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Relazione prof. Edouard Kloczko della facultee des etudes elfiques


Franco Manni: "Il professor Kloczko è presidente della facoltà di studi elfici, una società tolkieniana francese. Egli ha scritto un libro intitolato: "il dizionario delle lingue elfiche". Questo libro, edito in francese è di imminente pubblicazione in Italia per i Tre Editori con il titolo di "Lingue Elfiche". Come avrete capito, l'argomento della conferenza del signor Kloczko concerne le lingue elfiche".

Edouard Kloczko:

Vorrei iniziare ringraziando il professor franco Manni e la città di Brescia per aver organizzato questa meravigliosa conferenza su un autore che studio ormai da vent'anni.

Introduzione

Iniziato durante l'adolescenza, il lavoro di logopoeia intrapreso da Tolkien rimase senza paragone. L'ossessione delle lingue immaginarie non lo abbandonò mai, per più di sessant'anni lavorò per il proprio piacere allo sviluppo di più di una ventina di idiomi di cui oggi i più noti e certamente i più amati sono le lingue elfiche.

La prima lingua elfica venne immaginata ancor prima della composizione delle leggende che riguardano questo popolo. Quando il giovane Tolkien si sobbarcò questo compito, egli non era al suo primo tentativo: da adolescente aveva già immaginato il Newbosh, il Nafarin e l'Animalik e creato neologismi in gotico e greco antico.

La storia delle lingue elfiche si modificò seguendo il dedalo dei movimenti della storia degli elfi, fu un lavoro in costante divenire, pare che Tolkien non abbia lasciato alla posterità nessuna storia chiara e definitiva delle sue lingue elfiche, intento com'era ad amalgamarle ed indagarle eternamente insoddisfatto.
I suoi scritti di linguistica, composti pazientemente, diventavano spesso teatro di aggiunte e cancellature varie cui venivano apportate numerose correzioni. Siccome esse evadevano dal testo, andava a finire immancabilmente che il manoscritto rimaneva incompiuto e veniva poi abbandonato e bisognava ricominciare tutto daccapo. Si noti che nel 1967, all'età di 75 anni, Tolkien dichiarò in una lettera d'essere pronto ad impegnarsi nella composizione di una grammatica storica delle lingue elfiche unicamente dopo aver terminato gli scritti mitologici, atteggiamento sintomatico del nostro autore nel confronto del proprio lavoro, rimandare, sempre rimandare a più tardi, poiché nel '67 la sua mitologia era ancora in costruzione.
Per comprendere in quale modo le cose siano cominciate, dobbiamo risalire al 1911. Tolkien studiava presso il King Edward's College, era il capitano della squadra scolastica di rugby e nello stesso tempo segretario del club della scuola e redattore del giornale scolastico. A dire il vero, trascurò un poco gli studi.
Nel corso di una delle sue letture scopre un popolo, i finlandesi, e la loro lingua. Questa scoperta avrà il ruolo di catalizzatore e permetterà l'elaborazione della prima delle lingue elfiche che non fu affatto la sua prima lingua immaginaria e che venne descritta molto più tardi in questo modo: "si può dire che essa si compone di una base latina con altri due principali ingredienti che si da il caso mi producano un intenso piacere estetico: il finnico ed il greco."

Tolkien e la mitologia finlandese

Tolkien apprese il finnico attraverso un'opera mitologica, l'epopea di questo popolo nordico, il Kalevala. Questo magnifico testo è un'insieme di racconti popolari e mitologici raccolti alla fine del XIX secolo. Tolkien lesse una prima volta il Kalevala nella traduzione inglese, poi, consapevole dei problemi connessi alla traduzione dei testi sacri e mitologici, volle in breve procurarsi l'opera in lingua originale. L'anno seguente, nel 1912, disponendo di una grammatica finnica si cimentò nella scoperta di questo linguaggio. L'effetto fu sorprendente: "Era come se avessi scoperto una cantina piena di bottiglie di un vino squisito, di un tipo e un sapore che non avevo mai gustato prima, mi inebriò davvero" egli disse.
È difficile sapere perché il finnico fece un simile effetto su Tolkien, possiamo tuttavia cercare di apportare qualche chiarimento: il finnico è una delle lingue ufficiali in Finlandia, lingua europea dal punto di vista geografico, tuttavia non fa parte della grande famiglia delle lingue indoeuropee come l'inglese e tutte le altre lingue che egli aveva studiato fino ad allora quali latino, greco, gallese, gotico, italiano.
Il finnico è una lingua molto spiazzante per chi è abituato alle strutture delle lingue indoeuropee.

Poiché la creazione della prima delle lingue elfiche venne intrapresa dopo la scoperta del finnico, siamo in grado di situare l'inizio di questa creazione al periodo estate-autunno del 1912. Essa precedette di due o tre anni la composizione delle prime leggende, i miti del popolo degli elfi.
Non è sicuro se essa appartenne sin dalla sua creazione a qualche popolo immaginario, il suo nome, Elfin o Eldarisso le venne attribuito nel 1914 quando vennero composte le prime poesie relative agli elfi ed alla loro storia. Non è tuttavia da escludere che nei primi tempi questa lingua fosse attribuita ai popoli elfici detti Fayries, o folletti inglesi, che Tolkien trasforma nei suoi elfi immortali dotandoli di una bellezza e una saggezza sovrumana.

Il Quenya e le fonti di ispirazione delle lingue elfiche

La misura in cui egli attinse ai miti ed alle leggende celtiche, finniche o scandinave non ci riguarda qui direttamente, ma possiamo aggiungere che Tolkien ripeteva spesso di aver creato il suo mondo immaginario con un solo scopo, quello di farvi evolvere le lingue di sua invenzione.
Nel corso dei primi mesi del 1915, l'Elfin ricevette un nuovo nome, Quenya, è questo il nome che verrà conservato e utilizzato. Se la fonologia di questa prima lingua elfica si trovava a metà strada tra finnico e greco, la sua morfologia rimase tipicamente indoeuropea e più particolarmente una mescolanza ingegnosa di grammatica latina e greca.
Anche se il finnico ed il greco servirono alla elaborazione della griglia fonologica dell'Elfin, non vi è nessuna stretta corrispondenza tra i vocaboli di questo trilingue. Gli omonimi sono rari, talvolta la scelta di questa o quella parola elfica può risalire ad una fonte completamente diversa dal finnico e dal greco. L'origine delle radici elfiche di alcune parole dimostra come sia difficile risalire alle fonti di ispirazione esterne di queste lingue immaginarie. Sarebbe possibile stabilire innumerevoli corrispondenze tra certe lingue naturali ed elfico, percorrendo dizionari ed enciclopedie in cerca di omonimie ed omofonie reali o fortuite. Tolkien scrive così in una delle sue lettere: "Una vera congruenza forma più senso se si produce tra lingue senza rapporti tra loro. E' impossibile costruire lingue immaginarie a partire da un numero limitato di suoni evitando siffatte somiglianze anche se qualcuno ci prova, non io." Continua inoltre così: "Le parole reali del nostro mondo non ci permettono di chiarire il senso delle parole Elfin, è ozioso porre a confronto le somiglianze fortuite tra nomi costruiti a partire dalle lingue elfiche e parole nelle lingue vere, specialmente se si suppone che ciò chiarisca in qualche modo il significato o le idee contenute nel mio racconto" Quanto afferma Tolkien è certamente vero, tuttavia vi sono alcune rare eccezioni: ad esempio l'elfico Earendel e l'inglese arcaico Earendil, il nome Atalante ed il corrispondente Atlantis.

Tolkien compose un lessico Elfin non a caso, ma avendo appreso che le lingue sono altamente storiche. Immaginò in primo luogo le radici della lingua madre Elfin, all'inizio del suo primo dizionario scrisse queste radici in maiuscolo ma non le utilizzò in quanto tali: esse servirono da spiegazione per le parole create legando tra loro le varie radici. Poi a partire da queste nuove parole così costruite, attraverso regole di derivazione e di composizione, nuove radici furono scelte in funzione del gusto personale mediante associazione di talune sonorità ad un senso.

Goldogrin, Noldorin e la seconda evoluzione delle lingue

Nel 1915, tre anni dopo l'inizio dell'elaborazione dell'Elfin nacque una nuova lingua, lo Gnomish, ovvero Goldogrin. Questo nome deriva dalla tribù degli gnomi, gli elfi sapienti. Questi si erano separati dagli altri clan partendo per l'esilio.
Per chi non conosce la storia della razza degli Eldar, gli elfi furono divisi in molte tribù ognuna delle quali parlava una lingua particolare. Se l'elaborazione del primo dizionario Elfin venne intrapresa nel 1915, fu soltanto due anni più tardi nel 1917 che venne intrapresa la composizione della lingua degli gnomi, lo gnomico.
Ampi pezzi di questi due dizionari sono stati pubblicati nei Racconti Perduti. Questi dizionari vennero spesso utilizzati in maniera erratica, Tolkien correggeva spesso le pagine nel corso della composizione.
Durante una discussione tra il marinaio anglosassone Erior e l'elfo Rumil nel "Giardino della casetta del gioco perduto" possiamo leggere la primissima storia delle lingue del popolo degli elfi.

La storia delle lingue elfiche era sin dall'origine considerata in maniera complessa e in una lunga prospettiva temporale. Nel 1931 Tolkien tenne un'importante conferenza sulle lingue immaginarie da lui intitolata "Un vizio segreto" nella quale recitò alcuni brani e poesie scritti in Quenya e gnomico.
Tuttavia, Tolkien si rese conto che solo due lingue elfiche non erano sufficienti, per questo motivo, all'inizio degli anni 30 decise di riprendere nuovamente l'elaborazione linguistica delle lingue elfiche e iniziò a comporre un nuovo dizionario etimologico. Questa volta vennero stese su carta non più due lingue come era stato fatto in precedenza, ma 11 lingue elfiche: esse derivavano tutte da una stessa lingua madre, il Quendiano Primitivo. Questo nuovo dizionario, che reca il titolo "Beleriandic and Noldorin names and words ethymologies" è stato pubblicato quasi integralmente nel libro "The Lost Road" e rappresenta la nostra principale fonte per i vocabolario elfico. Le voci di questo secondo dizionario sono radici della lingua madre delle lingue elfiche classificate in ordine alfabetico, seguono le parole derivate a partire da queste radici.
Durante gli anni 30 e fino alla fine degli anni 40 il Noldorin o Goldogrin fu il nome della lingua degli elfi esuli nel Beleriand derivato direttamente dall'antico Noldorin. Il primo nome designato per identificare la lingua degli gnomi, Goldogrin, scomparse. Per il Noldorin vennero fissate nuove leggi di evoluzione a partire dal Quendiano Primitivo.
Non venne tuttavia abbandonato completamente l'antico Goldogrin immaginato nel 1917. Esso venne utilizzato come base per un altra lingua elfica l'Ilcorin, già evocato nei Racconti Perduti.
Tolkien si cimentò quindi con il Telerin, la lingua degli elfi del mare di Tol Eressëa. Fin nei primi tempi, nel "Book of lost Elves" il clan degli elfi del mare viene menzionato con il nome poetico di Solosimpi, in questi primi scritti il Telerin porta il nome di Solosimpilin.

L'ultima" mutazione" e la nascita del Sindarin

All'inizio degli anni 50, dopo il completamento del Signore degli Anelli, i rapporti che si erano stabiliti tra le varie lingue elfiche, mutarono nuovamente e per l'ultima volta. Questa concezione rivoluzionaria viene formulata nell' "Excursus on the language of Beleriand": il più profondo mutamento riguardò la lingua Quenya dei Noldor, che si sviluppa più liberamente nel Beleriand, al contrario i Noldor in esilio adottarono la lingua degli elfi Ilcorin, questi ultimi ormai portavano il nome Quenya di Sindar, o elfi grigi, e la loro lingua prese il nome Quenya di Sindarin. Non si tratta propriamente di una nuova lingua, infatti per crearla Tolkien riutilizzò il Noldorin e lo amalgamò all'Ilcorin delle "Etymologies" modificando leggermente certi elementi fonologici e grammaticali.
Quale fu il motivo di questo stravolgimento della situazione ? Nessun testo ci informa a riguardo, ma è probabile che la colpa debba ricadere in gran parte sull'incantatrice Galadriel: in effetti questa dama della Lorien, principessa Noldor, apparve come personaggio del Signore degli Anelli nel corso del 1940 durante la composizione del capitolo Lothlorien. Cosa più sorprendente, questa bella signora canta lamenti in Quenya, infatti dama Galadriel era un alto elfo, fin dei primi abbozzi. Per questo motivo essa cantò in Quenya e non in Noldorin. Inoltre nel 1940 quando Tolkien scrisse questo capitolo non si preoccupava ancora di collegare con molta precisione gli avvenimenti del Signore degli Anelli - il quale era soltanto il seguito dello hobbit - a quelli precedentemente descritti nel suo grande Quenta, ovvero storia degli elfi.

La terza era e l'editto di Thingol.

In principio, gli avvenimenti del racconto erano datati in rapporto ad un calendario della contea e non in funzione di una datazione elfica o umana, solo successivamente divenne chiaro che gli avvenimenti del Signore degli Anelli si svolgevano durante una terza era, più di 6000 anni dopo la fine della primavera e la caduta del Beleriand; in effetti la terza era è un'epoca della terra di mezzo che Tolkien non aveva immaginato prima d'iniziare a scrivere il Signore degli Anelli.
Quando dovette spiegare come Galadriel, un alto elfo, cantasse in Quenya mentre la lingua degli elfi in esilio aveva cominciato a svilupparsi molto prima della loro partenza da Eldamar e a continuò farlo nel Beleriand per diventare infine il Noldorin descritto in dettaglio nelle Ethymologies, Tolkien decise, per giustificar questo anacronismo, di mutare radicalmente la storia delle lingue elfiche. Forse non ci volle privare e quindi privarsi di una poesia in Quenya, avrebbe potuto farlo ma preferì sconvolgere tutto. A questo punto fu costretto a trovare necessariamente una spiegazione internista, una giustificazione interna al suo mondo e che fosse logica. Decise che il responsabile di questo stato di cose fosse il re degli elfi grigi Thingol, in tal modo Tolkien introdusse nella storia il famoso editto di Thingol il quale emise un decreto che vietava ai suoi sudditi, gli elfi grigi, di parlare il Quenya in quanto una parte degli alti elfi, per lasciare Valinor e dirigersi nel Beleriand attraversando il grande oceano, aveva massacrato gli elfi del mare di Tol Eressea per impadronirsi delle loro navi. Tolkien però non cambiò semplicemente il nome Noldorin delle Ethymologies in quello di Sindarin, sarebbe stato troppo facile. La lingua degli elfi grigi subì nel Beleriand una sottile evoluzione: le lingue autoctone degli elfi grigi o Sindar e quella degli alti elfi che adottarono volente o nolente il Sindarin vennero differenziate.

Ma ora è giunto il momento di ascoltare un può di elfico….

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Adattato dalla traduzione simultanea registrata in diretta.
Revisionato il 21/03/02 alle ore 21.56
Revisione finale del documento : 05/04/02
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