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Miti, leggende e superstizioni di casa nostra
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Mornon

foglia di Laurelin foglia di Telperion
Silmaril Silmaril Silmaril
anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere
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Questa discussione è una delle quattro discussioni di appoggio per il saggio sulle fiabe che stiamo mettendo in piedi con tanto impegno.

Queste quattro discussioni sono:

  • per l'organizzazione: Organizzazione Fiabe (http://www.eldalie.it/forum/list_thread.php?iddiscussione=4645) nella sezione "Progetto Tolkien";

  • per i testi delle fiabe: Miti, leggende e superstizioni di casa nostra (http://www.eldalie.it/forum/list_thread.php?iddiscussione=2637) nella sezione "OT - Generale";

  • per le creature mitiche: Piccoli popoli d'Italia e d'Europa (http://www.eldalie.it/forum/list_thread.php?iddiscussione=4511) nella sezione "OT - Generale";

  • per la parte di critica generale: Fiabe: commenti, analisi ed IDEE (http://www.eldalie.it/forum/list_thread.php?iddiscussione=4876) nella sezione "OT - Generale".

    Il gruppo di lavoro si appoggia anche a estemporanee sessioni in chat e a una mailing list.

    Attenzione: non c'è nulla cui iscriversi per ora, la lista di iscrizione è lí perché per mettere questo messaggio in cima alla discussione non si poteva fare altrimenti.

    Se l'argomento vi interessasse contattate in privato Fram.

    Grazie, Fram.


    Possiamo diventare adulti fuori. Dobbiamo rimanere bambini dentro.

    Lista iscrizioni

    ATTENDERE

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  • Scritto il 27-10-2004 23:49
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    Mithrandyr

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    creature fantastiche delle mie parti...parte prima

    tradotto da me dal friulano da materiale del portale lenghe.it, sulla base del libro "Salvans!" di Alessandro D'Osualdo (Alessandro D'Osualdo Editore, marzo 2003) e ripescando da racconti di vari nonni intervenuti a scuola durante i laboratori di lingua e cultura friulana.

    Il Maçarot ovvero la superstar della mitologia friulana
    è la creatura delle storia forse più internazionale e famosa che abbiamo qui in Friuli.
    in letteratura possiamo ricordare che il maçarot è stato usato dal Bosizi nella sua traduzione dell'Eneide.
    ma il più conosciuto è senza ombra di dubbio Puck o Robin Goodfellow in A Midsummer Night's Dream (Sogno di una notte di mezza estate) di Shakespeare: col suo vestitino rosso e il viso dipinto di rosso (curioso: "robin" è il pettirosso che da noi porta l'inverno, mentre in GB porta la primavera con la sua fertilità) e una scopetta in mano (simbolo sempre di fertilità che è tipico anche dei krampus)
    poi è presente anche in Kipling (Puck of Pook's Hill) e nelle storie dei "sarvanòt" nelle vallate occitane o dei "salvanel" cimbri... insomma un po' dappertutto: se vedete in un bosco un piccolo ometto (max 80 cm) vestito di rosso, con un berretto che termina con un fiocco e, importante!, un randello (mazza) in mano e che vi fa dispetti, state pur sicuri che si tratta di un maçarot.
    la mazza è la sua caratteristica più importante: è da lì che trova origine il suo nome, con questa colpisce gli alberi per rivegliare la natura e portare la fertilità. anche il rosso del vestito è legato alla fertilità e non per nulla si dice che il maçarot non sia altro che una delle antiche divinità celtiche (Succellus) che la religione cristiana, pur cancellandone i riti, non è riuscita a cancellarla dalla memoria degli uomini.
    percuote le piante per svegliarle allo stesso modo in cui i Krampus o i Mammuthones colpiscono le persone alle reni: il significato è lo stesso.
    così come la sua allegria e la sua voglia di giocare e scherzare: quando si morosa non si perde un po' la testa?
    "Amore e ragione non vanno d'accordo..." dice Bottom nel Sogno di una notte di mezza estate...
    quindi, ragazze: occhio alle mele che trovate per terra...
    una delle caratteristiche del maçarot,sempre collegata alla fertilità, è che si trasforma in un gomitolo ( in friulano " glimuç" che ha una certa assonanza con " miluç" = mela. Eva insegna....) e si mette in mezzo al sentiero.
    di solito è una ragazza che lo trova e, contenta, se lo mette sul seno.
    il dispettoso, allora, ritorna a trasformarsi e dopo aver toccato un po' qua e un po' là (lascio a voi immaginare cosa...), scappa via ridendo dalla ragazza che resta parecchio sconvolta.
    la risata del maçarot è la sua firma nei dispetti che combina: annodare le code ai cavalli, far perdere la strada ai viandanti di notte, svegliare nel cuore della notte gli addormentati facendo credere loro che è già mattina...
    per sua disgrazia spesso viene confuso con gli "sbilfs", creature che spesso hanno a che fare con il diavolo (sbilfons, sbilfis).

    Il Drâc (=drago): il serpente e il legame con l'acqua
    il serpente è uno dei simboli più antichi che si riferiscono all'acqua: come l'acqua viene fuori dalla terra, è lucente e scivola via.
    la Chiesa, seguendo le Scritture (in particolar modo l'Apocalisse) e per cacciarlo dalla religiosità popolare, ne ha fatto una creatura malvagia sconfitta dalla Madonna che le calpesta il capo col piede.
    l'acqua non sempre è buona, benefica: può diventare cattiva.
    è allora che il serpente diventa drago che emette spire di fuoco che sono il simbolo delle onde alte e impetuose.
    non solo: uscendo dagli argini distrugge la terra privandola della sua fertilità (nella leggenda di san Giorgio la terra non è altri che la principessa prigioniera...) fino a che questa muore.
    è successo anche a Villach dove il Lindwurm grida e fa perdere i figli alle donne (ma glieli fa riavere se riescono a toccargli la coda...).
    è allora che serve un eroe.
    nell'antichità era un druido, poi sostituito da un vescovo o un sacerdote, che benediceva la palude (=terra morta) infestata dal drago per liberarla e farla rivivere.
    il drago vola, anche se le sue ali, di solito,sono rappresentate troppo piccole per sollevare un corpo tanto grande.
    i draghi volanti si trovano soprattutto in Cina, dove vola leggero al pari di un aquilone ed è tenuto talmente in considerazione da essere un animale di buon auspicio, e nelle Dolomiti.
    la particolarità di questo drago è che è rivestito di pietre preziose che lasciano una scia luminosa come scintille nel cielo; ma guai a guardarlo: si corre il rischio di divenire ciechi.
    in molti hanno provato a catturarlo o almeno di trovare la sua tana per impadronirsi di quelle pietre preziose, ma nessuno ancora vi è riuscito.
    ancora una cosa.
    qualche miscredente pensa che il drago altro non sia una fantasia legata all'interpretazione in chiave mitica dei resti di dinosauri ritrovati quando ancora non si sapeva cosa erano.
    miscredenti appunto.

    Il Basilisco: un alito...che uccide!
    niente a che vedere col basilico oltre che all'etimologia del nome: «basileus» che in greco significa "re".
    solo che se il basilico è il re della cucina, il basilisco ti cucina niente male...
    si chiama "re" per via della corona che porta sul capo.
    niente di strano per una bestiaccia che pare fatta di vari pezzi, come frankenstein: testa di gallo, corpo e zampe da rettile, coda di serpente.
    è un animale conosciuto fin dall'antichità: praticamente in quasi tutte le culture ed è sempre cattivo e pericoloso.
    uccide con lo sguardo e con il fiato, ma ha un solo grande nemico: il gallo, padrone della luce.
    questo lo sapevano bene i viaggiatori del medioevo che quando si mettevano in viaggio non scordavano di portare con loro un gallo a difesa contro il tremendo basilisco.

    Il Grigio Pellegrino


    «You cannot pass! I am servant of the Secret Fire, wielder of the flame of Anor. You cannot pass. The dark fire will not avail you, flame of Udun. Go back to the shadow! You cannot pass!» (Gandalf - JRR Tolkien "Lord of the Rings")

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    Scritto il 22-06-2004 14:00
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    Fram figlio di Frumgar

    Silmaril Silmaril Silmaril
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    Le Streghe

    Ciao,
    metto qui un po’ di considerazioni sulle streghe: per prima cosa devo fare ammenda, perché non sono in grado di dimostrare che esistano nelle fiabe o nelle leggende streghe buone. Ossia, non ho mai trovato che un personaggio positivo di guida (magica) sia definito strega, o meglio, non trovo un riferimento ora. Se lo ritrovo lo posto subito.
    Bene, esistono le vecchine, i vecchietti e le vecchie sagge. Generalmente quando il protagonista di una fiaba ha una qualche difficoltà va da una vecchia saggia per chiedere consigli su come cavarsela come nella fiaba della vivana scacciata che ho riportato. Almeno così succede solitamente nelle valli ladine. C’è da dire che talvolta in quelle valli la guida magica è il parroco, come nella storia che ha riportato mio fratello Gollum (la storia di Piere Gras). In toscana, nelle fiabe che ho letto dal libro dell’ Imbriani succede spesso che il protagonista o la protagonista riceva aiuto magico da una vecchina o da un vecchino, o da tre di questi incontrati in sequenza. Si tratta di un aiuto consistente in un consiglio su come agire e spesso anche costituito da oggetti magici come nella fiaba “Il re porco” che è lunghissima e non sto a raccontare ora. Da qui mi è venuta la tentazione di chiamare queste vecchine streghe. Una donna che conosce la magia… eh, beh! E’ una strega!
    “Una donna che conosce la magia… eh, beh! E’ una strega!” era anche il discorso che facevano nei tempi dell’ inquisizione, e poco importava se la magia era usata a fin di bene. Per loro, gli inquisitori, la magia era sempre una cosa demoniaca.
    E guardate, che di vecchine e vecchini che conoscono i segreti della terra e della natura, delle stagioni e delle erbe ne è sempre stato pieno il mondo. Non sono solo figure mitologiche, ma anche figure reali. In certi posti nel mondo li chiamano sciamani, qui a milano si chamano medeguni. Mio papà ci è stato da un medegun… Si è fatto curare l’ ernia del disco. Il medegun l’ ha preso, l’ ha tastato, ha detto: “qui dentro c’è sabbia, molta sabbia. Bisogna mandar via la sabbia. L’ acqua di mare può portar via la sabbia.” Al che lo ha siringato per bene con presunta acqua di mare. Per una settimana non ha avuto più problemi, dopo ha ricominciato daccapo e si è fatto operare.
    Ma intanto, per una settimana, la cosa ha funzionato!
    Ma se nelle mitologie popolari queste figure sono chiamate vecchie sagge o vecchine non si può far altro che chiamarle vecchine, o vecchie sagge.
    Le streghe comunque non sono le sole donne che conoscono la magia, né gli stregoni gli unici uomini a conoscere la magia.
    NB, altri esseri conoscono la magia, ad esempio le fate, gli orchi, le vivane, ma non sono né donne né uomini, appartengono ad un’ altra razza!

    Chiudo qui.
    La prossima volta vedrò di spendere due parole su streghe (perché ve ne sono di vario genere) e stregoni.
    Grazie e alla prossima,
    Fram



    Nessun tema di riuscirci veramente!
    Socio Eldalië

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    Scritto il 23-06-2004 23:16
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    Mornon

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    Fram figlio di Frumgar il 23-06-2004 23:16 ha scritto:
    Una donna che conosce la magia… eh, beh! E’ una strega!


    L'errore, mio o tuo (non so ), sta nell'esattezza o meno di questa frase: tutte le donne che conoscono la magia sono streghe? Di per sé altri termini potrebbero esistere... la strega è solitamente vista, che io sappia, come qualcosa di negativo (logico che per la chiesa fosse cosí per ogni donna che sapesse usare la magia, etichettando la magia in sé come malvagia), in alcuni miti, se ben ricordo, è anche collegata all'usanza di coprirsi con pelli animali per avere qualche effetto (sí, anche i Mannari, ma mi pare che da qualche parte sia collegato anche alle streghe). La figura del Diavolo appare soventemente, ma, in questo caso, non so proprio se sia derivato da un demone antico, o da un'intromissione ecclesiastica...


    La prossima volta vedrò di spendere due parole su streghe (perché ve ne sono di vario genere) e stregoni


    Se si vuole iniziare, materiale ce n'è fin troppo

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    Scritto il 24-06-2004 00:04
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    Fram figlio di Frumgar

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    Mornon il 24-06-2004 00:04 ha scritto:
    in alcuni miti, se ben ricordo, è anche collegata all'usanza di coprirsi con pelli animali per avere qualche effetto (sí, anche i Mannari, ma mi pare che da qualche parte sia collegato anche alle streghe).

    Coprirsi con una pelle d' animale per trasformarvisi è proprio dello sciamanesimo.
    La figura del Diavolo appare soventemente, ma, in questo caso, non so proprio se sia derivato da un demone antico, o da un'intromissione ecclesiastica...

    Il fatto è che il demone ecclesiastico ha sostitutito quello antico ovunque. O perlomeno in ciò che ho letto. Non so proprio darti una risposta, ma dubito che qualcuno te la possa dare. Però penso, a naso, di no. Ovvero è stata la chiesa a legare chi praticava la magia al demonio per... demonizzare queste persone. Ma è una sensazione. Aggiungo solo questo per ora: molte streghe malvage in varie fiabe non hanno alcun rapporto col demonio.
    A presto,
    Fram

    Nessun tema di riuscirci veramente!
    Socio Eldalië

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    Scritto il 24-06-2004 23:22
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    Melinde

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    Malombra
    Fonte: Toscana Oggi n.24 anno XXII, 20 giugno 2004.
    L'articolo di Elena Giannarelli a pag.11, intitolato "Malombra, un'estiva leggenda da brivido" così racconta questa leggenda toscana:
    [Nelle] ...ore da mezzogiorno alle tre... [...] ...fuori, nella calura e nella luce più assoluta, si muoveva furtiva lei, la Malombra, e se si stendeva su una culla, era la fine per quel bambino; se si proiettava su una casa e vi penetrava, era segnale di lutto; se qualcuno la vedeva, poteva dire addio alla vita. Da mezzogiorno alle tre era la "contr'ora", un momento tremendo, paragonabile a quello che poi, a partire dal medioevo, sarebbe diventata la mezzanotte. Qui invece è il nostro back-ground greco e latino, mediterraneo, a farla da padrone. Meridies e mesembries erano ora di fantasmi, demoni...


    Come non rabbrividire pur nel caldo di questa domenica estiva di luce bianca e accecante che dalla mia finestra vedo riverberare sulla mia adorata campagna toscana, inizio della siccità che ogni anno ci tormenta?
    Qualcuno di voi eldalie conosce altre leggende dell'ora centrale del giorno?


    Melindë

    “L’amore consiste non nel sentire che si ama, ma nel voler amare: quando si vuol amare più di ogni altra cosa, si ama più di ogni altra cosa”. (P. De Foucauld)

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    Scritto il 27-06-2004 17:21
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    tac74

    Silmaril Silmaril Silmaril
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    Una leggenda dei Monti Sibillini
    Ci sono una marea di leggende e miti sui Monti Sibillini, che si trovano nell’Appennino Marchigiano, tra le province di Ascoli Piceno e Macerata.
    Tra le più conosciute (raccontate da Giuseppe Santarelli in “Le Leggende Dei Monti Sibillini”, 1974-1979, Edizioni “Voce del Santuario Madonna dell’Ambro” vi è quella del Lago di Pilato, sul monte Vettore: citando l’autore francese quattrocentesco Antoine de La Sale, che raccolse testimonianze della gente del luogo nel suo libro ”Le Paradis de la Reine Sibylle” (1930, Paris), Santarelli scrive della leggenda che narra che Ponzio Pilato fu fatto uccidere da Vespasiano (e non da Tiberio com’è stato storicamente dimostrato) alla fine dell’assedio di Gerusalemme.
    Tuttavia l’Imperatore volle concedere un’ultima grazia: su richiesta dello stesso Pilato, il suo corpo sarebbe stato posto su un carro trainato da bufali e lasciato in balia della sorte.
    I bufali, seguiti dagli inviati imperiali, si diressero da Roma verso i Monti Sibillini e qui, trafelati, si tuffarono nelle acque rosseggianti del lago col corpo di Pilato e scomparvero per sempre.
    Nel basso medioevo (all’incirca tra il 1250 e il 1500) si recarono sulle sponde del lago numerosi negromanti, attratti dalla fama demoniaca di quei luoghi, per invocare al loro cospetto demoni vari, seguendo un rituale ben preciso: sempre secondo le tradizioni popolari (raccolte queste da A. Graf in “Un Monte di Pilato in Italia” in “Miti, leggende e superstizioni in Italia, Torino, 1925), all’interno di tre cerchi concentrici incisi sulla roccia della riva del lago (uno dei quali si dice tracciato da Virgilio ed un altro da Cecco d’Ascoli), il negromante si doveva porre con un’offerta allo spirito maligno e con un Libro di Comando da consacrare al demone dopo un’invocazione, ottenendo i servigi di quest’ultimo ad ogni lettura del libro, in cambio della sua anima “in contanti”.
    Si dice che qualche negromante abbia avuto a suo servizio qualche demone (questo è tutto da provare, ma penso che sia stato un modo di nascondere il proprio fallimento) , ma si dice anche che la maggior parte di questi presunti adoratori del male se ne siano tornati a casa con le pive nel sacco .

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    Scritto il 05-07-2004 22:22
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    Fram figlio di Frumgar

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    La leggenda di Cianbolpin (o Cian Bolfin)
    Ciao,
    Tac, interessante, molto interessante quello che racconti… ma dimmi, chi sarebbero questi negromanti? È “negromante” il nome che date dalle vostre parti allo stregone? O c’è differenza?
    Melinde, molto interessante anche il tuo post, non avevo mai sentito parlare della malombra, e di leggende legate all’ ora di mezzogiorno. Sempre sentito parlare di leggende di mezzanotte, ad esempio in Fassa si racconta che ci sente recitare nei fienili il Padre Nostro a mezzanotte deve presto morire. Ce ne sono mille altre legate alle streghe, infatti ogni concilio stregonesco che si rispetti inizia a mezzanotte o irretisce il malcapitato spettatore umano protagonista della leggenda a mezzanotte. Tutto questo “mezzogiorno e mezzanotte” mi fa pensare a quanto sia importante il concetto di mezzo, e mi riporta alla mente la discussione sulla Terra di Mezzo nella sezione Tolkien: si diceva la che esistono un mare di posti definiti “terra di mezzo” io tra l’ altro abito in uno di questi posti…
    Ma tornando al titolo del post, è venuta ora di raccontare una delle fiabe a me più care. E’ tratta da “Fiabe e leggende della val di Fassa” di Hugo De Rossi di S. Giuliana, edito dall’ Istitut Cultural Ladin Majon di Fascegn. Comincio:
    Parecchi anni fa (sicuramente più di duecento, direi anche trecento) a Canazei (un posto oggi infestato da un certo “Gollum”) la Regola aveva alcune difficoltà a trovare il pastore che portasse in alpe il proprio gregge. (la Regola è la comunità del paese, e si occupa tra l’ altro, di portare al pascolo tutte le bestie del paese affidandole ad un pastore.) Finalmente si fece avanti un giovane, il cui nome era Cianbopin, che pretese un buon montone guida e una paga sufficiente a mettersi da parte qualcosa. I regolani riconobbero come legittime le sue richieste ed il giorno dopo Cianbolpin era già in giro con le pecore. Qualche giorno dopo si trovava appunto in val Lasties, su una pèla (=ripido pendio erboso, notare la sintesi!) quando vide sul Piz Pordoi (uno dei grandi ammassi rocciosi che costituiscono il gruppo del Sella) una ragazza che stendeva la biancheria. E la cosa si ripeté varie volte nei giorni successivi. Cianbolpin decise di salire lassù fra quelle rupi per scoprire di chi si trattasse, e dopo un’ ardua scalata, dopo ripetuti tentativi vide la ragazza infilarsi in una fenditura della roccia. Seguendola si ritrovò in una splendida sala, dove apparve la ragazza, che spaventata e indispettita gli chiese cosa facesse lì e disse anche che temeva la reazione della sua padrona. Vedendo che la ragazza era veramente bella Cianbolpin affermò che se la padrona fosse stata tanto bella quanto la serva avrebbe cercato di convincerla ad ospitarlo. La ragazza affermò che la sua padrona era molto più bella di lei, ma che non amava farsi vedere dalle persone perché era una vivana, comunque la chiamò e si vide che effettivamente la vivana era mille volte più bella della ragazza.
    Alla vivana piacque la schiettezza del giovane, e gli chiese di restare lì con lei. E così fu, dopo che mandarono la ragazza a portare le pecore in paese dicendo di averle trovate senza pastore. In paese si organizzarono battute per cercare il ragazzo, ma certamente nessuno si arrischiò a salire sulle rupi del Sella, e dopo un po’ si desistette dalle ricerche.
    Intanto Cianbolpin e la sua sposa, il cui nome era donna Kenina, vissero felici nella loro casa sulle rocce, ma ad un certo punto Cianbolpin sentì nostalgia di casa, e chiese a Donna Keniana di poter tornare a far visita ai propri genitori, amici e parenti giù nella valle. Donna Keniana accordò il consenso solo dopo mille preghiere, e gli diede per il viaggio un anello magico: se tenuto al dito poteva portare chiunque nel luogo dove desiderava, se fatto rotolare per terra rotolava fino al palazzo di donna Kenina.
    Cianbolpin si incamminò ed arrivò in paese, ma scoprì che da quando era andato via erano passati tantissimi anni, tantevvero che nessuno si ricordava di lui. Solo una vecchia ricordava che quando era bambina sua nonna le raccontò di un pastore scomparso in val Lastiè.
    Triste Cianbolpin si incamminò per fare ritorno a casa, e durante il viaggio si fermò in un’ osteria dove bevve un po’ troppo e si mise a discutere con dei giovanotti. Tra i vari discorsi saltò fuori un battibecco su chi aveva la donna più bella, e Cianbolpin cominciò a descrivere Donna Kenina come la donna più bella di tutte, e gli altri, decisero di fare una scommessa con Cianbolpin, che lui purtroppo, per orgoglio, accettò. Tutti mandarono a chiamare la propria donna, e Cianbolpin mandò l’ anello.
    Poco dopo arrivò la serva che disse che la sua padrona non sarebbe venuta, e gli chiese, anzi gli intimò, di tornare subito.
    Cianbolpin la rimandò indietro pretendendo che Donna Kenina venisse da lui.
    Infatti arrivò donna Kenina, ma era così arrabbiata che senza dire una parola sfilò l’ anello a Cianbolpin e se ne andò. Tutti riconobbero che la donna di Cianbolpin era la più bella, ma lui era molto triste perché sapeva che senza anello sarebbe stato praticamente impossibile ritornare a casa.
    Mentre girovagava la disperata ricerca dell’ ingresso, una notte sentì le voci di tre briganti che si accampavano. Scese, e chiese di essere ammesso alla combriccola. I briganti accettarono di prenderlo con sé e gli offrirono da mangiare, lui, nel sedersi prese un vecchio mantello sdrucito e fece per gettarlo via, ma i briganti lo fermarono, perché quello era un mantello magico. Bastava dire Ui lì, Ui là che ci si ritrovava nel posto indicato, o Ui nel tal posto, per ritrovarsi nel tal posto. Cianbolpin insistette per provarlo, e i briganti, dopo avergli fatto promettere di non fare brutti scherzi, pena la morte gli concedettero di provarlo. Lui esclamò: “Ui sul Pordoi” e si ritrovò sul Pordoi, dove i briganti manco lo vedevano, tanto era lontano.
    Sul Pordoi però non trovò la casa di Donna Kenina, ma una porticina di legno. Entrò senza neanche bussare si ritrovò di fronte una donnina bruttissima che preparava la colazione che si spaventò moltissimo.
    Ripresasi dallo spavento raccontò a Cianbolpin di essere la moglie del Vento, e lo pregò di andarsene, perché suo marito, se l’ avesse trovato l’ avrebbe fatto a pezzi certamente. Ma Cianbolpin convinse la donnina a dargli da mangiare e a nasconderlo.
    Quando era nascosto per bene arrivò a casa il Vento. Che subito annusando l’ aria scoprì che lì c’era un estraneo. Cianbolpin allora saltò fuori, e chiese al Vento di essere suo servo.
    Il vento si mise a ridere, dicendo che aveva bisogno solo di chi poteva volare, al che Cianbolpin replicò che lui, sì, poteva volare. Il Vento volle metterlo alla prova il giorno dopo chiedendogli di accompagnarlo a Pecedac e di aiutarlo a compiere un lavoro: doveva infatti sradicare degli alberi per cui le regole di Gries e Canazei erano in lite. L’indomani Cianbolpin prese il suo mantello e partì insieme al Vento. Partì insieme, arrivò ben prima, e quando anche il Vento sopraggiunse aveva già sradicato tutti gli alberi: lo aveva fatto avvolgendo il tronco di ogni albero col mantello e dicendo poi: “Ui in alto!”. Il Vento si avvide che aveva trovato un valido collaboratore.
    La sera l’ orco disse a Cianbolpin: “Oggi hai lavorato bene, per i prossimi tre giorni sia io che te dovremo riposarci, perché ci aspetta un lavoro difficile: infatti Donna Kenina aspetta un bambino e finchè sta a letto dovremo pulire ed arieggiare le stanze. A dir il vero Donna Kenina mi avrebbe proibito di portare con me estranei, ma tu sei un così bravo ragazzo che penso che non se ne avrà a male.”
    Tre giorni dopo, il Vento volò a casa di Donna Kenina, e grazie al mantello magico Cianbolpin riuscì a seguirlo. Nella casa il Vento si mise a soffiare ed ululare, spazzando via ogni granello di polvere da tutte le stanze. Quando entrarono nella stanza dove Donna Kenina riposava Cianbolpin, senza farsi vedere volò sotto il letto, mentre il Vento continuò il suo giro e quando l’ ebbe finito, pensando che Cianbolpin fosse già tornato a casa se ne andò anche lui.
    Cianbolpin invece era sotto il letto di Donna Kenina, e mentre quasi stava per addormentarsi udì un pianto di bimbo. Arrivò la serva che cullò un poco il bimbo (che era molto bello) lo cullò e lo rimise nel lettuccio. Poi andò a prendere un piatto di frittelle per Donna Kenina, la quale si rammaricò con la serva: “Come sarebbe bello se il suo papà fosse qui con noi, sono stata troppo dura nel togliergli l’ anello, per una sola volta in cui mi ha disobbedito. Chissà dove sarà adesso?”
    Al che Cianbolpin saltò fuori ed esclamò: “Sono qui!”. Abbracciò la moglie, baciò il figlioletto, raccontò la sua storia e poi riprese a baciare figlio e moglie fin quasi a morirne.

    Commenti miei:
    E’ quasi del tutto uguale alla storia di Leombruno che ho già raccontato. Però c’è in più il fattore tempo! Ovvero nella casa di Donna Kenina il tempo trascorre molto lentamente. Si vede che è un palazzo dell’ aldilà. (ciò non significa che l’ isola di Donna Chelina non lo sia). Come del resto nella leggenda del pastore sposato ad una Agana di Mithrandir (post del 05-06-2004 12:34).
    Keniana, Come Chelina derivano da Aquilina, ne segue che la variante fassana è arrivata in fassa dall’ Italia. Nella corrispondente fiaba Grimmiana “Il re del monte d’ oro” il nome della regina sposa non viene ricordato, altro indizio che la fiaba si è mossa da sud a nord, secondo me: infatti penso sia più probabile perdere particolari come questo piuttosto che acquisirli: ci vuole niente a dimenticarsi un nome, soprattutto se nella propria lingua non significa o non ricorda nulla.
    A proposito di nomi dei personaggi: “Cian” vuol dire cane. E’ ben strano che un ragazzo si chiami Cane. Il De Rossi dice che probabilmente il cane del pastore si chiamasse Bolpin, e il pastore, non rivelò il proprio nome alla serva di Donna Keniana, affermando di chiamarsi come il proprio cane.
    K.F. Wolff, nel riportare questa stessa leggenda nel suo “I Monti Pallidi” afferma invece che Cianbolpin fosse così chiamato perché allevato dal patrigno in un canile, dove tutti, per schernirlo lo chiamavano cian. Ma si sa che il Wolff inventa, e non poco…
    Comunque la cosa mi ricorda tanto Cuchuclainn, un eroe gallese che prese il nome Cane (perché questo vuol dire cu) di Cuchuclainn dopo aver sconfitto quest’ ultimo in battaglia. Cosa voglia dire tutto ciò non lo so, noto soltanto le analogie che ci sono tra leggende di posti lontanissimi. Dubito che ci siano influenze gallesi in questa storia. Forse tutto il succo del discorso sta nel fatto che ad un uomo, indipendentemente dalla sua razza o cultura, ogni tanto viene voglia di raccontare una storia dove il protagonista si chiama Cane. Perché è un bel mistero, voi che ne pensate?
    L’ orco.
    Il De Rossi, nel quaderno delle annotazioni scritto in ladino sotto “dettatura” dei pastori ed abitanti della Val di Fassa scrive sempre “el Vent”. Poi traduce con il termine tedesco corrispettivo dell’ orco.
    In effetti questo Vento assomiglia molto ad un orco, ha anche l’ orchessa che cerca di allontanare il protagonista come in molte fiabe di orchi. Vi sono altri esseri molto simili in Ladinia. L’ Orco di Badia, L’orco del Marebebe, che sono esseri in grado di cambiare forma ed apparire sotto forma di carri, animali, o tempeste, o sfere. La Katertempora fassana, ovvero la Caccia Selvaggia, più che un essere una misteriosa esplosione di violenza e terrore.
    Ma quasi quasi questi discorsi li continuo altrove…
    Salute a te, nobile e magnifica comunità di Eldalie!
    Fram.



    Nessun tema di riuscirci veramente!
    Socio Eldalië

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    Scritto il 07-07-2004 22:40
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    Lascarad

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    Venezia e` una citta` piena di misteri e leggende,ma la piu` famosa e quella che preferisco e` la storia di Ca' Dario.La famiglia era ricca e famosa,ho persino sentito delle voci riguardo al fatto che un membro della famiglia sia stato Doge,per un breve tempo.I membri della famiglia sono tutti morti in circostanze misteriose.Alcuni si sono impiccati senza ragione,altri assassinati o decapitati,altri ancora avvelenati o trovati motri nel loro letto.Si dice che tuttora i fantasmi dei Dario vaghino per il palazzo lamentandosi con urla strazianti in grado di far impazzire di paura chiunque le ascolti.

    Mìrluin il 10-06-2004 11:46 ha scritto:

    un miliardario americano, nel 900, l'ha comprata, scettico, ed è morto poco dopo annegato in piscina! Da allora nessuno l'ha più voluta, ma per me è rimasto sempre un affascinante mistero...

    Questa non l'avevo mai sentita(Peccato che non ci sia lo spazio per fare una piscina,dove la metterebbero?in camera da letto?o nell'atrio? ,non c'e` un giardino,solo la casa vicina ce l'ha..)Quello che ho sentito,invece(fonte:mio padre),e `che quando la sottoscritta aveva tre o quattro anni,Woody Allan ha passato una notte nella casa,con la fidanzata, perche` interessato all'acquisto.Il giorno dopo ha fatto i bagagli di tutta fretta.
    (Mi hanno detto che quel giorno io passavo di li con mio padre e gli ho stretto la mano e gli ho chiesto come si chiamava.A quell'eta`lo facevo sempre... )
    Lascarad Nenuial

    'Un'ombra nera,stranamente aggraziata,toccò il suolo.Ma lì la grazia del volo finì e rimase soltanto l'orrida scompostezza di un corpo sfracellato.'
    Dennis Hammley,L'angelo della morte.

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    Scritto il 08-07-2004 01:35
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    Astrid

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    Vediamo..è strano che nessuno abbia già raccontato la leggenda delle trecce dei cavalli,molto diffusa(se lo avete fatto,scusatemi,ma non posso continuare a leggere la sesta pag.).Si narra che,nottetempo,la regina delle streghe,o delle fate,o anche una strega o una fata,per dispetto,intrecci la criniera e/o la coda dei cavalli in strette treccioline e che il proprietario del cavallo fosse costretto a tagliare la treccia,perché se l'avesse sciolta la sfiga lo avrebbe colto.
    Ora che ci ripenso,mio cognato (ehm,ehm,quasi cognato) mi ha raccontato che il macellaio del suo paese (Contigliano,in provincia di Rieti) fosse un lupo mannaro...quando aveva un attacco,non obbligatoriamente di notte,ma anche sul lavoro,andava ad immergersi in una vasca piena d'acqua in un'altra stanza...questa purtroppo è una malattia vera,non licantropia.
    A Siena (se non erro) si narra di un prete che andò a dare l'ostia consacrata ad un contadino malato e la mise tra le pagine del breviario.Quando lo aprì per dare la Comunione al contadino scoprì che l'ostia si era liquefatta in sangue...si andò a confessare da un vescovo che sarebbe stato santificato in seguito (ehhh,che volete,proprio non me lo ricordo chi era!),il vescovo gli diede l'assoluzione e chiese di vedere queste pagine sporche di sangue.Una pagina è rimasta a Pisa (se non erro) fino ai tempi napoleonici,l'altra è ancora a Cascia.Un particolare:secondo il libretto che lo racconta,è possibile notare un volto sofferente.
    Purtroppo,per l'ignoranza e la cafoneria dei giovani,molte leggende sono state perdute...
    Come tradizioni...uhmmmm...vediamo un po'...

    Aurea est potestas. [Artemis Fowl]

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    Scritto il 08-07-2004 16:39
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    Amberle

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    Astrid il 08-07-04 16:39 ha scritto:

    Vediamo..è strano che nessuno abbia già raccontato la leggenda delle trecce dei cavalli,molto diffusa(se lo avete fatto,scusatemi,ma non posso continuare a leggere la sesta pag.).Si narra che,nottetempo,la regina delle streghe,o delle fate,o anche una strega o una fata,per dispetto,intrecci la criniera e/o la coda dei cavalli in strette treccioline e che il proprietario del cavallo fosse costretto a tagliare la treccia,perché se l'avesse sciolta la sfiga lo avrebbe colto.


    A proposito di questa leggenda... io e il mio ragazzo abbiamo dei cavalli... ci è capitato spesso la mattina di trovare una piccola treccina nella criniera di qualcuno di loro, treccina che la sera prima non c'era... la nostra spiegazione è sempre stata "qualche cretino", anche se vorrei sapere chi di notte si mette a intrecciare le criniere ai cavalli!!!
    E' inquietante....

    Io sono una vita che vuole vivere, circondato da altre vite che vogliono vivere.
    - Albert Schweitzer

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    Scritto il 08-07-2004 16:46
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    tac74

    Silmaril Silmaril Silmaril
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    I "Negromanti"
    Non ti preoccupare, caro Fram figlio di Frumgar, il negromante della leggenda del Lago di Pilato (vedi sopra: "Una eggenda dei Monti Sibillini") non è Sauron che si aggirava per l'Italia centrale cercando di parlare con Morgoth attraverso presunti portali interdimensionali
    La figura del negromante che viene descritta nella leggenda è molto popolare nella tradizione di tutta l'Europa: si tratta di un misto tra l'alchimista classico (alla ricerca delle "solite cose", come la pietra filosofale e l'elisir di lunga vita) e una sorta di satanista Ante Litteram che cerca di piegare ai propri voleri un'entità sovrannaturale per conseguire dei benefici materiali (la vita eterna, la ricchezza e il potere sugli uomini).
    Il termine "stregone" lo trovo non molto adatto, in quanto, generalmente, egli è sì un esperto di cose sovrannaturali, ma le usa non per proprio vantaggio, ma piuttosto su commissione, essendo di solito più interessato alla parte teorica che a quella pratica (questo è quello che ho interpretato leggendo qua e là, ma potrebbe essere solo una mia teoria del tutto sbagliata, nel caso cercate di correggermi ); inoltre non è necessariamente dedito al male come il negromante classico, ma si avvicina più alla figura di "mago", il cui esempio più classico è il Merlino del ciclo arturiano.
    Nel basso medioevo ci fu una vera proliferazione di queste figure inquietanti, che a suo modo bisognerebbe ammirare in quanto non si facevano intimidire (sia pure per sola avidità) dalla cultura imperante del tempo in cui vissero, secondo la quale molto di quello che non era spiegabile in modo immediato veniva bollato con "diabolico et malvagio", come è riportato in un manoscritto medievale conservato (spero ci sia ancora!) nell'Archivio Comunale del mio paese (Amandola, AP fra poco FM)(se ci potessi mettere le mani sopra!!!).
    Certamente la quasi totalità di questi tali era in "buona" fede, ma non penso che ce ne sia stato qualcuno che possa aver raggiunto un qualche risultato da queste pratiche diaboliche, anche perchè coloro che andavano proclamando di aver messo al proprio volere un demone o uno spirito malvagio diventavano spesso carburante per riscaldare le pubbliche piazze.

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    Scritto il 09-07-2004 17:41
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    Astrid

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    Una cosa che mi ero dimenticata:l'Infiorata di S. Antonio!Tutti gli anni,quando c'è la processione,le strade dove passa la processione vengono disegnate e decorate con fiori e segatura.Mi sembra perché durante un bombardamento una casa dove c'era una ragazza venne semi-distrutta e la ragazza cadde di sotto,ma invocò S. Antonio e non si fece neanche un graffio.Da allora,per ringraziarlo dei miracoli,si fa l'infiorata.Neanche per la nostra patrona lo facciamo!
    Scusate,ma la nostra cittadina è ancora un po' bigotta,quindi alcune leggende sono legate alla Chiesa...comunque,ho consultato mia cugina,ecco le leggende di Bolsena.
    Si dice che un pecoraro,o un ragazzo che comunque doveva badare a delle bestie,incappò in un temporale quando stava portando al pascolo le bestie.Entrò in una capannuccia disabitata e accese il fuoco con un fascetto di erbe che aveva in mano.Vide due figure nere e uscì di corsa e inciampò in una bestia.Le due figure uscirono:erano due streghe,che lo invitarono.Lui accettò,solo per quella notte.Il giorno dopo ritornò a casa,ma i genitori lo cacciarono perché (non si sa come) sapevano che aveva dormito in casa di streghe.Quindi il pecoraro (o quello che era) tornò nella capannuccia,vicino al camino.Lì un fulmine lo colpì:era la punizione divina per aver dato retta a delle streghe.
    Un'altra leggenda narra di un ragazzo che andava a passeggio e incappò anche lui in un temporale.Entrò in una casetta disabitata.Un armadio a muro era aperto e vide due figure umane.Se la fece addosso e corse di fuori,ma inciampò anche lui,sbatté la testa e morì.A questo punto,mia cugina mi ha detto che in realtà le due figure umane erano due signore che si riparavano dalla pioggia,ma si dice sempre che erano due streghe che fecero crescere l'edera per allontanare i curiosi e dare riposo all'anima del ragazzo bla bla bla.
    Per evitare che i ragazzini e bimbi uscissero di notte,i genitori dicevano che le streghe buttavano i sassi nel lago e potevano essere colpiti,mentre in realtà erano i pesci che saltavano.
    S. Anna è la protettrice delle madri,quindi a una donna incinta o che allatta si dice:"Che S.Anna te lo manni",cioé "Che S. Anna ti mandi il latte".
    Mia sorella mi ha detto una cosa su un Lupo Mannaro nel paesello di mia nonna,le vado a chiedere...
    Ah,queste storie sono di Rieti e provincia,se non l'ho detto prima...

    Aurea est potestas. [Artemis Fowl]

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    Scritto il 11-07-2004 16:05
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    Falby

    foglia di Telperion
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    SU RETE 4
    Non so quanto possa centrare, ma vi segnalo che mercoledì alle 21.00 su rete4 va in onda uno speciale sulle storie e le leggende di fantasmi (GHOST STORIES - STORIE DI FANTASMI)....
    Falby



    Mantenetevi folli e comportatevi come persone normali.
    Paulo Coelho

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    Scritto il 12-07-2004 15:36
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    Amberle

    Silmaril Silmaril Silmaril
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    Mia madre è di origine umbre, e dalle sue parti c’è una leggenda sui Monti Sibillini. Secondo le tradizioni, la Grotta Sibilla era abitata da una misteriosa profetessa (la Sibilla Appenninica ), condannata da Dio nelle profondità della montagna, in cui sarebbe dovuta rimanere sino al Giudizio universale, per essersi a Lui ribellata dopo aver appreso che non sarebbe stata lei la madre del Cristo, ma un'umile Vergine ebrea. La cima del monte, circondata da una fascia di rocce rosate, dà veramente il senso della corona di una regina: la Regina Sibilla. Secondo tradizioni locali, la Sibilla era invece la Signora Fata, una Fata benefica, le cui ancelle scendevano a volte nei paeselli vicini ed insegnavano alle fanciulle tutti i più bei segreti della filatura e della tessitura, ed a volte si trattenevano a danzare con i giovani il tradizionale "saltarello". Ma prima del sorgere del sole dovevano rientrare nelle loro sedi: se ciò non fosse avvenuto, non le avrebbe più accettate nel suo regno ed esse sarebbero diventate delle misere mortali.Una volta, però, per poco non accadde l'irreparabile, e fu quando le "faterelle" non si avvidero che tra danze e libagioni la notte stava ormai per finire. Che fare? Esse cominciarono a correre sempre più velocemente su per il Vettore, ed i loro zoccoli di capra colpivano il terreno così violentemente che sembravano addirittura frantumarlo. Fortunatamente per loro, fecero in tempo a rientrare nella grotta prima che giungesse l'alba e la Regina non dovette perdere neppure una delle sue ancelle. A perenne ricordo di quella corsa estenuante, sulla parte del monte che avevano attraversato, rimase una lunga striscia di ghiaia, traccia tangibile del loro passaggio che tutto aveva travolto, prato e roccia. Quella striscia, che spicca ben visibile sul Vettore, è chiamata ancor oggi Strada delle Fate o Sentiero delle Fate. Questa è la versione più comune della leggenda, ma ne esiste, dobbiamo dirlo, una variante secondo la quale le Fate, non essendo arrivate alla Grotta prima dell'alba, furono dalla Regina punite per il loro ritardo e trasformate in rocce.

    C’è invece una bellissima leggenda che ho sentito in Trentino, dove andavo anni fa in vacanza.
    All’imbrunire le cime delle montagne assumono un tono rosa che passa gradatamente al viola.
    Narra la leggenda di Re Laurino che nel magico regno del popolo dei nani governasse Re Laurino che, sul Catinaccio, aveva il suo splendido giardino, tutto coperto di rose. Il buon Laurino aveva una bellissima figlia, Ladina, che viveva felice nel suo magnifico regno insieme all'amorevole padre. Un giorno il Principe del Latemar, incuriosito dalla presenza di quelle stupende rose in un luogo tanto aspro e selvaggio si inoltrò nel regno di Laurino, vide Ladina, se ne innamorò perdutamente e decise di rapirla e portarla con sé sul Latemar per farne la sua sposa. Laurino, disperato per la fuga della figlia, maledisse i fiori che lo avevano tradito rivelando la posizione del suo regno e ordinò che le rose non fiorissero più, né di giorno né di notte. Ma aveva dimenticato il tramonto.
    Ecco perché, ancora oggi, a quell'ora del giorno, sulle splendide montagne della Val di Fassa fiorisce l'Enrosadira.



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    - Albert Schweitzer

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    Scritto il 12-07-2004 16:35
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    Fram figlio di Frumgar

    Silmaril Silmaril Silmaril
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    Località:
    Milano
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    Ciao,
    un ottimo sito su cui ho trovato infomazioni interessantissime sulla mia Città Milano è questo: http://www.storiadimilano.it/, nella sezione miti e leggende si può leggere di fantasmi, della famigerata "Bestia Feroce" (una di quelle storie che sono, come dico io, mitologia incarnata nella realtà) delle processioni chiamate Litanie Triduane, trasformate dalla gente in "Feste delle lasagne" in cui la gente offriva sulle finestre cibo per ingraziarsi le "aeree infeste podestà", cioè gli spiriti dell' aria.
    Buona lettura consigliata,
    Fram


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    Socio Eldalië

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    Scritto il 12-07-2004 22:46
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