassata, posiamo le borse ed andiamo con Profeta a farci una pinta. Tornando ai camerini veniamo fermati da un elfo in armatura scintillante e da un elegante Pallando. Oops… sarà ora di cambiarci? Pare proprio di sì. Nei camerini la tensione è palpabile, comincia a fare caldo, l'unica distrazione è l'elfetto in versione Gandalf il Bianco cinematografico che urla mentre la madre gli spruzza la lacca bianca sui capelli e gli applica la parrucca e la barba. Scopriamo con sorpresa che c'è un altro Tom Bombadil in programma. Ma è lui a fare tanto d'occhi alla vista dello stivale giallo “made in Infunti” di Firiel! Comincia la serata. Del nostro gruppo il primo a sfilare è Tolman, in versione Gandalf il bianco travestito. Andrebbe tutto bene, se non fosse che mentre si toglie il mantello grigio il cappuccio si impiglia nella parrucca trascinandola con sé, suscitando l'ilarità del pubblico. Beh, pazienza, il colpo di sfortuna può capitare. Il morale comunque si risolleva con le seguenti sfilate (tralasciando il fatto che verso il decimo figurante qualcuno apra una porta collegata all'allarme e per i successivi venti minuti veniamo assordati dalla sirena), che ottengono un buon successo, specie il Denethor di GC, la coppia Théoden-Èowyn di Iso e Raw e la damigella di Rohan interpretata da Niniel con musica dal vivo eseguita da Tolman al violino, che scappa in camerino a mettere a posto mancandosi gli applausi. Il colpo da maestro lo mette a segno Firiel, che chiude la sfilata scendendo dal palco e distribuendo fiori alle dame presenti. Alla fine della serata i figuranti vengono invitati a restare in costume, in modo che quelli del pubblico che non hanno visto bene possano osservare da vicino i lavori ed eventualmente fotografarli, o toccarli in caso di persone non vedenti. Molto successo hanno un Gandalf che di finto ha solo la barba, il Théoden di Mike Wilkes, ed il Fëanor in armatura indossato da una ragazza. Anke Collier ci fa i complimenti, la serata è andata benissimo, ed anche la piccola Bilbo in carrozzella è contenta. Infine, carichi come muli da soma ed accompagnati da Beppe Roncari che è stato insignito del ruolo di fotografo, riportiamo i panni al furgone, mentre nel pratino davanti al pub un'orda di barbari è impegnata a giocare a “Golfimbul”, una cosa strana che riguarda una mazza da cricket ed un blocco di legno con su in bilico una testa di bambolotto dipinta da orchetto. Una volta scaricato torniamo a sederci ai tavoli fuori dal pub, a chiacchierare con Profeta ed un suo amico inglese dall'aspetto branduardesco, finché le imposte che si chiudono al piano di sopra del pub ci info rmano che è l'ora di andare a nanna. 14 Agosto Domenica, oggi ci prendiamo un po' di vacanza, tanto il grosso dei partecipanti è andato al tour di Oxford. C'è chi va alla messa, ché per buona sorte la cattedrale è proprio di fronte all'albergo, e chi si limita a poltrire un po', poi ci ritroviamo per un sano tour alla ricerca di “souvenir” gastronomici (tè di tutti i tipi, marmellate, birra, etc.). e di giocattoli per bambini cresciuti o meno al “Forbidden Planet”, negozio dedicato esclusivamente ai gadget da film. Qualcuno già che c'è si ferma pure a strafogarsi di pollo al Kentucky Fried Chicken, Gc e Tolman invece tornano a fare da guardiani allo stand. Più tardi Niniel deve riuscire in qualche modo ad intrufolarsi alla conferenza su Tolkien e Moorcock, l'argomento è interessante. C'è anche da recuperare il cd delle musiche, i cataloghi dei costumi ed i vestiti di sam e Bilbo, sono stati riutilizzati in mattinata e depositati al centro conferenze. Nel primo pomeriggio passa Anke. Continua a farci i complimenti per le sfilate, e veniamo a scoprire che sa un po' di italiano per averlo studiato a scuola. Uno di questi giorni la ribecchiamo sul sito, chissà. Stasera c'è l'attesa lettura multilingue, ci siamo portati il fascicolo con la traduzione latina di Earendilyon, magari una letturina ci scappa. La stanza è letteralmente stipata, fa un caldo afoso. A quanto pare gli organizzatori non si aspettavano una tale risposta di pubblico… Le lingue sono tante, non solo i classici spagnolo-francese-tedesco ma italiano, olandese, fiammingo, greco moderno e antico (dialetto omerico, wow!), portoghese brasiliano, catalano, estone, cantonese (a opera del timido e gentilissimo Kin Fai Kwan, che gira sempre con la macchina fotografica al collo) e chi più ne ha più ne metta, addirittura gotico ed antico inglese (per non parlare del latino, naturalmente). La pagina con la poesia dell'Anello è misteriosamente sparita dal fascicolo, per fortuna una professoressa americana ha una copia su un foglio, così Tolman può leggerla (pronuncia ecclesiastica, con buona pace degli studiosi anglosassoni fissati con la lectio restituta) mentre GC legge due versioni della poesia in quenya. Poi ognuno può leggere un brano a sua scelta. Un vero problema seguirli, quando il pezzo è lungo e non si capisce una parola! Alla fine, come è normale, salta fuori uno a cui non piace la lectio ecclesiastica e legge la sua versione latina alla maniera che usa da queste parti. Peccato per quella tremenda inflessione inglese… Stasera c'è anche una riduzione comica del Signore degli Anelli, the Lord of the Goons. Ahimè, rimaniamo fregati. Pensavamo che fosse una cosa simile al Silmarillion condensato, invece si presenta tipo radiodramma della BBC, con una quantità spropositata di quello che si usa chiamare “humour inglese”, ovvero giochi di parole a volte veramente stantii. Fra quello, le battute che si capiscono solo dopo un minuto ed alcuni attori che recitano come pesci lessi (e con la stessa apertura labiale, quindi ci si capisce anche poco) solo poche cose si salvano ai nostri occhi di italofoni abituati a ben altro tipo di comicità. Tornando all'albergo Raw e Tolman si fermano, gli altri si lanciano in un tour di Birmigham by night, finito con un'abbuffata di cibi unti-unti-unti-fritti-fritti-fritti all'una di notte. 15 Agosto Oggi tour a Oxford! Alzandoci ad orario quasi antelucano e terrorizzando i camerieri che devono ancora preparare i vassoi del bacon scendiamo a far colazione (la cameriera con scritto “Pedro” sulla targhetta ha capito che a noi piacciono i toast e ce ne ha portati una quantità spropositata) e poi partiamo. Il primo giorno di apertura Firiel ha preso un libricino sui luoghi tolkieniani di Oxford, ci sarà molto utile. Fermiamo il furgone fuori dal centro, tanto sarebbe impossibile trovare parcheggio in città, e prendiamo un bus. Anzi, un bas, visto che col capo tocchiamo il soffitto del piano di sopra! Scendendo entriamo in una grande strada, e subito troviamo qualcosa che avrebbe mandato in sollucchero il fotografo del Guardian, un edificio ad occhio e croce costruito nel trecento con un negozio della Nokia all'interno. Poi c'è la sosta all'ufficio postale, chi ha delle cartoline dovrà pure spedirle da qualche parte. Ma il tempo stringe, dobbiamo riprendere il viale in senso inverso per arrivare alla prima tappa fondamentale, il pub “The Eagle and the Child”, noto anche come “Baby and Bird”, dove tutti i martedì mattina si incontravano gli Inklings. L'atmosfera è strana, fa un certo effetto sedersi allo stesso tavolo di Tolkien, Lewis, Dyson e soci, sotto le loro foto ed un foglio incorniciato con le loro dediche al locale. Il cibo non è granché, se si eccettua la zuppa del giorno, ma che importa. Dopo una sessione di foto all'interno e all'esterno ci incamminiamo per la fermata dell'autobus, la prossima tappa è poco lontano dal parcheggio. Il Wolvercote Cemetery, dove riposano J.R.R. Tolkien, sua moglie Edith ed il figlio maggiore John. Non abbiamo il cuore di scattare foto come fanno certi turisti, rimaniamo fermi e commossi davanti all'alberello che cresce davanti alla lapide, circondato da penne, spille, fiori e ricordi di chi è passato prima di noi. Riprendiamo la strada del ritorno. Oggi è l'ultimo giorno, e c'è la chiusura ufficiale del convegno. Ci ritroviamo tutti al sesto piano, in un'ampia aula, ed abbiamo modo di ringraziare ed applaudire tutti quelli che con titanici sforzi hanno reso possibile l'avvenimento. Nota simpatica, un omone enorme viene chiamato a chiudere il discorso con un canto, e lo sentiamo intonare “The Road goes ever on” con un'acutissima voce di controtenore. Poco lontano troviamo Obi-Wan Baggins, e possiamo chiedergli l'origine del suo strano nome. Ecco i fatti: il nostro uomo è nato nel '62 a Colombo, Sri Lanka, ma si è trasferito in Canada dove ha cambiato nome; il nome completo è “Obi-wan Lucifer Starfleet Baggins”. Ok, dalla categoria “nomi improbabili” passa a quella “pazzi senza speranza”. È ora di sbaraccare, di togliere fascicoli, oggetti e disegni dal tavolo e riportare il tutto nel furgone, poi con calma rimetteremo a posto il portabagagli perché non caschi tutto in viaggio. Stasera vogliamo fare una vera e propria ultima cena, e questa volta ad orari continentali. Abbiamo anche invitato Giuseppe Roncari ed il suo amico Davide Cattaneo, e pensiamo di tornare all'Hard Rock Café. Come non detto, il locale è stato prenotato da dei ricconi pakistani, quindi vaghiamo per la strada dei pub ristoranti alla ricerca di un posto. Proviamo al ristorante in stile americano sudista, ma è al completo e non si trova posto, quindi ripieghiamo sul “Tasca”, un ristorante spagnolo. Almeno potremo farci una paella. Il locale è carino, il cameriere al nostro tavolo probabilmente è del Bangladesh, ma sicuramente il gestore è spagnolo verace, lo sentiamo parlare e l'accento è inconfondibile. Altrettanto veraci sono i piatti, tortillas, paella alla valenciana o con carne, annaffiati da birra Corona o Sidra asturiana. La conversazione è delle più elevate, si discute sugli accenti e sulle cadenze regionali, con Tolman e Niniel che difendono a spada tratta la pronuncia delle vocali senese-fiorentina contro l'orda dei lombardi-ticinesi dalle “e” invertite, mentre Gianluca osserva sornione e si sbafa anche un po' di paella con carne avanzata. Si è fatto tardi, c'è qualcuno che domattina dovrà partire sennò perde il traghetto (noi) quindi torniamo all'albergo, lasciando Giuseppe e Davide soli al loro destino. 6 Agosto Ultima colazione all'inglese! Non sappiamo per quanto ci dovrà durare, quindi abbondiamo, complice la cameriera che di nuovo ci ha riempito il vassoio di toast e burro. Una volta a casa ci sarà bisogno di una dieta mediterranea stretta, temo. Poi di corsa a portare giù i bagagli e ricomporre il puzzle dentro il furgone, con aggiunta di qualche pezzo (libri, bottiglie, barattoli di marmellata, etc.). Gli ultimi conteggi con l'albergo e poi partiamo, obiettivo la highway 1 e Dover. Tutto procederebbe bene, sennonché… coda interminabile sull'autostrada, qualche deficiente della manutenzione si è scordato di togliere i birilli dalla corsia in riparazione (già finita) e ci mettiamo due delle nostre preziose ore per avanzare di pochi chilometri, complice anche una donnetta che fa in seconda con un'intera strada davanti. Per puro miracolo arriviamo in tempo per non perdere il traghetto, ma rischiamo di farlo andando a mangiare al Burger King, dove a quanto pare fanno un test psico-attitudinale per scegliere i dipendenti: chi non lo passa viene assunto. Viaggiamo sotto un sole splendente, scortati da un gabbiano che trova appetitosi i pezzetti di pane che gli lancia una ragazza dal ponte. Le bianche scogliere di Dover si allontanano, ma non abbiamo tempo di perderle di vista che già si profila all'orizzonte l'assai meno bianca costa di Calais. E dire che, secondo l'orologio, ci abbiamo messo due ore e mezzo, grazie al fuso orario! Riprendiamo immediatamente il “viaggio della speranza”, alla dogana questa volta non ci fermano neppure. La Francia ci scorre sotto le ruote, la stanchezza comincia a farsi sentire ed alle nove ancora non abbiamo trovato un posto dove cenare come si deve! Ripariamo ad un autogrill nei pressi di Reims, dove abbiamo modo di gustare la squisita ospitalità e la gentilezza dei francesi (si fa per dire…). Poi di nuovo in corsa, giù giù fino al confine tedesco, e poi ancora giù, Svizzera, san Gottardo, ed infine Lugano e Bellinzona, dove ha fine la nostra peregrinazione, quando già di là dei monti il cielo comincia a schiarire… nei prossimi giorni c'è chi partirà, chi resterà, ma oramai il più è fatto, non rimane che fermarsi un attimo per raccogliere tutte le sensazioni di questa stupenda avventura sui passi del Professore. .
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