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Voronwe Aranwion

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Erfea il 17-11-2004 15:51 ha scritto:
Voronwe Aranwion il 16-11-2004 20:31 ha scritto:
Come hai detto tu, solo Eowyn ha battuto un Nazgul, tutti gli altri scontri, posteriori o anteriori a Erfea, sono risultati una sconfitta.
Io sinceramente non avrei avuto il coraggio di combattere, e penso neanche tu, quando sei davanti a un Nazgul non riesci a pensare razionalmente, a dire faccio-così-no-faccio-cosà, semplicemente non riesci.
Quanto all'appendice Nazgul, la colpa è tutta di Erfea: ho letto male un tuo post, ma la sua risposta tirava in ballo quell'appendice, e io sono stato incastrato
(comunque, adesso ho capito perchè sono l'unico a parlare delle appendici, non le ha lette nessun altro )

E' giunta l'ora di andare. Ciascuno di noi va per la propria strada: io a morire, voi a vivere. Che cosa sia meglio, Iddio solo lo sa.
(Platone, Apologia di Socrate)


Per concludere sull'argomento dei Nazgul, voglio citare due episodi in cui i servi di sauron trovano degni avversari (oltre a quelli più noti e già discussi, anche altrove).
Quando i Nazgul giungono alla Contea, vi trovano i ramighi di aragorn (egli però in quel momento era assente) e anche se lo stesso Tolkien afferma che avrebbero potuto fare poco contro i Nazgul riuniti sotto il loro capitano, pure questo manipolo di ramighi resiste per tutta la notte, cioè durante le ore in cui i nazgul dovrebbero essere più micidiali e potenti (questo episodio è narrato nei RI)
Ci fu anche un altra situazione in cui i Nazgul, e in particolare modo il loro capitano, non si trovarono molto bene, questa volta nei confronti di un unico uomo: nelle appendici del SdA, infatti, si narra di un Sovrintendente, Boromir I figlio di Denethor I (circa 2475 T. E.), che incuteva paura persino nel Signore degli Stregoni...
Protagonisti di questi due episodi, distanti nel tempo e nello spazio, sono discendenti dei Numenoreani, vissuti cmq nella media-tarda terza era, quando ormai il potere di Arnor non esisteva più e Gondor declinava...immaginate dunque cosa dovesse significare per un Nazgul scontrarsi contro un principe del popolo dei Noldor e un principe dei Numenoreani al culmine della loro potenza e in collera



No, Erfea, non ci siamo capiti. Io non volevo dire che Erfea non è in grado di affrontare un Nazgul, è l'eroe e deve per principio essere almeno un po' eroe, e la faccenda delle lotte contro i Nazgul è saltata fuori in seguito. Io ho semplicemente fatto notare che mi sembrava strano che Morwin, il quale all'inizio era descritto e agiva come uno che è più macchinatore che guerriero, affrontava e quasi sconfiggeva un Nazgul senza che venisse anche solo accennato una sua crescita interiore, anzi era giunto lì solo per sfidare Erfea, non si sarebbe mai immaginato di trovarsi di fronte ad un Nazgul, che quindi aveva anche l'effetto sorpresa.

E' giunta l'ora di andare. Ciascuno di noi va per la propria strada: io a morire, voi a vivere. Che cosa sia meglio, Iddio solo lo sa.
(Platone, Apologia di Socrate)

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Scritto il 17-11-2004 18:02
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Erfea

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Morwin
In seguito ai vari interventi su Morwin, credo sia opportuno cercare di spiegare questo importante personaggio.
Morwin non è un pavido...certo, egli compare sempre come un cospiratore e delle sue doti guerriere in fondo conosciamo poco...però l'unica paura reale che prova è solo per Erfea, non solo perchè Morwin di "professione" non è un guerriero mentre Erfea lo è, ma soprattutto perchè il sire di Edhellond odia a tal punto il principe Numenoreano da sopravvalutarlo nella sua mente come avversario...si costruisce, cioè, una immagine così negativa di Erfea che non riesce più a controllarne più la veridicità...eppure Morwin alla fine, messo alle strette, trova la forza per affrontare quel "nemico" (cioè Erfea) che il suo odio ha ingigantito a tal punto da farne un simbolo di tutti i mali degli uomini.

"Se tale è il nostro destino, che il mondo degli Eldar e degli Edain debba perire nella Tenebra, ebbene possano essere l’elmo e la cotta di maglia i nostri orgogliosi sudari!”Il Racconto del marinaio e del Re Stregone" di D.F.A. Elia, pag. 24

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Scritto il 17-11-2004 19:42
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Voronwe Aranwion

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Ora si che ci siamo spiegati!
Erfea, devo dire che hai costruito proprio dei bei personaggi, dotandoli anche di un carattere, non sono soltanto nomi su carta, e in effetti è un bene che ci siano dubbi su di loro, non si discute mica sul nulla!
Già che siamo in tema, sono quasi alla fine del racconto del nanosterro, è venuto davvero bene, quasi come quello dell'albero bianco, anzi è ancora più scorrevole e più movimentato.
Se ti posso fare una critica, non è descritto molto bene lo stato d'animo di Erfea al momento della caduta di Numenor, in fondo era la sua patria e mi immaginavo una serie di riflesioni, condensare tutto in un paio di frasi mi sembra un po' eccessivo.
Non che quiesto tolga all'opera, specialmente se è un effetto voluto.

E' giunta l'ora di andare. Ciascuno di noi va per la propria strada: io a morire, voi a vivere. Che cosa sia meglio, Iddio solo lo sa.
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Scritto il 17-11-2004 19:47
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Erfea

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In primo luogo ringrazio per i complimenti sulla caratterizzazione dei personaggi...sono davvero contento che questo aspetto dei miei racconti sia venuto fuori, perchè mi sono sempre posto l'obiettivo di approfondire il più possibile la loro psicologia
In secondo luogo: sì, la caduta di Numenor è condensata in poche righe..ma questo perchè

"Perso e vuoto era il suo sguardo, eppure lacrime amare non turbavano il suo viso, ché sebbene fosse grande il suo dolore, nel suo cuore Numenor era svanita anni prima ed essa non era più la sua terra." Il racconto del marinaio e del nonosterro, pag. 142

Questo, ovviamente, è vero solo in parte; infatti già nel corso del racconto la malinconia e la tristezza crescono nel cuore di Erfea...e questo sarà evidente anche nel racconto de "Il marinaio e del re Stregone".
Credo che si possa definire un dolore talmente grande (soprattutto se si considera che ad esso è associato quello della morte di Miriel) da impiegare anni e anni per uscirne fuori.




"Se tale è il nostro destino, che il mondo degli Eldar e degli Edain debba perire nella Tenebra, ebbene possano essere l’elmo e la cotta di maglia i nostri orgogliosi sudari!”Il Racconto del marinaio e del Re Stregone" di D.F.A. Elia, pag. 24

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Scritto il 17-11-2004 19:56
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Elràwien

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Numenor come Altantide
La prima volta che lessi della caduta di Numenor mi venne subito di fare un collegamento con la leggendaria Atlantide. Numenor era posta ad ovest della Terra di mezzo, un isola nel mare che divideva un pò la TDM e Valinor. Come Atlantide... quest' isola, facendoi riferimento alle parole di Platone, si trovava dopo le quattro colonne d' Ercle, e cioè dopo lo stretto di Gibilterra. Numenor fu devastata e fatta sprofondare dall'ira degli Dei, Atlantide fece la stessa fine... e di tutte e due le isole nei rispettivi mondi è rimasta testimonianza... eclatante il caso delle banane, e mentre nella TDM i superstiti di Numenor resteranno sempre fino alla fine dei tempi. Ora volevo chiedere a tutti voi... cosa ne pensate? Può essere un'analogia esatta? E' solo una coincidenza? E ancora... Visto che in questo topic si riflete tanto su Numenor, che ne pensate dell'idea che ve ne da Erfea nei racconti?
Io ad esempio sono riuscita a capire meglio la sua complessa storia e per questo ringrazio lo scrittore dicendogli che non sarò ma in grado di esprimere tutta la mia sincera gratitudine!!!
smack

------------------------------------------------
Uich gwennen na 'wanath ah na dhín.
An uich gwennen na ringyrn ambar hen.
Boe naid bain gwannathar,
Boe cuil ban firitha.
Boe naer gwannathach...

Elràwien
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Scritto il 18-11-2004 14:18
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Mornon

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Per il parallelo Atlantide/Númenor, vi rimando alle discussioni http://www.eldalie.it/forum/list_thread.php?iddiscussione=4632, http://www.eldalie.it/forum/list_thread.php?iddiscussione=3341 e http://www.eldalie.it/forum/list_thread.php?iddiscussione=412

Elràwien il 18-11-2004 14:18 ha scritto:
Visto che in questo topic si riflete tanto su Numenor, che ne pensate dell'idea che ve ne da Erfea nei racconti?


Mi riservo di rispondere quando avrò finito di leggere il tutto

Possiamo diventare adulti fuori. Dobbiamo rimanere bambini dentro.

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Scritto il 18-11-2004 14:33
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Voronwe Aranwion

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Elràwien il 18-11-2004 14:18 ha scritto:
Visto che in questo topic si riflete tanto su Numenor, che ne pensate dell'idea che ve ne da Erfea nei racconti?
----------------------------------------------

Io non sono Erfea, dico quello che penso che potrebbe essere sbagliato, non mi prendete sul serio al 100 %: Erfea è un numenoreano, un numenoreano doc, si potrebbe dire, e come tale ama la sua patria, la sente sua, la vorrebbe salvare, ma non ama la sua gente, non quella contemporanea, anzi la odia, e penso che se gli si offrisse la possibilità di purificare Numenor, la accetterebbe, poichè odia con tutto il cuore i servi di Sauron. Ma ama la patria, e un ultimo tentativo di salvarla, di conservare nel suo cuore i ricordi della Numenor di Palantir, è quello dell'albero bianco. E' per questo che mi piace quel racconto, perchè in esso Erfea capisce che Numenor sta correndo a tutta velocità verso l'abisso nel vero senso della parola, si sta tagliando le mani, le gambe, la testa, si sta gettando a capofitto in un suicidio collettivo, e capisce che non c'è più niente da fare, che non può da solo salvare una nazione in quello stato. E' un racconto unico, un capolavoro, bello quasi come gli altri messi insieme. E' per quello che non mi quadrava la faccenda di liquidare tutto l'atalante in poche righe, mi immaginavo una diffusa descrizione del suo stato d'animo, ma forsde è meglio così. E' la tragedia di uno che pensava di aver tagliato i pontio col passato, ma che non ci è riuscito, e che quando il passato diventa presente e gli impedisce il futuro capisce che lui non sarà mai più come prima. Non si può scrivere tutto ciò, meglio fare come ha fatto l'autore, al quale dico ancora un grazie per aver messo sulla carta personaggi così complessi, una cosa che solo perscone davvero brave riescono a fare.

E' giunta l'ora di andare. Ciascuno di noi va per la propria strada: io a morire, voi a vivere. Che cosa sia meglio, Iddio solo lo sa.
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Scritto il 18-11-2004 16:14
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Erfea

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Ritengo che la descrizione che Voronwe abbia fatto di Erfea sia abbastanza corretta...anche se c'è un punto sul quale dissento.
Erfea non odia la sua gente, o meglio, non odia tutti...certo, i Numenoreani neri rientrano nella categoria delle persone a lui sgradite...ma personaggi come Tar-Palantir, Amandil, Elendil, Isildur, Anarion ed altri ancora - per non parlare di Miriel, che è il suo amore giovanile, sono fra quelli che sono più vicini ad Erfea e quelli di cui egli stesso trova difficile fare a meno (miriel)...per non parlare poi dell'accoglienza che fanno i Fedeli ad Erfea..la loro gioia e la loro spontaneità nel manifestarla è bellissima.
Certo, va anche detto che la maggior parte dei Numenoreani servono Sauron e Ar-Pharazon...ma non dimentichiamoci degli altri

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Scritto il 18-11-2004 19:58
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Voronwe Aranwion

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Erfea il 18-11-2004 19:58 ha scritto:
Ritengo che la descrizione che Voronwe abbia fatto di Erfea sia abbastanza corretta...anche se c'è un punto sul quale dissento.
Erfea non odia la sua gente, o meglio, non odia tutti...certo, i Numenoreani neri rientrano nella categoria delle persone a lui sgradite...ma personaggi come Tar-Palantir, Amandil, Elendil, Isildur, Anarion ed altri ancora - per non parlare di Miriel, che è il suo amore giovanile, sono fra quelli che sono più vicini ad Erfea e quelli di cui egli stesso trova difficile fare a meno (miriel)...per non parlare poi dell'accoglienza che fanno i Fedeli ad Erfea..la loro gioia e la loro spontaneità nel manifestarla è bellissima.
Certo, va anche detto che la maggior parte dei Numenoreani servono Sauron e Ar-Pharazon...ma non dimentichiamoci degli altri


..... a dir la verità l'avevo sottointeso, non ho mai pensato che Erfea detestasse Palantir, Miriel e tutti gli altri. Vabbè, non darò mai più niente per scontato e scriverò tutto, sennò va a finire che mi accusate di aver detto qualcosa che non ho detto perchè pensavo che non fosse necessario dire.... (pensieri contorti).
Comunque, a parte quella parte, la descrizione calzava o ho descritto qualcuno che non c'entrava nulla con Erfea (sto iniziando a sospettare di tutto, per quanto ne so posso anche aver descritto Morgoth...)(pensieri ancor più contorti).
A, già che ci siamo, domani o massimo dopodomani posto i commenti sul Nanosterro.

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Scritto il 18-11-2004 20:03
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Mornon

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Per chiarezza...
Elràwien il 18-11-2004 14:18 ha scritto:
Visto che in questo topic si riflete tanto su Numenor, che ne pensate dell'idea che ve ne da Erfea nei racconti?


Erfea il marinaio o Erfea il nostro?

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Scritto il 18-11-2004 20:25
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Fëanor

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Elràwien il 18-11-2004 14:18 ha scritto:
La prima volta che lessi della caduta di Numenor mi venne subito di fare un collegamento con la leggendaria Atlantide.


sicuramente Tolkien si è ispirato anche alla leggeda di atlantide. Non per niente la caduta di numenor è ricordata, oltre che col nome di Akallabeth, con quello di Atalante, che suona piuttosto familiare, no?

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Scritto il 18-11-2004 20:28
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Voronwe Aranwion

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Mornon il 18-11-2004 20:25 ha scritto:
Elràwien il 18-11-2004 14:18 ha scritto:
Visto che in questo topic si riflete tanto su Numenor, che ne pensate dell'idea che ve ne da Erfea nei racconti?


Erfea il marinaio o Erfea il nostro?

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Io ho parlato di quello marinaio. Quello vero sarebbe un po' difficile, non è un personaggio, ma una persona, bisognerebbe chiederlo a lui. Per il personaggio invece si può anche azzardare. Comunque questa omonimia è un po' confusionaria...

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Scritto il 18-11-2004 20:28
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Mornon

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Voronwe Aranwion il 18-11-2004 20:28 ha scritto:
Quello vero sarebbe un po' difficile, non è un personaggio, ma una persona, bisognerebbe chiederlo a lui. Per il personaggio invece si può anche azzardare


Cosa c'è da azzardare, scusa? La domanda è "Visto che in questo topic si riflete tanto su Numenor, che ne pensate dell'idea che ve ne da Erfea nei racconti?", ossia cosa pensiamo dell'idea di Númenor che Erfea ci dà nei racconti... non mi pare ci sia nulla da azzardare, l'idea che ci viene data è quella, a prescindere da come sia chi lo abbia scritto...

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Scritto il 18-11-2004 20:36
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Erfea

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Voronwe Aranwion il 18-11-2004 20:03 ha scritto:
Erfea il 18-11-2004 19:58 ha scritto:
Ritengo che la descrizione che Voronwe abbia fatto di Erfea sia abbastanza corretta


..... a dir la verità l'avevo sottointeso, non ho mai pensato che Erfea detestasse Palantir, Miriel e tutti gli altri. Vabbè, non darò mai più niente per scontato e scriverò tutto, sennò va a finire che mi accusate di aver detto qualcosa che non ho detto perchè pensavo che non fosse necessario dire.... (pensieri contorti).
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Per il resto la descrizione calzava...d'altra parte l'ho premesso al mio post, che tu stesso hai quotato

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Scritto il 18-11-2004 23:44
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thranduil

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Io ho appena letto il primo racconto e mi è parso meraviglioso.
Erfea ha saputo cogliere tutti gli aspetti del suo omonimo e gli ha sputi fondere con un personaggio valoroso e intelligente.
Ora leggero gli altri racconti e vi saprò dire di +.



E' un crimine vagabondare nel mio regno senza permesso.

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Scritto il 19-11-2004 16:55
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Voronwe Aranwion

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Dunque, dato che i miei post di ieri sono appannati e appannanti e non si capisce quello che dicono, o se si capisce voi lo fraintendete o lo ingarbugliate, mando un super post intelligente (tra l’altro ho appena scoperto che è il mio post numero 200, un motivo in più di farlo bello).
E quale occasione per riscattarmi sarebbe migliore che il Racconto del Marinaio e del Nanosterro?
Allora, bisogna dire subito una cosa: gli altri racconti, chi più chi meno chi meno chi più, erano basati sul dialogo o sulla riflessione, in essi la psicologia dei personaggi era ampiamente descritta e erano tutti abbastanza pesantucci (in senso buono, si intende. Anche il Silmarillion è pesantuccio, per questo). Questo invece è diverso, è una vera e propria avventura di Erfea in terre sconosciute e pericolose, dove accanto al dialogo e alla riflessione è presente anche l’azione, seppur in quantità limitata, e è anche molto più scorrevole degli altri. Non per questo è da meno, anzi. In questa discussione la parola capolavoro è già stata usata troppo, e ho paura che continuando ad usarla Erfea Autore pensi che sia un’iposcrisia e che la diciamo solo per farlo contento, per cui non la ripeterò. La definisco un’opera in stile classico, un buon lavoro, una prova lampante dell’abilità letteraria di un Erfea e dell’abilità guerresca dell’altro Erfea, un ottimo testo con un’ottimo soggetto, ma non un capolavoro. A continuare ad usare quella parola perde di significato, e io la voglio tenere come un bonus da dare solo quanto avrò letto tutto il Ciclo (se ce la farò) senza usarla a sproposito. Chiusa questa parentesi, passiamo alla trama, magnificamente costruita. Erfea è in un’osteria di Brea, quelle classiche osterie di Brea nelle quali si incontrano tutti a tutte le ore. E lui incontra un gruppo di nani e un gruppo di Numenoreani Neri. Il capoccia dei Numenoreani Neri decide subito di fare lo sbruffone con i nani, li provoca, li minaccia, li snobba da buon Numenoreano Nero, e ci scapperebbe il morto (non si sa da che parte ma probabilmente da tutte e due) se non intervenisse Erfea, che mozza la mano al cattivo e gli frega un anello tipico dei servo di Pharazon che si rivelerà fondamentale in seguito. I nani ovviamente sono riconoscenti, e invitano Erfea alla loro dimora, niente di meno che Khazad-Dum. Erfea giunge a Khazad e conosce il re Durin III, che ha già ricevuto uno dei Sette ma che non è ancora cattivo. Erfea fa la figura del bravo, dell’intelligente e del lungimirante e viene trattato con cortesia dal sovrano, che gli permette di visitare il suo reame, e dalla descrizioone di esso viene davvero una grande tristezza a sapere che tutto ciò si ridurrà a un’ombra di quello descritto per colpa dell’avidità dei nani e della presenza del Balrog. Ma anche qui ci sono i cattivi, loro ci sono dappertutto, e tramano come tutti i cattivi. La vicenda vera e propria inizia con l’arrivo di un messo da un reame nanico situato all’estremo est, che dice che nel regno di Tumul-Gabil sono accadute cose orribili che non sto a enumerare essendo troppo lunghe e poi non vorrei rovinare con le mie parole tutto sommato banali e comuni il discorso tra Durin III, il messaggero, i cattivi, Naug Thalion (il nano che Erfea a salvato a Brea) e lo stesso Erfea, che è praticamente il consigliere di Durin. Alla fine Erfea, Naug Thalion e altri prodi decidono di andare a vedere cosa è successo in quel reame i cui abitanti sono o morti o scappati o impazziti. Vanno, e il viaggio è pieno di pericoli, c’è un’ottima suspence alimentata anche dalla presenza a volte rassicurante e a volte ingannatrice di Sulring, la spada gondoliana di Erfea (noi gondolinfrim le fabbricavamo proprio bene le spade), che si illumina quando ci sono in giro Orchi etcetera ma che non è in grado di mostrare.... qualcosa che sarebbe stato meglio mostrare. Giunti alla fortezza-città, la vedono pullulare di orchi nel vero senso della parola. Allora Erfea si dimostra ancora una volte un eroe intelligente, oltre che buono e generoso e coraggioso, e infilandosi l’anello del Numenoreano Nero si spaccai per uno di loro e introduce due nani nella fortezza come se fossero prgionieri. Non mi dilungo sulle loro peregrinazioni nelle viscere della terra nel vero senso della parola, peregrinazioni piene di insidie e di pericoli, ho paura ancora una volta di rovinarle con le mie parole, mi farò troppi scrupoli ma non ho mai sopportato quelli che commentano un’opera smontandola pezzo per pezzo e banalizzandola pensando di elogiarla. Faccio bene, faccio male, non lo so, ma sono così. La fine è lieta nel suo piccolo, come in tutti gli altri racconti, si capisce che finiscono bene in apparenza ma che in realtà le sofferenze di Erfea Hyarrostar e il lavoro di Erfea Autore (come poterli distinguere senza ricorrere a tutte queste parole per non creare confusione? Erfea Autore, aiutaci tu) non sono ancora finiti. Altre sofferenze e latro lavoro li attendono, uno deve lavorare per far soffrire l’altro che deve soffrire per far lavorare l’uno, fino alla fine del Ciclo.
Erfea, non c’è che dire, ancora una volta le parole sono poche per dire quello che penso, e non so neanche se tu e gli altri arriverete a questo punto, il messaggio è chilometrico, voglio aggiungere ancora qualcosa ma lo farò in un altro post, o questo diverrà davvero interminabile. Ma, se tu arriverai a questo punto, voglio dirti qualcosa: Erfea, eroe e autore, a tutti e due mi sto rivolgendo, siete unici. tutti sono unici, anche io con i miei difetti e con i miei pregi, ma voi siete ancora più unici. Siete mitici. Anche voi (almeno quello eroe, ma penso anche quello autore) avete debolezze, punti deboli, difetti etcetera, ma i vostri pregi li superano (almeno per quanto riguarda l’eroe. Erfea Autore, penso proprio che questo valga anche per te, i tuoi scritti sono troppo belli per appartenere ad un figuro meschino e ottuso). Non smettere, prosegui, e rallegrerai anche altri, oltre che alle solite dieci persone su un forum. E se avrai successo, se, almeno ricordati di noi, che ti abbiamo incoraggiato e supportato. Ora basta, sto diventando troppo buono, e il post sta diventanto troppo lungo. Ciao a tutti, e grazie se siete arrivati qui. I prossimi post saranno più corti. Promesso.


E' giunta l'ora di andare. Ciascuno di noi va per la propria strada: io a morire, voi a vivere. Che cosa sia meglio, Iddio solo lo sa.
(Platone, Apologia di Socrate)

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Scritto il 19-11-2004 17:47
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