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  1. ATTENZIONE: LAVORI IN CORSO
Il Giorno della Memoria
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Borgil

Silmaril Silmaril Silmaril
anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere
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Il Giorno della Memoria
Ciao a tutti,
presto sarà il 27 gennaio, Giorno della Memoria, 60° anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz. Questa data è stata presa come simbolo per ricordare il genocidio compiuto dai nazisti.
Fino a un anno fa, non ricordavo quasi nulla di tutto questo, e l'ultima volta che avevo studiato queste cose era stato in terza media (ora sono laureato...). Poi, visto che recito in una compagnia teatrale, abbiamo pensato di fare uno spettacolo sul Giorno della Memoria.
Ecco allora che, documentandomi, ho letto alcuni libri sul modo in cui i nazisti organizzarono e cominciarono il più grande massacro della storia: lo sterminio totale degli ebrei.
Sono rimasto allibito di fronte alla perfidia nazista, che poneva lo sterminio di massa come una delle massime priorità all'interno della Seconda Guerra Mondiale, unita spesso ad un odio tanto forte da portarli non solo a sterminare, ma spesso a umiliare e prendere in giro gli ebrei in maniera incomprensibile.
Perché scrivere "IL LAVORO RENDE LIBERI" all'entrata di Auschwitz, quando quello era un campo di morte, costruito perché nessuno potesse mai uscirne vivo? Perché sottoporre gli uomini a torture spesso inutili?
Cosa fu quest'odio? Un caso di isteria collettiva da parte dei nazisti? O forse questa è la cattiveria che gli uomini possono raggiungere se qualcuno (il loro Stato) dice loro che è giusto?
E che dire dei civili tedeschi, zitti e muti di fronte all'orrore della Germania portatrice di orrore e morte?

Queste e altre sono le lezioni che ci porta il 27 gennaio 1945, giorno in cui i russi arrivarono ad Auschwitz e vi trovarono un orrore inimmaginabile.



Borgil

------- Man cenuva métim'andúnë?

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Scritto il 11-01-2005 21:43
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Elros Minyatur

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Borgil il 11-01-2005 21:43 ha scritto:
Perché scrivere "IL LAVORO RENDE LIBERI" all'entrata di Auschwitz, quando quello era un campo di morte, costruito perché nessuno potesse mai uscirne vivo? Perché sottoporre gli uomini a torture spesso inutili?


Per scherno...solo per scherno. E ricorda che dei campi di sterminio pubblicamente non si seppe niente di abbastanza orribile fino alla fine della guerra, e molti pensavano che fossero davvero campi di lavoro.

"Long have you hunted me,long have I eluded you...no more: behold the Sword of Elendil!"

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Scritto il 11-01-2005 21:52
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Nárion

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tra poco saranno commemorate anche le foibe in cui morirono molti italiani, infatti nella mia scuola (liceo Scientifico) alcuni prof.s e rappresentanti (tra cui io) stiamo organizzando un incontro-discussione sulla memoria dei lager e delle foibe, senza dimenticare che dall'altra parte in Siberia c'erano i gulag... penso sia giusto avviare un dibattito nelle scuole su questi temi, altrimenti, non prenderla come un'offesa personale, arriveremo tutti a trent'anni senza memoria storica... e la memoria storica è una delle cose che ci rende esseri umani, cioè il ricordo del passato per evitare di commettere gli stessi errori... però guardando la storia di 2000 anni fa e quella di 50 anni fa, mi chiedo: impareremo mai?
ciao

"Rubano, rapinano, massacrano e con falso nome lo chiamano impero, infine, dove fanno il deserto, la chiamano pace"
Tacito (storico latino)

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Scritto il 11-01-2005 21:57
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Nárion

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aggiungo un'ultima cosa... leggete la mia firma, risale a 1900 anni fa e dispari, eppure sembra (non a tutti, a me personalmente sì) estremamente attuale... credo che fino a quando il ricordo non verrà esaltato come fonte di insegnamento, quella della memoria, sarà una commemorazione che pochi vivranno in maniera costruttiva...
GRANDE TACITO!!!!!!! (e lo urlo )
ciao...

"Rubano, rapinano, massacrano e con falso nome lo chiamano impero, infine, dove fanno il deserto, la chiamano pace"
Tacito (storico latino)

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Scritto il 11-01-2005 22:01
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Mornon

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La questione non è cosí semplice: innanzitutto, sembra che (non so se ci siano prove), come già detto, molti dei civili - e forse pure alcuni tra i gerarchi - non sapessero veramente cosa accadeva in quei campi; in secondo luogo, c'è da considerare che - cosa che non molti sanno - inizialmente lo scopo non era il massacro: a quanto ho saputo (non ho mai letto l'opera originale, se qualcuno l'ha letta perfavore smentisca o confermi), nel Mein Kampf Hitler non progetta di eliminarli, ma di dargli un pezzo di terra e di rinchiuderli lí - certo, non una bella fine, ma direi meglio dei campi di concentramento. Poi è arrivato qualcuno (Hess?) che lo ha convinto a fare altrimenti...
Certo è che quella è una pagina triste della storia umana, che dovrebbe far pensare piú di quanto faccia.

Nárion il 11-01-2005 21:57 ha scritto:
stiamo organizzando un incontro-discussione sulla memoria dei lager e delle foibe, senza dimenticare che dall'altra parte in Siberia c'erano i gulag


E questo è un bene: non so se sia cosí in generale, o se sia stato cosí in generale, ma foibe e gulag troppo soventemente venivano dimenticati...

Possiamo diventare adulti fuori. Dobbiamo rimanere bambini dentro.

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Scritto il 11-01-2005 22:10
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Pièveloce Mezzoelfo

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il problema Mornon in effetti non è semplice.. e credo che studiare le parole del Fuhrer possa essere sviante.. non ha mai affermato di voler massacrare, nè ha mai direttamente ordinato esecuzioni e massacri.. la sua metodologia era di stimolare nei gerarchi, nei suoi diretti collaboratori una voglia di mettersi in luce davanti alla sua persona.. lasciava molto all'inventiva dei gerarchi che quindi per mostrarsi più capaci ordinarono massacri di terribile entità.... forse è quindi ancora più subdola la figura di Hitler e più simile a quella di un folle se si notano queste particolarità.

Per quanto riguarda foibe e gulag... diciamo che il materiale c'è ed è abbondante, basta aver voglia di cercarlo senza partire con una idea in testa.. un preconcetto.. un pregiudizio... i massacri nazisti hanno fatto più scalpore sia perchè enormi per numero che per la crudeltà fredda con cui son stati perpetrati.. non nei confronti di avversari, ma di un etnia ritenuta inferiore... non che i massacri di avversari siano giustificabili, da me non sono personalmente neppure ipotizzabili, così come non è ipotizzabile la violenza... ma forse sono più vicini alla cattiveria a cui assistiamo tutti i giorni per potervi trovare dei motivi..

non so se son stato chiaro

"... e da li il buffone, paradigma di libertà. L'unico uomo veramente libero, e anche il più saggio. Nella filosofia occulta il buffone si identifica con il mercurio degli alchimisti... messaggero degli dei, conduce le anime attraverso il regno delle ombre..."
(Il Club Dumas. A.P.R.) .. grazie Firiel..

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Scritto il 11-01-2005 22:53
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Eowyn_dama_di_Rohan

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Mornon il 11-01-2005 22:10 ha scritto:

E questo è un bene: non so se sia cosí in generale, o se sia stato cosí in generale, ma foibe e gulag troppo soventemente venivano dimenticati...



La storia segue leggi spietate e disumane, la prima delle quali é che chi vince ha sempre ragione.
In questo caso ad essere schierato tra i vincenti della Seconda Guerra mondiale fu il regime di Tito, e gli italiani dell'Istria ne pagarono le conseguenze.
Non se ne parlò allora perchè l'aver abbandonato decine di migliaia di persone allo sterminio non avrebbe reso onore all'Alleanza appena risultata vincente né sarebbe apparso meritorio per le Potenze vincitrici risultare alleate con un feroce tiranno che usò praticamente gli stessi metodi che essi si proponevano di eliminare.
La tragedia delle foibe viveva solo nei racconti degli scampati, ma non vi erano prove, così come i sussurri sul campi di sterminio nazisti non furono creduti finchè l'Armata Rossa non varcò il famigerato arco con su scritto "Arbeit Macht Frei". Solo che nessun esercito vincitore varcò i cancelli dei regime di Tito fino alla sua morte e al dissolversi della confederazione Jugoslava tenuta insieme con la dittatura. Solo allora si potè finalmente raccogliere prove e miseri resti, mentre rimaneva grande il rimorso di coscienza dei politici italiani che abbandonarono i connazionali al loro destino senza aprir bocca. Ragion per cui certo non furono particolarmente entisiasti che la storia venisse a galla.

Quanto ai gulag, così come per il Terzo Reich, tutte le orrende malefatte di ogni regime passato presente e futuro vengono alla luce solo quando il regime è caduto. Fino a che l'URSS rimase in piedi anche in questo caso non c'era modo di studiare seriamente l'accaduto. Si sapeva che i gulag esistevano, grazie alle testimonianze dei rifugiati politici e di grandi personaggi come Sacharov, ma non c'era modo di conoscere l'estensione del fenomeno ed il numero delle vittime. Solo dopo la caduta del regime Sovietico si sono potute raccogliere le prove, e così avviene per ogni regime, purtroppo
Dei martiri della Repubblica Popolare Cinese probabilmente noi non sapremo mai nulla. Magari i nostri figli...

E' triste e spietato ma è così.
Per questo quando i fatti vengono a galla è ancora più importante ricordare.

Eowyn


^Tutte le tue parole significano soltanto: "Sei una donna e il tuo compito è la casa. Ma quando gli uomini saranno morti in battaglia con onore, tu avrai il permesso di bruciare insieme con la casa, perchè ormai gli uomini non ne avranno più bisogno". Ma io sono della casa di Eorl, e non una serva. So cavalcare e maneggiare le armi, e non temo né il dolore né la morte.^ SdA

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Scritto il 11-01-2005 23:10
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Borgil

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Mornon il 11-01-2005 22:10 ha scritto:
innanzitutto, sembra che (non so se ci siano prove), come già detto, molti dei civili - e forse pure alcuni tra i gerarchi - non sapessero veramente cosa accadeva in quei campi

Per quanto riguarda i civili, Primo Levi afferma che i civili non volevano informarsi, o meglio avevano deliberatamente scelto di non sapere nulla dell'argomento, evitando persino di parlarne tra loro e di formarsi una coscienza su questo argomento. Di questo atteggiamento Primo Levi ritiene i tedeschi pienamente responsabili e non giustificabili.
C'è anche da dire che l'odio feroce di Hitler per gli ebrei era noto a tutti, nei suoi discorsi Hitler li accusava di essere parassiti sociali, e nel Mein Kampf predicava la necessità di estirpare "l'idra giudaica".
E che dire della cosiddetta "Notte dei cristalli"?
Può darsi che i civili (sui gerarchi mi sembra strano anche se non lo escludo) non sapessero cosa avveniva nei campi, ma certo fecero poco e niente per sapere qualcosa.

Borgil

------- Man cenuva métim'andúnë?

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Scritto il 12-01-2005 10:57
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Scardarelli

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Belle scuse !!!
Elros Minyatur il 11-01-2005 21:52 ha scritto .
E ricorda che dei campi di sterminio pubblicamente non si seppe niente di abbastanza orribile fino alla fine della guerra, e molti pensavano che fossero davvero campi di lavoro.



... bella scusa !!!!!
Questo non cancella quello che poi, lá dentro é realmente successo .
E tra l´altro é falso, o non del tutto vero, perché la voce sussurrava, ma tutti non avevano orecchie per sentirla, e non era solo uno il campo di morte.

Mornon ha scritto :
La questione non è cosí semplice: innanzitutto, sembra che (non so se ci siano prove), come già detto, molti dei civili - e forse pure alcuni tra i gerarchi - non sapessero veramente cosa accadeva in quei campi; in secondo luogo, c'è da considerare che - cosa che non molti sanno - inizialmente lo scopo non era il massacro: a quanto ho saputo (non ho mai letto l'opera originale, se qualcuno l'ha letta perfavore smentisca o confermi), nel Mein Kampf Hitler non progetta di eliminarli, ma di dargli un pezzo di terra e di rinchiuderli lí - certo, non una bella fine, ma direi meglio dei campi di concentramento. Poi è arrivato qualcuno (Hess?) che lo ha convinto a fare altrimenti...


Bella scusa, ,
Che si trovino o meno le fonti del piano di sterminio , che si attribuisca al Führer o a tale Hess, ció non cancella ció che poi effettivamente é stato .
É inutile cercare un capro espiatorio su cui riversare valanghe di colpa .
Tutta l´umanitá, nel suo essere uomo, ne ha la colpa .
Dove si legge questo ?

“ Se ti vuoi proprio vantare , sappi che
non sei tu che porti la radice ,
ma è la radice che porta te “.

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Scritto il 12-01-2005 11:38
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Mornon

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Pièveloce Mezzoelfo il 11-01-2005 22:53 ha scritto:
Per quanto riguarda foibe e gulag... diciamo che il materiale c'è ed è abbondante, basta aver voglia di cercarlo


Vero; ma i lager vengono anche isnegnati a scuola, foibe e gulag non sempre (anzi). Se si iniziasse anche a ricordare queste cose, non penso sarebbe un male.


Scardarelli il 12-01-2005 11:38 ha scritto:
Bella scusa


Non è una scusa, infatti non ho scusato nulla: è semplicemente un ragionamento un po' piú approfondito, per cercare di andare un po' piú a fondo nell'accaduto.

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Scritto il 12-01-2005 12:41
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MistayA

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Gulag, campi di sterminio, foibe et simili sono tutti alla stessa stregua... sono tutte dimostrazione di quanto l'uomo possa scende in basso.. queste cose ci sono state, ci sono e ci saranno ancoro purtroppo.. perchè il guaio degli uomini, come dice Merlino nel film "Excalibur" è .." Che essi dimenticano"...

"Non marcerò per strade spente e piatte
per formule precise, frasi fatte
nel mondo immutabile ove chi fa
con l'arte di creare nul parte ha."

Mitopoeia - JRR Tolkien

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Scritto il 12-01-2005 12:52
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Eowyn_dama_di_Rohan

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Borgil il 12-01-2005 10:57 ha scritto:

Per quanto riguarda i civili, Primo Levi afferma che i civili non volevano informarsi, o meglio avevano deliberatamente scelto di non sapere nulla dell'argomento, evitando persino di parlarne tra loro e di formarsi una coscienza su questo argomento.


A dire il vero in "Se questo è un uomo" Primo Levi dice anche chiaramente che c'erano migliaia di operai che lavoravano fianco a fianco degli schiavi dei lager nelle fabbriche. E che molti di coloro che abitavano nei paraggi intrattenevano "scambi commerciali" con i detenuti (tipo sigarette per cibo e cose simili). Pertanto non è che non fossero a conoscenza. Probabilmente si rifiutavano di andare oltre la mera presa d'atto che dei derelitti erano rinchiusi in questi campi, il loro lavoro sfruttato e spesso essi scomparivano nel nulla sostituiti da altri. E sono d'accordo con Levi, l'aver voluto chiudere gli occhi e non giungere alle conclusioni è piena responsabilità loro. Senza contare che c'era anche chi si improvvisava aguzzino.

Di questo atteggiamento Primo Levi ritiene i tedeschi pienamente responsabili e non giustificabili.


Non solo i tedeschi purtroppo. Anche polacchi (Auschwitz è in territorio polacco), bulgari, cecoslovacchi (allora ancora tutti insieme), austriaci, e italiani sic!

Eowyn

^Tutte le tue parole significano soltanto: "Sei una donna e il tuo compito è la casa. Ma quando gli uomini saranno morti in battaglia con onore, tu avrai il permesso di bruciare insieme con la casa, perchè ormai gli uomini non ne avranno più bisogno". Ma io sono della casa di Eorl, e non una serva. So cavalcare e maneggiare le armi, e non temo né il dolore né la morte.^ SdA

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Frasiabella

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il fatto che mi sconvolge in questi argomenti sono i video didattici che le prof ci fanno vedere il girono della memoria
ricordo una video cassetta che parlava dei vari esperimenti umani fatti nei lagher ricordo una donna che diceva che con uan tortura assurda (che la rese cieca) cercavano di far cambire il corlore dlei occhi agli ebrei (si ipotizza per uniformare il mondo alla "razza ariana"), disse che li avevano messi in una trentina di bambini in una stanza con l' acqua fino alle ginocchia (se non ricordo male) e che gli spruzzavano un liquido che bruciava negli occhi.

ricordo in un altro di questi video uan stanza piena di pelle umana tatuata con cui avevano fabbericato poltrone e lampade.

si ok la cosa atroce di tutte le storie e di tutti gli uomini è l' uccisione di milioni di innocenti , ma a me donna del mio tempo fanno molto piu' raccapricciare queste manifestazioni di sadismo malato.

con cio' capite bene non voglio dire che non mi importa che gli uomini siano morti ,uomini siano stati torturati e tutte le cose disdicevoli che noi animali sociali razionali riusciamo e siamo riusciti a fare nonostante sappiamo dlla stori che non porta a nulla.
non sopporto al violenza non la sopporto su uomini animali cose e men che meno sulla natura ma finche' l' uomo non imparera' a guardare la luce che è dentro glio occhi dell' altro non vi sara' che violenza

Finché l’uomo non imparerà a guardare la luce che c'e' dentro gli occhi della gente io gliela sbatterò in faccia.
Finche l’uomo non abbraccerà colui che stenta io lo caricherò sulle spalle.
Finche l’uomo non amerà tutto ciò che è nel mondo io gli darò amore.


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Scritto il 12-01-2005 12:59
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Borgil

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Eowyn_dama_di_Rohan il 12-01-2005 12:56 ha scritto:
A dire il vero in "Se questo è un uomo" Primo Levi dice anche chiaramente che c'erano migliaia di operai che lavoravano fianco a fianco degli schiavi dei lager nelle fabbriche. E che molti di coloro che abitavano nei paraggi intrattenevano "scambi commerciali" con i detenuti (tipo sigarette per cibo e cose simili). Pertanto non è che non fossero a conoscenza.

Verissimo. Inoltre Primo Levi in un altro libro (“I sommersi e i salvati”, ed. Einaudi) racconta come nella Germania nazista gli internati nei lager (ebrei, zingari, criminali ecc.) erano talmente tanti che erano pochi i tedeschi che non avessero almeno un conoscente, un amico o addirittura un parente internato. Ciononostante scelsero il silenzio, scelsero di chiudere gli occhi e le orecchie.

Anche noi italiani abbiamo tale colpa, appena mitigata, forse, dal fatto che i campi di sterminio erano lontani, e dunque se ne poteva sapere poco.

Borgil

------- Man cenuva métim'andúnë?

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Scritto il 12-01-2005 14:12
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Borgil

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Mornon il 12-01-2005 12:41 ha scritto:
i lager vengono anche isnegnati a scuola, foibe e gulag non sempre (anzi). Se si iniziasse anche a ricordare queste cose, non penso sarebbe un male.

Sono perfettamente d'accordo con te, però vorrei invitare tutti a non mettere lager, foibe, gulag e qualsiasi altra cosa dentro un enorme calderone e trattarli tutti come se fossero la stessa cosa. Ognuna di queste forme di orrore ha la sua particolarità per cui è bene non confondere le une con le altre.
A questo proposito voglio riportarvi un passo tratto da un'appendice del 1976 a "Se questo è un uomo" (autore Primo Levi, editore Einaudi):

"Accanto ad evidenti somiglianze, fra i lager sovietici e i lager nazisti mi pare di poter osservare sostanziali differenze.
La principale differenza consiste nella finalità. I lager tedeschi costituiscono qualcosa di unico nella pur sanguinosa storia dell'umanità: all'antico scopo di eliminare o terrificare gli avversari politici, affiancavano uno scopo moderno e mostruoso, quello di cancellare dal mondo interi popoli e culture. A partire press'a poco dal 1941, essi diventano gigantesche macchine di morte: camere a gas e crematori erano stati deliberatamente progettati per per distruggere vite umane sulla scala dei milioni. L'orrido primato spetta ad Auschwitz, con 24.000 morti in un solo giorno, nell'agosto 1944.
Nei campi sovietici la morte dei prigionieri non era espressamente ricercata: era un incidente assai frequente, e tollerato con brutale indifferenza, ma sostanzialmente non voluto; era insomma un sottoprodotto dovuto alla fame, al freddo, alla fatica e alle infezioni.
Inoltre, nei lager tedeschi in genere si entrava per non uscirne: non era previsto alcun termine altro che la morte. Per contro, nei campi sovietici un "termine" è sempre esistito: al tempo di Stalin i "colpevoli" venivano condannati a pene detentive lunghissime (anche 15 o 20 anni) con spaventosa leggerezza, ma una sia pur lieve speranza di libertà sussisteva.
Da questa differenza discendono le altre: i rapporti tra guardiani e prigionieri, in Unione Sovietica, erano meno disumani: appartenevano tutti allo stesso popolo, non si dividevano in "Superuomini" e "Sottouomini" come nei lager nazisti. I malati, magari male, venivano curati ed era pensabile una protesta individuale o collettiva per i lavori troppo duri; le punizioni corporali erano rare e non troppo crudeli. [...]
Nei lager tedeschi invece la strage era pressoché totale, non ci si fermava nemmeno di fronte ai bambini, caso unico nella storia dell'umanità.
Pare che nei campi sovietici la mortalità fosse del 30%, e questo è sicuramente un dato intollerabilmente alto. Ma nei lager tedeschi era del 90-98%. [...]
È possibile rappresentarsi un socialismo senza lager: in molte parti del mondo è stato realizzato. Un nazismo senza lager invece non è pensabile".

------- Man cenuva métim'andúnë?

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Scritto il 12-01-2005 14:39
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Burgravio di Angband

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Il giorno della memoria... il giorno della memoria...
Perchè chiamarlo così? Molti stanno dimenticando... Troppi. Qualcuno elogia i lager. Qualcuno le foibe. Qualcuno dice che dovremmo sterminare gli slavi come loro hanno fatto con noi. La memoria vacilla. Ormai, per troppi, è roba vecchia. Hitler è morto, Tito pure, Stalin anche, Mussolini idem, e anche i vari Meghistu, Mobutu, Barrè se ne sono andati.
Ma la memoria deve restare. Io, lo dico sinceramente, odia questo giorno. Lo odio perchè rappresenta per me uno dei pochi motivi di vergognarmi enormemente della mia famiglia materna. Ma so che è necesario. Tutti non devono dimenticare, ma i discendenti dei colpevoli devono dimenticare ancora meno. L'idea che tra le persone che uccidevano ebrei e slavi ci fossero anche mei antenati (neanche troppo lontani) mi brucia dentro. E penso che anche ad altri ottanta milioni di persone succeda così. Non bisogna dimenticare. Io e quelli come me non devono dimenticare, e voi e quelli come voi neppure. c'è gente che mi chiamano crucco, nazista, ammazzaebrei. Che colpa ne abbiamo noi tedeschi di oggi, se i nostri padri e i padri dei nostri padri hanno fatto ciò? So cosa si prova, credetemi, e spero che siano in molti a vedere il nostro atteggiamento verso questa giornata, e a dire: almeno una ragione per non ripetere quegli errori ce l'ho. Non voglio che i miei figli crescano con questo peso sulla coscenza. Io non ho un cognome tedesco, mio padre non è tedesco, mia madre non completamente, ma io mi sento molto tedesco, in questi momenti. Vi prego, non guardate i tedeschi di oggi come colpevoli, noi non centriamo nulla. Non accusate i civili. Se a noi oggi fa ancora così male, penso che a un civile "civile" non nazista di quell'epoca avrebbe spezzato il cuore, o quasi. Hanno sbagliato a non informarsi, a non criticare, a non fare nulla. Ma devono aver pensato che occhio non vede cuore non duole. Una cosa meschina, vile, da condannare, ma anche da comprendere. Avevano una guerra in corso, e stavano avendo la peggio. Istinto di conservazione: prima penso a me, poi se mi salvo penso agli altri. Questo discorso vale solo per quelli civili nel senso di appartenenti alla civiltà. Non per quelli che consideravano Hitler un salvatore. Ma bisogna capire pure loro: Hitler aveva preso un paese con un tasso di disoccuèpazione alle stelle, senza economia, con un'inflazione galoppante (1000 miliardi di marchi per un dollaro, nel momento peggiore), e l'aveva reso temuto, osannato, persino, senza disoccupazione, stabile, e per i borghesi bastava. Quale borghese tedesco non avrebbe considerato Hitler un salvatore, nel 1933-1934? Poi hanno capito chi era, ma gli sono rimasti fedeli. Bisogna capirli. Condannarli, punirli, ma anche capirli.
Ho risposto a questa discussione appena ho potuto. Voronwe mi ha subito avvisato della sua esistenza, e mi sono precipitato a casa sua a scrivere. Volevo dire questo: i tedeschi di oggi non vanno condannati come eredi dei genocidi. Non abbiamo colpa. Noi. Di oggi. La maggior parte di noi. Scusate se alcune parole sembreranno brutali, ma io la penso così.
Ho pochi motivi per vergognarmi di essere mezzo tedesco, ma questo è il più grande. Senza dubbio.
Addio

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Scritto il 12-01-2005 16:23
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