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  1. ATTENZIONE: LAVORI IN CORSO
Tolkien nella storia dell'eroe: idee per una tesina
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Ecthelion_della_fonte

foglia di Telperion
Silmaril
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Tolkien nella storia dell'eroe: idee per una tesina
Piccola premessa, ma molto importante: vorrei che questa discussione mantenesse un certo livello, dunque pregherei chi volesse rispondere di motivare approfonditamente le sue risposte.

Dunque dunque: la Della Fonte/D'Aiello corporation è lieta di annunciarvi un grande progetto che vedrà immancabilmente la sua fine entro e non oltre (ma si spera ben prima altrimenti Nilfi mi ammazza) Giugno 2004.

A parte l'inizio goliardico, la discussione è seria. Io e Nilfalathiel abbiamo intrapreso ormai da un pezzo un monumentale lavoro di tesina, per l'esame di maturità, a quattro mani, scambiandoci idee e pezzi. L'idea di fondo è questa: L'evoluzione dell'eroe (ed io aggiungerei epico). Partendo da Omero per giungere sino a Tolkien, ci siamo proposti di creare un filo conduttore della letteratura eroica, analizzando soprattutto l'epica, ma anche la tragedia ed in certi casi proprio la cultura di un certo tempo (penso a Machiavelli, o a Nietszche, o Freud, o Svevo... tutti utili per capire lo sviluppo e soprattutto il crollo dell'eroe). Ovviamente, ciò culmina in Tolkien, che sarà la parte portante della già elaboratissima tesina. Però, a parlare di Tolkien esaurientemente non si finirebbe mai più: ed un lavoro già imponente diverrebbe insostenibile (ed i professori si romperebbero non poco a leggerla/ascoltarla ) e dunque urge una notevole selezione. Dobbiamo trovare quali tipi di eroi, a vostro avviso, siano riscontrabili nel passato e quali invece siano delle aggiunte ex-novo. Faccio un esempio: Fingolfin è certo un tipo di eroe riscontrabile nel passato, nella linea dei re-condottieri; e come lui anche Fingon e Gil-galad. Ora, mi basta uno dei tre ovviamente, e parlerò di uno solo di essi come rappresentativo della categoria.

Vi pregherei dunque, se avete voglia di aiutarci in questa titanica impresa, di condividere alcune idee che voi poteste avere in merito. Tanto per contestualizzare bene, la nostra linea si svolge più o meno così: Grecia antica (Achille, Ettore, Odisseo, visti come eroi il primo della gloria ed il secondo della famiglia, laddove Ettore è la via di mezzo), Roma antica (Enea, riferimenti a Lucano per la negatività dell'eroe guerriero), area nordica antica (Beowulf, Volsunghi), Cinquecento Italiano (Ariosto e Machiavelli come rappresentanti dell'antieroe, Tasso come ultimo tentativo di ripresa dell'eroismo), Romanticismo (soprattutto Wagner, forse anche Goethe, il primo in rapporto con la Volsungsaga, l'altro per la ricerca della conoscenza, che può essere un motivo di eroismo, e la contradditorietà del personaggio stesso) ed infine Tolkien stesso.

Spero si capisca dunque il senso della mia premessa: non mi serve che qualcuno dica solo "Fingolfin". Vorrei che uno mi dicesse "Fingolfin è collegabile a Pinco Pallino perchè perchè percome". Ogni aggiunta extra, poi, tipo riferimenti a saggi o cose simili, sarebbe assolutamente la benvenuta. Ma per ora mi basterebbe avere un certo numero di idee: possono sempre scapparne! A cosa finita, spero che riusciremo a pubblicare su Eldalië il prodotto concluso.

Ringrazio in anticipo chi vorrà partecipare, e spero che ne venga fuori una bella discussione, a prescindere dal fatto che io poi ne trarrò libero spunto (con ovviamente ringraziamenti in sede di bibliografia) per un lavoro mio

God Of Thunder God Of Rain Earth Shaker Who Feels No Pain The Powerhead Of The Universe Now Send Your Never Ending Curse (Manowar, "Thor, the Power Head")

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Scritto il 12-03-2004 22:43
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Fram figlio di Frumgar

Silmaril Silmaril Silmaril
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E di Frodo eroe umile e borghese che mi dici? Lo puoi paragonare a tanti eroi/antiroi del novecento, oltre che ad Ulisse, eroe antico che il "destino", leggi l' ira di Poseidone, porta lontano da casa per compiere mirabili scoperte. A proposito, sicuro che Ulisse sia l' eroe familiare? E molto legato alla sua famiglia e alla sua isola, ma è anche desideroso di viaggiare, almeno in un primo momento, inoltre passa sette anni con Calipso...
Come eroe familiare ci vedo meglio Enea, che si porta via il padre in spalla e rispondendo ai valori della società romana ha come altissimo valore quello della famiglia.
In bocca al lupo! anche se mi sembrate come me e il mio amico Augi che abbiamo fatto la tesina sui buchi neri!
Fram

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Scritto il 12-03-2004 23:46
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Naerfindel

foglia di Laurelin
Silmaril Silmaril
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Ti do un spunto, se permetti.
Nella storia di Hurin e Turin puoi trovare degli agganci Orlando e i paladini di Roncisvalle (ci aprirò un thread, un giorno, lo giuro).
Hurin che lotta solo contro un esercito di troll su un mucchio di cadaveri non più non richiamare alla mente Orlando che abbatte gli ultimi saraceni che gli sono rimasti a tiro, prima di suonare l'olifante e morire su quel mucchio di cadaveri. Tutto per coprire la ritirata del suo signore e della sua gente.
Turin invece dialoga con la propria spada; come Orlando con Durendal.
Può bastare?

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Scritto il 13-03-2004 11:57
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Chris2

Silmaril Silmaril Silmaril
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aaaaarrrrggghhhh anche io ho da pensare alla tesina!!!!! *piccolo sfogo*

cmq, complimenti per il tema! faccio un po' di commenti/considerazioni (spero utili):
Ulisse: nemmeno io lo vedo come eroe della famiglia (meglio Enea o Ettore), visto che, certo, vuole tornare a casa, ma non disdegna qc amore ogni tanto ne di ripartire e non fare + ritorno... è più "l'eroe che va incontro all'ignoto", che cerca l'ignoto spinto dalla sua curiosità, l'eroe della "sete di conoscenza" non so come spiegare... più visto in ottica dantesca, forse (ma senza condanna all'inferno)

Feanor: io lo metterei tra gli eroi "negativi", forse assimilabile al Satana di Milton, eroi che contro tutti e tutto perseguono il loro progetto, anche sbagliando... credo che una trattazione sull'eroe non possa prescindere da questo...

Frodo&hobbit in generale: l'eroismo nelle persone comuni, che si trovano obbligati ad affrontare situazioni più grandi di loro e lo fanno...

al momento mi viene in mente questo... spero di essere stata utile!


E tu onore di pianti, Ettore, avrai
ove fia santo e lagrimato il sangue
per la patria versato, e finchè il Sole
risplenderà su le sciagure umane.
-Foscolo, "Dei Sepolcri"-

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Scritto il 13-03-2004 15:04
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Ecthelion_della_fonte

foglia di Telperion
Silmaril
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Su Ulisse: attenzione a non far confusione fra l'Odisseo Omerico, per cui il valore fondamentale è il nóstos, e cioè il ritorno a casa, ed l'Ulisse dantesco, o tennysoniano, incentrato invece sulla ricerca della conoscenza. Vero che Odisseo non disdegna gli amori di Circe e di Calipso, ma si muove anche per tornare dalla ormai vecchia moglie, rifiutando l'immortalità e gli amori di una ninfa. Tutto per tornare dalla sua famiglia. E comunque, il concetto non è propriamente quello di famiglia come lo intendiamo noi, bensì di ghénos, e cioè di stirpe. La differenza che intercorre fra Achille, per cui l'unica dimensione è quella della gloria, ed Odisseo, che della gloria farebbe anche a meno pur di stare con la sua famiglia (ricordiamo anche che si finse pazzo pur di non partire per Troia, e fu solo con un inganno che fu scoperto e costretto a partire) passa per forza per Ettore, esponente della cosiddetta shame culture, per cui nonostante Andromaca lo preghi di non combattere, lui dice di doverlo fare per non essere lo zimbello di tutta la città, ed anche delle donne. Ma c'è la resistenza data dal suo attaccamento assoluto alla sua famiglia. Enea è un discorso a parte, è eroe della romanità in quanto tale, quindi ha tutta una serie di virtù... pietas erga deos, erga parentes... è un po' più poliedrico degli eroi omerici

Interessante il paragone Hurin-Orlando... ma in fondo si potrebbe anche paragonare Boromir-Orlando, ed anzi Boromir è addirittura più eroico, in quanto muore per recuperare l'onore perduto quando ha ceduto all'Anello, e per salvare gente più umile di lui. Potrei farci un pensiero, anche se credo che Hurin in sè non lo metterò, se non come riferimento al di certo più tragico Túrin.

Fëanor penso proprio che lo inserirò, in fondo è interessante e si inserisce bene in una certa linea, quella degli eroi virtuosi "deviati"... anche se penso che nella mia linea di evoluzione di eroi simili non ce ne siano. Meglio ancora, posso presentarlo da solo.

Grazie per il contributo, andate pure avanti!

/me prende appunti ghgh

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Scritto il 13-03-2004 15:20
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gaspa

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Un piccolo ed umile suggerimento
Anche se un po' arruginito su queste cose, mi è venuto in mente un parallelismo tra Enea e Tuor.
Entrambi, infatti, sono stati guerrieri valorosi e di nobile stirpe costretti a fuggire dalla loro patria per amore della loro famiglia mettendo in salvo i loro bambini.
Sia Tuor che Enea, con i loro esuli, daranno vita a comunità dalla storia grandiosa, mischiandosi con le popolazioni locali...
Spero ti possa essere utile

La fantasia è una naturale attività umana, la quale certamente non distrugge e neppure crea offesa alla ragione; né smussa l'appetito per la verità scientifica, di cui non ottunde la percezione. Al contrario: più acuta e chiara è la ragione, e migliori fantasie produrrà. (J.R.R.T.)

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Scritto il 13-03-2004 16:42
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Melinde

Silmaril Silmaril Silmaril
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Un grandissimo in bocca al Warg a Ectelion e Nilfalathiel, insieme a un brano tratto da "Beowulf: mostri e critici"
(MF/MC):
"Può ancora funzionare, come funzionò il goðlauss vichingo, senza dèi: eroismo marziale fine a se stesso.
Ma possiamo ricordare ciò che il poeta del Beowulf vide chiaramente:
la paga dell'eroismo è la morte."

Non sono pochi gli eroi senza speranza in Tolkien come altrove. Nelle guerre contro Morgoth (Silm) ne troverete molti.
Ma l'ultimo eroe è colui che dà inizio all'Era degli Uomini, ed egli ha speranza perfino quando, volontariamente, oltrepassa i cancelli della morte.
Il suo nome, in gioventù, fu Estel: speranza.



Melindë
"Chi non sa ascoltare il fratello ben presto non saprà neppure più ascoltare Dio" (Dietrich Bonhoeffer)

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Scritto il 13-03-2004 17:30
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Fram figlio di Frumgar

Silmaril Silmaril Silmaril
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Melinde il 13-03-2004 17:30 ha scritto:
Un grandissimo in bocca al Warg a Ectelion e Nilfalathiel, insieme a un brano tratto da "Beowulf: mostri e critici"
(MF/MC):
"Può ancora funzionare, come funzionò il goðlauss vichingo, senza dèi: eroismo marziale fine a se stesso.
Ma possiamo ricordare ciò che il poeta del Beowulf vide chiaramente:
la paga dell'eroismo è la morte."

Non sono pochi gli eroi senza speranza in Tolkien come altrove. Nelle guerre contro Morgoth (Silm) ne troverete molti.

In questo Tolkien è molto celtico, a quanto ne so.
Molte saghe celtiche e di derivazione celtica finiscono male per l' eroe, ad esempiol' epopea del Gral, della Tavola Rotonda, le epopee di Bran (personaggio che ha dato origine forse ai Brenno che conquistarono Roma e Delfi e a San Brendano). Jean Markale, il folle autore del libro da cui traggo queste informazioni (I Celti Storia e leggenda di una civiltà) avanza l' ipotesi (che ritengo ben fondata, ma non vincolante, non l' unica cioè) che ciò sia dovuto al fatto che tutti questi eroi cerchino la verità divina, il segreto del regno dei morti, e una volta ottenuto ciò che cercavano non hanno altro da fare che morire (hanno trovato il regno dei morti, del resto!). E la mentalità celtica, mentalità strana, non considera necessario il successo in un' epopea.
Gli eroi Tolkieniani non cercano la verità, nè il favoloso regno dei morti (ohibò! Valinor assomiglia però ad Avalon, ma questo è un altro discorso), ma adempiono al loro dovere e destino, credo, che però fa sempre parte, come la ricerca della verità, alla sfera degli ideali. Il successo sta nel perseguire i propri ideali. Ma non so quanto queste cose ti possono interessare, e se ci stanno nella tua tesina, non deve venir fuori un volumone, ai miei tempi, quattro anni fà cioè, mi sono bastate quattro pagine compresa la copertina!
Altra congettura, mia, e per questo più terra terra: ad un eroe nella sua epopea si presentano due possibili finali: il finale "e tutti vissero felici e contenti" ma in tempi bui, come quelli che principalmente descrive il Silmarillion, questo finale è difficile, o sempre provvisorio. Resta l' altra: la Morte, con gloria conquistata in battaglia.
Infine un piccolo ripassino di Odissea per me: Ulisse dop aver ristabilito l' ordine in Itaca riparte come l' Ulisse dantesco o finisce i suoi giorni in Itaca?
PS: Ectelion, non confondo i due Ulisse, volevo solamente fare una puntualizzazione, visto che non ti sfugge, anzi ne sai più di me, non c'è problema!
Ciao,
Fram

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Scritto il 14-03-2004 22:48
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Nilfalathiel

Silmaril Silmaril Silmaril
anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere
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Riguardo ad Ulisse,Ecthe ha già esposto anche il mio pensiero.

Si parla propriamente di ghènos e non di famiglia.
E poi bisogna tener presente che il nòstos,il viaggio di ritorno di Ulisse,è tutto rivolto a riappropriarsi di una serie di "valori" che l'eroe aveva perduto.
Faccio un esempio:durante il viaggio Ulisse perde gradualmente la propria identità,tanto è vero che al Ciclope dice di essere Nessuno. Identità che riacquista altrettanto gradualmente e che si riafferma completamente ritornando in patria (infatti,la nutrice lo riconosce).
Ora,la patria rientra tra i valori del ghènos.
Per ghènos,infatti, non intendiamo moglie-figlio,ma tutta una serie di cose.
Inoltre,il ghènos è-secondo il mio punto di vista- una nuova forma di gloria (klèos),un po' più "borghese",se vogliamo.
Infatti,Odisseo preferisce le rughe di Penelope piuttosto che la divina bellezza di Calipso.E questo presuppone una scelta ancora più eroica:la morte e la gloria imperitura nel mondo degli uomini,piuttosto che l'oblio e il nulla nel mondo degli dei (o semi-dei).
E in questo,Ulisse è profondamente diverso da Enea.

"Ciò che non ci uccide ci rende più forti"-F.Nietzsche

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Scritto il 15-03-2004 15:21
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Dís


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Edda di Snorri
Ho terminato da poco di leggere
Edda, di Snorri Sturluson, a cura di Giorgio Dolfini (Adelphi)
e ci sono un paio di episodi che si possono ricollegare a Tolkien.

- Týr ha la mano mozzata dal lupo Fenrir (Edda - Gylfaginning cap. 25 e 34) [cfr. Beren]

- il drago Fáfnir striscia sopra una fossa dove è nascosto Sigurdhr, che gli infila la spada nel ventre e lo uccide (Edda - Skáldskaparmál cap. 6) [cfr. Turin]

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Scritto il 16-03-2004 09:27
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MistayA

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Altro episodio riscontrabile nella mitoligia nordica, in particolare nel Kalevala, paragonabile a un'episodio tolkeniano, è la vicenda e la morte di Kullervo, da cui il prof. ha preso spunto:
Kullervo un giorno si trova a passeggiare nel bosco e incontra una ragazza, lui ne rimane colpito e i due diventano amanti. Dopo poco Kullervo scopre che la ragazza è sua sorella, scomparsa anni prima: lei si getta nel fiume e lui, dopo aver compiuto la sua vendetta, si getta sulla spada.
Cito il 36° runo (Kalevala, poema nazionale finnico; trad. da P.E.Pavolini, ed.abbreviata Sansoni Editore, 1984):

"Afferrò Kullervo allora
la tagliente spada aguzza;
la guardava, la volgeva
e domande le faceva;
domandò se desiasse,
le piacesse di gustare,
la colpevole sua carne
e l’infame sangue suo.
Ben comprese il suo pensiero,
dell’eroe comprese i detti
la sua spada, e gli rispose:
‘Come non dovrei godere
di gustar colpevol carne,
di ber sangue dell’infame,
io che pur dell’innocente
bevo sangue e gusto carne?’.
Il figliuolo di Kalervo,
dalle calze blù, Kullervo,
ficcò l’elsa dentro il suolo,
la pigiò nello scopeto:
voltò poi la punta al petto,
si gettò contro la punta;
questa fu la fine sua,
in tal modo trovò morte.”


Prendi le ali e vola via con me, non avere paura di credere; io con le mie ali volerò con te, non avrò paura di crescere! (A denti stretti, Litfiba)

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Scritto il 16-03-2004 11:29
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Ecthelion_della_fonte

foglia di Telperion
Silmaril
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Due parole ancora su Odisseo: Omero su di lui non ci dice più nulla, se non che ebbe un periodo, dopo la sconfitta dei Proci, in cui dovette ristabilire l'ordine che c'era originariamente. Da questo poi i vari Dante e Tennyson hanno tratto il seguito di quel mito, probabilmente aiutati da qualche altra leggenda, ma certo non di derivazione strettamente omerica.

Sul Kalevala: avevo sentito parlare del passo della morte di Kullervo, ma avendo tolto dalla tesina quest'opera, non so... penso che potrei riferirmi al brano mentre parlo di Túrin, che in fondo è l'unico eroe tolkieniano che si inserisce, assieme a Níniel, nella linea dei sucidi. Quindi riferendomi ad Aiace (pensateci: anche Aiace si getta sulla sua spada, proprio come Túrin e Kullervo. Solo che non parla con la spada prima...), potrei parlare anche di Kullervo. Ecco, se qualcuno mi sapesse consigliare qualche saggio/profilo di questo personaggio, ne sarei molto grato... non si trova molto in giro.

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Scritto il 16-03-2004 17:59
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MistayA

Silmaril Silmaril Silmaril
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Ecthelion_della_fonte il 16-03-2004 17:59 ha scritto:
potrei parlare anche di Kullervo. Ecco, se qualcuno mi sapesse consigliare qualche saggio/profilo di questo personaggio, ne sarei molto grato... non si trova molto in giro.


Se vuoi, nel mio piccolo, posso aiutarti io, contattami in pvt!



Prendi le ali e vola via con me, non avere paura di credere; io con le mie ali volerò con te, non avrò paura di crescere! (A denti stretti, Litfiba)

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Scritto il 16-03-2004 18:47
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Re degli Iperborei

anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere
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E gli eroi della cavalleria?
Non mi esprimerò per quel che riguarda il colegamento tra eroi tolkieniani ed eroi dei classici, non avendo proprio ottime cognizioni.

Invece, quanto a quel che l'apertore del thread dice qui

Ecthelion_della_fonte il 12-03-2004 22:43 ha scritto:

Grecia antica (Achille, Ettore, Odisseo, visti come eroi il primo della gloria ed il secondo della famiglia, laddove Ettore è la via di mezzo), Roma antica (Enea, riferimenti a Lucano per la negatività dell'eroe guerriero), area nordica antica (Beowulf, Volsunghi), Cinquecento Italiano (Ariosto e Machiavelli come rappresentanti dell'antieroe, Tasso come ultimo tentativo di ripresa dell'eroismo), Romanticismo (soprattutto Wagner, forse anche Goethe, il primo in rapporto con la Volsungsaga, l'altro per la ricerca della conoscenza, che può essere un motivo di eroismo, e la contradditorietà del personaggio stesso) ed infine Tolkien stesso.


Beh, se posso suggerire, direi che ha qualche curioso buco questa linea conduttrice.
Il Medioevo, per esempio, non è affatto (Tolkien non s'adiri) soltanto miti nordici. D'altronde, che fai: passi da Beowulf ad Ariosto? Lì in mezzo nasce uno dei fondamenti dell'idea eroica per secoli, che perdura fino a oggi: la cavalleria (e le sue famose virtù: onore, lealtà, fedeltà, sete di gloria, etc.). Qualcuno ha già accennato a Orlando e ad Artù. Dunque, le chansons de gestes. Non solo quella di Orlando (il cavaliere cristiano classico): anche quelle legate ad altri filoni, altre stirpi feudali di Francia, come i signori d'Orange. Fra i molti temi, il dualismo tra saggezza e prodezza (come recita il celebre verso: "Orlando è prode, ma Oliviero è saggio"). E i cicli arturiani, col problema suscitato dall'amor cortese che si scontra con altri doveri del cavaliere: la fedeltà al signore (le triadi Lancillotto-Ginevra-Artù e Tristano-Isotta-Re Marco di Cornovaglia), l' aventure (il problema di Erec e Yvain in Chretien de Troyes). Per tacere del graal e di Perceval con tutto il noto tema dell'eroe in ricerca (la queste). Per di più sono da mettere in conto le varie rielaborazioni fuori di Francia: altre idee dell'eroe, cavaliere e cristiano, vengono dalla famosa storia del Malory e dai cantari italiani tardomedievali.
Senza tutto questo non ci sarebbe nessun Ariosto o Tasso.
E altre cose sarebbero da aggiungere per le epoche successive.

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Scritto il 16-03-2004 19:18
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Melinde

Silmaril Silmaril Silmaril
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Una minuscola considerazione riguado a due eroi di cui già si è parlato nei post precedenti.
Frodo, eroe piccolo piccolo: finisce i suoi giorni nelle Terre Immortali.
Aragorn, figlio di Re e Sire di Gondor e Arnor, eroe per eccellenza: finisce i suoi giorni scegliendo volontariamente la morte, in questa Terra di Mezzo. Gloria sì, eppure morte: nella morte stessa, anche quando è un sonno volontario, è gloria.
"La paga dell'eroismo è la morte", ho già citato da MF/MC.
Morte che ha caratteristiche diverse, a volte sorprendenti, per come ci si sarebbe potuti aspettare. Vi può essere una morte gloriosa in battaglia, come per Feanor, Fingolfin, Fingon, o anche Boromir e Theoden; ma anche una morte meno pubblica, e non per questo meno gloriosa.
Infine, un pensierino su Odisseo: per me il ritorno di Sam un po' gli somiglia... con le debite proporzioni, naturamente.



Melindë
"Chi non sa ascoltare il fratello ben presto non saprà neppure più ascoltare Dio" (Dietrich Bonhoeffer)

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Scritto il 16-03-2004 21:26
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Ecthelion_della_fonte

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Eldalie Milano - Oromandi Endoreo
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Re degli Iperborei il 16-03-2004 19:18 ha scritto:

Beh, se posso suggerire, direi che ha qualche curioso buco questa linea conduttrice.


Ehm, nella fretta di scrivere il messaggio ho omesso di dire che quelle elencate sono solo le tematiche trattate corposamente. So bene che la chanson de geste è fondamentale per la creazione di quell'ideale di eroe cortese che fece la fortuna per decenni, se non secoli. Ma c'è un solo problema in questo: come si può dire che un ciclo è più importante dell'altro? E' più significativo il ciclo di Artù o quello di Carlo Magno? Se quello di Artù, in quale versione? Stesso discorso il ciclo franco... oppure meglio Tristano ed Isotta? Per carità, sono importantissimi; ma a scegliere uno si fa un torto all'altro. Nella tesina ci saranno dei passaggi intermedi, dei brani di raccordo, che riempiranno i buchi temporali. Per esempio, nella mia trattazione passerò, per quanto riguarda l'occidente, dall'Impero Romano al Rinascimento; ciò che c'è in mezzo lo inserirò necessariamente, ma come introduzione generale al periodo, non come trattazione sistematica. D'altro canto, certe scelte vanno fatte, certi tagli sono necessari, per quanto dolorosi.

God Of Thunder God Of Rain Earth Shaker Who Feels No Pain The Powerhead Of The Universe Now Send Your Never Ending Curse (Manowar, "Thor, the Power Head")

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Scritto il 18-03-2004 18:10
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