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Mornon

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anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere
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Scriviamo per...
Parlando dello scrittore, del come si arriva a un romanzo...

"Scriviamo per farla finita con noi stessi, ma con il desiderio di essere letti, non c'è modo do sfuggire a questa contraddizione. È come se annegassimo urlando: 'Guarda, mamma, so nuotare!'. Quelli che gridano piú forte all'autenticità si gettano dal quindicesimo piano, facendo il tuffo d'angelo: 'Vedete, sono soltanto io!". Quanto a sostenere di scrivere senza voler essere letti (tenere un diario, per esempio), significa spingere fino al ridicolo il sogno di essere contemporaneamente l'autore e il lettore." (da Ecco la storia, Daniel Pennac, Ed. Feltrinelli, tradotto da Yasmina Melaouah).

Cosa ne pensate di questo paragrafo? Io ci sto ancora pensando sopra, ma mi ha colpito...

Possiamo diventare adulti fuori. Dobbiamo rimanere bambini dentro.

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Scritto il 22-08-2003 20:08
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Scardarelli

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Ciao, mi dispiace , ma non sono perfettamente d'accordo con ciò che scrive il nostro Pennac e fondamentalmente perchè non credo nella figura dell'autore , come colui che scrive i propri testi .
Non credo nello scrittore-onnipresente-divinità !!
o meglio non mi piacciono questi tipi di scrittori .
Penso che la scrittura sia un gesto di totale abbandono al linguaggio , come se nel gesto dello scrivere sia il linguaggio a scriversi, come se il linguaggio che parliamo ci usi come mezzi per la sua realizzazione .
Penso che Tolkien abbia lasciato nella letteratura uno dei segni più forti e più consapevoli della potenza del linguaggio, e di come non si possa che essere travolti da esso .

.. e poi non mi sento di appoggiare chi definisce il diario , sicuramente la forma più intima della letteratura, il sogno ridicolo di essere contemporaneamente autore e lettore. Non è forse anche il pensiero la prima forma di diario? ... E dovremmo forse spegnerlo o sentirci ridicoli?

Mah !!
"...finchè cala veloce l'annata nell'autunno
e ci avvolgono sempre nubi e nubi "
ciao

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Scritto il 22-08-2003 21:34
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Nymlhyril

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Atto Poietico-Immaginativo - Prima parte


Uno scrittore vive in un ambiente in cui l’individualità va contro il collettivismo, il creativismo contro il conformismo, il proprio essere contro ogni forma di limitazione mentale e fisica. L’essere in questione, che egli rappresenta, finché non acquisito il Principio Creativo, vive una sua personale libertà, seppur priva di coscienza. Con l’acquisizione della consapevolezza di appartenere ad un ambito superiore, egli si sente schiacciato, oppresso dall’idea di non essere libero, privato di una sua identità personale… all’interno della propria mente creativa. La sua finalità è ancor di più di ciò che ognuno pensa, ottenere la propria identità, rompere i canoni preformati della materia plasmabile da cui sugge i “suoi“ ricordi. Sono veramente i suoi? La condivisione alveare è forse l’illusione di una vita effimera, impostata solamente per soddisfare molteplici funzioni di un unico principio?
Lo Scrittore deve trovare al più presto delle risposte o la sua identità sarà annullata dal suo alter ego creativo. Il creativo che abita la mente di se stesso è un ribelle, uno schiavo alla ricerca della sua libertà. L’arena in cui egli può riscattare quest’agognata libertà, come un antico gladiatore, si configura con la sua stessa mente; una continua lotta contro la sua volontà per accedere ad uno stadio più recondito, più oscuro… la sua Autocoscienza, l’Onniscienza Creativa. La percezione di se stesso, la consapevolezza d’essere vivo, di esistere ma soprattutto di dominare quel mondo che egli disconosce e che conosce soltanto in un sotto livello testuale. Le armi non saranno il gladio o lo scudo ma la comprensione, la contemplazione delle proiezioni, sue cellule costitutive.
Chiunque abbia la possibilità di banchettare al desco di quell’essere creativo, cibandosi del suo più intimo pensiero, segreto, non solo ha la possibilità di percepire la sua emozione ma di vedere attraverso i suoi occhi. Il Lettore vive una realtà che è la sua o si trova ancora in un sogno? La “Musa” ha veramente smesso di sognare? Si tratta della comprensione di ciò che realmente ci circonda? Quesiti questi che hanno sempre avvilito e afflitto coloro che hanno dedicato la loro vita alla ricerca delle proprie origini, in cambio di un’uscita dalle recinzioni mentali del principio creativo. La ricerca di un unico sentiero, un flusso di pensiero che porti all’esterno della mente, di chi?
Della propria, oh siffatta limitatezza, o dell’individuo stesso, incapacità di comprendere ciò che è infinito?
Tutte le creature viventi dotate di capacità d’intellezione che possiedono la consapevolezza di attendere ad un’unica fonte, lo scrittore, ma in particolar modo di condividere un’unica mente, sono rese schiave dall’inconsapevolezza di quel processo che essi definiscono Lettura.
Il personaggio metatestuale è considerato dal creativo come un insieme di Concetti, fusi tra loro per formare l’Idea Organica d’Essere. Un prodotto che pur potendosi considerare organico è più di un’astrazione, una proiezione. La realtà in cui esso vive è solo ciò che lo scrittore vuole che sia. Non sempre vero a causa di giochi illusori o divagazioni della sua mente alveare, pensieri nel loro sbocciare che vanificano la realtà psichica, nella quale vive la povera vittima. Alla fine un’unica domanda, che penetra nei tessuti del proprio cervello con l’intensità di un’emicrania, per poi divenire un male che consola la solitudine dell’essere pensante: chi sono veramente?



“L’emozione senza lo spirito è come una spada senza il braccio che la comanda” (detto di un Alkhavyr della Terra)

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Scritto il 22-08-2003 22:03
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Nymlhyril

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Atto Poietico-Immaginativo - Seconda Parte


Cresce, cresce nel fuoco della coscienza fino a divenire un incendio che divampa con la stessa intensità di una tempesta; nessun preavviso, un inizio armonico che fa delle sue dissonanze future un nuovo motivo più grave e drammatico, concludenti in una morte tragica delle stesse sensazioni, degli stessi pensieri.
Non sempre ottenere la consapevolezza d’appartenere ad un essere superiore, è un vantaggio per l’individuo. Il limbo mentale che precede l’acquisizione è un Paradiso al confronto, vivere senza sapere, la vera filosofia della capacità creativa. Un Purgatorio inesistente, dove l’attesa ridurrebbe soltanto in cenere qualsiasi anelito al raggiungimento di uno stato definitivo. Il Principio diviene la causa scaturente, ciò che da inizio alla sofferenza, all’estenuante lotta per la verità, la propria!
Un completamento, in cui il Lettore possa contemplare la mente dell’essere intelligibile, i suoi processi intellettivi che promanano dal piano meccanico dell’opera dopo che i personaggi hanno finito il loro viaggio proiettivo, portando con sé i ricordi dello scrittore stesso, il più bello dei doni della lettura condivisa.
Conoscere e soprattutto comprendere i suoi concetti, le sue idee.
Nella memoria alveare d’ogni artista, i ricordi rappresentano il cibo per ogni frammento proiettivo, per ogni individuo partorito dalla sua immaginazione, dotato o non dotato di consapevolezza, per ogni individuo che si accosti a quel “freddo” sistema di meta-comunicazione che è il proprio creato. La sua forza nasce, cresce e muore in relazione all’intensità di un ricordo. Esso può lacerare la carne, con la stessa intensità di un artiglio o donare pace e felicità con la semplice osservazione dello scorrere di un fiume. La quiete, la sofferenza e la speranza sono tutti principi che in quest’ambito valgono relativamente.
Il potere del Creativo sta proprio nel condividere, molteplici, infiniti, e millenarie conoscenze d’interi universi, pianeti, mondi e piani, e tutti coloro che condividono la mente alveare possono condividere queste esperienze: questo è il vero potere del suo prodotto finale, il testo. Un’Onniscienza ottenuta attraverso l’alta concentrazione delle sue semantiche, questa capacità di concentrare molteplici informazioni in una superficie molto ristretta. Solo le menti più allenate e dotate di un sapere privilegiato potranno rilevare questo “mondo” parallelo, che vive in maniera simbiotica con il mondo corrente.
Una realtà nascosta, composta dalle più potenti forme archetipiche dell’immaginazione. Senza la condivisione con la sua essenza noi non possiamo percepirla ma solo immaginarla. Anche, una volta scoperta la realtà che sta dietro il velo d’illusorietà, continuiamo a rimanere ciechi… una cecità che in ogni modo avrà presto una fine, dipendente solo dalla nostra ottusità, dalle nostre convinzioni.
Una realtà sottostante che noi calpestiamo continuamente e che respingiamo non appena è troppo prossima alla nostra comprensione. È lì che aspetta il nostro risveglio, la nostra capacità di percepire ciò che sta oltre i caratteri preformati delle illusioni cui ci siamo tanto assuefatti, cui la Musa ci ha tanto abituati.
Noi preferiamo parlare di diversi livelli di realtà, di verità: ma la verità è una, il pensiero di un essere mortale, il principio dell’esistenza di una realtà meta testuale, fatta di principi, cognizioni e suoi significanti che riflettono inesorabilmente la presenza di un’altra realtà logica.

(Sintesi da "I Dialoghi di Cassandra")


Ciao!!!!


“L’emozione senza lo spirito è come una spada senza il braccio che la comanda” (detto di un Alkhavyr della Terra)

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Scritto il 22-08-2003 22:05
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Scardarelli

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... finalmente posso rispondere !!!
il testo che citi non lo conosco , e sicuramente non è di facile lettura ...
Allora, sopratutto nella prima parte non mi convincono del tutto alcune affermazioni , semplicemente non credo alla condivisione alveare . O meglio credo che esista qualcosa del genere nel linguaggio ( come dice nella seconda parte ) , un labirintico gioco di specchi che agisce in ogni parola...
ma che si possa applicare addiritura ad un'esperienza come il ricordo mi sembra eccessivo . Come se tutti vivessimo un unico sogno . Non è la morte della scrittura ?
il primo capoverso della prima parte rompe con tutto , anzi dirompe !
Poi si perde nel delirio . Che non è male ...
Dà la stessa sensazione di stare davanti a un trittico di Francis Bacon .
Mi piacerebbe saperne di più , tipo autore- edizione ?
ciao grazie



" ... quì , negghittoso , immobile sedendo ,
il cielo , la terra , il mare miro
e sorrido "

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Scritto il 27-08-2003 12:07
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Llewellyn

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Bella questa discussione!! Scusate se la riesumo, ma sono stata lontana dal forum un po' di tempo e non ho potuto parteciparvi subito, quando è stata aperta...

Io non credo che esista una definizione fissa, eterna e immutabile della scrittura, né del lavoro dello scrittore. Ogni scrittore percepisce se stesso, la propria attività e la propria scrittura in un determinato modo e ogni modo (a patto che si tratti di veri scrittori e non si semplici "sforna-libri") è rispettabile e ci insegna qualcosa.
Più nello specifico, sono d'accordo con chi dice che si scrive per essere letti (magari anche solo a livello inconscio), giacchè la scrittura (il linguaggio) è essenzialmente comunicazione. Lo scrittore vede, cattura con lo sguardo e comunica ciò che vede. Su questo argomento ho letto di recente una bellissima raccolta di saggi brevi. Ve la segnalo, magari a qualcuno potrebbe interessare:

Flannery O'Connor, Nel territorio del diavolo. Sul mistero di scrivere, Minimun Fax, Roma 2002.

"Quando le mie iridi già smorte / perderanno la vita che spira / dalle tue certe pupille / tornerò alle antiche colline, / ai ricci addormentati, / andando per strade ritorte, / imprecando a velate scintille..."

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Scritto il 10-09-2003 11:36
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Nymlhyril

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La Minimum Fax è una casa editrice che tengo in gran considerazione.



“Il corpo della donna è un foglio di carta bianca, sul quale fregiar del proprio amore proibito, il seme di un giovane amante”.

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Scritto il 10-09-2003 11:39
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Llewellyn

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Vero? A volte sono le case editrici più piccole e meno conosciute sul mercato a pubblicare i testi più belli...

"Quando le mie iridi già smorte / perderanno la vita che spira / dalle tue certe pupille / tornerò alle antiche colline, / ai ricci addormentati, / andando per strade ritorte, / imprecando a velate scintille..."

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Scritto il 10-09-2003 11:45
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Nymlhyril

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Questo succede perché ormai case note seguono una loro linea editoriale già chiusa (nel vero senso della parola, anche mentalmente) tralasciando scrittori meritevoli che invece stanno nell'ombra. Ma la questione dell'editoria italiana è ancor più controversa di una qualsiasi discussione sull'arte e sull'artista. Il fatto che siano case editrici più piccole non vuol dire che siano più scarse, è un problema fondamentalmente di ordine distributivo. Scrittori come ad esempio Mario Desiati, che consiglio caldamente con l'opera "Neppure quando è Notte!!, ha pubblicato con la Pequod, che è anch'essa un'altra ottima casa editrice.

Inoltre per la critica, consiglio un libro recente favoloso, un must, che tratta critica e la posizione dello scrittore nella nostra era, è La parola infetta - Giampiero Marano – Nuova Editrice Magenta – Collana Lo scrittoio - Pagine 272 – 13,5 Euro






“Il corpo della donna è un foglio di carta bianca, sul quale fregiar del proprio amore proibito, il seme di un giovane amante”.

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Scritto il 10-09-2003 11:59
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Llewellyn

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Nota dolente, quella dell'editoria moderna... Si fatica a conoscere e si fatica ad emergere. I ritmi di lavoro sono stati notevolmente accelerati, anche a scapito della qualità del prodotto...

Non conoscevo la Pequod, hai fatto bene a segnalarla!

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Scritto il 10-09-2003 14:00
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Dalamar

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Se io fossi uno scrittore, interpreterei il mio scrivere come... un desiderio di lasciarsi dietro un qualcosa di sè.

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Scritto il 10-09-2003 16:15
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*yelle*

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Sono d'accordo con Dalamar, secondo me scrivere è come lasciare agli altri la propria voce, e quando la tua voce si spegne davvero, è un modo x diventare immortali e farsi sentire da chi verrà dopo di noi

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Scritto il 10-09-2003 16:22
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Elenwen

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In questo momento per me scrivere é il mio modo per sentirmi a casa...
racconto agli amici quello che mi capita, le cose strane - belle e brutte - che vedo, é un modo come un altro per osservare quello che mi capita e tentare di capire perché succede questo o quello, se sono troppo melodrammatica oppure non prendo le cose abbastanza sul serio... chiamiamola pure autoanalisi, che c'é di male?

Per me uno degli scopi principali dello scrivere, del mio scrivere - lettere, poesie, diari (non avevo mai sentito una definizione piú azzeccata di quella che ha riportato Mornon ) e compagnia, insomma, qualcosa di autobiografico - é il ricordare, serbare memoria.
Odio rendermi conto di aver dimenticato il viso di qualcuno, la storia, l'aspetto di un luogo... certo, a volte il ricordo pesa, schiaccia l'anima sotto una motagna di sensi di colpa, peró da ogni ferita secondo me si impara a parare un colpo - o perlomeno si dovrebbe imparare...

Se invece parliamo di "fiction" (e intendo qualsiasi tipo di scritto che non sia direttamente collegato alla realtá o al proprio vissuto personale) beh, per me é un modo di dare voce a sentimenti che non riesco ad esprimere in altro modo. Vuoi anche un esorcizzare delle paure o i miei lati oscuri - magari é piú sano sfogarli in questo modo che litigare con famiglia e amici...

In definitiva sono l'incarnazione dell'esempio portato all'inizio della discussione: riempio ettari di pagine virtuali o cartacee che per la gran parte tengo per me, in una spirale di sfogo - analisi - rielaborazione - scontento - sfogo che alla fine forse non é cosí sana come penso...

Liberta', amore! Di questo ho bisogno.
(S. Petőfi)

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Scritto il 22-02-2006 16:33
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primonato

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scrivere aiuta a comunicare messaggi che magari non si avrebbe il coraggio di dire a voce. Alcuni scrittori hanno deciso di lasciarsi dietro i loro libri contenenti una protesta verso la società, ma magari in pubblico non avrebbero avuto il coraggio di dire le cose che hanno scritto.

nostra è la furia

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Scritto il 22-02-2006 21:19
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Glifo

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Caro Pennac, non sono del tutto d'accordo con quel che dici.
Prima di tutto,dovremmo fare una distinzione fra chi scrive per soldi e chi lo fà
per sè; perchè a volte si scrive più che altro per una spinta interiore,per un'esigenza intima che ti porta non necessariamente a voler comunicare qualcosa agli altri.
Prendiamo i Poeti ad esempio; a volte non sanno nemmeno se avranno un uditorio,quindi chi glielo fà fare di scrivere?
Ma lo scopo della poesia è quello di circoscrivere con le parole l'indicibile:
guardate un pò che si è dovuto inventare il Leopardi per concepire a parole
una goccia d' "Infinito"! Andare in pellegrinaggio all' "ermo colle" e magari anche più di una volta, sedersi dietro alla siepe che gli impediva lo sguardo su
"tanta parte dell'ultimo orizzonte" per poter volgere ( come forse aveva intuìto Ungaretti con sagacia stregonesca) il proprio sguardo dentro di sè ed accogliere la visione interiore.
E tutto questo lo avrebbe fatto per un pubblico che forse non avrebbe avuto?
No, lo fece per sè stesso!
Anche il nostro amato Tolkien.....ma lo vedreste nella categoria descritta da Pennac?
Io no. Ancora non ho letto la Biografia,ma a me sembra che abbia scritto più
per un'esigenza interiore che per far soldi.
Poi per converso c'è anche chi lo fà per mestiere ed io non lo disdegno affatto
ma l'idea di Pennac mi sembra un pò troppo estrema.

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Scritto il 22-02-2006 23:57
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Mornon

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Glifo il 22-02-2006 23:57 ha scritto:
Prendiamo i Poeti ad esempio; a volte non sanno nemmeno se avranno un uditorio,quindi chi glielo fà fare di scrivere?
Ma lo scopo della poesia è quello di circoscrivere con le parole l'indicibile:
guardate un pò che si è dovuto inventare il Leopardi per concepire a parole
una goccia d' "Infinito"


Il non avere certezza del pubblico non so se : avere la certezza del pubblico e voler comunicare qualcosa sono due cose diverse, la seconda si può avere anche senza la prima, no?


Anche il nostro amato Tolkien.....ma lo vedreste nella categoria descritta da Pennac?
Io no. Ancora non ho letto la Biografia,ma a me sembra che abbia scritto più
per un'esigenza interiore che per far soldi


Io onestamente ce lo vedrei: non dico che ci sia, però, per quanto sopra detto, scrivere per comunicare qualcosa, per essere letti, non è (necessariamente) sinonimo di scrivere per guadagnare soldi; prendiamo Roverandom: Tolkien lo ha scritto per i suoi figli, quindi per essere letto, eppure non lo ha fatto per soldi.

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Scritto il 23-02-2006 00:42
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