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le visioni profonde, ovvero arti visive e eldalie
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miriel

Silmaril Silmaril Silmaril
anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere
alleato con rohan
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le visioni profonde, ovvero arti visive e eldalie
a volte capita di fermarsi folgorati davanti ad un'opera d'arte, di sentirsi toccare nel profondo, ci si ferma; e possono passare ore prima di tornare sulla terra. e quando questo accade non si è più gli stessi, qualcosa è cambiato giù in fondo, dove le visioni profonde dormono attendendo che qualcosa le riporti alla luce.
e questo può essere cosi forte da cambiare il modo di porsi, di guardare e vedere le cose oltre la materia di cui sono fatte....
le Arti Visive sono il metodo più diretto, almeno per me, per penetrare l'anima, sono la forma di comunicazione più antica insieme alla musica, e la più immediata.
e qui viene la mia proposta per la discussione: che rapporto avete con le arti visive? fino a che punto sono in grado di commuovervi? che linguaggio sentite più vicino?


non marceròper strade spente e piatte
per formule precise, frasi fatte
nel mondo immutabile ove chi fa
con l'arte di creare nul parte ha.
non chinerò il capo al dominio del ferro
interrando il mio piccolo scettro d'oro

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Scritto il 11-01-2005 17:19
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Scardarelli

Silmaril Silmaril Silmaril
anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere
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miriel il 11-01-2005 17:19 ha scritto:
a volte capita di fermarsi folgorati davanti ad un'opera d'arte, di sentirsi toccare nel profondo, ci si ferma; e possono passare ore prima di tornare sulla terra. e quando questo accade non si è più gli stessi, qualcosa è cambiato giù in fondo, dove le visioni profonde dormono attendendo che qualcosa le riporti alla luce.
e questo può essere cosi forte da cambiare il modo di porsi, di guardare e vedere le cose oltre la materia di cui sono fatte....
le Arti Visive sono il metodo più diretto, almeno per me, per penetrare l'anima, sono la forma di comunicazione più antica insieme alla musica, e la più immediata.
e qui viene la mia proposta per la discussione: che rapporto avete con le arti visive? fino a che punto sono in grado di commuovervi? che linguaggio sentite più vicino?


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Complimenti, Miriel, sembra che mi hai tolto di bocca le parole !!! Non saprei descrivere meglio la sensazione di abbandono che certe opere offrono . Nel momento in cui si guarda il quadro, non sempre, quando il quadro é buono, o la scultura, o qualunque cosa sia fatta per l´occhio, é come se in quel momento si vivesse la vita di quell´opera . A volte dell´artista . Secondo me, per esempio, é impossibile vedere " la Notte stellata e paese" di Van Gogh, per esempio, senza essere invasi, non so in che modo, di una specie di malinconia, simile quasi a una dolce follia . A volte invece le immagini ci raggiungono con una crudeltá e violenza da far rabbrividire, come forse in " l´urlo" di Munch . O forse quello é solo sogno, vicino ad incubo . E sa molto di Kafka .
Mi interessa molto questo discorso, sotto vari aspetti . Le arti visive sono sicuramente il mezzo di comunicazione piú immediato, rispetto alla voce, che sempre in modi differenti dev´essere mediata . Eppure c´é qualcosa, nel carattere di quell´occhio troppo vigile, che non convince . Ci sono culture dichiaratamente iconoclaste, che da sempre combattono l´uso di detterminate immagini, sopratutto nell´ambito del culto religioso . Tutt´altro ha fatto la Chiesa, e con risultati elevatissimi ( basti pensare a Giotto o Michelangelo ) . In quelle culture di cui dicevo, la paura che spinge a limitare la vista, é forse quella che ci si possa perdere in altro all´infuori di Dio .
Inutile negare, questa é la mia opinione, il carattere sacro dell´immagine, anche quando non ha alcuno scopo cultuale .
L´Aurea dell´opera d´arte .
L´occhio non puó dimorare , e in questo é terribilmente vicino alla voce .

“ Se ti vuoi proprio vantare , sappi che
non sei tu che porti la radice ,
ma è la radice che porta te “.

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Scritto il 11-01-2005 18:00
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Silvy

anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere
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Diciamo che il mio rapporto con le arti visive è buono. Risvegliano emozioni, che possono andare dall'allegria, alla serenità, alla malinconia, alla tristezza, fino all'angoscia, senza però sconvolgere il mio stato d'animo fino a tal punto da staccarmi dalla realtà. A volte però ci possono essere rappresentazioni artistiche che evocano disgusto, fastidio oppure indifferenza.
Nei quadri che ho avuto modo di vedere, si legge sempre l'animo del pittore, che traspare dal suo stile, dai colori, dalle figure che rappresenta, dal tipo di pennellata e l'uso di luci e ombre.
Per quanto riguarda la musica, anch'essa trasmette emozioni simili a quelle che si provano di fronte ad un'arte visiva.
Difficilmente mi commuovo ascoltando della musica, a meno che ci siano delle cose che si legano ad eventi che sono accaduti nel passato.
Il linguaggio che trovo più idoneo, è quello della musica sicuramente, che trovo molto piacevole e distensivo e a volte mi stacco per qualche secondo dalla realtà. Ma solo ascoltando la musica, poiché non mi sono mai commossa davanti ad un quadro o a qualunque altra opera d'arte.
Si può dire, comunque, che una persona può anche commuoversi davanti all'arte cinematografica, che (credo) sia molto più coinvolgente rispetto a quella pittorica o di sola audizione.

Non tutto quel che è oro brilla, né gli erranti son perduti; il vecchio forte non s'aggrinza, le radici profonde non gelano. Dalle ceneri rinascerà un fuoco, l'Ombra sprigionerà una scintilla; nuova sarà la lama ora rotta e Re quei ch'è senza corona.

SdA

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Scritto il 11-01-2005 18:12
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Scardarelli

Silmaril Silmaril Silmaril
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Silvy il 11-01-2005 18:12 ha scritto:

Il linguaggio che trovo più idoneo, è quello della musica sicuramente, che trovo molto piacevole e distensivo e a volte mi stacco per qualche secondo dalla realtà. Ma solo ascoltando la musica, poiché non mi sono mai commossa davanti ad un quadro o a qualunque altra opera d'arte.
Si può dire, comunque, che una persona può anche commuoversi davanti all'arte cinematografica, che (credo) sia molto più coinvolgente rispetto a quella pittorica o di sola audizione.



SdA


.... anch´io sono convinto che ci si possa commuovere di fronte ad un film, che reputo allo stesso livello di forme d´Arte come pittura, scultura, e poesia . D´altro canto nasce dalla fotografia , e entrambi hanno la stessa dignitá .
Oggigiorno peró é molto difficile, che un film riesca a darmi ció che una di quelle opere d´arte mi danno . E non parlo solo dei classici, ma anche dell´arte contemporanea, o come si definiscono alcuni, post-contemporanea. Un unico strappo nella tela, "Attesa, concetto spaziale" di Fontana .
E´naturale che tra di questi, pure ci siano una mole immensa di cose vuote e senza senso, anche quando inseguono proprio il " senza senso" .

Eppure per me é piú facile, ancora, trovare oggi un dipinto in un mercatino che sia degno di vedere per ore, che non la maggior parte dei film in uscita in tutti i cinema . Ho perso il gusto .

Oppure il mondo ha dimenticato come si guarda .

Egon Schiele dipinse un enorme quadro, " la famiglia" dove ritrasse lui, la moglie e un bel bambino . Il bambino ancora non esisteva, ma la moglie lo aspettava, sarebbe nato da li a pochi mesi . Forse non é questo il luogo adatto per descrivere la carica emotiva, giá solo all´occhio, del tratto e del colore del quadro .
Lei morí prima che desse al mondo il bambino, e Schiele la seguí dopo qualche giorno, distrutto . Quel quadro rimane li, come un sogno . Chi non si commuoverebbe a vederlo ?

Il cinema é sicuramente una grandissima fonte artistica, e che si voglia o meno rimane sempre una figlia dela pittura, come della fotografia . Entrambe sono Arti Figurative, e quindi dell´occhio . Le cose belle vengono fuori quando chi ci lavora é mosso da intenti artistici e non dalle Borse e Mercati .
Il che, oggi, accade piú che sovente, oserei dire sempre .

“ Se ti vuoi proprio vantare , sappi che
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Scritto il 11-01-2005 19:01
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miriel

Silmaril Silmaril Silmaril
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io sono un po' di parte, dal momento che la pittura è la mia vita, ma trovo che sia addirittura più diretta del cinema per certi versi, per la sua elementarità, per il diretto rapporto con gli archetipi che ci portiamo dentro da millenni, anche se devo ammettere di essere una che si commuove facilmente davanti ad una bella foto , o ad un bel libro o ad un brano musicale.... tutte cose che si fondono mirabilmente in un film.
non definirei il cinema solo un'arte visiva..... bara! usa tutti i linguaggi insieme.


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Scritto il 12-01-2005 18:46
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Nuitari

foglia di Laurelin
Silmaril Silmaril
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Scardarelli il 11-01-2005 19:01 ha scritto:

Egon Schiele dipinse un enorme quadro, " la famiglia" dove ritrasse lui, la moglie e un bel bambino . Il bambino ancora non esisteva, ma la moglie lo aspettava, sarebbe nato da li a pochi mesi . Forse non é questo il luogo adatto per descrivere la carica emotiva, giá solo all´occhio, del tratto e del colore del quadro .
Lei morí prima che desse al mondo il bambino, e Schiele la seguí dopo qualche giorno, distrutto . Quel quadro rimane li, come un sogno . Chi non si commuoverebbe a vederlo ?


Io ad esempio.. questo per dire che, secondo me, il rapporto tra opera d'arte e osservatore, è individuale, soggettivo, molto soggettivo. Questa "soggettività" penso sia creata dagli eventi che abbiamo attraversato durante la nostra vita, fino a quel momento.

Il cinema penso possa far commuovere di più di altre forme d'arte, anche perchè comè stato già detto, ne fonda molteplici nel suo insieme. Inoltre ti coinvolge veramente, accadono fatti sotto i tuoi occhi, in modo tale che se riesci a coinvolgerti, è come se li vivessi in prima persona, è un tipo di arte dinamico..

Amo molto la musica, anche se non faccio paragoni con altri tipi di arte, metto tutto sullo stesso piano.
La prima espressione dell'uomo, sarà stato il disegno, o il suono?
usato in un determinato modo, ovvero, non semplice grigno di denti, ma qualcosa di più..

Meglio regnare all'inferno che servire in paradiso

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Scritto il 13-01-2005 22:30
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romarie

foglia di Telperion
Silmaril
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Non mi è mai capitato di commuovermi o provare emozioni particolarmente forti davanti ad un quadro pur intuendone la bellezza, neppure quando dal quadro traspare netta l'anima dell'artista.
In compenso ho rischiato una crisi di "sindrome di Sthendal" davanti ad alcune fotografie di una bellezza sconvolgente al punto che anche addesso, mentre ne scrivo, le rivedo nella mente e il cuore sta accelerando i battiti.
Si, si può reragire davanti ad alcune immagini, quadri o foto che siano, quando sono tali da divenire "un mondo"...un posto "altro" che ti cattura con la sua magia, ti stupisce, ti incanta e per un breve o lungo momento ti fa partecipe del cuore e dell'anima di un'altra persona.
Non avviene spesso, ma a volte il "miracolo" si compie ed allora è....beatitudine.


"Per me tutto quello che faccio fa parte del medesimo sforzo: vivere con consapevolezza."by Viggo Mortensen

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Scritto il 14-01-2005 12:56
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Silwin

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Nuitari il 13-01-2005 22:30 ha scritto:
secondo me, il rapporto tra opera d'arte e osservatore, è individuale, soggettivo, molto soggettivo. Questa "soggettività" penso sia creata dagli eventi che abbiamo attraversato durante la nostra vita, fino a quel momento.

Sono completamente d’accordo, spesso un’opera mi colpisce più per quello che rivela di me che per quello che mi dice dell’artista.
Non potrei dire quale forma d’arte sia la mia prediletta, a lungo è stata la pittura, poi andai a Firenze e rimasi fredda di fronte ai Botticelli, talmente inflazionati da non dirmi quasi più niente, provai invece un’emozione fortissima nelle cappelle medicee, fu una specie di rivelazione...
Non avevo mai considerato in modo particolare la scultura, e soprattutto non avevo mai fatto caso a “quel” Michelangelo, sorvolato frettolosamente tra le pagine dei libri per soffermarmi sulla pietà o sul Mosè, il Giorno e la Notte mi fecero scorrere lacrime di ammirazione mista a vergogna...
Da allora la scultura è nel mio cuore... credo però sia penalizzata dal fatto che non ammette intermediari, va inesorabilmente vissuta dal vivo, solo così è possibile quel meraviglioso muto dialogo fatto di cambi di prospettiva, di illuminazione...
romarie 14-01-2005 12:56 ha scritto:
Si, si può reragire davanti ad alcune immagini, quadri o foto che siano, quando sono tali da divenire "un mondo"...un posto "altro" che ti cattura con la sua magia, ti stupisce, ti incanta e per un breve o lungo momento ti fa partecipe del cuore e dell'anima di un'altra persona.
Non avviene spesso, ma a volte il "miracolo" si compie ed allora è....beatitudine

Per me è più come se fosse l’artista ad avvicinarsi al mio cuore e illuminasse il mio mondo di luce nuova... per il resto... non ci sono altre parole: è raro, è un “miracolo”, è “beatitudine”

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Scritto il 14-01-2005 23:38
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Utumno

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Be', comincio col dire che la mia arte preferita, quella che più sento mia e che mi accompagna sempre, è la musica; incidentalmente, trovo che la musica sia più immediata delle arti visive (tra l'altro, si può distogliere lo sguardo, ma dal suono non si sfugge).
Detto questo, il mio rapporto con le arti visive è, come dire, colloquiale; nel senso che ci sono artisti che mi piacciono molto (più in pittura che in fotografia, anche perchè questa al conosco poco), ma non sono mai condotto alle lacrime, nè altrimenti fortemente colpito, da opere visive (con la musica sì).
Per questo tendono a piacermi le opere che parlano alla parte razionale di me, per così dire: gli autori di stampo surrealista (Delvaux su tutti, ma anche Magritte e Ernst), Escher. O, al contrario, gli autori in cui prendono il sopravvento gli aspetti più puramente estetici, come Turner, Klimt.
Poi, al di fuori dei miei stessi schemi, ho una predilezione per Füssli.
Mmm, ora che ho messo su schermo i miei gusti, mi sembrano un po'... Strani


"Se davvero un giorno dovessi giungere al punto di credere all'amore in genere, inghiottirei una libbra di stricnina, mi sparerei in bocca e per essere certo di non fallire mi butterei contemporaneamente dall'alto di una torre."
Da La Prigione della Libertà di Michael Ende tradotto da Alessandro Califano, TEA

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Scritto il 15-01-2005 15:42
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Medea Luthien

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Il mio rapporto con l'Arte è ottimo, nel senso che adoro quasi tutte le forme di Arte, dalla musica alla pittura, la fotografia, l'architettura etc...

penso che l'Arte visiva, quindi i quadri e le immagini in generale, sia molto più diretta di ogni altra forma d'Arte, come ad esempio la poesia o la musica... colpisce di certo molto l'immaginazione... tuttavia paradossalmente mi colpisce, forse, di meno...
per intenderci, non ho mai pianto di fronte a un quadro, cosa che invece mi capita con determinate canzoni o con testi e poesie...

forse perchè di fronte a un quadro non c'è la possibilità di rielaborazione personale, nel senso che ogni pennellata, ogni colore è già lì fissato, non si può cambiare e rispecchia esattamente il pensiero dell'autore. Allora lo "spettatore" viene colpito dal quadro solo se i suoi sentimenti in quel momento sono simili a quelli dell'Artista...

ma con la musica o la poesia, nulla è del tutto stabilito... ognuno può leggere in ciò che sente il suo stato d'animo e interpretare la musica come vuole... e allo stesso modo molte poesie possono essere lette con occhi diversi, in modo che ognuno ci può ritrovare la propria esperienza e le proprie passioni...

"Lo scorrere del tempo...
il brillare delle stelle..."

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Scritto il 23-01-2005 16:55
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Rinie Altàriel

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Medea Luthien Ackerley il 23-01-2005 16:55 ha scritto:
Il mio rapporto con l'Arte è ottimo, nel senso che adoro quasi tutte le forme di Arte, dalla musica alla pittura, la fotografia, l'architettura etc...


Concordo con te Medea...

Però non mi è mai capitato di emozionarmi o di perdermi nella bellezza di un quadro.
Questo mi accade invece spesso con la musica, delle volte il mio cuore sembra volermi sfondare il petto, magari con una canzone che ho sempre ascoltato, ma in quell'attimo ti fa "perdere" in essa, e ti fa capire cose che prima non capivi...
Oppure quando guardo dei paesaggi!

*****************************************
La Dama di Tirion.
Rinìe Altàriel
Figlia di Fëanor.

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Scritto il 23-01-2005 19:34
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miriel

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Medea Luthien Ackerley il 23-01-2005 16:55 ha scrittoforse perchè di fronte a un quadro non c'è la possibilità di rielaborazione personale, nel senso che ogni pennellata, ogni colore è già lì fissato, non si può cambiare e rispecchia esattamente il pensiero dell'autore. Allora lo "spettatore" viene colpito dal quadro solo se i suoi sentimenti in quel momento sono simili a quelli dell'Artista...



non sono daccordo, vieni colpito da un quadro se quel quadro ti comunica qualcosa, ma non è affatto detto che quel qualcosa sia lo stesso che intendeva dire l'artista. lo dico per esperienza. tu puoi serenamente affermare di sapere cosa aveva in mente edoard burne jones quando ha dipinto la scala d'oro? o boccioni nella città che sale, o raffaello nello sposalizio della vergine? ti assicuro che il più delle volte le persone che guardano un dipinto sono guidate nell'interpretarlo dal proprio vissuto e dalla propria formazione, oltre che dalla sensibilità; e molto di rado se si confrontano con l'artista trovano di aver avuto il messaggio esatto che il pittore pensava di dare...è gia molto se passa lo stato d'animo generale.. e nessun pittore vorrebbe essere letto come un foglio di istruzioni per un medicinale, in modo piatto e didascalico, non ci sarebbe scopo non ci sarebbe arte.

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Scritto il 24-01-2005 20:44
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Medea Luthien

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Del resto però io ho detto che mi sembrava più difficile essere colpiti da un quadro...non ho certo detto che è impossibile... poi dipende tutto dalla soggettività della persona...

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Scritto il 26-01-2005 11:48
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telperion

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io sono musicista... mi pare ovvio che il mio elemento sia la musica.
ho sempre pensato che la musica fosse l' unica cosa in cui l' uomo avesse superato Dio... ho sempre creduto che la musica "mortale" fosse superiore di quella "divina" perchè ricca di sentimenti, di veri sentimenti, di sofferenza, di gioia, di amore, di vita...
la grande differenza fra bellezza e perfezione.

l' arte che più mi colpisce dopo la musica è la scultura... potrei guardare per innumerevoli anni la nike di samotracia senza mai saziarmene. nelle statue classiche sembra imprigionata l' anima dell' artista.
mentre una poesia o un brano musicale o un libro, dopo essere stati composti vivono una loro vita, si separano dall' autore, una statua, nella sua immobilità, sembra aver ibernato dentro di se lo spirito dell' artista. esse non vivono una loro vita, non cambiano, non si evolvono come un pezzo di musica che passa da un interprete all' altro. sono, e la loro magia è proprio la loro immobilità. come se gli atomi della vita si fossero cristallizzati

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Scritto il 28-01-2005 23:20
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nauredhriw

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La mia arte preferita è la musica, ma anche le arti figurative mi piacciono molto...
Il voinvolgimento emotivo che mi dà la musica nessun'altra forma d'arte riesce a darmelo... la prima volta che ascoltai il Flauto Magico di Mozart non so quante volte piansi di commozione...
Io trovo molte analogie tra la musica e le arti figurative: entrambe sono immediate e universali, non altamente simboliche come la letteratura, entrambe fanno leva sulla parte meno razionale della coscienza umana. La musica può evocare immagini, questo mi fa pensare che sia essa l'arte, dirò così, primaria... io e una mia amica al liceo ci divertivamo a dipingere ascoltando musica... ancora adesso associo alle diverse tonalità diversi colori o combinazioni di colori... ma anche le arti figurative, rappresentando immediatamente gli antichissimi archetipi inconsci, sono molto potenti e suggestive... un quadro come l' Urlo mi ha dato una sensazione molto vicina a quelle che mi provoca abitualmente la Musica... egualmente i dipinti di Klimt o di Schiele... Turner, che amo alla follia... o Kandinskij e Mirò... ma anche Leonardo mi colpisce molto... Due altri quadri che abitavano già dentro di me: I musici di Caravaggio e lo Sposalizio mistico di Botticelli. E poi la scultura: l' Estasi di Santa Teresa di Bernini, ecco, quella sì, come una musica... avevo 13 o 14 anni quando mi si rivelò, nella chiesa di Sant'Agnese a Roma... da allora adoro Bernini alla follia, e guardo storto chi non apprezza il Barocco...

D'altronde queste due arti presentano anche delle differenze: la musica ha bisogno ogni volta, per esistere, di essere ri-creata da un interprete, cosa di cui le arti figurative, se escludiamo le performances, non abbisognano affatto... La fissità della statua, come ha detto bene uno di voi, in contrasto con la mobilità della musica...
Ancora, l'arte figurativa, come l'arte concettuale ha pienamente messo in risalto, crea in linea di massima degli oggetti concreti, ben definiti, nello spazio, ma che travalicano i confini del tempo, mentre la musica fa esattamente il contrario, essa ha i suoi confini nel tempo, ma trasgredisce quelli dello spazio... anche questa distinzione è stata però superata da alcuni esiti dell'arte contemporanea, memori dell'equazione spazio-tempo di Einsteniana memoria...

Sull'interpretazione, intesa come rapporto ermeneutico tra oggetto e soggetto, sono d'accordo con chi afferma che nessun'arte ne va esente: tutte le arti sono linguaggi e imitazioni, quale più quale meno, dunque nessuna è esente dalla contaminazione del soggetto, quindi neanche le arti figurative...

Bene, mi sembra d'averla fatta fin troppo lunga, ma l'argomento è così appassionante...



Nauredhriw guardiano dei Porti

Mi hanno colpito molto le affermazioni di Scardarelli sull'equazione di occhio e voce (dunque di orecchio): entrambi mobili e incapaci di riposo, dunque immagini di vita...



To the Sea, to the Sea! The white gulls are crying,
The wind is blowing, and the white foam is flying.

Legolas

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Scritto il 01-02-2005 21:40
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Glorolach

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Prima di qualsiasi altra cosa;
Miriel, grazie veramente per la discussione, è bellissima, e trovarla dopo tanto tempo che non vengo su Eldalie mi fa un piacere infinito.
Mi scuserete se inizio facendo un po’ di critica ad alcune osservazioni è che non visitando il forum da molto tempo ho visto solo ora questa discussione e mi sono ritrovato a leggere contemporaneamente tutti i vostri messaggi.

Scardarelli 11-01-2005 18:00:
“In quelle culture di cui dicevo, la paura che spinge a limitare la vista, é forse quella che ci si possa perdere in altro all´infuori di Dio .
Inutile negare, questa é la mia opinione, il carattere sacro dell´immagine, anche quando non ha alcuno scopo cultuale .
L´Aurea dell´opera d´arte .
L´occhio non puó dimorare , e in questo é terribilmente vicino alla voce .”

È sicuramente vero; e non importa giungere all’iconoclastia, molte più sono le civiltà in cui le autorità religiose pur consentendo le immagini religiose, o addirittura pur trovandole indispensabili, le hanno tuttavia costrette entro vincoli iconografici così stretti da impedire di fatto ogni loro evoluzione e ogni loro caratterizzazione personale da parte dell’esecutore ed escludendole quindi dal campo dell’arte quale siamo tradizionalmente abituati a pensarla. Mi viene subito in mente il mondo ortodosso con la sua enorme estensione e la sua grande longevità. Ovunque la Chiesa Ortodossa abbia lasciato testimonianze iconografiche, in qualsiasi epoca dal XIV secolo in poi (e ne ha lasciate davvero moltissime), queste sono realizzate secondo precisi dettami che le rendono uniformi e impersonali. Dietro questa tendenza c’è certamente il terrore di veder glorificata, più che la figura divina, quella dell’artista che l’ha eseguita come è effettivamente successo tante volte in Occidente almeno da una certa epoca in poi (chi ha mai pensato alla Sant’Anna di leonardo, al David e alla Pietà di Michelangelo, alla discesa al Limbo di Bronzino – citata espressamente negli Atti del Concilio di Trento come esempio di Arte sacra da non seguire – come opere devozionali?). L’Opera d’Arte, che si parli di Arti visive, Musica, Poesia, ha certo sempre un carattere sacro che nasce, penso, dalle sue pretese di eternità, dal desiderio dell’Artista e dei committenti che sopravvivesse agli uomini che l’hanno vista nascere; che propagasse un messaggio universale o la follia, l’ossessione di un’istante o di una vita indefinitamente nel tempo. In sintesi dal sempre esistito anelito dell’uomo, il suo spasimo verso una condizione di immortalità.

nauredhriw 01-02-2005 21:40:
“La fissità della statua, come ha detto bene uno di voi, in contrasto con la mobilità della musica...”

Non vi è fissità nella scultura se non a livello cinetico,perché una statua (una “grande” statua, una vera opera d’arte intendo) è davvero il sogno addormentato nato da una mente umana e reso vivo dalle sue mani e cambia, si evolve, respira; col nostro movimento e il nostro respiro, con la luce che lo sfiora, le ombre che lo avvolgono e lo plasmano scavando e rilevando la sua carne e rendendolo concretamente esistente ai nostri occhi; sempre, in ogni istante. Diversa, sempre, in ogni secondo se non costretta, cosa mostruosa, alla paralisi inflitta da una luce elettrica; ma pulsante nell’inesauribile mobilità dell’atmosfera.

Medea Luthien Ackerley 23-01-2005 16:55:

“forse perchè di fronte a un quadro non c'è la possibilità di rielaborazione personale, nel senso che ogni pennellata, ogni colore è già lì fissato, non si può cambiare e rispecchia esattamente il pensiero dell'autore. Allora lo "spettatore" viene colpito dal quadro solo se i suoi sentimenti in quel momento sono simili a quelli dell'Artista...

ma con la musica o la poesia, nulla è del tutto stabilito... ognuno può leggere in ciò che sente il suo stato d'animo e interpretare la musica come vuole... e allo stesso modo molte poesie possono essere lette con occhi diversi, in modo che ognuno ci può ritrovare la propria esperienza e le proprie passioni...”

Allo stesso modo non penso che neppure la pittura neghi all’osservatore possibilità di rielaborazione personale; sono perfettamente d’accordo con quello che dice miriel al riguardo. Certo, è un’arte autosufficiente (per quanto in realtà la pittura figurativa sia quasi sempre pensata per ricevere illuminazione reale da un ben determinato punto coincidente con il suo punto di illuminazione pittorico) a livello formale, in evolvibile, ma non lo è assolutamente a livello di significato. Sulla tempesta di Giorgione decine di critici hanno spuntato le loro penne cercando di dargli un significato e così risulta ancora difficile, nonostante tutto, leggere un’opera come la Primavera di Botticelli, l’Allegoria del tempo di Bronzino, l’Amor sacro ed Amor profano ed addirittura impossibile, perché così vuole l’autore, nell’arte simbolista, Praraffaellita, e nella quasi totalità delle avanguardie storiche. Cosa può essersi trasmesso allora tramite l’opera del pensiero dell’artista o del committente? Quanto alla poesia è vero che tocca diversamente i nostri sentimenti e che è possibile calarsi nel verso, sentirlo nostro come dettato da una personale esigenza da un attimo intimamente vissuto, quasi rubato dal poeta a noi, al nostro cuore; ma solo nella lirica. Credo non sia facile provare qualcosa di simile nel Pastor Fido di Guarini o nell’Adone di Marino (mi sembra che non esista nulla di così lontano dalla sensibilità contemporanea) mentre è possibile ancora sentirlo in Tasso e così, in epoche più recenti, è molto difficile provarlo almeno in una parte della produzione di un poeta che pure trovo straordinario come D’Annunzio, che so, nell’Isotteo (sarebbe preoccupante, credo, se qualcuno ci riuscisse veramente), mentre è più facile nei suoi contemporanei Corazzino e Gozzano.

Nuitari 14-01-2005 12:56:
“Amo molto la musica, anche se non faccio paragoni con altri tipi di arte, metto tutto sullo stesso piano.
La prima espressione dell'uomo, sarà stato il disegno, o il suono?”

Non credo che sia possibile rispondere all’interrogativo di Nuitari e in fondo penso che non ce ne sia bisogno. Le arti si integrano e seguono le stesse vie e non si può pensare che chi scolpisce o dipinge in qualsiasi epoca non conosca anche la musica del suo tempo e così il contrario. Nel Cinquecento (e parlo di questo secolo perché artisticamente è quello in cui presumo di avere conoscenze maggiori) c’è davvero un legame indissolubile tra musica, architettura, pittura e scultura. È evidente la corrispondenza tra le ultime due e i loro sforzi per avvicinarsi e quasi fondersi, per rendersi plastica e monumentale la prima, dissolversi atmosfericamente, svincolarsi dalla materia, rendersi libera e in movimento la seconda; ma c’è un legame profondissimo anche tra le prime due e tra queste alle altre e alla poesia, onnipresente e indispensabile supporto alla musica di quest’epoca. L’architettura cerca in modo identico alla scultura, di violare le sue stesse regole fissate da secoli, di sfidare l’evidenza statica, di farsi viva, di incorporare nella sua struttura il sentimento che le era troppo spesso stato negato e la musica si complica nei suoi schemi e nelle sue formule, si rende sontuosa nei suoi grovigli di voci non diversamente da quanto faccia la pittura con le sue spirali di corpi in movimento o appunto l’architettura con l’imbizzarrirsi e complicarsi del suo lessico formale o ancora, in modo ancora più evidente, la poesia coi suoi soavi artifici retorici.

L’architettura è da secoli considerata diversa dalle altre arti, in certo modo sicuramente inferiore. Longhi diceva che era perché essendo fatta per vivere e vivendoci noi che la valutiamo non riusciamo a considerarla un’arte vera e propria ma più una “tecnica” un qualcosa che potrà sì anche essere bello ma mai veramente libro, slegato dalle esigenze che l’anno determinato. È indubbiamente vero ma anche tutta l’arte sacra risponde a un fine, segue regole iconografiche imposte da altri e da cui non può uscire entro certi limiti. Gli artisti hanno lavorato sino alla metà dell’ottocento quasi esclusivamente su commissione di altri che imponevano soggetto, numero di personaggi, persino la loro caratterizzazione e il tipo di ambientazione. Ma nessuno si sogna di definire “tecnica” l’Assunzione della Vergine di Tiziano o la Trinità di Masaccio o la Primavera di Botticelli in cui la presenza di ogni figura e persino la scelta di determinate piante e fiori è dettata e imposta al pittore da qualche dotto umanista. L’architettura è un’Arte e un’arte meravigliosa e certo la più libera delle arti visive. Nessuno può riprodurre un quadro o una scultura perduta soltanto dalla sua descrizione, né da un disegno o una fotografia. La persistenza di un progetto o di immagini rende invece l’architettura immortale e infinitamente riproducibile, come la musica fino a che se ne conserva lo spartito. La Fenice di Venezia è risorta identica, bellissima dalle ceneri del suo incendio non diversamente da quanto faccia una sinfonia dal silenzio ogni volta che qualcuno la suona. L’Architettura è allora davvero la più statica delle arti, la meno libera? O non è ancora più straordinaria della musica, infinitamente riproducibile come lei e certo con mezzi minori, è vero, ma che non esiste se non nell’istante della sua esecuzione e si riconsegna nel silenzio alla morte con l’ultima nota? Sono affascinato dall’autosufficienza della Pittura all’interno dei suoi confini materiali dalla sua capacità di creare un sublime inganno di spazio, di luce o, nell’arte contemporanea, dal suo inesauribile tentativo di spingersi oltre il reale, di sconvolgere, far interrogare, scavare la mente, la coscienza dell’uomo; e provo un disagio emotivo, una commozione davanti alla scultura che si rivela nella ragnatela delle ombre, nella nuvola dei pulviscoli luminosi; muoio, piango, mi sento pugnalare dalla lirica o mi esalto nell’artificio retorico della poesia e dalla musica posso lasciarmi struggere in infinite gocce di sentimento o nella grandezza delle note fermarmi a sentire l’aria nei miei polmoni che vibra e mi rende conscio di me e della mia esistenza ma la mia preferenza assoluta va ad altro. La “grande architettura” è l’arte che mi coinvolge sicuramente di più, nel modo più completo, perché (che si esprima in una Chiesa, un grande palazzo, un museo, una stazione, un teatro, l’insieme di una via o di una piazza) riesce a farmi sentire interamente parte, con tutto il mio corpo, la mia mente, il mio cuore dell’opera d’arte che mi circonda, che mi contiene o semplicemente mi sovrasta e che contiene, sostiene, assieme a me, imparziale, materna altri esseri umani con la loro avvenenza o ripugnanza, centinaia di opere d’arte, sculture, quadri, la stessa esecuzione musicale e teatrale (ma anche tante miserie, tanti squallori, tante vergogne del nostro e di ogni altro tempo), in una rete bellissima fatta di cose povere e fredde, malta, mattone, pietra, marmo, metallo, vetro, legate insieme in modo necessario non solo da una legge fisica ma anche da un vincolo estetico e intellettuale, dal desiderio di una pluralità di menti che hanno voluto, determinato, progettato e costruito l’edificio per le loro necessità, le loro ambizioni; per i loro egoismi, i propri sogni. È l’arte a cui solo noi che viviamo diamo una vita e un senso e che non sarà più la stessa quando altri vivranno ma assumerà un diverso significato, una vita nuova. Meglio di così non so esprimere ciò che penso delle arti visive, mi perdonerete se sono stato tanto verboso.


A tutti gli amici di Eldalie che non vedo e non sento da tanto tempo un abbraccio infinito e la promessa del fatto che non dimentico nessuno ma che di tutti conservo un ricordo meraviglioso.
Glorolach Daeron.


Ingil Elentar Calear Glorolach

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Scritto il 09-02-2005 18:19
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