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Il Canto di Lyrhendel
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Mornon

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Che dire? Altri interessantissimi spunti e indizi sull'ambientazione!
Il racconto (anche se in certi punti è un po' contorto ) mantiene il fascino del canto, portando, seppur in prosa, nuovi elementi per conoscere Artphan e la sua storia, dando la possibilità di capire meglio entrambi.
A livello di GdR, dà molte possibilità su come sviluppare le linee guida per la campagna, permettendo indubbiamente di aggiungerci elementi interessanti (e pericolosi!) nella ricerca del Cygnus. E se l'arco fosse veramente quanto tratto dall'ultimo frammento...

Possiamo diventare adulti fuori. Dobbiamo rimanere bambini dentro.

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Scritto il 19-08-2003 20:02
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Nymlhyril

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Arvhalidyl - Prima Parte


L’Arvhalidyl rappresenta il depositario della sublime fusione tra la magia e la tecnica con l’arco. Un guardiano dei più antichi segreti del Khyel, la magia dormiente, insegnata alle popolazioni dell’Era Bianca per sopravvivere alle emanazioni purpuree del Flandrysiel, il Sole ribelle di Andhora.
Partorito, secondo la leggenda, da una freccia magica scoccata dal proprio creatore, l’arciere conduce ora la missione che la propria genitrice gli ha imposto. Con precisione e sottomissione egli vaga per i piani di Ambeurh-Arél, come gli stessi Eurydal, alla ricerca di nuove tecniche con l’arco e di ciò che essi chiamano Arvhalyr, la fusione tra lo spirito del suo catalizzatore, l’arco, e la sua anima; un rituale che spesso è stato causa della loro disfatta e della loro totale scomparsa, un rituale che a duro prezzo ha spezzato il loro spirito come la corda del proprio strumento di vita. Secondo le leggende, la maggior parte degli arvhalidyl è stata generata dalle loro mistiche genitrici, scagliando una freccia magica su un determinato materiale o terreno che li ha poi partoriti come ad esempio la luce lunare per i Deleunyr, gli Arcieri della luna o il fuoco per gli Enerliri, Arcieri elfici delle fiamme di Lath. Secondo alcuni racconti si tratterebbe di una specie di Procreazione Empatica legata all’uso dell’arco nella fattispecie della procreazione degli Eurydal attraverso la manipolazione degli heurhynyl (le stringhe emotive generate dai relativi Heurin).
Il tirocinio di questi arcieri dura anni e solo attraverso prove severe riescono ad ottenere il potere di acquisizione delle diverse tecniche con l’arco. Una volta raggiunto l’Arvhalyr, l’arciere potrà intraprendere il cammino verso lo stadio finale, l’Ut-Am-Nhor o in lingua comune “Unammor”, cioé “la prova dello spirito”. Una specie di combattimento rituale in cui l’arciere deve sconfiggere la propria parte speculare; una simbologia che indica il superamento di se stesso e intrinsecamente l’acquisizione di un eccezionale potere precognitivo, invidiato dagli stessi silvheriel. Una capacità che permette loro di schivare qualsiasi freccia, anche la più veloce ed eterica scagliata da uno stesso giustiziere elfico. L’Unammor, secondo i racconti, non ha un punto ben preciso di pellegrinaggio dove l’arciere deve recarsi per il combattimento. Una volta ottenuto l’arvhalyr, il materiale partoriente genererà magicamente una copia speculare dell’originale (si pensa che sia lo stesso Heurin appartenente al Nevhlon a generare oniricamente la copia speculare); sarà esso a cercare il nostro arciere. Per questo motivo, la maggior parte degli arcieri è convinta che l’acquisizione della comunione dello spirito possa essere facilitata dalle vittorie ottenute nei vari tornei di tiro con l’arco, specialmente quelli della città di Aldorathal e che, purtroppo secondo interpretazione sbagliata, questo sia uno dei luoghi possibili dove si possa fare viva la propria parte speculare. Una volta sconfitta, l’arciere sarà completo!


... continua


“L’emozione senza lo spirito è come una spada senza il braccio che la comanda” (detto di un Alkhavyr della Terra)

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Scritto il 20-08-2003 11:18
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Nymlhyril

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Inhérves - Seconda Parte


Ma, a quanto stanno le notizie dei molti tomi che qui vengono redatti, Inhérves andò incontro ad un triste destino ancor più tragico di quello che colpì Eumeryl, il silvheriel decaduto della Città degli Elfi Eleudekin. Si narra che dopo aver ottenuto l’arvhalyr, incontrò il suo speculare ai confini della città di Aldhal, la città dei sogni. Purtroppo il suo stesso arco, divenne il suo carnefice; esso fu copiato in tutto e per tutto, non riuscendo ella a scansare la freccia scagliata dalla sua gemella a causa delle distorsioni generate dall’aura onirica della città. Ma ancor più nefasto e cinico fu il destino, poiché di quell’arco la capacità di divisione spirituale venne invertito dalla stessa Telerys, la regina elfica dei Sogni, così ambedue i corpi furono colpiti dalle frecce di ogni singolo arco, dividendo nell’una e nell’altra parte le due forme spirituali, la mortale e l’immortale, dilaniando da cima a fondo l’anima di Inhérves.
Sul suo arco, Inelende, poco si sa, a parte che per molti fu costruito impiegando l’ultimo frammento di Cygnus, la mistica gemma generata dalle lacrime dell’Archetipo dell’Acqua, poiché dei quattro elementi era il più malleabile. Altri sostengono invece che la figlia di Artphan abbia conservato o addirittura intrappolato il Lynkal, ed esattamente quello appartenente all’Aria, all’interno dell’arco e che quindi non sia stato l’ultimo frammento del Cygnus ad avere dato vita ad Inelende, materia un pò controversa questa, rimasta ancora insoluta.
Inhérves fa eccezione alla leggenda degli arcieri poiché nata dall’unione di Artphan e di Cambria, ma sempre partorita fu impiegando la tecnica del Khyel utilizzando come forme embrionali le essenze elementali dell’eroe elfico. La generazione magica attraverso crisalide (Khyel-Durnein) è una caratteristica della magia dormiente e tra le più antiche che solo i maghi più devoti e potenti possono vantare. Cambria utilizzò la spada come catalizzatore procreativo al posto di un arco, non una semplice spada ma la fusione di quattro semi elementali. Dopo la sua nascita, la piccola elfa dalle caratteristiche silfiche, intraprese il suo viaggio naturale verso il suo destino, ereditando da suo padre la comprensione delle dicotomie spirituali, imparandone addirittura le arti più antiche per separarne le essenze. Dapprima nacque in lei come consapevolezza di dividere le nature elementali, ma poi si accorse che non tutti gli individui possedevano essenze elementali e che ben altre forme spirituali, anche più semplici ma più oscure, dominavano la vita degli altri esseri viventi. Così andò alla ricerca del più antico maestro dell’Arvaladia per imparare i segreti dell’Arvalath, la filosofia elfica della dicotomia spirituale; una conoscenza che le avrebbe permesso, insieme alla tecnica d’arco, di poter separare le due nature, quella morta e quella immortale... purtroppo per lei questa conoscenza fu anche la sua morte.
Altre ancora sono le vicissitudini di questo personaggio dalle tinte un pò fosche, come ad esempio la capacità di trasformare con un colpo di freccia un semplice fiore in un fiore sacro; si narra che Inhérves si spinse oltre i confini di Rhym alla ricerca dei Cancelli di Vyseria, I Regni della Magia, per ottenere il Loto d’Ambra. Qui ebbe un duro incontro con la stessa Regina, la quale insegnò all’elfa la capacità di creazione di un costrutto magico in cambio del servizio da lei reso; nel Giardino della Notte Eterna, in contemplazione dell’Adrakhastal, il Fiore della Morte, Vyseria stava per perdere il suo antico lignaggio per divenire un Demone del Tempo; Inhérves sopraggiunta sul luogo tentò di modificare l’essenza del Fiore trasformandolo in un Loto d’Ambra.. nulla comunque servì, poiché il potere non era in suo possesso ma bastò per spezzare l’effetto di soggiogazione del costrutto. Leggende o verità?


ciao ciao

Nymlhyril
   


“L’emozione senza lo spirito è come una spada senza il braccio che la comanda” (detto di un Alkhavyr della Terra)

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Scritto il 20-08-2003 11:20
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Mornon

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Prima del commento, giusto alcune domande

  • L'Arvhalyr può essere considerato analogo all'Evherkol, come rituale? Non so perché, leggendo ho avuto quest'impressione...

  • Visto che il destino degli arcieri è stato imposto dalla genitrice, in teoria potrebbe esserci quello che si ribella (implicazioni a livello di GdR immense )?

  • Effetti della separazione della parte mortale da quella immortale? Si generano due essere, l'essere muore per lo shock, o cosa?

    Possiamo diventare adulti fuori. Dobbiamo rimanere bambini dentro.

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  • Scritto il 20-08-2003 13:00
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    Risposte - Prima Parte
    Mornon il 20-08-2003 13:00 ha scritto:
    Prima del commento, giusto alcune domande



  • L'Arvhalyr può essere considerato analogo all'Evherkol, come rituale? Non so perché, leggendo ho avuto quest'impressione...



    Sì. Infatti la maggior parte di questi individui, data l'implicazione profonda della componente spirituale, hanno tutti una serie di rituali specifici per il conseguimento dell'equilibrio interiore. Inoltre l'equilibrio serve ad entrare in piena sintonia con il proprio catalizzatore, vuoi l'arco per gli Arvhadyl o le abilità artistiche come il Canto o lo Strumento Musicale per i Valadyn, i Danzatori elfici. Questo mondo ha una profondissima gestione dell'elemento Empatico così come di quello Sirituale.
  • Visto che il destino degli arcieri è stato imposto dalla genitrice, in teoria potrebbe esserci quello che si ribella (implicazioni a livello di GdR immense )?



    Certamente che si possono ribellare. Ti cito la storia di un Arciere delle Vergini di nome Kyos, il quale decise di operare l'Unammor, uccidendo la propria genitrice. In questa maniera ebbe il suo pieno controllo ma diventò purtroppo un vendicatore della sua razza, deciso ad uccidere tutti gli Arvhadyl del piano, come forma di odio per il suo antico lignaggio. Non bastarono nemmeno due silvheriel per fermarlo, poiché ottenuta la prova dello Spirito, acquisì la capacità straordinaria di scansare anche le più temibili frecce dei giustizieri elfici. Vi sono comunque stati altri casi di ribellione al proprio destino, senza sortire effetti così devastanti a discapito della propria natura. Comunque non è facile passare ciò che gli elfi chiamano "Alhystal-Syleunde", ovvero "Negazione del Fato", una forma di crisi di astinenza spirituale in cui l'essere può tentare di mutare il proprio destino ma a costo di indicibili dolori e visioni di vite passate. Un pò come quando il silvheriel entra all'interno della Fiamma Bianca e vi permane facendo esperienza dei dolori e dei peccati di tutti gli abitanti del piano.


  • “L’emozione senza lo spirito è come una spada senza il braccio che la comanda” (detto di un Alkhavyr della Terra)

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    Scritto il 20-08-2003 13:58
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  • Effetti della separazione della parte mortale da quella immortale? Si generano due essere, l'essere muore per lo shock, o cosa?

    Possiamo diventare adulti fuori. Dobbiamo rimanere bambini dentro.


  • Stabiliamo prima alcune cose, bisogna conoscere la questione della Valle delle Verità Eterne del Patto degli Antichi.

    VALLE DELLE VERITÀ ETERNE
    La Valle delle Verità Eterne è stato il vero e proprio simbolo del potere e del segreto di Ambeurh-Arél. Verso questo luogo, il crogiolo multietnico del paradiso elfico ha consumato i suoi continui viaggi, chi per una ragione, chi per un’altra. Ma l’accesso a questa valle dai molteplici incantamenti, era sbarrato dal mistico potere della leggendaria Valle di Fuoco e di Ghiaccio, ove Sykal, il Dra a Due Teste impera. Valùendrel, la Valle delle Verità Eterne, era formata da due conche gemelle messe in comunicazione da uno stretto; esso era caratterizzato da due sporgenze, un vero e proprio arco naturale, intrecciato di piante del colore del blu-verde acqua, munito di fili verticali di ghirlande di fiori, come delle sottili tendine che annunciano l’arrivo del visitatore.
    Comunque la Valle delle Verità Eterne è stata sempre un luogo pieno di sorprese. Le sue acque cangianti continuamente agli occhi dello spettatore da un colore blu scuro ad un viola così intenso da ricordare l’essenza del Velo dell’oblio. Alcuni saggi hanno sostenuto che il Velo dell’oblio, cioè quella specie di aurora boreale che definiva la fine della dimensione, fosse dovuta allo strabordare del fiume della Valle delle Verità Eterne al di fuori dei confini; rimangono comunque sempre leggende. Quello che in ogni caso ha reso speciale la valle, non tanto il suo aspetto, ma il segreto che essa celava. Le leggende narrano delle proprietà delle sue acque di discernere nella creatura ibrida, la reale natura verso cui l’essere in questione tende. Questo in parte spiega la ragione per cui molti ibridi andavano alla ricerca di questo posto e la strana connessione con il Patto degli Antichi.
    Ebbene si, oltre ad essere una ragione volontaria questa ricerca, è anche una pena inflitta a coloro che contravvengono alle regole del codice. Ma la cosa più strana, secondo notizie recenti, è il fatto che gli ibridi, impegnati nella ricerca della valle, non si fermavano alle sue acque, ma proseguivano verso un punto preciso che gli antichi hanno chiamato “ l’Antro della Genesi Bianca“. Secondo i tomi ritrovati nelle biblioteche della città di Ambeurh-Arél, tradotti dagli esperti del periodo dell’età della Musica e della Poesia, l’antro avrebbe rappresentato il luogo dove veniva custodito l’avatar della dea Erhestel e dove realmente si sarebbe potuto attuare il processo del Codice Empatico.


    IL PATTO DEGLI ANTICHI
    Il patto degli antichi era il più antico e misterioso codice del mondo degli ibridi. Una raccolta di leggi dagli strani poteri arcani, capaci di governare tutte le razze ibride del mondo. Un patto stipulato dagli archetipi di ogni singola razza, con il fine essenziale di vivere e collaborare in piena armonia. Nè dissidi nè contrasti avrebbero rotto il sottile velo di tregua fra le diverse creature. Per lo scopo venne costruita, nei meandri della Valle delle Verità Eterne, la "Sala degli Antichi” o “Antro della Genesi Bianca”; luogo sacro in cui vennero conservate le molteplici pergamene, il nucleo fondamentale del codice. Il patto era l’unico strumento che permise la reale convivenza tra gli ibridi, e che tutt'ora permette. Gli archetipi costruirono questo codice impiegando magie di comando e sottomissione per un totale controllo nel tempo; la variante e la innovazione, fu l’innestare negli ibridi una specie di insanità, instabilità empatica, simbiotica con il codice stesso, usato come diretto controllore. Un vero e proprio resoconto della propria condotta di vita; il reale contrasto tra le due diverse nature dell’ibrido. Comunque il codice aveva le sue regole, e se fossero state infrante vi sarebbero state delle dure pene. Ma la più particolare e misteriosa delle pene era la ricerca condizionata della Valle delle Verità Eterne, dove l’ibrido sarebbe stato soggetto ad un particolare e arcano responso per la sua condotta di vita. Si diceva che le acque di questa valle fossero capaci di leggere nell’animo dell’ibrido e di discernere tra le diverse nature, quella verso cui si era avvicinato di più, legandolo ad essa per l’eternità Ecco alcuni esempi di regole tra le più importanti:




    1) nessun ibrido è in condizione di superiorità rispetto ad un altro ibrido.
    2) la cooperazione tra ibridi viene prima di qualsiasi scopo o interesse individuale.
    3) è severamente proibito uccidere per motivi personali un' ibrido, salvo caso di reale pericolo per sè e per il proprio dominio.
    4) è severamente proibito portare avanti una guerra contro un' altra città di ibridi, salvo caso di reale minaccia.
    5) il reggente di ogni città, ha diritto di vita o di morte sui suoi simili. Il titolo di reggente si ottiene superando una prova stabilita dal Concilio degli Ibridi. La prova è richiesta da colui che detiene il titolo nobiliare più elevato.

    Al contravvenire di queste regole, l’ibrido sarà soggetto al destarsi del Codice, il quale attiverà l’instabilità empatica che egli ha avuto innestata ai tempi della sua genesi.


    Stabilito questo, la tecnica di divisione spirituale funziona alla stessa maniera delle acque della Valle delle Verità Eterne, ovvero stabilisce l’orientamento verso un tipo di spirito; sono molti i casi di mezz’elfi che siano andati alla ricerca di Inelende per essere sottoposti alla dicotomia spirituale. Secondo l’antica tecnica dell’Arvaladia, di un mezz’elfo sarebbe possibile orientare tanto la parte umana, generando un uomo nella sua interezza, quanto la parte elfica, generando un elfo, e tutti e due comunque generati dalla stessa persona. Esistono anche delle tecniche difficilissime di clonazione empatica ma anche i maestri più saggi desistono dall’insegnarle ai loro allievi più promettenti. Alcuni silvheriel ad esempio adoperano una tecnica simile per la dicotomia tra il bene ed il male nella maggior parte degli individui che devono punire.





    “L’emozione senza lo spirito è come una spada senza il braccio che la comanda” (detto di un Alkhavyr della Terra)

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    Scritto il 20-08-2003 14:03
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    Nymlhyril

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    Approfondimenti - La Razza degli Alkhavyr - Prima Parte


    Dopo lo scontro con il Drago Kallidium - Capitolo V "La Luna e il Sole"



    …Secondo le leggende, i fiumi di lava intrisi di potente energia magica, provenienti dalla Valle, ridonarono vita agli Spiriti Elementali: da quei turbini nacquero le Silfidi, dalle foglie le Driadi, dai gorghi le Ninfe e dalle fiammelle le Salamandre.
    In onore del coraggio e dell’eroismo dimostrato da Artphan, gli Spiriti generarono dal fiume di lava alcuni esseri che per similitudine ricordassero le doti dell’elfo: il gruppo di questi esseri venne chiamato Wilmarin perché generati dal colpo inferto dal martello del Drago, costituendo così la più potente casta dei Barbari di Ambeurh-Arél, gli Alkhavhyr. Essi nacquero e crebbero con lo scopo di liberare Coredron, la città degli umani, dalla tirannia del mostro.
    Ma questa... è un’altra storia!

    ...

    Umani dalla natura controversa, gli Alkhavyr, o semplicemente conosciuti come i Barbari Elementali o ancora i Figli degli Elementi, sono tra i più affascinanti e potenti della razza barbarica. Alti e possenti, a volte snelli e scattanti, dalla muscolatura ben definita, conducono una vita dedicata al loro elemento. Questo si ripercuote immancabilmente sul loro fisico, unica attestazione di un lignaggio sovrumano. La maggior parte degli Alkhavyr porta una capigliatura abbastanza simile per forma e concetto all’elemento interessato; per esempio un Figlio del Ghiaccio porta i capelli abbastanza irti, a spazzola, molto appuntiti mentre uno della Terra li porta crespi e quasi mai lavati, terrosi nell’aspetto. I loro occhi, come il resto del corpo non fuggono da tale applicazione genetica, variando dal color del ghiaccio al colore rosso scuro del fuoco. I muscoli scattanti e nerboruti sono attraversati da evidenti tatuaggi che richiamano l’elemento interessato, da lingue fiammeggianti a vere e proprie radici intricate. Il più delle volte i tatuaggi sono coperti dall’armatura tipica della razza barbarica, risembrando quei lembi fuoriuscenti dall’armatura, emanazioni dello spirito di quell’essere. L’altezza fa molto per questa razza umana, superando a volte i due metri di altezza. Questa imponenza di statura e la loro muscolosità sono le prime avvisaglie di un letale scontro per coloro che abbiano il coraggio di sfidarne uno in combattimento.
    Vengono considerati i migliori e i più temuti guerrieri di tutta la regione di Coredron, specialmente per la loro particolarità di brandire un’ascia a due mani (unica nel suo genere), costituita da lega di Envhion, la particolare lega che ha reso leggendari gli Elfi Fenice di Ephelyl. Una interdipendenza, un corrispettivo e simbiotico legame d’alleanza tra l’arma e il suo possessore. La lega reagisce in maniera eccelsa alle emanazioni emotive del barbaro, contenendo la sua rabbia e divenendone un ottimo contenitore. È possibile vederla infiammarsi in combattimento al solo accenno di rabbia dell’Alkhavyr…
    Sin da piccoli, gli Alkhavyr vanno incontro al loro destino consumando il ciclico rituale degli elementi conosciuto dalla razza barbarica con il nome Kydhàl, cioè “Nascita di un Eroe”. Sin dalla tenera età vengono abbandonati (a seconda della propensione verso un tipo di elemento) in un luogo consono alla consumazione del rituale. Dopoché egli dovrà tornare presso la tribù, dopo aver battuto uno spirito dell’elemento dato. Si dice secondo le leggende sciamaniche che un barbaro di nome Shak, alla tenera età di quattro anni abbia stritolato con le proprie braccia un elementale del fuoco (sarà vero?). Non c’è comunque da stupirsi se tutti ne potessero vedere uno. Da vicino incutono più terrore di una qualsiasi storiella raccontata per spaventare i bambini. Non molto propensi alle arti sciamaniche ne tantomeno alla cultura, essi possiedono comunque una eccelsa istruzione che li allontana dai classici stereotipi di persone ignoranti e rozze.
    Grandi tattici, eccelsi leaders militari, conducono una vita pur sempre individualista, legata alla continua ricerca dell’equilibrio con il proprio elemento d’appartenenza. Alcuni di essi vengono chiamati Yvmathas, cioè “Elementi che Combattono per l’eternità”; termine designato per indicare coloro che sono stati baciati da due elementi. Non risulta proprio un dono ma più una condanna. Stabilire un equilibrio tra due elementi contrastanti è veramente arduo e solo i barbari più volenterosi e che possiedono grande fede possono conseguire il loro scopo con esiti positivi.

    ... continua


    “L’emozione senza lo spirito è come una spada senza il braccio che la comanda” (detto di un Alkhavyr della Terra)

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    Scritto il 29-08-2003 22:25
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    Approfondimenti - La Razza degli Alkhavyr - Seconda Parte


    Durante il periodo di guerra un Alkhavyr, è quasi sempre impegnato negli scontri in prima fila… vedere teste che saltano e arti recisi con maestria e velocità dona loro forza e vigore. In combattimento un Alkhavyr dimentica il suo comportamento “raffinato”, divenendo una vera e propria macchina da guerra. Gli Alkhavyr del fuoco sono i più impetuosi e battaglieri ma i figli del ghiaccio sono più spietati e non esitano a smembrare il loro avversario… il sangue dona forza! Osservare quell’ascia che sibila nell’aria calda e copre con il suo silenzioso vorticare le stridule urla delle vittime è una gioia e goduria per chiunque. Elemento che li accomuna alle Amazzoni della città di Kaldh e che permette loro di ottenere da queste temibili guerriere insperati favori. Gli Alkhavyr, così come la maggior parte dei barbari sono i più annoverati durante i periodi d’accoppiamento con le femmine guerriere specie durante la Festa della Fertilità, che avviene una volta l’anno presso le tribù maschili. Alcuni dei figli degli elementi spesso vengono impiegati, in questo caso, come veri e propri cacciatori di tali femmine. Ogni uscita è una dolce attesa per loro ed un sommo dono quando portano gli scalpi.
    Spesso li si immagina nelle loro tende dissertare sui mille trofei di guerra e di infinite battaglie, ma una solo per loro conta in tutta la loro vita, il Vytrumhal, la battaglia degli elementi. Un colossale scontro che avviene annualmente nell’Arena dei barbari, la più grande di tutta la regione di Coredhon, per il conferimento dell’Ascia degli Elementi. Un’arma che ha più un valore intrinseco e di completamento per quell’equilibrio tanto agognato dalla razza dei figli elementali. Un’ascia quadripenne a due mani, ogni lato intarsiato e sagomato secondo l’elemento d’appartenenza. L’asta in argento e oro viene brandita ad una o due mani, risultando di una leggerezza innaturale. Ma solo colui che ha un pieno equilibrio interno potrà brandire l’arma senza temere la sua ira elementale. Non è un’arma magica e nemmeno un artefatto, un vero mistero anche per i più esperti arcanisti della Regione, anche per gli stessi sciamani della razza barbarica. Unico depositario di questa verità assoluta… il suo possessore.
    Molto spesso l’Alkhavyr non usufruisce dell’uso del Nexus per implementare le sue energie elementali bensì le attiva impiegando la propria volontà spirituale “L’emozione senza lo spirito è come una spada senza il braccio che la comanda” (detto di un Alkhavyr della Terra). Questo rappresenta il primo passo verso la comprensione di questo atavico enigma. Il loro rapporto con le gente è quasi sempre commisurato all’elemento a cui sono devoti. Un figlio della terra risulterà molto più testardo di uno del fuoco che a sua volta sarà più permaloso ed impetuoso; uno dell’aria è molto più spensierato rispetto ad uno del ghiaccio che è più freddo e scontroso. Tra i barbari sono visti come forme divine in carne ed ossa ma per la comune gente sono visti alla pari con gli ibridi della Valle delle Ninfee; la gente della capitale li evita, li denigra ma nessuno osa dire una parola di troppo in loro presenza, formandosi il vuoto intorno.
    L’Alkhavyr comunque è dotato di un Codice d’Onore e rappresenta una protezione sicura, tenendo alto il valore dell’amicizia, uno delle tante componenti dell’equilibrio tanto decantato.


    ciao ciao


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    Scritto il 29-08-2003 22:27
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    Estratto dal capitolo "Morte di un elfo" da "Il Canto di Lyrhendel" (non presente nella versione della Sezione Amici di Eldalie).



    Tutto tace tra i boscosi silenzi delle querce delimitanti la zona ovest di Rhym, ove Artphan scorge un incavo presso cui giace il corpo di un elfo. Il suo giaciglio si erge ad imperituro segno del dono dell’immortalità elfica, laddove lo spirito abbandona per sempre il corpo e la vita continua in un’altra dimensione ancor più eterna. Così, ciò che egli osserva risulta essere un Envhelorn, un mausoleo elfico ove riposa il corpo di un Valadyn in tutta la sua serafica armonia.
    Pensati come esseri che danzano tra i confini del mondo, alla ricerca del Valadhom – “Il Sublime Movimento” – questo antico eroe elfico viene salutato da Artphan, intessendogli tra la funerea chioma un fiore di loto d’ambra, simbolo per eccellenza della grande magia del Kham, di cui egli, del resto, tanto tempo fa fu un grande fruitore.






    Morte di un Elfo

    Da un piangente salice di ombrosa natura
    l’ultima lacrima in aureo incanto
    irriga di un elfo il pallido viso,
    da comparar di tutte le creature mortali
    l’eterno e umano vezzo.

    Cadente la foglia del crepuscolo
    abbandona di questo elfico regno
    ogni singolo e dimentico piacere,
    ancor più dolce e pudìco
    nel dischiudersi di un tenero bocciolo;

    Un elfico regno,

    ove al giovane guerriero il tempo di ere diurne
    altro non disvela che l’illusoria tinta
    della mortalità umana;

    Un pallido petalo d’ambrotico nettare
    egli discioglie su di un’elfica chioma
    cui non crebbe dai suoi duttili crini,
    un leggiadro sospiro come carezza al vento,
    per aver perso di un’era immortale,
    le molteplici facce ad un rubino avvinte.

    Così giace di quell’elfo, il corpo stanco,
    la cui cadenza il senno sublima,
    sotto l’oltraggiato pianto
    del vetusto salice piangente,
    a memoria di un’Era cui Artphan, il Sempreverde,
    la sua fede sempiterna addusse




    Nymlhyril





    “Il corpo della donna è un foglio di carta bianca, sul quale fregiar del proprio amore proibito, il seme di un giovane amante”.

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    Scritto il 29-09-2003 12:22
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    Rast-Ut-Enein, la Spada degli Elementi



    RAST-UT-ENEIN


    LA SPADA DEGLI ELEMENTI

    Rasthalia (dall’elfico Rast-Ut-Enein) è tra le spade più particolari di tutta Ambeurh-Arél, e quella che per vanto ha una storia molto antica e affascinante. La sua leggenda inizia agli albori del tempo dell’Era Bianca, quando gli archetipi elementali impiegarono quattro Lynkal, i semi elementali, per ingravidare la Terra, il Fuoco, l’Aria e l’Acqua. Da essi furono partorite quattro essenze elementali che ben presto defluirono, con il loro aiuto, verso una gemma, del colore dell’oceano, chiamata Cygnus (generata dalle lacrime dello stesso archetipo dell’acqua, poiché dei quattro era l’elemento più malleabile). La gemma, grande per proporzioni quanto un leggendario Heurin, fu abbracciata dalle fiamme, inondata dall’acqua, asciugata dall’aria e cullata tra le radici della terra. Il Cygnus, in quanto materia vivente, incominciò a crescere, la sua struttura si allungò come il corpo di un infante - iniziò ad ossificarsi – cominciò a prendere forma, a restringersi, ad adeguarsi alle forme di un essere umanoide.
    Sotto i colpi incessanti non di un martello da fucina, ma di vigorosi e vibranti flussi spirituali, partorito fu il prodotto finale: una spada, dalla foggia elfica. Leggera come la brezza autunnale che scuote le foglie dei naturali giardini elfici della Valle della Luna; combattiva e tenace come le fiamme che lambiscono i confini della Valle di Fuoco; temperante come le acque che scorrono nei fiumi delle foreste a ovest dei regni di Coredron, la città degli umani; e possente e duttile come la corteccia di una solida quercia.
    Il corpo centrale della spada richiama il colore del mercurio nel suo doppio spessore, con alcuni riflessi che vanno dal cremisi-vermiglio appartenenti alle fiamme al colore del lapislazzulo appartenenti all’acqua. Gli altri riflessi si alternano tra il marrone-verde della terra e quello ceruleo dell’aria. Su di un lato l’incisione riprende alcuni temi agresti come foglioline di edera albina mentre sul lato opposto, in due curve che si compenetrano si sviluppa il tema del fuoco e del ghiaccio.
    Il potere e l’energia dei Lynkal, i semi che contengono le essenze elementali, adesso scorrono e vivono simbioticamente in questo oggetto, forgiato con grande dedizione dagli archetipi; un oggetto così particolare da condizionare l’esistenza del suo possessore; così come lo fu, del resto, per Artphan.


    Nota sul Cygnus
    Dopo la forgiatura della prima arma, rimase un piccolo rimasuglio calcificato della grande gemma, disperso chissà dove. La spada dopo che fu infranta dal magico martello del Drago si ridivise nelle quattro essenze elementali, la cui energia fu usata in gran parte per generare gli spiriti elementali. L’altro residuo di energia fu impiegato invece per procreare quattro spiriti elementali, ognuno portatore e guardiano dell’appropriato Lynkal.
    Del cygnus, ahimé, è rimasto soltanto un piccolo frammento, così piccolo da poter dare alla luce un’arma della grandezza di una spada corta. Rimane adesso un grosso problema: la forgiatura. L’unico modo per forgiare la spada sarebbe l’ausilio degli Archetipi, ormai non più esistenti, o addirittura l’incudine ed il martello magico delle antiche Miniere di Byroph, ove costruita fu la spada Myrduin, e lo scudo Myrduyl branditi dall’avatar della dea Eresthel, la dea degl’elfi e non per ultimo Arduryn, il magico cerchio-boomerang del materiale dell’olodhril, forgiato impiegando la luce della luna di Loirel (alcuni legano l’esistenza di quest’arma leggendaria al potere dei Valadyn, i Danzatori Elfici, di evocare con la loro danza cerchi di energia lunare, piegando la luce di Loirel al proprio volere); queste armi furono impiegate nello scontro contro il dio Milidan.
    Altro metodo potrebbe essere l’impiego del nettare contenuto all’interno del calice dell’Argelya, il Fiore di Sangue. Le proprietà del nettare contenuto nel calice del fiore potrebbero riunire le essenze elementali e modificare il frammento di Cygnus (il Cygnus dagli Eurydal era considerato un Heurin, e quindi intimamente legato al sangue della dea, diretta genitrice di tutti gli Heurin esistenti sul piano; la volontà contenuta nel suo sangue, potente collante spirituale, riunirebbe una volta per tutte, i semi elementali al Cygnus). Si dice che una volta disciolto il nettare sui quattro lynkal, essi si aprano come un uovo che da alla luce il proprio pulcino per poi defluire verso la struttura centrale del cygnus, edificando fittissimi tendini e filamenti come un organo vivente, mentre si assemblano in sottili tessuti per ricostruire di nuovo la parte mancante.


    (si veda "Il Canto di Lyrhendel" dalla Sezione Amici)


    “Il corpo della donna è un foglio di carta bianca, sul quale fregiar del proprio amore proibito, il seme di un giovane amante”.

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    Scritto il 16-10-2003 13:12
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    Nymlhyril

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    Versione Finale de "Il Canto di Lyrhendel"





    L'opera poetica fantasy "Il Canto di Lyrhendel" è adesso completa. Chi volesse la copia, può contattarmi in messaggio privato (specificando la propria email). Mi premurerò di spedirla in tempo breve!!

    La versione completa contiene rispetto alla versione pre-print scaricabile dalla sezione amici: canti in più, approfondimenti ed aggiornamenti dell'Appendice Breve, la storia dei personaggi principali e secondari.






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    Scritto il 04-12-2003 11:52
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    Fíriel Tindómerel

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    Nymlhyril il 04-12-2003 11:52 ha scritto:


    L'opera poetica fantasy "Il Canto di Lyrhendel" è adesso completa. Chi volesse la copia, può contattarmi in messaggio privato (specificando la propria email). Mi premurerò di spedirla in tempo breve!!

    La versione completa contiene rispetto alla versione pre-print scaricabile dalla sezione amici: canti in più, approfondimenti ed aggiornamenti dell'Appendice Breve, la storia dei personaggi principali e secondari.



    Io ce l'hoo, emme ci penne! ehm... ad ogni modo... per comodità di tutti, non si potrebbe mettere online la definitiva?


    Firiel Tindomerel

    Der Wahnsinn ist nur eine schmale Brücke
    die Ufer sind Vernunft und Trieb.

    (Rammstein - Du Riechst so Gut, 1995)

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    Scritto il 04-12-2003 11:59
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    Nymlhyril

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    Per me va bene!!! a chi devo mandare il .zip? si può sostituire a quella corrente nella sezione amici, cambiando l'intestazione "versione finale"?



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    Scritto il 04-12-2003 12:04
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    Mornon

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    Nymlhyril il 04-12-2003 12:04 ha scritto:
    a chi devo mandare il .zip?


    gianluca@eldalie.it


    si può sostituire a quella corrente nella sezione amici, cambiando l'intestazione "versione finale"?


    Penso non ci siano problemi

    Possiamo diventare adulti fuori. Dobbiamo rimanere bambini dentro.

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    Scritto il 04-12-2003 12:14
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    Nymlhyril

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    Contenuti della versione completa de "Il Canto di Lyrhendel":


    Note Geografiche

    Note Stilistiche (la Poetica di Lyrhendel)

    Prefazione

    Antefatto della saga di Artphan, la protezione dell'Elhadryl


    Canti Elfici

    I Canto elfico "Lyrh, il Canto delle Muse"

    II Canto elfico "La Regina degli Elfi"

    III Canto elfico "Il Principe degli Elfi"

    IV Canto elfico "Eterni Tramonti"

    V Canto elfico "La Luna ed il Sole" - Prima Parte

    V Canto elfico "La Luna ed il Sole" - Seconda Parte

    Nota Leggendaria

    VI Canto elfico "Il Circolo delle Fate"

    VI-A Canto elfico "La Silfide di Coryndra"

    VI-B Canto elfico "Il Fiore di Sangue"

    VII Canto elfico "Il Paradiso elfico di Rhym"

    VII-A Canto elfico "Myralduin, l'uccello d'acqua degli Elfi"

    VII-B Canto elfico "Morte di un Elfo"

    VIII Canto elfico "Aedes, l'ultimo Unicorno"


    Appendice Breve (Atlas)

    I Personaggi di Lyrhendel

    Approfondimenti







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    Scritto il 04-12-2003 21:19
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    Ainwen

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    I miei complimenti Nymlhyril!
    Ho letto la tua opera e ne sono rimasta affascinata!
    Adoro il genere fantasy e penso che tu possa candidarti come il nostro Tolkien italiano del momento!
    Mi è piaciuto molto "il canto delle muse" nel quale hai dato una descrizione generale di paesaggi e personaggi molto dettagliata e poetica!
    Grazie per avermi dato la possibilità di leggere quest 'opera!


    P.S. se hai voglia di continuarla o d'integrarla fammi sapere subito!

    Ma tu chi sei che avanzando nel buio della notte inciampi nei miei più segreti pensieri? (Shakespeare)

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    Scritto il 09-12-2003 20:27
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