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Glamhastannen

anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere
alleato con durin
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18-09-2006
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Villasanta
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C'era una volta un sentiero scosceso, sul quale camminava un lupo selvaggio. Sui bordi del sentiero un giovane pastore riposava senza tregua. Esausto, si mise a suonare per il lupo la sua cetra e in quel momento si accorse che il cielo si faceva scuro. Nubi cariche di pioggia salivano da oriente. Il buio avanzava, portando oscuri segreti chiusi nelle sue profondità da terre lontane, mentre il povero giovane stava senza riparo aspettando la pioggia.
Il lupo si sedette e disse:"La tempesta si avvicina, giovane suonatore,
conviene che tu raccolga le tue cose e cerchi un riparo per passare la notte. Non fidarti mai di quelle malvage civette che vorranno indicarti come arrivare alla torre della citt√† che vedi laggi√Ļ dietro la collina, poich√® esse ti mentiranno e con l'inganno ti condurranno verso la palude degli Scorpioni: nessuna speranza avrai, sarai solo. Ora giunge il vento portatore di cattivi presagi. Vattene!" il giovane pastore si spavent√≤ molto, si gir√≤ verso la torre dorata e, raccolte le sue cose, soffi√≤ sulle sue mani intirizzite dal freddo.
"Salve" disse improvvisa una voce alle sue spalle.
Meravigliato dalla musicalità che quella voce evocava, si voltò, lasciando che quella melodia entrasse in lui. Il vento formava turbini tra i bruni rami degli ippocastani, la Fata della notte scese leggera e delicata, e ripetè: "Salve giovane musicante, ho udito il suono della tua melodiosa musica e ho deciso di svelarti il segreto per raggiungere velocemente la meta che ti aspetta ." Lei aprì le mani e apparì una bussola che ancora non indicava alcun punto, ma che, appena lui guardò meglio, indicò una runa sfavillante dove non pareva esservi altro. Improvvisamente la runa scomparve e, al suo posto, ecco quello che poteva sembrare un punto, nella direzione in cui puntava si incominciò a vedere una vaga luce opalescente all' orizzonte. Lentamente una forma come di uomo prese a strisciare lungo il sentiero; senza poter capire cosa in realtà stesse per accadere, il giovane si voltò e scappò. Il suono di un tamburo lo fece sobbalzare.
Fermo! - Gridò la figura. Il giovane si inginocchiò spinto da un'improvvisa folata gelida, guardando verso l'alto vide un'enorme Gabbiano dagli occhi fiammeggianti e grandi ali aperte, il nero becco era affilato come una lama di pugnale, e scendeva dritto addosso al lupo che, annichilito, cercava un riparo invano nei dintorni dell'oscuro sentiero. Allora il pastore, vedendo la sua ricerca prossima alla sconfitta, lesto si lanciò verso il sentiero che si intravedeva verso l'orizzonte.
Abbandonando l'amico lupo, fedele compagno di tutte le sue avventure, si mise a correre disperatamente. Poi il rimorso gli attanagliò il cuore e voltandosi tornò indietro gridando contro il gabbiano, che aveva messo paura al lupo. Il Gabbiano, torvo, si girò verso il giovane improvvisamente e, lesto come un fulmine cominciò a volare intorno al giovane. Subito quello disse al lupo: "Scappa finchè sei in tempo, penserò io a proteggerti e a spianarti la strada." Allora il lupo non lo ascoltò, ma ringhiando contro gli disse :"Tu, uccello ingannatore, attento perchè ti ucciderò se solo oserai avvicinarti al mio giovane amico!" ma quello, in risposta, si lanciò contro di lui. Allora quello, come promesso, raccolto un bastone, comiciò a dare al gabbiano quel che aveva promesso, menando una gran legnata al gabbiano il quale, senza emettere un gemito, protese in aria le zampe artigliate, fremendo d'ira per la ferita e cercando di graffiare il lupo.
Allora il lupo spalancò le fauci e cercò di azzannarlo. All'improvviso un lampo illuminò il cielo come se fosse giorno: il gabbiano, terrorizzato, urlò "Perchè anche tu mi vuoi mangiare?Sei anche tu servo del Grande Nemico, Morgoth Bauglir? Poi non sai a che cosa vai incontro se assagerai le mie carni dure come un blocco di granito!Credimi,è meglio che tu stia lontano da me".
"Combatti Morgoth?" disse il lupo sorpreso... "I nemici del Signore Oscuro sono, in teoria, miei amici e alleati!" "In teoria? Che cosa ti fà temere che io non lo sia?Forse che sono servo dell'Oscuro? Egli inganna entrambi: se solo tu, invece di ringhiare, ti unissi a me, insieme potremmo fare grandi gesta contro di lui". "mah...tu conosci il bianco signore Eredhel?" "Veramente no - disse l'uccello - però ne ho sentito raccontare le scelleratezze dalla saggia Quennar che tutto sa, lei guarda dentro il suo Palantir e niente per lei è mai segreto...ma tornando a te, insieme potremmo diventare ricchissimi, oppure intraprendere il viaggio che ci porterebbe ad essere riconosciuti..." Un lampo interruppe la loro conversazione,una nube nera apparve improvvisamente dal profondo della foresta e provocò una terrificante apparizione: Morgoth, che subito uccise il gabbiano e spazzò via il lupo con una badilata.Poi con voce possente maledisse i due dicendo: "Guai a voi, e a chiunque osi sfidare la mia potenza!"Il pastorello che aveva visto tutto da lontano, avanzò amichevolmente, perchè fare diversamente avrebbe significato morire. Con fare modesto gli tese la mano e gli suonò un semplice: "Salve mio Signore...". Morgoth lo guardò con un'espressione perplessa, ma ricambiò: Salve povero fanciullo indifeso, sei anche tu uno di quei cattivoni che pensa che io abbia come scopo la nichilistica distruzione. E' per screditarmi che tutti dicono -"Quello è il terribile signore oscuro, artefice crudele di mille malvagità eccetera eccetera." - In realtà nessuno si preoccupa dei miei problemi e dei miei sentimenti: il pregiudizio mi perseguita ovunque io mi trovi, ma io lo sradicherò!". "Mi dispiace - disse il pastorello-ma in realtà io non riesco a crederti, sono cresciuto circondato da gente che mi ha insegnato a diffidare di certi individui che abitano in luoghi oscuri e che assomigliano a briganti. Però se tu mi dimostrassi che ciò che la gente dice è falso,allora io potrei anche ricredermi. Guarda là quel che hai fatto al povero lupo e al gabbiano proprio quando stavano parlando male di te: non si fa mica così!". "Bhè - rispose- hanno osato sfidarmi,e complottavano contro la mia persona ed io ho agito di conseguenza,tu non fare lo scemo, e impara. Se però vuoi mettermi alla prova va a prendere il terzo Silmaril degli elfi,e portalo da me. Ti mostrerò come io sia davvero generoso con chi sa farmi felice." Detto questo, scomparve.
Il pastorello rimase lì, da solo,pensando che forse doveva raggiungere la vetta della collina per riuscire a vedere da dove iniziare la ricerca. Guardò in alto e notò che v'era uno strano chiarore nel cielo che annottava,un chiarore simile ad un'alba, ricordò la fata che aveva visto. Si avviò dunque verso il chiarore e, dopo qualche attimo, ripensò però che non fosse il caso di tornare sui suoi passi, ma di controllare prima se nei dintorni ci fosse un luogo sicuro nel quale passare la notte. Improvvisamente il lupo si mosse e cominciò a ululare, in agonia. Il pastorello invocò disperatamente la graziosa Fata che riportò in vita il lupo con un tocco, ma quello era ancora sconvolto da quanto accaduto. Dopo qualche istante si vide un lampo e subito dopola fata svanì. Perplesso e sconsolato,


"...Pi√Ļ che il senno pu√≤ la passione, che di gran mali pei mortali √® causa"

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Scritto il 10-07-2007 10:00
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digetolkeniano

Silmaril Silmaril Silmaril
anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere
alleato con house_of_finwe
Gilda Linguisti
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C'era una volta un sentiero scosceso, sul quale camminava un lupo selvaggio. Sui bordi del sentiero un giovane pastore riposava senza tregua. Esausto, si mise a suonare per il lupo la sua cetra e in quel momento si accorse che il cielo si faceva scuro. Nubi cariche di pioggia salivano da oriente. Il buio avanzava, portando oscuri segreti chiusi nelle sue profondità da terre lontane, mentre il povero giovane stava senza riparo aspettando la pioggia.
Il lupo si sedette e disse:"La tempesta si avvicina, giovane suonatore,
conviene che tu raccolga le tue cose e cerchi un riparo per passare la notte. Non fidarti mai di quelle malvage civette che vorranno indicarti come arrivare alla torre della citt√† che vedi laggi√Ļ dietro la collina, poich√® esse ti mentiranno e con l'inganno ti condurranno verso la palude degli Scorpioni: nessuna speranza avrai, sarai solo. Ora giunge il vento portatore di cattivi presagi. Vattene!" il giovane pastore si spavent√≤ molto, si gir√≤ verso la torre dorata e, raccolte le sue cose, soffi√≤ sulle sue mani intirizzite dal freddo.
"Salve" disse improvvisa una voce alle sue spalle.
Meravigliato dalla musicalità che quella voce evocava, si voltò, lasciando che quella melodia entrasse in lui. Il vento formava turbini tra i bruni rami degli ippocastani, la Fata della notte scese leggera e delicata, e ripetè: "Salve giovane musicante, ho udito il suono della tua melodiosa musica e ho deciso di svelarti il segreto per raggiungere velocemente la meta che ti aspetta ." Lei aprì le mani e apparì una bussola che ancora non indicava alcun punto, ma che, appena lui guardò meglio, indicò una runa sfavillante dove non pareva esservi altro. Improvvisamente la runa scomparve e, al suo posto, ecco quello che poteva sembrare un punto, nella direzione in cui puntava si incominciò a vedere una vaga luce opalescente all' orizzonte. Lentamente una forma come di uomo prese a strisciare lungo il sentiero; senza poter capire cosa in realtà stesse per accadere, il giovane si voltò e scappò. Il suono di un tamburo lo fece sobbalzare.
Fermo! - Gridò la figura. Il giovane si inginocchiò spinto da un'improvvisa folata gelida, guardando verso l'alto vide un'enorme Gabbiano dagli occhi fiammeggianti e grandi ali aperte, il nero becco era affilato come una lama di pugnale, e scendeva dritto addosso al lupo che, annichilito, cercava un riparo invano nei dintorni dell'oscuro sentiero. Allora il pastore, vedendo la sua ricerca prossima alla sconfitta, lesto si lanciò verso il sentiero che si intravedeva verso l'orizzonte.
Abbandonando l'amico lupo, fedele compagno di tutte le sue avventure, si mise a correre disperatamente. Poi il rimorso gli attanagliò il cuore e voltandosi tornò indietro gridando contro il gabbiano, che aveva messo paura al lupo. Il Gabbiano, torvo, si girò verso il giovane improvvisamente e, lesto come un fulmine cominciò a volare intorno al giovane. Subito quello disse al lupo: "Scappa finchè sei in tempo, penserò io a proteggerti e a spianarti la strada." Allora il lupo non lo ascoltò, ma ringhiando contro gli disse :"Tu, uccello ingannatore, attento perchè ti ucciderò se solo oserai avvicinarti al mio giovane amico!" ma quello, in risposta, si lanciò contro di lui. Allora quello, come promesso, raccolto un bastone, comiciò a dare al gabbiano quel che aveva promesso, menando una gran legnata al gabbiano il quale, senza emettere un gemito, protese in aria le zampe artigliate, fremendo d'ira per la ferita e cercando di graffiare il lupo.
Allora il lupo spalancò le fauci e cercò di azzannarlo. All'improvviso un lampo illuminò il cielo come se fosse giorno: il gabbiano, terrorizzato, urlò "Perchè anche tu mi vuoi mangiare?Sei anche tu servo del Grande Nemico, Morgoth Bauglir? Poi non sai a che cosa vai incontro se assagerai le mie carni dure come un blocco di granito!Credimi,è meglio che tu stia lontano da me".
"Combatti Morgoth?" disse il lupo sorpreso... "I nemici del Signore Oscuro sono, in teoria, miei amici e alleati!" "In teoria? Che cosa ti fà temere che io non lo sia?Forse che sono servo dell'Oscuro? Egli inganna entrambi: se solo tu, invece di ringhiare, ti unissi a me, insieme potremmo fare grandi gesta contro di lui". "mah...tu conosci il bianco signore Eredhel?" "Veramente no - disse l'uccello - però ne ho sentito raccontare le scelleratezze dalla saggia Quennar che tutto sa, lei guarda dentro il suo Palantir e niente per lei è mai segreto...ma tornando a te, insieme potremmo diventare ricchissimi, oppure intraprendere il viaggio che ci porterebbe ad essere riconosciuti..." Un lampo interruppe la loro conversazione,una nube nera apparve improvvisamente dal profondo della foresta e provocò una terrificante apparizione: Morgoth, che subito uccise il gabbiano e spazzò via il lupo con una badilata.Poi con voce possente maledisse i due dicendo: "Guai a voi, e a chiunque osi sfidare la mia potenza!"Il pastorello che aveva visto tutto da lontano, avanzò amichevolmente, perchè fare diversamente avrebbe significato morire. Con fare modesto gli tese la mano e gli suonò un semplice: "Salve mio Signore...". Morgoth lo guardò con un'espressione perplessa, ma ricambiò: Salve povero fanciullo indifeso, sei anche tu uno di quei cattivoni che pensa che io abbia come scopo la nichilistica distruzione. E' per screditarmi che tutti dicono -"Quello è il terribile signore oscuro, artefice crudele di mille malvagità eccetera eccetera." - In realtà nessuno si preoccupa dei miei problemi e dei miei sentimenti: il pregiudizio mi perseguita ovunque io mi trovi, ma io lo sradicherò!". "Mi dispiace - disse il pastorello-ma in realtà io non riesco a crederti, sono cresciuto circondato da gente che mi ha insegnato a diffidare di certi individui che abitano in luoghi oscuri e che assomigliano a briganti. Però se tu mi dimostrassi che ciò che la gente dice è falso,allora io potrei anche ricredermi. Guarda là quel che hai fatto al povero lupo e al gabbiano proprio quando stavano parlando male di te: non si fa mica così!". "Bhè - rispose- hanno osato sfidarmi,e complottavano contro la mia persona ed io ho agito di conseguenza,tu non fare lo scemo, e impara. Se però vuoi mettermi alla prova va a prendere il terzo Silmaril degli elfi,e portalo da me. Ti mostrerò come io sia davvero generoso con chi sa farmi felice." Detto questo, scomparve.
Il pastorello rimase lì, da solo,pensando che forse doveva raggiungere la vetta della collina per riuscire a vedere da dove iniziare la ricerca. Guardò in alto e notò che v'era uno strano chiarore nel cielo che annottava,un chiarore simile ad un'alba, ricordò la fata che aveva visto. Si avviò dunque verso il chiarore e, dopo qualche attimo, ripensò però che non fosse il caso di tornare sui suoi passi, ma di controllare prima se nei dintorni ci fosse un luogo sicuro nel quale passare la notte. Improvvisamente il lupo si mosse e cominciò a ululare, in agonia. Il pastorello invocò disperatamente la graziosa Fata che riportò in vita il lupo con un tocco, ma quello era ancora sconvolto da quanto accaduto. Dopo qualche istante si vide un lampo e subito dopola fata svanì. Perplesso e sconsolato,il pastorello rimase

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Eruceni√ę

anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere
alleato con Eru
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C'era una volta un sentiero scosceso, sul quale camminava un lupo selvaggio. Sui bordi del sentiero un giovane pastore riposava senza tregua. Esausto, si mise a suonare per il lupo la sua cetra e in quel momento si accorse che il cielo si faceva scuro. Nubi cariche di pioggia salivano da oriente. Il buio avanzava, portando oscuri segreti chiusi nelle sue profondità da terre lontane, mentre il povero giovane stava senza riparo aspettando la pioggia.
Il lupo si sedette e disse:"La tempesta si avvicina, giovane suonatore,
conviene che tu raccolga le tue cose e cerchi un riparo per passare la notte. Non fidarti mai di quelle malvage civette che vorranno indicarti come arrivare alla torre della citt√† che vedi laggi√Ļ dietro la collina, poich√® esse ti mentiranno e con l'inganno ti condurranno verso la palude degli Scorpioni: nessuna speranza avrai, sarai solo. Ora giunge il vento portatore di cattivi presagi. Vattene!" il giovane pastore si spavent√≤ molto, si gir√≤ verso la torre dorata e, raccolte le sue cose, soffi√≤ sulle sue mani intirizzite dal freddo.
"Salve" disse improvvisa una voce alle sue spalle.
Meravigliato dalla musicalità che quella voce evocava, si voltò, lasciando che quella melodia entrasse in lui. Il vento formava turbini tra i bruni rami degli ippocastani, la Fata della notte scese leggera e delicata, e ripetè: "Salve giovane musicante, ho udito il suono della tua melodiosa musica e ho deciso di svelarti il segreto per raggiungere velocemente la meta che ti aspetta ." Lei aprì le mani e apparì una bussola che ancora non indicava alcun punto, ma che, appena lui guardò meglio, indicò una runa sfavillante dove non pareva esservi altro. Improvvisamente la runa scomparve e, al suo posto, ecco quello che poteva sembrare un punto, nella direzione in cui puntava si incominciò a vedere una vaga luce opalescente all' orizzonte. Lentamente una forma come di uomo prese a strisciare lungo il sentiero; senza poter capire cosa in realtà stesse per accadere, il giovane si voltò e scappò. Il suono di un tamburo lo fece sobbalzare.
Fermo! - Gridò la figura. Il giovane si inginocchiò spinto da un'improvvisa folata gelida, guardando verso l'alto vide un'enorme Gabbiano dagli occhi fiammeggianti e grandi ali aperte, il nero becco era affilato come una lama di pugnale, e scendeva dritto addosso al lupo che, annichilito, cercava un riparo invano nei dintorni dell'oscuro sentiero. Allora il pastore, vedendo la sua ricerca prossima alla sconfitta, lesto si lanciò verso il sentiero che si intravedeva verso l'orizzonte.
Abbandonando l'amico lupo, fedele compagno di tutte le sue avventure, si mise a correre disperatamente. Poi il rimorso gli attanagliò il cuore e voltandosi tornò indietro gridando contro il gabbiano, che aveva messo paura al lupo. Il Gabbiano, torvo, si girò verso il giovane improvvisamente e, lesto come un fulmine cominciò a volare intorno al giovane. Subito quello disse al lupo: "Scappa finchè sei in tempo, penserò io a proteggerti e a spianarti la strada." Allora il lupo non lo ascoltò, ma ringhiando contro gli disse :"Tu, uccello ingannatore, attento perchè ti ucciderò se solo oserai avvicinarti al mio giovane amico!" ma quello, in risposta, si lanciò contro di lui. Allora quello, come promesso, raccolto un bastone, comiciò a dare al gabbiano quel che aveva promesso, menando una gran legnata al gabbiano il quale, senza emettere un gemito, protese in aria le zampe artigliate, fremendo d'ira per la ferita e cercando di graffiare il lupo.
Allora il lupo spalancò le fauci e cercò di azzannarlo. All'improvviso un lampo illuminò il cielo come se fosse giorno: il gabbiano, terrorizzato, urlò "Perchè anche tu mi vuoi mangiare?Sei anche tu servo del Grande Nemico, Morgoth Bauglir? Poi non sai a che cosa vai incontro se assagerai le mie carni dure come un blocco di granito!Credimi,è meglio che tu stia lontano da me".
"Combatti Morgoth?" disse il lupo sorpreso... "I nemici del Signore Oscuro sono, in teoria, miei amici e alleati!" "In teoria? Che cosa ti fà temere che io non lo sia?Forse che sono servo dell'Oscuro? Egli inganna entrambi: se solo tu, invece di ringhiare, ti unissi a me, insieme potremmo fare grandi gesta contro di lui". "mah...tu conosci il bianco signore Eredhel?" "Veramente no - disse l'uccello - però ne ho sentito raccontare le scelleratezze dalla saggia Quennar che tutto sa, lei guarda dentro il suo Palantir e niente per lei è mai segreto...ma tornando a te, insieme potremmo diventare ricchissimi, oppure intraprendere il viaggio che ci porterebbe ad essere riconosciuti..." Un lampo interruppe la loro conversazione,una nube nera apparve improvvisamente dal profondo della foresta e provocò una terrificante apparizione: Morgoth, che subito uccise il gabbiano e spazzò via il lupo con una badilata.Poi con voce possente maledisse i due dicendo: "Guai a voi, e a chiunque osi sfidare la mia potenza!"Il pastorello che aveva visto tutto da lontano, avanzò amichevolmente, perchè fare diversamente avrebbe significato morire. Con fare modesto gli tese la mano e gli suonò un semplice: "Salve mio Signore...". Morgoth lo guardò con un'espressione perplessa, ma ricambiò: Salve povero fanciullo indifeso, sei anche tu uno di quei cattivoni che pensa che io abbia come scopo la nichilistica distruzione. E' per screditarmi che tutti dicono -"Quello è il terribile signore oscuro, artefice crudele di mille malvagità eccetera eccetera." - In realtà nessuno si preoccupa dei miei problemi e dei miei sentimenti: il pregiudizio mi perseguita ovunque io mi trovi, ma io lo sradicherò!". "Mi dispiace - disse il pastorello-ma in realtà io non riesco a crederti, sono cresciuto circondato da gente che mi ha insegnato a diffidare di certi individui che abitano in luoghi oscuri e che assomigliano a briganti. Però se tu mi dimostrassi che ciò che la gente dice è falso,allora io potrei anche ricredermi. Guarda là quel che hai fatto al povero lupo e al gabbiano proprio quando stavano parlando male di te: non si fa mica così!". "Bhè - rispose- hanno osato sfidarmi,e complottavano contro la mia persona ed io ho agito di conseguenza,tu non fare lo scemo, e impara. Se però vuoi mettermi alla prova va a prendere il terzo Silmaril degli elfi,e portalo da me. Ti mostrerò come io sia davvero generoso con chi sa farmi felice." Detto questo, scomparve.
Il pastorello rimase lì, da solo,pensando che forse doveva raggiungere la vetta della collina per riuscire a vedere da dove iniziare la ricerca. Guardò in alto e notò che v'era uno strano chiarore nel cielo che annottava,un chiarore simile ad un'alba, ricordò la fata che aveva visto. Si avviò dunque verso il chiarore e, dopo qualche attimo, ripensò però che non fosse il caso di tornare sui suoi passi, ma di controllare prima se nei dintorni ci fosse un luogo sicuro nel quale passare la notte. Improvvisamente il lupo si mosse e cominciò a ululare, in agonia. Il pastorello invocò disperatamente la graziosa Fata che riportò in vita il lupo con un tocco, ma quello era ancora sconvolto da quanto accaduto. Dopo qualche istante si vide un lampo e subito dopola fata svanì. Perplesso e sconsolato,il pastorello rimase ad accudire il lupo


------------------------------------------------------------------------------------
"Io vado dritta per la mia strada,
ho già versato tutte le mie lascrime
ed il mio sangue è ormai freddo,
non cerco e non chiedo aiuto,
non ho mai avuto una strada su cui tornare,
posso solo continuare a disseminare di cadaveri
il tragitto percorso
e seguire la mia strada verso l'inferno."

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Scritto il 10-07-2007 13:09
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Naerfindel

foglia di Laurelin
Silmaril Silmaril
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C'era una volta un sentiero scosceso, sul quale camminava un lupo selvaggio. Sui bordi del sentiero un giovane pastore riposava senza tregua. Esausto, si mise a suonare per il lupo la sua cetra e in quel momento si accorse che il cielo si faceva scuro. Nubi cariche di pioggia salivano da oriente. Il buio avanzava, portando oscuri segreti chiusi nelle sue profondità da terre lontane, mentre il povero giovane stava senza riparo aspettando la pioggia.
Il lupo si sedette e disse:"La tempesta si avvicina, giovane suonatore,
conviene che tu raccolga le tue cose e cerchi un riparo per passare la notte. Non fidarti mai di quelle malvage civette che vorranno indicarti come arrivare alla torre della citt√† che vedi laggi√Ļ dietro la collina, poich√® esse ti mentiranno e con l'inganno ti condurranno verso la palude degli Scorpioni: nessuna speranza avrai, sarai solo. Ora giunge il vento portatore di cattivi presagi. Vattene!" il giovane pastore si spavent√≤ molto, si gir√≤ verso la torre dorata e, raccolte le sue cose, soffi√≤ sulle sue mani intirizzite dal freddo.
"Salve" disse improvvisa una voce alle sue spalle.
Meravigliato dalla musicalità che quella voce evocava, si voltò, lasciando che quella melodia entrasse in lui. Il vento formava turbini tra i bruni rami degli ippocastani, la Fata della notte scese leggera e delicata, e ripetè: "Salve giovane musicante, ho udito il suono della tua melodiosa musica e ho deciso di svelarti il segreto per raggiungere velocemente la meta che ti aspetta ." Lei aprì le mani e apparì una bussola che ancora non indicava alcun punto, ma che, appena lui guardò meglio, indicò una runa sfavillante dove non pareva esservi altro. Improvvisamente la runa scomparve e, al suo posto, ecco quello che poteva sembrare un punto, nella direzione in cui puntava si incominciò a vedere una vaga luce opalescente all' orizzonte. Lentamente una forma come di uomo prese a strisciare lungo il sentiero; senza poter capire cosa in realtà stesse per accadere, il giovane si voltò e scappò. Il suono di un tamburo lo fece sobbalzare.
Fermo! - Gridò la figura. Il giovane si inginocchiò spinto da un'improvvisa folata gelida, guardando verso l'alto vide un'enorme Gabbiano dagli occhi fiammeggianti e grandi ali aperte, il nero becco era affilato come una lama di pugnale, e scendeva dritto addosso al lupo che, annichilito, cercava un riparo invano nei dintorni dell'oscuro sentiero. Allora il pastore, vedendo la sua ricerca prossima alla sconfitta, lesto si lanciò verso il sentiero che si intravedeva verso l'orizzonte.
Abbandonando l'amico lupo, fedele compagno di tutte le sue avventure, si mise a correre disperatamente. Poi il rimorso gli attanagliò il cuore e voltandosi tornò indietro gridando contro il gabbiano, che aveva messo paura al lupo. Il Gabbiano, torvo, si girò verso il giovane improvvisamente e, lesto come un fulmine cominciò a volare intorno al giovane. Subito quello disse al lupo: "Scappa finchè sei in tempo, penserò io a proteggerti e a spianarti la strada." Allora il lupo non lo ascoltò, ma ringhiando contro gli disse :"Tu, uccello ingannatore, attento perchè ti ucciderò se solo oserai avvicinarti al mio giovane amico!" ma quello, in risposta, si lanciò contro di lui. Allora quello, come promesso, raccolto un bastone, comiciò a dare al gabbiano quel che aveva promesso, menando una gran legnata al gabbiano il quale, senza emettere un gemito, protese in aria le zampe artigliate, fremendo d'ira per la ferita e cercando di graffiare il lupo.
Allora il lupo spalancò le fauci e cercò di azzannarlo. All'improvviso un lampo illuminò il cielo come se fosse giorno: il gabbiano, terrorizzato, urlò "Perchè anche tu mi vuoi mangiare?Sei anche tu servo del Grande Nemico, Morgoth Bauglir? Poi non sai a che cosa vai incontro se assagerai le mie carni dure come un blocco di granito!Credimi,è meglio che tu stia lontano da me".
"Combatti Morgoth?" disse il lupo sorpreso... "I nemici del Signore Oscuro sono, in teoria, miei amici e alleati!" "In teoria? Che cosa ti fà temere che io non lo sia?Forse che sono servo dell'Oscuro? Egli inganna entrambi: se solo tu, invece di ringhiare, ti unissi a me, insieme potremmo fare grandi gesta contro di lui". "mah...tu conosci il bianco signore Eredhel?" "Veramente no - disse l'uccello - però ne ho sentito raccontare le scelleratezze dalla saggia Quennar che tutto sa, lei guarda dentro il suo Palantir e niente per lei è mai segreto...ma tornando a te, insieme potremmo diventare ricchissimi, oppure intraprendere il viaggio che ci porterebbe ad essere riconosciuti..." Un lampo interruppe la loro conversazione,una nube nera apparve improvvisamente dal profondo della foresta e provocò una terrificante apparizione: Morgoth, che subito uccise il gabbiano e spazzò via il lupo con una badilata.Poi con voce possente maledisse i due dicendo: "Guai a voi, e a chiunque osi sfidare la mia potenza!"Il pastorello che aveva visto tutto da lontano, avanzò amichevolmente, perchè fare diversamente avrebbe significato morire. Con fare modesto gli tese la mano e gli suonò un semplice: "Salve mio Signore...". Morgoth lo guardò con un'espressione perplessa, ma ricambiò: Salve povero fanciullo indifeso, sei anche tu uno di quei cattivoni che pensa che io abbia come scopo la nichilistica distruzione. E' per screditarmi che tutti dicono -"Quello è il terribile signore oscuro, artefice crudele di mille malvagità eccetera eccetera." - In realtà nessuno si preoccupa dei miei problemi e dei miei sentimenti: il pregiudizio mi perseguita ovunque io mi trovi, ma io lo sradicherò!". "Mi dispiace - disse il pastorello-ma in realtà io non riesco a crederti, sono cresciuto circondato da gente che mi ha insegnato a diffidare di certi individui che abitano in luoghi oscuri e che assomigliano a briganti. Però se tu mi dimostrassi che ciò che la gente dice è falso,allora io potrei anche ricredermi. Guarda là quel che hai fatto al povero lupo e al gabbiano proprio quando stavano parlando male di te: non si fa mica così!". "Bhè - rispose- hanno osato sfidarmi,e complottavano contro la mia persona ed io ho agito di conseguenza,tu non fare lo scemo, e impara. Se però vuoi mettermi alla prova va a prendere il terzo Silmaril degli elfi,e portalo da me. Ti mostrerò come io sia davvero generoso con chi sa farmi felice." Detto questo, scomparve.
Il pastorello rimase lì, da solo,pensando che forse doveva raggiungere la vetta della collina per riuscire a vedere da dove iniziare la ricerca. Guardò in alto e notò che v'era uno strano chiarore nel cielo che annottava,un chiarore simile ad un'alba, ricordò la fata che aveva visto. Si avviò dunque verso il chiarore e, dopo qualche attimo, ripensò però che non fosse il caso di tornare sui suoi passi, ma di controllare prima se nei dintorni ci fosse un luogo sicuro nel quale passare la notte. Improvvisamente il lupo si mosse e cominciò a ululare, in agonia. Il pastorello invocò disperatamente la graziosa Fata che riportò in vita il lupo con un tocco, ma quello era ancora sconvolto da quanto accaduto. Dopo qualche istante si vide un lampo e subito dopola fata svanì. Perplesso e sconsolato,il pastorello rimase ad accudire il lupo che riprendendosi disse:

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Jashìla

Silmaril Silmaril Silmaril
anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere
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C'era una volta un sentiero scosceso, sul quale camminava un lupo selvaggio. Sui bordi del sentiero un giovane pastore riposava senza tregua. Esausto, si mise a suonare per il lupo la sua cetra e in quel momento si accorse che il cielo si faceva scuro. Nubi cariche di pioggia salivano da oriente. Il buio avanzava, portando oscuri segreti chiusi nelle sue profondità da terre lontane, mentre il povero giovane stava senza riparo aspettando la pioggia.
Il lupo si sedette e disse:"La tempesta si avvicina, giovane suonatore,
conviene che tu raccolga le tue cose e cerchi un riparo per passare la notte. Non fidarti mai di quelle malvage civette che vorranno indicarti come arrivare alla torre della citt√† che vedi laggi√Ļ dietro la collina, poich√® esse ti mentiranno e con l'inganno ti condurranno verso la palude degli Scorpioni: nessuna speranza avrai, sarai solo. Ora giunge il vento portatore di cattivi presagi. Vattene!" il giovane pastore si spavent√≤ molto, si gir√≤ verso la torre dorata e, raccolte le sue cose, soffi√≤ sulle sue mani intirizzite dal freddo.
"Salve" disse improvvisa una voce alle sue spalle.
Meravigliato dalla musicalità che quella voce evocava, si voltò, lasciando che quella melodia entrasse in lui. Il vento formava turbini tra i bruni rami degli ippocastani, la Fata della notte scese leggera e delicata, e ripetè: "Salve giovane musicante, ho udito il suono della tua melodiosa musica e ho deciso di svelarti il segreto per raggiungere velocemente la meta che ti aspetta ." Lei aprì le mani e apparì una bussola che ancora non indicava alcun punto, ma che, appena lui guardò meglio, indicò una runa sfavillante dove non pareva esservi altro. Improvvisamente la runa scomparve e, al suo posto, ecco quello che poteva sembrare un punto, nella direzione in cui puntava si incominciò a vedere una vaga luce opalescente all' orizzonte. Lentamente una forma come di uomo prese a strisciare lungo il sentiero; senza poter capire cosa in realtà stesse per accadere, il giovane si voltò e scappò. Il suono di un tamburo lo fece sobbalzare.
Fermo! - Gridò la figura. Il giovane si inginocchiò spinto da un'improvvisa folata gelida, guardando verso l'alto vide un'enorme Gabbiano dagli occhi fiammeggianti e grandi ali aperte, il nero becco era affilato come una lama di pugnale, e scendeva dritto addosso al lupo che, annichilito, cercava un riparo invano nei dintorni dell'oscuro sentiero. Allora il pastore, vedendo la sua ricerca prossima alla sconfitta, lesto si lanciò verso il sentiero che si intravedeva verso l'orizzonte.
Abbandonando l'amico lupo, fedele compagno di tutte le sue avventure, si mise a correre disperatamente. Poi il rimorso gli attanagliò il cuore e voltandosi tornò indietro gridando contro il gabbiano, che aveva messo paura al lupo. Il Gabbiano, torvo, si girò verso il giovane improvvisamente e, lesto come un fulmine cominciò a volare intorno al giovane. Subito quello disse al lupo: "Scappa finchè sei in tempo, penserò io a proteggerti e a spianarti la strada." Allora il lupo non lo ascoltò, ma ringhiando contro gli disse :"Tu, uccello ingannatore, attento perchè ti ucciderò se solo oserai avvicinarti al mio giovane amico!" ma quello, in risposta, si lanciò contro di lui. Allora quello, come promesso, raccolto un bastone, comiciò a dare al gabbiano quel che aveva promesso, menando una gran legnata al gabbiano il quale, senza emettere un gemito, protese in aria le zampe artigliate, fremendo d'ira per la ferita e cercando di graffiare il lupo.
Allora il lupo spalancò le fauci e cercò di azzannarlo. All'improvviso un lampo illuminò il cielo come se fosse giorno: il gabbiano, terrorizzato, urlò "Perchè anche tu mi vuoi mangiare?Sei anche tu servo del Grande Nemico, Morgoth Bauglir? Poi non sai a che cosa vai incontro se assagerai le mie carni dure come un blocco di granito!Credimi,è meglio che tu stia lontano da me".
"Combatti Morgoth?" disse il lupo sorpreso... "I nemici del Signore Oscuro sono, in teoria, miei amici e alleati!" "In teoria? Che cosa ti fà temere che io non lo sia?Forse che sono servo dell'Oscuro? Egli inganna entrambi: se solo tu, invece di ringhiare, ti unissi a me, insieme potremmo fare grandi gesta contro di lui". "mah...tu conosci il bianco signore Eredhel?" "Veramente no - disse l'uccello - però ne ho sentito raccontare le scelleratezze dalla saggia Quennar che tutto sa, lei guarda dentro il suo Palantir e niente per lei è mai segreto...ma tornando a te, insieme potremmo diventare ricchissimi, oppure intraprendere il viaggio che ci porterebbe ad essere riconosciuti..." Un lampo interruppe la loro conversazione,una nube nera apparve improvvisamente dal profondo della foresta e provocò una terrificante apparizione: Morgoth, che subito uccise il gabbiano e spazzò via il lupo con una badilata.Poi con voce possente maledisse i due dicendo: "Guai a voi, e a chiunque osi sfidare la mia potenza!"Il pastorello che aveva visto tutto da lontano, avanzò amichevolmente, perchè fare diversamente avrebbe significato morire. Con fare modesto gli tese la mano e gli suonò un semplice: "Salve mio Signore...". Morgoth lo guardò con un'espressione perplessa, ma ricambiò: Salve povero fanciullo indifeso, sei anche tu uno di quei cattivoni che pensa che io abbia come scopo la nichilistica distruzione. E' per screditarmi che tutti dicono -"Quello è il terribile signore oscuro, artefice crudele di mille malvagità eccetera eccetera." - In realtà nessuno si preoccupa dei miei problemi e dei miei sentimenti: il pregiudizio mi perseguita ovunque io mi trovi, ma io lo sradicherò!". "Mi dispiace - disse il pastorello-ma in realtà io non riesco a crederti, sono cresciuto circondato da gente che mi ha insegnato a diffidare di certi individui che abitano in luoghi oscuri e che assomigliano a briganti. Però se tu mi dimostrassi che ciò che la gente dice è falso,allora io potrei anche ricredermi. Guarda là quel che hai fatto al povero lupo e al gabbiano proprio quando stavano parlando male di te: non si fa mica così!". "Bhè - rispose- hanno osato sfidarmi,e complottavano contro la mia persona ed io ho agito di conseguenza,tu non fare lo scemo, e impara. Se però vuoi mettermi alla prova va a prendere il terzo Silmaril degli elfi,e portalo da me. Ti mostrerò come io sia davvero generoso con chi sa farmi felice." Detto questo, scomparve.
Il pastorello rimase lì, da solo,pensando che forse doveva raggiungere la vetta della collina per riuscire a vedere da dove iniziare la ricerca. Guardò in alto e notò che v'era uno strano chiarore nel cielo che annottava,un chiarore simile ad un'alba, ricordò la fata che aveva visto. Si avviò dunque verso il chiarore e, dopo qualche attimo, ripensò però che non fosse il caso di tornare sui suoi passi, ma di controllare prima se nei dintorni ci fosse un luogo sicuro nel quale passare la notte. Improvvisamente il lupo si mosse e cominciò a ululare, in agonia. Il pastorello invocò disperatamente la graziosa Fata che riportò in vita il lupo con un tocco, ma quello era ancora sconvolto da quanto accaduto. Dopo qualche istante si vide un lampo e subito dopola fata svanì. Perplesso e sconsolato,il pastorello rimase ad accudire il lupo che riprendendosi disse: " Ti ringrazio, pastore




...poi un nuovo vascello costruirono per lui
in cristallo elfico intagliato;
non aveva bisogno di remi,
e sull'albero d'argento sbalzato
nessuna vela avevano issato:
il Sirmaril era allo stesso tempo
lanterna brillante e bandiera al vento
posta sulla nave dalla mano di Elbereth;
ella diede ad Earendil delle ali immortali,
e dei perenni incantesimi fatali,
per poter giungere navigando nei cieli
della Luna e del Sole al di là dei veli.

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Scritto il 10-07-2007 15:12
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Silmaril Silmaril Silmaril
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C'era una volta un sentiero scosceso, sul quale camminava un lupo selvaggio. Sui bordi del sentiero un giovane pastore riposava senza tregua. Esausto, si mise a suonare per il lupo la sua cetra e in quel momento si accorse che il cielo si faceva scuro. Nubi cariche di pioggia salivano da oriente. Il buio avanzava, portando oscuri segreti chiusi nelle sue profondità da terre lontane, mentre il povero giovane stava senza riparo aspettando la pioggia.
Il lupo si sedette e disse:"La tempesta si avvicina, giovane suonatore,
conviene che tu raccolga le tue cose e cerchi un riparo per passare la notte. Non fidarti mai di quelle malvage civette che vorranno indicarti come arrivare alla torre della citt√† che vedi laggi√Ļ dietro la collina, poich√® esse ti mentiranno e con l'inganno ti condurranno verso la palude degli Scorpioni: nessuna speranza avrai, sarai solo. Ora giunge il vento portatore di cattivi presagi. Vattene!" il giovane pastore si spavent√≤ molto, si gir√≤ verso la torre dorata e, raccolte le sue cose, soffi√≤ sulle sue mani intirizzite dal freddo.
"Salve" disse improvvisa una voce alle sue spalle.
Meravigliato dalla musicalità che quella voce evocava, si voltò, lasciando che quella melodia entrasse in lui. Il vento formava turbini tra i bruni rami degli ippocastani, la Fata della notte scese leggera e delicata, e ripetè: "Salve giovane musicante, ho udito il suono della tua melodiosa musica e ho deciso di svelarti il segreto per raggiungere velocemente la meta che ti aspetta ." Lei aprì le mani e apparì una bussola che ancora non indicava alcun punto, ma che, appena lui guardò meglio, indicò una runa sfavillante dove non pareva esservi altro. Improvvisamente la runa scomparve e, al suo posto, ecco quello che poteva sembrare un punto, nella direzione in cui puntava si incominciò a vedere una vaga luce opalescente all' orizzonte. Lentamente una forma come di uomo prese a strisciare lungo il sentiero; senza poter capire cosa in realtà stesse per accadere, il giovane si voltò e scappò. Il suono di un tamburo lo fece sobbalzare.
Fermo! - Gridò la figura. Il giovane si inginocchiò spinto da un'improvvisa folata gelida, guardando verso l'alto vide un'enorme Gabbiano dagli occhi fiammeggianti e grandi ali aperte, il nero becco era affilato come una lama di pugnale, e scendeva dritto addosso al lupo che, annichilito, cercava un riparo invano nei dintorni dell'oscuro sentiero. Allora il pastore, vedendo la sua ricerca prossima alla sconfitta, lesto si lanciò verso il sentiero che si intravedeva verso l'orizzonte.
Abbandonando l'amico lupo, fedele compagno di tutte le sue avventure, si mise a correre disperatamente. Poi il rimorso gli attanagliò il cuore e voltandosi tornò indietro gridando contro il gabbiano, che aveva messo paura al lupo. Il Gabbiano, torvo, si girò verso il giovane improvvisamente e, lesto come un fulmine cominciò a volare intorno al giovane. Subito quello disse al lupo: "Scappa finchè sei in tempo, penserò io a proteggerti e a spianarti la strada." Allora il lupo non lo ascoltò, ma ringhiando contro gli disse :"Tu, uccello ingannatore, attento perchè ti ucciderò se solo oserai avvicinarti al mio giovane amico!" ma quello, in risposta, si lanciò contro di lui. Allora quello, come promesso, raccolto un bastone, comiciò a dare al gabbiano quel che aveva promesso, menando una gran legnata al gabbiano il quale, senza emettere un gemito, protese in aria le zampe artigliate, fremendo d'ira per la ferita e cercando di graffiare il lupo.
Allora il lupo spalancò le fauci e cercò di azzannarlo. All'improvviso un lampo illuminò il cielo come se fosse giorno: il gabbiano, terrorizzato, urlò "Perchè anche tu mi vuoi mangiare?Sei anche tu servo del Grande Nemico, Morgoth Bauglir? Poi non sai a che cosa vai incontro se assagerai le mie carni dure come un blocco di granito!Credimi,è meglio che tu stia lontano da me".
"Combatti Morgoth?" disse il lupo sorpreso... "I nemici del Signore Oscuro sono, in teoria, miei amici e alleati!" "In teoria? Che cosa ti fà temere che io non lo sia?Forse che sono servo dell'Oscuro? Egli inganna entrambi: se solo tu, invece di ringhiare, ti unissi a me, insieme potremmo fare grandi gesta contro di lui". "mah...tu conosci il bianco signore Eredhel?" "Veramente no - disse l'uccello - però ne ho sentito raccontare le scelleratezze dalla saggia Quennar che tutto sa, lei guarda dentro il suo Palantir e niente per lei è mai segreto...ma tornando a te, insieme potremmo diventare ricchissimi, oppure intraprendere il viaggio che ci porterebbe ad essere riconosciuti..." Un lampo interruppe la loro conversazione,una nube nera apparve improvvisamente dal profondo della foresta e provocò una terrificante apparizione: Morgoth, che subito uccise il gabbiano e spazzò via il lupo con una badilata.Poi con voce possente maledisse i due dicendo: "Guai a voi, e a chiunque osi sfidare la mia potenza!"Il pastorello che aveva visto tutto da lontano, avanzò amichevolmente, perchè fare diversamente avrebbe significato morire. Con fare modesto gli tese la mano e gli suonò un semplice: "Salve mio Signore...". Morgoth lo guardò con un'espressione perplessa, ma ricambiò: Salve povero fanciullo indifeso, sei anche tu uno di quei cattivoni che pensa che io abbia come scopo la nichilistica distruzione. E' per screditarmi che tutti dicono -"Quello è il terribile signore oscuro, artefice crudele di mille malvagità eccetera eccetera." - In realtà nessuno si preoccupa dei miei problemi e dei miei sentimenti: il pregiudizio mi perseguita ovunque io mi trovi, ma io lo sradicherò!". "Mi dispiace - disse il pastorello-ma in realtà io non riesco a crederti, sono cresciuto circondato da gente che mi ha insegnato a diffidare di certi individui che abitano in luoghi oscuri e che assomigliano a briganti. Però se tu mi dimostrassi che ciò che la gente dice è falso,allora io potrei anche ricredermi. Guarda là quel che hai fatto al povero lupo e al gabbiano proprio quando stavano parlando male di te: non si fa mica così!". "Bhè - rispose- hanno osato sfidarmi,e complottavano contro la mia persona ed io ho agito di conseguenza,tu non fare lo scemo, e impara. Se però vuoi mettermi alla prova va a prendere il terzo Silmaril degli elfi,e portalo da me. Ti mostrerò come io sia davvero generoso con chi sa farmi felice." Detto questo, scomparve.
Il pastorello rimase lì, da solo,pensando che forse doveva raggiungere la vetta della collina per riuscire a vedere da dove iniziare la ricerca. Guardò in alto e notò che v'era uno strano chiarore nel cielo che annottava,un chiarore simile ad un'alba, ricordò la fata che aveva visto. Si avviò dunque verso il chiarore e, dopo qualche attimo, ripensò però che non fosse il caso di tornare sui suoi passi, ma di controllare prima se nei dintorni ci fosse un luogo sicuro nel quale passare la notte. Improvvisamente il lupo si mosse e cominciò a ululare, in agonia. Il pastorello invocò disperatamente la graziosa Fata che riportò in vita il lupo con un tocco, ma quello era ancora sconvolto da quanto accaduto. Dopo qualche istante si vide un lampo e subito dopola fata svanì. Perplesso e sconsolato,il pastorello rimase ad accudire il lupo che riprendendosi disse: " Ti ringrazio, pastore, mi hai salvato


"Pensai che la gentilezza disinteressata delle persone, le loro parole spassionate, fossero come un abito di piume. Avvolta da quel tepore, finalmente libera dal peso che mi aveva oppresso fino a quel momento, la mia anima stava fluttuando nell'aria con grande gioia."
B. Yoshimoto

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Scritto il 11-07-2007 09:47
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Ithil82

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C'era una volta un sentiero scosceso, sul quale camminava un lupo selvaggio. Sui bordi del sentiero un giovane pastore riposava senza tregua. Esausto, si mise a suonare per il lupo la sua cetra e in quel momento si accorse che il cielo si faceva scuro. Nubi cariche di pioggia salivano da oriente. Il buio avanzava, portando oscuri segreti chiusi nelle sue profondità da terre lontane, mentre il povero giovane stava senza riparo aspettando la pioggia.
Il lupo si sedette e disse:"La tempesta si avvicina, giovane suonatore,
conviene che tu raccolga le tue cose e cerchi un riparo per passare la notte. Non fidarti mai di quelle malvage civette che vorranno indicarti come arrivare alla torre della citt√† che vedi laggi√Ļ dietro la collina, poich√® esse ti mentiranno e con l'inganno ti condurranno verso la palude degli Scorpioni: nessuna speranza avrai, sarai solo. Ora giunge il vento portatore di cattivi presagi. Vattene!" il giovane pastore si spavent√≤ molto, si gir√≤ verso la torre dorata e, raccolte le sue cose, soffi√≤ sulle sue mani intirizzite dal freddo.
"Salve" disse improvvisa una voce alle sue spalle.
Meravigliato dalla musicalità che quella voce evocava, si voltò, lasciando che quella melodia entrasse in lui. Il vento formava turbini tra i bruni rami degli ippocastani, la Fata della notte scese leggera e delicata, e ripetè: "Salve giovane musicante, ho udito il suono della tua melodiosa musica e ho deciso di svelarti il segreto per raggiungere velocemente la meta che ti aspetta ." Lei aprì le mani e apparì una bussola che ancora non indicava alcun punto, ma che, appena lui guardò meglio, indicò una runa sfavillante dove non pareva esservi altro. Improvvisamente la runa scomparve e, al suo posto, ecco quello che poteva sembrare un punto, nella direzione in cui puntava si incominciò a vedere una vaga luce opalescente all' orizzonte. Lentamente una forma come di uomo prese a strisciare lungo il sentiero; senza poter capire cosa in realtà stesse per accadere, il giovane si voltò e scappò. Il suono di un tamburo lo fece sobbalzare.
Fermo! - Gridò la figura. Il giovane si inginocchiò spinto da un'improvvisa folata gelida, guardando verso l'alto vide un'enorme Gabbiano dagli occhi fiammeggianti e grandi ali aperte, il nero becco era affilato come una lama di pugnale, e scendeva dritto addosso al lupo che, annichilito, cercava un riparo invano nei dintorni dell'oscuro sentiero. Allora il pastore, vedendo la sua ricerca prossima alla sconfitta, lesto si lanciò verso il sentiero che si intravedeva verso l'orizzonte.
Abbandonando l'amico lupo, fedele compagno di tutte le sue avventure, si mise a correre disperatamente. Poi il rimorso gli attanagliò il cuore e voltandosi tornò indietro gridando contro il gabbiano, che aveva messo paura al lupo. Il Gabbiano, torvo, si girò verso il giovane improvvisamente e, lesto come un fulmine cominciò a volare intorno al giovane. Subito quello disse al lupo: "Scappa finchè sei in tempo, penserò io a proteggerti e a spianarti la strada." Allora il lupo non lo ascoltò, ma ringhiando contro gli disse :"Tu, uccello ingannatore, attento perchè ti ucciderò se solo oserai avvicinarti al mio giovane amico!" ma quello, in risposta, si lanciò contro di lui. Allora quello, come promesso, raccolto un bastone, comiciò a dare al gabbiano quel che aveva promesso, menando una gran legnata al gabbiano il quale, senza emettere un gemito, protese in aria le zampe artigliate, fremendo d'ira per la ferita e cercando di graffiare il lupo.
Allora il lupo spalancò le fauci e cercò di azzannarlo. All'improvviso un lampo illuminò il cielo come se fosse giorno: il gabbiano, terrorizzato, urlò "Perchè anche tu mi vuoi mangiare?Sei anche tu servo del Grande Nemico, Morgoth Bauglir? Poi non sai a che cosa vai incontro se assagerai le mie carni dure come un blocco di granito!Credimi,è meglio che tu stia lontano da me".
"Combatti Morgoth?" disse il lupo sorpreso... "I nemici del Signore Oscuro sono, in teoria, miei amici e alleati!" "In teoria? Che cosa ti fà temere che io non lo sia?Forse che sono servo dell'Oscuro? Egli inganna entrambi: se solo tu, invece di ringhiare, ti unissi a me, insieme potremmo fare grandi gesta contro di lui". "mah...tu conosci il bianco signore Eredhel?" "Veramente no - disse l'uccello - però ne ho sentito raccontare le scelleratezze dalla saggia Quennar che tutto sa, lei guarda dentro il suo Palantir e niente per lei è mai segreto...ma tornando a te, insieme potremmo diventare ricchissimi, oppure intraprendere il viaggio che ci porterebbe ad essere riconosciuti..." Un lampo interruppe la loro conversazione,una nube nera apparve improvvisamente dal profondo della foresta e provocò una terrificante apparizione: Morgoth, che subito uccise il gabbiano e spazzò via il lupo con una badilata.Poi con voce possente maledisse i due dicendo: "Guai a voi, e a chiunque osi sfidare la mia potenza!"Il pastorello che aveva visto tutto da lontano, avanzò amichevolmente, perchè fare diversamente avrebbe significato morire. Con fare modesto gli tese la mano e gli suonò un semplice: "Salve mio Signore...". Morgoth lo guardò con un'espressione perplessa, ma ricambiò: Salve povero fanciullo indifeso, sei anche tu uno di quei cattivoni che pensa che io abbia come scopo la nichilistica distruzione. E' per screditarmi che tutti dicono -"Quello è il terribile signore oscuro, artefice crudele di mille malvagità eccetera eccetera." - In realtà nessuno si preoccupa dei miei problemi e dei miei sentimenti: il pregiudizio mi perseguita ovunque io mi trovi, ma io lo sradicherò!". "Mi dispiace - disse il pastorello-ma in realtà io non riesco a crederti, sono cresciuto circondato da gente che mi ha insegnato a diffidare di certi individui che abitano in luoghi oscuri e che assomigliano a briganti. Però se tu mi dimostrassi che ciò che la gente dice è falso,allora io potrei anche ricredermi. Guarda là quel che hai fatto al povero lupo e al gabbiano proprio quando stavano parlando male di te: non si fa mica così!". "Bhè - rispose- hanno osato sfidarmi,e complottavano contro la mia persona ed io ho agito di conseguenza,tu non fare lo scemo, e impara. Se però vuoi mettermi alla prova va a prendere il terzo Silmaril degli elfi,e portalo da me. Ti mostrerò come io sia davvero generoso con chi sa farmi felice." Detto questo, scomparve.
Il pastorello rimase lì, da solo,pensando che forse doveva raggiungere la vetta della collina per riuscire a vedere da dove iniziare la ricerca. Guardò in alto e notò che v'era uno strano chiarore nel cielo che annottava,un chiarore simile ad un'alba, ricordò la fata che aveva visto. Si avviò dunque verso il chiarore e, dopo qualche attimo, ripensò però che non fosse il caso di tornare sui suoi passi, ma di controllare prima se nei dintorni ci fosse un luogo sicuro nel quale passare la notte. Improvvisamente il lupo si mosse e cominciò a ululare, in agonia. Il pastorello invocò disperatamente la graziosa Fata che riportò in vita il lupo con un tocco, ma quello era ancora sconvolto da quanto accaduto. Dopo qualche istante si vide un lampo e subito dopola fata svanì. Perplesso e sconsolato,il pastorello rimase ad accudire il lupo che riprendendosi disse: " Ti ringrazio, pastore, mi hai salvato. Per ricompensarti, ti

"Io ho la gioia duratura dell'albero, / l'eredità dei boschi e il vento del cammino / e un giorno deciso sotto la luce terrestre." Pablo Neruda

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Scritto il 11-07-2007 11:19
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digetolkeniano

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Gilda Linguisti
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C'era una volta un sentiero scosceso, sul quale camminava un lupo selvaggio. Sui bordi del sentiero un giovane pastore riposava senza tregua. Esausto, si mise a suonare per il lupo la sua cetra e in quel momento si accorse che il cielo si faceva scuro. Nubi cariche di pioggia salivano da oriente. Il buio avanzava, portando oscuri segreti chiusi nelle sue profondità da terre lontane, mentre il povero giovane stava senza riparo aspettando la pioggia.
Il lupo si sedette e disse:"La tempesta si avvicina, giovane suonatore,
conviene che tu raccolga le tue cose e cerchi un riparo per passare la notte. Non fidarti mai di quelle malvage civette che vorranno indicarti come arrivare alla torre della citt√† che vedi laggi√Ļ dietro la collina, poich√® esse ti mentiranno e con l'inganno ti condurranno verso la palude degli Scorpioni: nessuna speranza avrai, sarai solo. Ora giunge il vento portatore di cattivi presagi. Vattene!" il giovane pastore si spavent√≤ molto, si gir√≤ verso la torre dorata e, raccolte le sue cose, soffi√≤ sulle sue mani intirizzite dal freddo.
"Salve" disse improvvisa una voce alle sue spalle.
Meravigliato dalla musicalità che quella voce evocava, si voltò, lasciando che quella melodia entrasse in lui. Il vento formava turbini tra i bruni rami degli ippocastani, la Fata della notte scese leggera e delicata, e ripetè: "Salve giovane musicante, ho udito il suono della tua melodiosa musica e ho deciso di svelarti il segreto per raggiungere velocemente la meta che ti aspetta ." Lei aprì le mani e apparì una bussola che ancora non indicava alcun punto, ma che, appena lui guardò meglio, indicò una runa sfavillante dove non pareva esservi altro. Improvvisamente la runa scomparve e, al suo posto, ecco quello che poteva sembrare un punto, nella direzione in cui puntava si incominciò a vedere una vaga luce opalescente all' orizzonte. Lentamente una forma come di uomo prese a strisciare lungo il sentiero; senza poter capire cosa in realtà stesse per accadere, il giovane si voltò e scappò. Il suono di un tamburo lo fece sobbalzare.
Fermo! - Gridò la figura. Il giovane si inginocchiò spinto da un'improvvisa folata gelida, guardando verso l'alto vide un'enorme Gabbiano dagli occhi fiammeggianti e grandi ali aperte, il nero becco era affilato come una lama di pugnale, e scendeva dritto addosso al lupo che, annichilito, cercava un riparo invano nei dintorni dell'oscuro sentiero. Allora il pastore, vedendo la sua ricerca prossima alla sconfitta, lesto si lanciò verso il sentiero che si intravedeva verso l'orizzonte.
Abbandonando l'amico lupo, fedele compagno di tutte le sue avventure, si mise a correre disperatamente. Poi il rimorso gli attanagliò il cuore e voltandosi tornò indietro gridando contro il gabbiano, che aveva messo paura al lupo. Il Gabbiano, torvo, si girò verso il giovane improvvisamente e, lesto come un fulmine cominciò a volare intorno al giovane. Subito quello disse al lupo: "Scappa finchè sei in tempo, penserò io a proteggerti e a spianarti la strada." Allora il lupo non lo ascoltò, ma ringhiando contro gli disse :"Tu, uccello ingannatore, attento perchè ti ucciderò se solo oserai avvicinarti al mio giovane amico!" ma quello, in risposta, si lanciò contro di lui. Allora quello, come promesso, raccolto un bastone, comiciò a dare al gabbiano quel che aveva promesso, menando una gran legnata al gabbiano il quale, senza emettere un gemito, protese in aria le zampe artigliate, fremendo d'ira per la ferita e cercando di graffiare il lupo.
Allora il lupo spalancò le fauci e cercò di azzannarlo. All'improvviso un lampo illuminò il cielo come se fosse giorno: il gabbiano, terrorizzato, urlò "Perchè anche tu mi vuoi mangiare?Sei anche tu servo del Grande Nemico, Morgoth Bauglir? Poi non sai a che cosa vai incontro se assagerai le mie carni dure come un blocco di granito!Credimi,è meglio che tu stia lontano da me".
"Combatti Morgoth?" disse il lupo sorpreso... "I nemici del Signore Oscuro sono, in teoria, miei amici e alleati!" "In teoria? Che cosa ti fà temere che io non lo sia?Forse che sono servo dell'Oscuro? Egli inganna entrambi: se solo tu, invece di ringhiare, ti unissi a me, insieme potremmo fare grandi gesta contro di lui". "mah...tu conosci il bianco signore Eredhel?" "Veramente no - disse l'uccello - però ne ho sentito raccontare le scelleratezze dalla saggia Quennar che tutto sa, lei guarda dentro il suo Palantir e niente per lei è mai segreto...ma tornando a te, insieme potremmo diventare ricchissimi, oppure intraprendere il viaggio che ci porterebbe ad essere riconosciuti..." Un lampo interruppe la loro conversazione,una nube nera apparve improvvisamente dal profondo della foresta e provocò una terrificante apparizione: Morgoth, che subito uccise il gabbiano e spazzò via il lupo con una badilata.Poi con voce possente maledisse i due dicendo: "Guai a voi, e a chiunque osi sfidare la mia potenza!"Il pastorello che aveva visto tutto da lontano, avanzò amichevolmente, perchè fare diversamente avrebbe significato morire. Con fare modesto gli tese la mano e gli suonò un semplice: "Salve mio Signore...". Morgoth lo guardò con un'espressione perplessa, ma ricambiò: Salve povero fanciullo indifeso, sei anche tu uno di quei cattivoni che pensa che io abbia come scopo la nichilistica distruzione. E' per screditarmi che tutti dicono -"Quello è il terribile signore oscuro, artefice crudele di mille malvagità eccetera eccetera." - In realtà nessuno si preoccupa dei miei problemi e dei miei sentimenti: il pregiudizio mi perseguita ovunque io mi trovi, ma io lo sradicherò!". "Mi dispiace - disse il pastorello-ma in realtà io non riesco a crederti, sono cresciuto circondato da gente che mi ha insegnato a diffidare di certi individui che abitano in luoghi oscuri e che assomigliano a briganti. Però se tu mi dimostrassi che ciò che la gente dice è falso,allora io potrei anche ricredermi. Guarda là quel che hai fatto al povero lupo e al gabbiano proprio quando stavano parlando male di te: non si fa mica così!". "Bhè - rispose- hanno osato sfidarmi,e complottavano contro la mia persona ed io ho agito di conseguenza,tu non fare lo scemo, e impara. Se però vuoi mettermi alla prova va a prendere il terzo Silmaril degli elfi,e portalo da me. Ti mostrerò come io sia davvero generoso con chi sa farmi felice." Detto questo, scomparve.
Il pastorello rimase lì, da solo,pensando che forse doveva raggiungere la vetta della collina per riuscire a vedere da dove iniziare la ricerca. Guardò in alto e notò che v'era uno strano chiarore nel cielo che annottava,un chiarore simile ad un'alba, ricordò la fata che aveva visto. Si avviò dunque verso il chiarore e, dopo qualche attimo, ripensò però che non fosse il caso di tornare sui suoi passi, ma di controllare prima se nei dintorni ci fosse un luogo sicuro nel quale passare la notte. Improvvisamente il lupo si mosse e cominciò a ululare, in agonia. Il pastorello invocò disperatamente la graziosa Fata che riportò in vita il lupo con un tocco, ma quello era ancora sconvolto da quanto accaduto. Dopo qualche istante si vide un lampo e subito dopola fata svanì. Perplesso e sconsolato,il pastorello rimase ad accudire il lupo che riprendendosi disse: " Ti ringrazio, pastore, mi hai salvato. Per ricompensarti, ti condurrò in

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C'era una volta un sentiero scosceso, sul quale camminava un lupo selvaggio. Sui bordi del sentiero un giovane pastore riposava senza tregua. Esausto, si mise a suonare per il lupo la sua cetra e in quel momento si accorse che il cielo si faceva scuro. Nubi cariche di pioggia salivano da oriente. Il buio avanzava, portando oscuri segreti chiusi nelle sue profondità da terre lontane, mentre il povero giovane stava senza riparo aspettando la pioggia.
Il lupo si sedette e disse:"La tempesta si avvicina, giovane suonatore,
conviene che tu raccolga le tue cose e cerchi un riparo per passare la notte. Non fidarti mai di quelle malvage civette che vorranno indicarti come arrivare alla torre della citt√† che vedi laggi√Ļ dietro la collina, poich√® esse ti mentiranno e con l'inganno ti condurranno verso la palude degli Scorpioni: nessuna speranza avrai, sarai solo. Ora giunge il vento portatore di cattivi presagi. Vattene!" il giovane pastore si spavent√≤ molto, si gir√≤ verso la torre dorata e, raccolte le sue cose, soffi√≤ sulle sue mani intirizzite dal freddo.
"Salve" disse improvvisa una voce alle sue spalle.
Meravigliato dalla musicalità che quella voce evocava, si voltò, lasciando che quella melodia entrasse in lui. Il vento formava turbini tra i bruni rami degli ippocastani, la Fata della notte scese leggera e delicata, e ripetè: "Salve giovane musicante, ho udito il suono della tua melodiosa musica e ho deciso di svelarti il segreto per raggiungere velocemente la meta che ti aspetta ." Lei aprì le mani e apparì una bussola che ancora non indicava alcun punto, ma che, appena lui guardò meglio, indicò una runa sfavillante dove non pareva esservi altro. Improvvisamente la runa scomparve e, al suo posto, ecco quello che poteva sembrare un punto, nella direzione in cui puntava si incominciò a vedere una vaga luce opalescente all' orizzonte. Lentamente una forma come di uomo prese a strisciare lungo il sentiero; senza poter capire cosa in realtà stesse per accadere, il giovane si voltò e scappò. Il suono di un tamburo lo fece sobbalzare.
Fermo! - Gridò la figura. Il giovane si inginocchiò spinto da un'improvvisa folata gelida, guardando verso l'alto vide un'enorme Gabbiano dagli occhi fiammeggianti e grandi ali aperte, il nero becco era affilato come una lama di pugnale, e scendeva dritto addosso al lupo che, annichilito, cercava un riparo invano nei dintorni dell'oscuro sentiero. Allora il pastore, vedendo la sua ricerca prossima alla sconfitta, lesto si lanciò verso il sentiero che si intravedeva verso l'orizzonte.
Abbandonando l'amico lupo, fedele compagno di tutte le sue avventure, si mise a correre disperatamente. Poi il rimorso gli attanagliò il cuore e voltandosi tornò indietro gridando contro il gabbiano, che aveva messo paura al lupo. Il Gabbiano, torvo, si girò verso il giovane improvvisamente e, lesto come un fulmine cominciò a volare intorno al giovane. Subito quello disse al lupo: "Scappa finchè sei in tempo, penserò io a proteggerti e a spianarti la strada." Allora il lupo non lo ascoltò, ma ringhiando contro gli disse :"Tu, uccello ingannatore, attento perchè ti ucciderò se solo oserai avvicinarti al mio giovane amico!" ma quello, in risposta, si lanciò contro di lui. Allora quello, come promesso, raccolto un bastone, comiciò a dare al gabbiano quel che aveva promesso, menando una gran legnata al gabbiano il quale, senza emettere un gemito, protese in aria le zampe artigliate, fremendo d'ira per la ferita e cercando di graffiare il lupo.
Allora il lupo spalancò le fauci e cercò di azzannarlo. All'improvviso un lampo illuminò il cielo come se fosse giorno: il gabbiano, terrorizzato, urlò "Perchè anche tu mi vuoi mangiare?Sei anche tu servo del Grande Nemico, Morgoth Bauglir? Poi non sai a che cosa vai incontro se assagerai le mie carni dure come un blocco di granito!Credimi,è meglio che tu stia lontano da me".
"Combatti Morgoth?" disse il lupo sorpreso... "I nemici del Signore Oscuro sono, in teoria, miei amici e alleati!" "In teoria? Che cosa ti fà temere che io non lo sia?Forse che sono servo dell'Oscuro? Egli inganna entrambi: se solo tu, invece di ringhiare, ti unissi a me, insieme potremmo fare grandi gesta contro di lui". "mah...tu conosci il bianco signore Eredhel?" "Veramente no - disse l'uccello - però ne ho sentito raccontare le scelleratezze dalla saggia Quennar che tutto sa, lei guarda dentro il suo Palantir e niente per lei è mai segreto...ma tornando a te, insieme potremmo diventare ricchissimi, oppure intraprendere il viaggio che ci porterebbe ad essere riconosciuti..." Un lampo interruppe la loro conversazione,una nube nera apparve improvvisamente dal profondo della foresta e provocò una terrificante apparizione: Morgoth, che subito uccise il gabbiano e spazzò via il lupo con una badilata.Poi con voce possente maledisse i due dicendo: "Guai a voi, e a chiunque osi sfidare la mia potenza!"Il pastorello che aveva visto tutto da lontano, avanzò amichevolmente, perchè fare diversamente avrebbe significato morire. Con fare modesto gli tese la mano e gli suonò un semplice: "Salve mio Signore...". Morgoth lo guardò con un'espressione perplessa, ma ricambiò: Salve povero fanciullo indifeso, sei anche tu uno di quei cattivoni che pensa che io abbia come scopo la nichilistica distruzione. E' per screditarmi che tutti dicono -"Quello è il terribile signore oscuro, artefice crudele di mille malvagità eccetera eccetera." - In realtà nessuno si preoccupa dei miei problemi e dei miei sentimenti: il pregiudizio mi perseguita ovunque io mi trovi, ma io lo sradicherò!". "Mi dispiace - disse il pastorello-ma in realtà io non riesco a crederti, sono cresciuto circondato da gente che mi ha insegnato a diffidare di certi individui che abitano in luoghi oscuri e che assomigliano a briganti. Però se tu mi dimostrassi che ciò che la gente dice è falso,allora io potrei anche ricredermi. Guarda là quel che hai fatto al povero lupo e al gabbiano proprio quando stavano parlando male di te: non si fa mica così!". "Bhè - rispose- hanno osato sfidarmi,e complottavano contro la mia persona ed io ho agito di conseguenza,tu non fare lo scemo, e impara. Se però vuoi mettermi alla prova va a prendere il terzo Silmaril degli elfi,e portalo da me. Ti mostrerò come io sia davvero generoso con chi sa farmi felice." Detto questo, scomparve.
Il pastorello rimase lì, da solo,pensando che forse doveva raggiungere la vetta della collina per riuscire a vedere da dove iniziare la ricerca. Guardò in alto e notò che v'era uno strano chiarore nel cielo che annottava,un chiarore simile ad un'alba, ricordò la fata che aveva visto. Si avviò dunque verso il chiarore e, dopo qualche attimo, ripensò però che non fosse il caso di tornare sui suoi passi, ma di controllare prima se nei dintorni ci fosse un luogo sicuro nel quale passare la notte. Improvvisamente il lupo si mosse e cominciò a ululare, in agonia. Il pastorello invocò disperatamente la graziosa Fata che riportò in vita il lupo con un tocco, ma quello era ancora sconvolto da quanto accaduto. Dopo qualche istante si vide un lampo e subito dopola fata svanì. Perplesso e sconsolato,il pastorello rimase ad accudire il lupo che riprendendosi disse: " Ti ringrazio, pastore, mi hai salvato. Per ricompensarti, ti mostrerò ciò che


"...Pi√Ļ che il senno pu√≤ la passione, che di gran mali pei mortali √® causa"

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Naerfindel

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C'era una volta un sentiero scosceso, sul quale camminava un lupo selvaggio. Sui bordi del sentiero un giovane pastore riposava senza tregua. Esausto, si mise a suonare per il lupo la sua cetra e in quel momento si accorse che il cielo si faceva scuro. Nubi cariche di pioggia salivano da oriente. Il buio avanzava, portando oscuri segreti chiusi nelle sue profondità da terre lontane, mentre il povero giovane stava senza riparo aspettando la pioggia.
Il lupo si sedette e disse:"La tempesta si avvicina, giovane suonatore,
conviene che tu raccolga le tue cose e cerchi un riparo per passare la notte. Non fidarti mai di quelle malvage civette che vorranno indicarti come arrivare alla torre della citt√† che vedi laggi√Ļ dietro la collina, poich√® esse ti mentiranno e con l'inganno ti condurranno verso la palude degli Scorpioni: nessuna speranza avrai, sarai solo. Ora giunge il vento portatore di cattivi presagi. Vattene!" il giovane pastore si spavent√≤ molto, si gir√≤ verso la torre dorata e, raccolte le sue cose, soffi√≤ sulle sue mani intirizzite dal freddo.
"Salve" disse improvvisa una voce alle sue spalle.
Meravigliato dalla musicalità che quella voce evocava, si voltò, lasciando che quella melodia entrasse in lui. Il vento formava turbini tra i bruni rami degli ippocastani, la Fata della notte scese leggera e delicata, e ripetè: "Salve giovane musicante, ho udito il suono della tua melodiosa musica e ho deciso di svelarti il segreto per raggiungere velocemente la meta che ti aspetta ." Lei aprì le mani e apparì una bussola che ancora non indicava alcun punto, ma che, appena lui guardò meglio, indicò una runa sfavillante dove non pareva esservi altro. Improvvisamente la runa scomparve e, al suo posto, ecco quello che poteva sembrare un punto, nella direzione in cui puntava si incominciò a vedere una vaga luce opalescente all' orizzonte. Lentamente una forma come di uomo prese a strisciare lungo il sentiero; senza poter capire cosa in realtà stesse per accadere, il giovane si voltò e scappò. Il suono di un tamburo lo fece sobbalzare.
Fermo! - Gridò la figura. Il giovane si inginocchiò spinto da un'improvvisa folata gelida, guardando verso l'alto vide un'enorme Gabbiano dagli occhi fiammeggianti e grandi ali aperte, il nero becco era affilato come una lama di pugnale, e scendeva dritto addosso al lupo che, annichilito, cercava un riparo invano nei dintorni dell'oscuro sentiero. Allora il pastore, vedendo la sua ricerca prossima alla sconfitta, lesto si lanciò verso il sentiero che si intravedeva verso l'orizzonte.
Abbandonando l'amico lupo, fedele compagno di tutte le sue avventure, si mise a correre disperatamente. Poi il rimorso gli attanagliò il cuore e voltandosi tornò indietro gridando contro il gabbiano, che aveva messo paura al lupo. Il Gabbiano, torvo, si girò verso il giovane improvvisamente e, lesto come un fulmine cominciò a volare intorno al giovane. Subito quello disse al lupo: "Scappa finchè sei in tempo, penserò io a proteggerti e a spianarti la strada." Allora il lupo non lo ascoltò, ma ringhiando contro gli disse :"Tu, uccello ingannatore, attento perchè ti ucciderò se solo oserai avvicinarti al mio giovane amico!" ma quello, in risposta, si lanciò contro di lui. Allora quello, come promesso, raccolto un bastone, comiciò a dare al gabbiano quel che aveva promesso, menando una gran legnata al gabbiano il quale, senza emettere un gemito, protese in aria le zampe artigliate, fremendo d'ira per la ferita e cercando di graffiare il lupo.
Allora il lupo spalancò le fauci e cercò di azzannarlo. All'improvviso un lampo illuminò il cielo come se fosse giorno: il gabbiano, terrorizzato, urlò "Perchè anche tu mi vuoi mangiare?Sei anche tu servo del Grande Nemico, Morgoth Bauglir? Poi non sai a che cosa vai incontro se assagerai le mie carni dure come un blocco di granito!Credimi,è meglio che tu stia lontano da me".
"Combatti Morgoth?" disse il lupo sorpreso... "I nemici del Signore Oscuro sono, in teoria, miei amici e alleati!" "In teoria? Che cosa ti fà temere che io non lo sia?Forse che sono servo dell'Oscuro? Egli inganna entrambi: se solo tu, invece di ringhiare, ti unissi a me, insieme potremmo fare grandi gesta contro di lui". "mah...tu conosci il bianco signore Eredhel?" "Veramente no - disse l'uccello - però ne ho sentito raccontare le scelleratezze dalla saggia Quennar che tutto sa, lei guarda dentro il suo Palantir e niente per lei è mai segreto...ma tornando a te, insieme potremmo diventare ricchissimi, oppure intraprendere il viaggio che ci porterebbe ad essere riconosciuti..." Un lampo interruppe la loro conversazione,una nube nera apparve improvvisamente dal profondo della foresta e provocò una terrificante apparizione: Morgoth, che subito uccise il gabbiano e spazzò via il lupo con una badilata.Poi con voce possente maledisse i due dicendo: "Guai a voi, e a chiunque osi sfidare la mia potenza!"Il pastorello che aveva visto tutto da lontano, avanzò amichevolmente, perchè fare diversamente avrebbe significato morire. Con fare modesto gli tese la mano e gli suonò un semplice: "Salve mio Signore...". Morgoth lo guardò con un'espressione perplessa, ma ricambiò: Salve povero fanciullo indifeso, sei anche tu uno di quei cattivoni che pensa che io abbia come scopo la nichilistica distruzione. E' per screditarmi che tutti dicono -"Quello è il terribile signore oscuro, artefice crudele di mille malvagità eccetera eccetera." - In realtà nessuno si preoccupa dei miei problemi e dei miei sentimenti: il pregiudizio mi perseguita ovunque io mi trovi, ma io lo sradicherò!". "Mi dispiace - disse il pastorello-ma in realtà io non riesco a crederti, sono cresciuto circondato da gente che mi ha insegnato a diffidare di certi individui che abitano in luoghi oscuri e che assomigliano a briganti. Però se tu mi dimostrassi che ciò che la gente dice è falso,allora io potrei anche ricredermi. Guarda là quel che hai fatto al povero lupo e al gabbiano proprio quando stavano parlando male di te: non si fa mica così!". "Bhè - rispose- hanno osato sfidarmi,e complottavano contro la mia persona ed io ho agito di conseguenza,tu non fare lo scemo, e impara. Se però vuoi mettermi alla prova va a prendere il terzo Silmaril degli elfi,e portalo da me. Ti mostrerò come io sia davvero generoso con chi sa farmi felice." Detto questo, scomparve.
Il pastorello rimase lì, da solo,pensando che forse doveva raggiungere la vetta della collina per riuscire a vedere da dove iniziare la ricerca. Guardò in alto e notò che v'era uno strano chiarore nel cielo che annottava,un chiarore simile ad un'alba, ricordò la fata che aveva visto. Si avviò dunque verso il chiarore e, dopo qualche attimo, ripensò però che non fosse il caso di tornare sui suoi passi, ma di controllare prima se nei dintorni ci fosse un luogo sicuro nel quale passare la notte. Improvvisamente il lupo si mosse e cominciò a ululare, in agonia. Il pastorello invocò disperatamente la graziosa Fata che riportò in vita il lupo con un tocco, ma quello era ancora sconvolto da quanto accaduto. Dopo qualche istante si vide un lampo e subito dopola fata svanì. Perplesso e sconsolato,il pastorello rimase ad accudire il lupo che riprendendosi disse: " Ti ringrazio, pastore, mi hai salvato. Per ricompensarti, ti mostrerò ciò che potrebbe esserti utile

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quennar

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C'era una volta un sentiero scosceso, sul quale camminava un lupo selvaggio. Sui bordi del sentiero un giovane pastore riposava senza tregua. Esausto, si mise a suonare per il lupo la sua cetra e in quel momento si accorse che il cielo si faceva scuro. Nubi cariche di pioggia salivano da oriente. Il buio avanzava, portando oscuri segreti chiusi nelle sue profondità da terre lontane, mentre il povero giovane stava senza riparo aspettando la pioggia.
Il lupo si sedette e disse:"La tempesta si avvicina, giovane suonatore,
conviene che tu raccolga le tue cose e cerchi un riparo per passare la notte. Non fidarti mai di quelle malvage civette che vorranno indicarti come arrivare alla torre della citt√† che vedi laggi√Ļ dietro la collina, poich√® esse ti mentiranno e con l'inganno ti condurranno verso la palude degli Scorpioni: nessuna speranza avrai, sarai solo. Ora giunge il vento portatore di cattivi presagi. Vattene!" il giovane pastore si spavent√≤ molto, si gir√≤ verso la torre dorata e, raccolte le sue cose, soffi√≤ sulle sue mani intirizzite dal freddo.
"Salve" disse improvvisa una voce alle sue spalle.
Meravigliato dalla musicalità che quella voce evocava, si voltò, lasciando che quella melodia entrasse in lui. Il vento formava turbini tra i bruni rami degli ippocastani, la Fata della notte scese leggera e delicata, e ripetè: "Salve giovane musicante, ho udito il suono della tua melodiosa musica e ho deciso di svelarti il segreto per raggiungere velocemente la meta che ti aspetta ." Lei aprì le mani e apparì una bussola che ancora non indicava alcun punto, ma che, appena lui guardò meglio, indicò una runa sfavillante dove non pareva esservi altro. Improvvisamente la runa scomparve e, al suo posto, ecco quello che poteva sembrare un punto, nella direzione in cui puntava si incominciò a vedere una vaga luce opalescente all' orizzonte. Lentamente una forma come di uomo prese a strisciare lungo il sentiero; senza poter capire cosa in realtà stesse per accadere, il giovane si voltò e scappò. Il suono di un tamburo lo fece sobbalzare.
Fermo! - Gridò la figura. Il giovane si inginocchiò spinto da un'improvvisa folata gelida, guardando verso l'alto vide un'enorme Gabbiano dagli occhi fiammeggianti e grandi ali aperte, il nero becco era affilato come una lama di pugnale, e scendeva dritto addosso al lupo che, annichilito, cercava un riparo invano nei dintorni dell'oscuro sentiero. Allora il pastore, vedendo la sua ricerca prossima alla sconfitta, lesto si lanciò verso il sentiero che si intravedeva verso l'orizzonte.
Abbandonando l'amico lupo, fedele compagno di tutte le sue avventure, si mise a correre disperatamente. Poi il rimorso gli attanagliò il cuore e voltandosi tornò indietro gridando contro il gabbiano, che aveva messo paura al lupo. Il Gabbiano, torvo, si girò verso il giovane improvvisamente e, lesto come un fulmine cominciò a volare intorno al giovane. Subito quello disse al lupo: "Scappa finchè sei in tempo, penserò io a proteggerti e a spianarti la strada." Allora il lupo non lo ascoltò, ma ringhiando contro gli disse :"Tu, uccello ingannatore, attento perchè ti ucciderò se solo oserai avvicinarti al mio giovane amico!" ma quello, in risposta, si lanciò contro di lui. Allora quello, come promesso, raccolto un bastone, comiciò a dare al gabbiano quel che aveva promesso, menando una gran legnata al gabbiano il quale, senza emettere un gemito, protese in aria le zampe artigliate, fremendo d'ira per la ferita e cercando di graffiare il lupo.
Allora il lupo spalancò le fauci e cercò di azzannarlo. All'improvviso un lampo illuminò il cielo come se fosse giorno: il gabbiano, terrorizzato, urlò "Perchè anche tu mi vuoi mangiare?Sei anche tu servo del Grande Nemico, Morgoth Bauglir? Poi non sai a che cosa vai incontro se assagerai le mie carni dure come un blocco di granito!Credimi,è meglio che tu stia lontano da me".
"Combatti Morgoth?" disse il lupo sorpreso... "I nemici del Signore Oscuro sono, in teoria, miei amici e alleati!" "In teoria? Che cosa ti fà temere che io non lo sia?Forse che sono servo dell'Oscuro? Egli inganna entrambi: se solo tu, invece di ringhiare, ti unissi a me, insieme potremmo fare grandi gesta contro di lui". "mah...tu conosci il bianco signore Eredhel?" "Veramente no - disse l'uccello - però ne ho sentito raccontare le scelleratezze dalla saggia Quennar che tutto sa, lei guarda dentro il suo Palantir e niente per lei è mai segreto...ma tornando a te, insieme potremmo diventare ricchissimi, oppure intraprendere il viaggio che ci porterebbe ad essere riconosciuti..." Un lampo interruppe la loro conversazione,una nube nera apparve improvvisamente dal profondo della foresta e provocò una terrificante apparizione: Morgoth, che subito uccise il gabbiano e spazzò via il lupo con una badilata.Poi con voce possente maledisse i due dicendo: "Guai a voi, e a chiunque osi sfidare la mia potenza!"Il pastorello che aveva visto tutto da lontano, avanzò amichevolmente, perchè fare diversamente avrebbe significato morire. Con fare modesto gli tese la mano e gli suonò un semplice: "Salve mio Signore...". Morgoth lo guardò con un'espressione perplessa, ma ricambiò: Salve povero fanciullo indifeso, sei anche tu uno di quei cattivoni che pensa che io abbia come scopo la nichilistica distruzione. E' per screditarmi che tutti dicono -"Quello è il terribile signore oscuro, artefice crudele di mille malvagità eccetera eccetera." - In realtà nessuno si preoccupa dei miei problemi e dei miei sentimenti: il pregiudizio mi perseguita ovunque io mi trovi, ma io lo sradicherò!". "Mi dispiace - disse il pastorello-ma in realtà io non riesco a crederti, sono cresciuto circondato da gente che mi ha insegnato a diffidare di certi individui che abitano in luoghi oscuri e che assomigliano a briganti. Però se tu mi dimostrassi che ciò che la gente dice è falso,allora io potrei anche ricredermi. Guarda là quel che hai fatto al povero lupo e al gabbiano proprio quando stavano parlando male di te: non si fa mica così!". "Bhè - rispose- hanno osato sfidarmi,e complottavano contro la mia persona ed io ho agito di conseguenza,tu non fare lo scemo, e impara. Se però vuoi mettermi alla prova va a prendere il terzo Silmaril degli elfi,e portalo da me. Ti mostrerò come io sia davvero generoso con chi sa farmi felice." Detto questo, scomparve.
Il pastorello rimase lì, da solo,pensando che forse doveva raggiungere la vetta della collina per riuscire a vedere da dove iniziare la ricerca. Guardò in alto e notò che v'era uno strano chiarore nel cielo che annottava,un chiarore simile ad un'alba, ricordò la fata che aveva visto. Si avviò dunque verso il chiarore e, dopo qualche attimo, ripensò però che non fosse il caso di tornare sui suoi passi, ma di controllare prima se nei dintorni ci fosse un luogo sicuro nel quale passare la notte. Improvvisamente il lupo si mosse e cominciò a ululare, in agonia. Il pastorello invocò disperatamente la graziosa Fata che riportò in vita il lupo con un tocco, ma quello era ancora sconvolto da quanto accaduto. Dopo qualche istante si vide un lampo e subito dopola fata svanì. Perplesso e sconsolato,il pastorello rimase ad accudire il lupo che riprendendosi disse: " Ti ringrazio, pastore, mi hai salvato. Per ricompensarti, ti mostrerò ciò che potrebbe esserti utile nel corso del



[...] l'Ombra non era in fin dei conti che una piccola cosa passegera: al di là di essa vi era eterna luce e splendida bellezza. (SdA)

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Scritto il 11-07-2007 13:19
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Eredhel

Silmaril Silmaril Silmaril
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C'era una volta un sentiero scosceso, sul quale camminava un lupo selvaggio. Sui bordi del sentiero un giovane pastore riposava senza tregua. Esausto, si mise a suonare per il lupo la sua cetra e in quel momento si accorse che il cielo si faceva scuro. Nubi cariche di pioggia salivano da oriente. Il buio avanzava, portando oscuri segreti chiusi nelle sue profondità da terre lontane, mentre il povero giovane stava senza riparo aspettando la pioggia.
Il lupo si sedette e disse:"La tempesta si avvicina, giovane suonatore,
conviene che tu raccolga le tue cose e cerchi un riparo per passare la notte. Non fidarti mai di quelle malvage civette che vorranno indicarti come arrivare alla torre della citt√† che vedi laggi√Ļ dietro la collina, poich√® esse ti mentiranno e con l'inganno ti condurranno verso la palude degli Scorpioni: nessuna speranza avrai, sarai solo. Ora giunge il vento portatore di cattivi presagi. Vattene!" il giovane pastore si spavent√≤ molto, si gir√≤ verso la torre dorata e, raccolte le sue cose, soffi√≤ sulle sue mani intirizzite dal freddo.
"Salve" disse improvvisa una voce alle sue spalle.
Meravigliato dalla musicalità che quella voce evocava, si voltò, lasciando che quella melodia entrasse in lui. Il vento formava turbini tra i bruni rami degli ippocastani, la Fata della notte scese leggera e delicata, e ripetè: "Salve giovane musicante, ho udito il suono della tua melodiosa musica e ho deciso di svelarti il segreto per raggiungere velocemente la meta che ti aspetta ." Lei aprì le mani e apparì una bussola che ancora non indicava alcun punto, ma che, appena lui guardò meglio, indicò una runa sfavillante dove non pareva esservi altro. Improvvisamente la runa scomparve e, al suo posto, ecco quello che poteva sembrare un punto, nella direzione in cui puntava si incominciò a vedere una vaga luce opalescente all' orizzonte. Lentamente una forma come di uomo prese a strisciare lungo il sentiero; senza poter capire cosa in realtà stesse per accadere, il giovane si voltò e scappò. Il suono di un tamburo lo fece sobbalzare.
Fermo! - Gridò la figura. Il giovane si inginocchiò spinto da un'improvvisa folata gelida, guardando verso l'alto vide un'enorme Gabbiano dagli occhi fiammeggianti e grandi ali aperte, il nero becco era affilato come una lama di pugnale, e scendeva dritto addosso al lupo che, annichilito, cercava un riparo invano nei dintorni dell'oscuro sentiero. Allora il pastore, vedendo la sua ricerca prossima alla sconfitta, lesto si lanciò verso il sentiero che si intravedeva verso l'orizzonte.
Abbandonando l'amico lupo, fedele compagno di tutte le sue avventure, si mise a correre disperatamente. Poi il rimorso gli attanagliò il cuore e voltandosi tornò indietro gridando contro il gabbiano, che aveva messo paura al lupo. Il Gabbiano, torvo, si girò verso il giovane improvvisamente e, lesto come un fulmine cominciò a volare intorno al giovane. Subito quello disse al lupo: "Scappa finchè sei in tempo, penserò io a proteggerti e a spianarti la strada." Allora il lupo non lo ascoltò, ma ringhiando contro gli disse :"Tu, uccello ingannatore, attento perchè ti ucciderò se solo oserai avvicinarti al mio giovane amico!" ma quello, in risposta, si lanciò contro di lui. Allora quello, come promesso, raccolto un bastone, comiciò a dare al gabbiano quel che aveva promesso, menando una gran legnata al gabbiano il quale, senza emettere un gemito, protese in aria le zampe artigliate, fremendo d'ira per la ferita e cercando di graffiare il lupo.
Allora il lupo spalancò le fauci e cercò di azzannarlo. All'improvviso un lampo illuminò il cielo come se fosse giorno: il gabbiano, terrorizzato, urlò "Perchè anche tu mi vuoi mangiare?Sei anche tu servo del Grande Nemico, Morgoth Bauglir? Poi non sai a che cosa vai incontro se assagerai le mie carni dure come un blocco di granito!Credimi,è meglio che tu stia lontano da me".
"Combatti Morgoth?" disse il lupo sorpreso... "I nemici del Signore Oscuro sono, in teoria, miei amici e alleati!" "In teoria? Che cosa ti fà temere che io non lo sia?Forse che sono servo dell'Oscuro? Egli inganna entrambi: se solo tu, invece di ringhiare, ti unissi a me, insieme potremmo fare grandi gesta contro di lui". "mah...tu conosci il bianco signore Eredhel?" "Veramente no - disse l'uccello - però ne ho sentito raccontare le scelleratezze dalla saggia Quennar che tutto sa, lei guarda dentro il suo Palantir e niente per lei è mai segreto...ma tornando a te, insieme potremmo diventare ricchissimi, oppure intraprendere il viaggio che ci porterebbe ad essere riconosciuti..." Un lampo interruppe la loro conversazione,una nube nera apparve improvvisamente dal profondo della foresta e provocò una terrificante apparizione: Morgoth, che subito uccise il gabbiano e spazzò via il lupo con una badilata.Poi con voce possente maledisse i due dicendo: "Guai a voi, e a chiunque osi sfidare la mia potenza!"Il pastorello che aveva visto tutto da lontano, avanzò amichevolmente, perchè fare diversamente avrebbe significato morire. Con fare modesto gli tese la mano e gli suonò un semplice: "Salve mio Signore...". Morgoth lo guardò con un'espressione perplessa, ma ricambiò: Salve povero fanciullo indifeso, sei anche tu uno di quei cattivoni che pensa che io abbia come scopo la nichilistica distruzione. E' per screditarmi che tutti dicono -"Quello è il terribile signore oscuro, artefice crudele di mille malvagità eccetera eccetera." - In realtà nessuno si preoccupa dei miei problemi e dei miei sentimenti: il pregiudizio mi perseguita ovunque io mi trovi, ma io lo sradicherò!". "Mi dispiace - disse il pastorello-ma in realtà io non riesco a crederti, sono cresciuto circondato da gente che mi ha insegnato a diffidare di certi individui che abitano in luoghi oscuri e che assomigliano a briganti. Però se tu mi dimostrassi che ciò che la gente dice è falso,allora io potrei anche ricredermi. Guarda là quel che hai fatto al povero lupo e al gabbiano proprio quando stavano parlando male di te: non si fa mica così!". "Bhè - rispose- hanno osato sfidarmi,e complottavano contro la mia persona ed io ho agito di conseguenza,tu non fare lo scemo, e impara. Se però vuoi mettermi alla prova va a prendere il terzo Silmaril degli elfi,e portalo da me. Ti mostrerò come io sia davvero generoso con chi sa farmi felice." Detto questo, scomparve.
Il pastorello rimase lì, da solo,pensando che forse doveva raggiungere la vetta della collina per riuscire a vedere da dove iniziare la ricerca. Guardò in alto e notò che v'era uno strano chiarore nel cielo che annottava,un chiarore simile ad un'alba, ricordò la fata che aveva visto. Si avviò dunque verso il chiarore e, dopo qualche attimo, ripensò però che non fosse il caso di tornare sui suoi passi, ma di controllare prima se nei dintorni ci fosse un luogo sicuro nel quale passare la notte. Improvvisamente il lupo si mosse e cominciò a ululare, in agonia. Il pastorello invocò disperatamente la graziosa Fata che riportò in vita il lupo con un tocco, ma quello era ancora sconvolto da quanto accaduto. Dopo qualche istante si vide un lampo e subito dopola fata svanì. Perplesso e sconsolato,il pastorello rimase ad accudire il lupo che riprendendosi disse: " Ti ringrazio, pastore, mi hai salvato. Per ricompensarti, ti mostrerò ciò che potrebbe esserti utile nel corso del tuo viaggio per


Io ultimo dei Noldor vago su questo relitto che voi chiamate terra

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Silmaril Silmaril Silmaril
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C'era una volta un sentiero scosceso, sul quale camminava un lupo selvaggio. Sui bordi del sentiero un giovane pastore riposava senza tregua. Esausto, si mise a suonare per il lupo la sua cetra e in quel momento si accorse che il cielo si faceva scuro. Nubi cariche di pioggia salivano da oriente. Il buio avanzava, portando oscuri segreti chiusi nelle sue profondità da terre lontane, mentre il povero giovane stava senza riparo aspettando la pioggia.
Il lupo si sedette e disse:"La tempesta si avvicina, giovane suonatore,
conviene che tu raccolga le tue cose e cerchi un riparo per passare la notte. Non fidarti mai di quelle malvage civette che vorranno indicarti come arrivare alla torre della citt√† che vedi laggi√Ļ dietro la collina, poich√® esse ti mentiranno e con l'inganno ti condurranno verso la palude degli Scorpioni: nessuna speranza avrai, sarai solo. Ora giunge il vento portatore di cattivi presagi. Vattene!" il giovane pastore si spavent√≤ molto, si gir√≤ verso la torre dorata e, raccolte le sue cose, soffi√≤ sulle sue mani intirizzite dal freddo.
"Salve" disse improvvisa una voce alle sue spalle.
Meravigliato dalla musicalità che quella voce evocava, si voltò, lasciando che quella melodia entrasse in lui. Il vento formava turbini tra i bruni rami degli ippocastani, la Fata della notte scese leggera e delicata, e ripetè: "Salve giovane musicante, ho udito il suono della tua melodiosa musica e ho deciso di svelarti il segreto per raggiungere velocemente la meta che ti aspetta ." Lei aprì le mani e apparì una bussola che ancora non indicava alcun punto, ma che, appena lui guardò meglio, indicò una runa sfavillante dove non pareva esservi altro. Improvvisamente la runa scomparve e, al suo posto, ecco quello che poteva sembrare un punto, nella direzione in cui puntava si incominciò a vedere una vaga luce opalescente all' orizzonte. Lentamente una forma come di uomo prese a strisciare lungo il sentiero; senza poter capire cosa in realtà stesse per accadere, il giovane si voltò e scappò. Il suono di un tamburo lo fece sobbalzare.
Fermo! - Gridò la figura. Il giovane si inginocchiò spinto da un'improvvisa folata gelida, guardando verso l'alto vide un'enorme Gabbiano dagli occhi fiammeggianti e grandi ali aperte, il nero becco era affilato come una lama di pugnale, e scendeva dritto addosso al lupo che, annichilito, cercava un riparo invano nei dintorni dell'oscuro sentiero. Allora il pastore, vedendo la sua ricerca prossima alla sconfitta, lesto si lanciò verso il sentiero che si intravedeva verso l'orizzonte.
Abbandonando l'amico lupo, fedele compagno di tutte le sue avventure, si mise a correre disperatamente. Poi il rimorso gli attanagliò il cuore e voltandosi tornò indietro gridando contro il gabbiano, che aveva messo paura al lupo. Il Gabbiano, torvo, si girò verso il giovane improvvisamente e, lesto come un fulmine cominciò a volare intorno al giovane. Subito quello disse al lupo: "Scappa finchè sei in tempo, penserò io a proteggerti e a spianarti la strada." Allora il lupo non lo ascoltò, ma ringhiando contro gli disse :"Tu, uccello ingannatore, attento perchè ti ucciderò se solo oserai avvicinarti al mio giovane amico!" ma quello, in risposta, si lanciò contro di lui. Allora quello, come promesso, raccolto un bastone, comiciò a dare al gabbiano quel che aveva promesso, menando una gran legnata al gabbiano il quale, senza emettere un gemito, protese in aria le zampe artigliate, fremendo d'ira per la ferita e cercando di graffiare il lupo.
Allora il lupo spalancò le fauci e cercò di azzannarlo. All'improvviso un lampo illuminò il cielo come se fosse giorno: il gabbiano, terrorizzato, urlò "Perchè anche tu mi vuoi mangiare?Sei anche tu servo del Grande Nemico, Morgoth Bauglir? Poi non sai a che cosa vai incontro se assagerai le mie carni dure come un blocco di granito!Credimi,è meglio che tu stia lontano da me".
"Combatti Morgoth?" disse il lupo sorpreso... "I nemici del Signore Oscuro sono, in teoria, miei amici e alleati!" "In teoria? Che cosa ti fà temere che io non lo sia?Forse che sono servo dell'Oscuro? Egli inganna entrambi: se solo tu, invece di ringhiare, ti unissi a me, insieme potremmo fare grandi gesta contro di lui". "mah...tu conosci il bianco signore Eredhel?" "Veramente no - disse l'uccello - però ne ho sentito raccontare le scelleratezze dalla saggia Quennar che tutto sa, lei guarda dentro il suo Palantir e niente per lei è mai segreto...ma tornando a te, insieme potremmo diventare ricchissimi, oppure intraprendere il viaggio che ci porterebbe ad essere riconosciuti..." Un lampo interruppe la loro conversazione,una nube nera apparve improvvisamente dal profondo della foresta e provocò una terrificante apparizione: Morgoth, che subito uccise il gabbiano e spazzò via il lupo con una badilata.Poi con voce possente maledisse i due dicendo: "Guai a voi, e a chiunque osi sfidare la mia potenza!"Il pastorello che aveva visto tutto da lontano, avanzò amichevolmente, perchè fare diversamente avrebbe significato morire. Con fare modesto gli tese la mano e gli suonò un semplice: "Salve mio Signore...". Morgoth lo guardò con un'espressione perplessa, ma ricambiò: Salve povero fanciullo indifeso, sei anche tu uno di quei cattivoni che pensa che io abbia come scopo la nichilistica distruzione. E' per screditarmi che tutti dicono -"Quello è il terribile signore oscuro, artefice crudele di mille malvagità eccetera eccetera." - In realtà nessuno si preoccupa dei miei problemi e dei miei sentimenti: il pregiudizio mi perseguita ovunque io mi trovi, ma io lo sradicherò!". "Mi dispiace - disse il pastorello-ma in realtà io non riesco a crederti, sono cresciuto circondato da gente che mi ha insegnato a diffidare di certi individui che abitano in luoghi oscuri e che assomigliano a briganti. Però se tu mi dimostrassi che ciò che la gente dice è falso,allora io potrei anche ricredermi. Guarda là quel che hai fatto al povero lupo e al gabbiano proprio quando stavano parlando male di te: non si fa mica così!". "Bhè - rispose- hanno osato sfidarmi,e complottavano contro la mia persona ed io ho agito di conseguenza,tu non fare lo scemo, e impara. Se però vuoi mettermi alla prova va a prendere il terzo Silmaril degli elfi,e portalo da me. Ti mostrerò come io sia davvero generoso con chi sa farmi felice." Detto questo, scomparve.
Il pastorello rimase lì, da solo,pensando che forse doveva raggiungere la vetta della collina per riuscire a vedere da dove iniziare la ricerca. Guardò in alto e notò che v'era uno strano chiarore nel cielo che annottava,un chiarore simile ad un'alba, ricordò la fata che aveva visto. Si avviò dunque verso il chiarore e, dopo qualche attimo, ripensò però che non fosse il caso di tornare sui suoi passi, ma di controllare prima se nei dintorni ci fosse un luogo sicuro nel quale passare la notte. Improvvisamente il lupo si mosse e cominciò a ululare, in agonia. Il pastorello invocò disperatamente la graziosa Fata che riportò in vita il lupo con un tocco, ma quello era ancora sconvolto da quanto accaduto. Dopo qualche istante si vide un lampo e subito dopola fata svanì. Perplesso e sconsolato,il pastorello rimase ad accudire il lupo che riprendendosi disse: " Ti ringrazio, pastore, mi hai salvato. Per ricompensarti, ti mostrerò ciò che potrebbe esserti utile nel corso del tuo viaggio per tornare a casa


"Pensai che la gentilezza disinteressata delle persone, le loro parole spassionate, fossero come un abito di piume. Avvolta da quel tepore, finalmente libera dal peso che mi aveva oppresso fino a quel momento, la mia anima stava fluttuando nell'aria con grande gioia."
B. Yoshimoto

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Silmaril Silmaril Silmaril
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C'era una volta un sentiero scosceso, sul quale camminava un lupo selvaggio. Sui bordi del sentiero un giovane pastore riposava senza tregua. Esausto, si mise a suonare per il lupo la sua cetra e in quel momento si accorse che il cielo si faceva scuro. Nubi cariche di pioggia salivano da oriente. Il buio avanzava, portando oscuri segreti chiusi nelle sue profondità da terre lontane, mentre il povero giovane stava senza riparo aspettando la pioggia.
Il lupo si sedette e disse:"La tempesta si avvicina, giovane suonatore,
conviene che tu raccolga le tue cose e cerchi un riparo per passare la notte. Non fidarti mai di quelle malvage civette che vorranno indicarti come arrivare alla torre della citt√† che vedi laggi√Ļ dietro la collina, poich√® esse ti mentiranno e con l'inganno ti condurranno verso la palude degli Scorpioni: nessuna speranza avrai, sarai solo. Ora giunge il vento portatore di cattivi presagi. Vattene!" il giovane pastore si spavent√≤ molto, si gir√≤ verso la torre dorata e, raccolte le sue cose, soffi√≤ sulle sue mani intirizzite dal freddo.
"Salve" disse improvvisa una voce alle sue spalle.
Meravigliato dalla musicalità che quella voce evocava, si voltò, lasciando che quella melodia entrasse in lui. Il vento formava turbini tra i bruni rami degli ippocastani, la Fata della notte scese leggera e delicata, e ripetè: "Salve giovane musicante, ho udito il suono della tua melodiosa musica e ho deciso di svelarti il segreto per raggiungere velocemente la meta che ti aspetta ." Lei aprì le mani e apparì una bussola che ancora non indicava alcun punto, ma che, appena lui guardò meglio, indicò una runa sfavillante dove non pareva esservi altro. Improvvisamente la runa scomparve e, al suo posto, ecco quello che poteva sembrare un punto, nella direzione in cui puntava si incominciò a vedere una vaga luce opalescente all' orizzonte. Lentamente una forma come di uomo prese a strisciare lungo il sentiero; senza poter capire cosa in realtà stesse per accadere, il giovane si voltò e scappò. Il suono di un tamburo lo fece sobbalzare.
Fermo! - Gridò la figura. Il giovane si inginocchiò spinto da un'improvvisa folata gelida, guardando verso l'alto vide un'enorme Gabbiano dagli occhi fiammeggianti e grandi ali aperte, il nero becco era affilato come una lama di pugnale, e scendeva dritto addosso al lupo che, annichilito, cercava un riparo invano nei dintorni dell'oscuro sentiero. Allora il pastore, vedendo la sua ricerca prossima alla sconfitta, lesto si lanciò verso il sentiero che si intravedeva verso l'orizzonte.
Abbandonando l'amico lupo, fedele compagno di tutte le sue avventure, si mise a correre disperatamente. Poi il rimorso gli attanagliò il cuore e voltandosi tornò indietro gridando contro il gabbiano, che aveva messo paura al lupo. Il Gabbiano, torvo, si girò verso il giovane improvvisamente e, lesto come un fulmine cominciò a volare intorno al giovane. Subito quello disse al lupo: "Scappa finchè sei in tempo, penserò io a proteggerti e a spianarti la strada." Allora il lupo non lo ascoltò, ma ringhiando contro gli disse :"Tu, uccello ingannatore, attento perchè ti ucciderò se solo oserai avvicinarti al mio giovane amico!" ma quello, in risposta, si lanciò contro di lui. Allora quello, come promesso, raccolto un bastone, comiciò a dare al gabbiano quel che aveva promesso, menando una gran legnata al gabbiano il quale, senza emettere un gemito, protese in aria le zampe artigliate, fremendo d'ira per la ferita e cercando di graffiare il lupo.
Allora il lupo spalancò le fauci e cercò di azzannarlo. All'improvviso un lampo illuminò il cielo come se fosse giorno: il gabbiano, terrorizzato, urlò "Perchè anche tu mi vuoi mangiare?Sei anche tu servo del Grande Nemico, Morgoth Bauglir? Poi non sai a che cosa vai incontro se assagerai le mie carni dure come un blocco di granito!Credimi,è meglio che tu stia lontano da me".
"Combatti Morgoth?" disse il lupo sorpreso... "I nemici del Signore Oscuro sono, in teoria, miei amici e alleati!" "In teoria? Che cosa ti fà temere che io non lo sia?Forse che sono servo dell'Oscuro? Egli inganna entrambi: se solo tu, invece di ringhiare, ti unissi a me, insieme potremmo fare grandi gesta contro di lui". "mah...tu conosci il bianco signore Eredhel?" "Veramente no - disse l'uccello - però ne ho sentito raccontare le scelleratezze dalla saggia Quennar che tutto sa, lei guarda dentro il suo Palantir e niente per lei è mai segreto...ma tornando a te, insieme potremmo diventare ricchissimi, oppure intraprendere il viaggio che ci porterebbe ad essere riconosciuti..." Un lampo interruppe la loro conversazione,una nube nera apparve improvvisamente dal profondo della foresta e provocò una terrificante apparizione: Morgoth, che subito uccise il gabbiano e spazzò via il lupo con una badilata.Poi con voce possente maledisse i due dicendo: "Guai a voi, e a chiunque osi sfidare la mia potenza!"Il pastorello che aveva visto tutto da lontano, avanzò amichevolmente, perchè fare diversamente avrebbe significato morire. Con fare modesto gli tese la mano e gli suonò un semplice: "Salve mio Signore...". Morgoth lo guardò con un'espressione perplessa, ma ricambiò: Salve povero fanciullo indifeso, sei anche tu uno di quei cattivoni che pensa che io abbia come scopo la nichilistica distruzione. E' per screditarmi che tutti dicono -"Quello è il terribile signore oscuro, artefice crudele di mille malvagità eccetera eccetera." - In realtà nessuno si preoccupa dei miei problemi e dei miei sentimenti: il pregiudizio mi perseguita ovunque io mi trovi, ma io lo sradicherò!". "Mi dispiace - disse il pastorello-ma in realtà io non riesco a crederti, sono cresciuto circondato da gente che mi ha insegnato a diffidare di certi individui che abitano in luoghi oscuri e che assomigliano a briganti. Però se tu mi dimostrassi che ciò che la gente dice è falso,allora io potrei anche ricredermi. Guarda là quel che hai fatto al povero lupo e al gabbiano proprio quando stavano parlando male di te: non si fa mica così!". "Bhè - rispose- hanno osato sfidarmi,e complottavano contro la mia persona ed io ho agito di conseguenza,tu non fare lo scemo, e impara. Se però vuoi mettermi alla prova va a prendere il terzo Silmaril degli elfi,e portalo da me. Ti mostrerò come io sia davvero generoso con chi sa farmi felice." Detto questo, scomparve.
Il pastorello rimase lì, da solo,pensando che forse doveva raggiungere la vetta della collina per riuscire a vedere da dove iniziare la ricerca. Guardò in alto e notò che v'era uno strano chiarore nel cielo che annottava,un chiarore simile ad un'alba, ricordò la fata che aveva visto. Si avviò dunque verso il chiarore e, dopo qualche attimo, ripensò però che non fosse il caso di tornare sui suoi passi, ma di controllare prima se nei dintorni ci fosse un luogo sicuro nel quale passare la notte. Improvvisamente il lupo si mosse e cominciò a ululare, in agonia. Il pastorello invocò disperatamente la graziosa Fata che riportò in vita il lupo con un tocco, ma quello era ancora sconvolto da quanto accaduto. Dopo qualche istante si vide un lampo e subito dopola fata svanì. Perplesso e sconsolato,il pastorello rimase ad accudire il lupo che riprendendosi disse: " Ti ringrazio, pastore, mi hai salvato. Per ricompensarti, ti mostrerò ciò che potrebbe esserti utile nel corso del tuo viaggio per tornare a casa sano e savo

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Scritto il 12-07-2007 15:55
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Naerfindel

foglia di Laurelin
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C'era una volta un sentiero scosceso, sul quale camminava un lupo selvaggio. Sui bordi del sentiero un giovane pastore riposava senza tregua. Esausto, si mise a suonare per il lupo la sua cetra e in quel momento si accorse che il cielo si faceva scuro. Nubi cariche di pioggia salivano da oriente. Il buio avanzava, portando oscuri segreti chiusi nelle sue profondità da terre lontane, mentre il povero giovane stava senza riparo aspettando la pioggia.
Il lupo si sedette e disse:"La tempesta si avvicina, giovane suonatore,
conviene che tu raccolga le tue cose e cerchi un riparo per passare la notte. Non fidarti mai di quelle malvage civette che vorranno indicarti come arrivare alla torre della citt√† che vedi laggi√Ļ dietro la collina, poich√® esse ti mentiranno e con l'inganno ti condurranno verso la palude degli Scorpioni: nessuna speranza avrai, sarai solo. Ora giunge il vento portatore di cattivi presagi. Vattene!" il giovane pastore si spavent√≤ molto, si gir√≤ verso la torre dorata e, raccolte le sue cose, soffi√≤ sulle sue mani intirizzite dal freddo.
"Salve" disse improvvisa una voce alle sue spalle.
Meravigliato dalla musicalità che quella voce evocava, si voltò, lasciando che quella melodia entrasse in lui. Il vento formava turbini tra i bruni rami degli ippocastani, la Fata della notte scese leggera e delicata, e ripetè: "Salve giovane musicante, ho udito il suono della tua melodiosa musica e ho deciso di svelarti il segreto per raggiungere velocemente la meta che ti aspetta ." Lei aprì le mani e apparì una bussola che ancora non indicava alcun punto, ma che, appena lui guardò meglio, indicò una runa sfavillante dove non pareva esservi altro. Improvvisamente la runa scomparve e, al suo posto, ecco quello che poteva sembrare un punto, nella direzione in cui puntava si incominciò a vedere una vaga luce opalescente all' orizzonte. Lentamente una forma come di uomo prese a strisciare lungo il sentiero; senza poter capire cosa in realtà stesse per accadere, il giovane si voltò e scappò. Il suono di un tamburo lo fece sobbalzare.
Fermo! - Gridò la figura. Il giovane si inginocchiò spinto da un'improvvisa folata gelida, guardando verso l'alto vide un'enorme Gabbiano dagli occhi fiammeggianti e grandi ali aperte, il nero becco era affilato come una lama di pugnale, e scendeva dritto addosso al lupo che, annichilito, cercava un riparo invano nei dintorni dell'oscuro sentiero. Allora il pastore, vedendo la sua ricerca prossima alla sconfitta, lesto si lanciò verso il sentiero che si intravedeva verso l'orizzonte.
Abbandonando l'amico lupo, fedele compagno di tutte le sue avventure, si mise a correre disperatamente. Poi il rimorso gli attanagliò il cuore e voltandosi tornò indietro gridando contro il gabbiano, che aveva messo paura al lupo. Il Gabbiano, torvo, si girò verso il giovane improvvisamente e, lesto come un fulmine cominciò a volare intorno al giovane. Subito quello disse al lupo: "Scappa finchè sei in tempo, penserò io a proteggerti e a spianarti la strada." Allora il lupo non lo ascoltò, ma ringhiando contro gli disse :"Tu, uccello ingannatore, attento perchè ti ucciderò se solo oserai avvicinarti al mio giovane amico!" ma quello, in risposta, si lanciò contro di lui. Allora quello, come promesso, raccolto un bastone, comiciò a dare al gabbiano quel che aveva promesso, menando una gran legnata al gabbiano il quale, senza emettere un gemito, protese in aria le zampe artigliate, fremendo d'ira per la ferita e cercando di graffiare il lupo.
Allora il lupo spalancò le fauci e cercò di azzannarlo. All'improvviso un lampo illuminò il cielo come se fosse giorno: il gabbiano, terrorizzato, urlò "Perchè anche tu mi vuoi mangiare?Sei anche tu servo del Grande Nemico, Morgoth Bauglir? Poi non sai a che cosa vai incontro se assagerai le mie carni dure come un blocco di granito!Credimi,è meglio che tu stia lontano da me".
"Combatti Morgoth?" disse il lupo sorpreso... "I nemici del Signore Oscuro sono, in teoria, miei amici e alleati!" "In teoria? Che cosa ti fà temere che io non lo sia?Forse che sono servo dell'Oscuro? Egli inganna entrambi: se solo tu, invece di ringhiare, ti unissi a me, insieme potremmo fare grandi gesta contro di lui". "mah...tu conosci il bianco signore Eredhel?" "Veramente no - disse l'uccello - però ne ho sentito raccontare le scelleratezze dalla saggia Quennar che tutto sa, lei guarda dentro il suo Palantir e niente per lei è mai segreto...ma tornando a te, insieme potremmo diventare ricchissimi, oppure intraprendere il viaggio che ci porterebbe ad essere riconosciuti..." Un lampo interruppe la loro conversazione,una nube nera apparve improvvisamente dal profondo della foresta e provocò una terrificante apparizione: Morgoth, che subito uccise il gabbiano e spazzò via il lupo con una badilata.Poi con voce possente maledisse i due dicendo: "Guai a voi, e a chiunque osi sfidare la mia potenza!"Il pastorello che aveva visto tutto da lontano, avanzò amichevolmente, perchè fare diversamente avrebbe significato morire. Con fare modesto gli tese la mano e gli suonò un semplice: "Salve mio Signore...". Morgoth lo guardò con un'espressione perplessa, ma ricambiò: Salve povero fanciullo indifeso, sei anche tu uno di quei cattivoni che pensa che io abbia come scopo la nichilistica distruzione. E' per screditarmi che tutti dicono -"Quello è il terribile signore oscuro, artefice crudele di mille malvagità eccetera eccetera." - In realtà nessuno si preoccupa dei miei problemi e dei miei sentimenti: il pregiudizio mi perseguita ovunque io mi trovi, ma io lo sradicherò!". "Mi dispiace - disse il pastorello-ma in realtà io non riesco a crederti, sono cresciuto circondato da gente che mi ha insegnato a diffidare di certi individui che abitano in luoghi oscuri e che assomigliano a briganti. Però se tu mi dimostrassi che ciò che la gente dice è falso,allora io potrei anche ricredermi. Guarda là quel che hai fatto al povero lupo e al gabbiano proprio quando stavano parlando male di te: non si fa mica così!". "Bhè - rispose- hanno osato sfidarmi,e complottavano contro la mia persona ed io ho agito di conseguenza,tu non fare lo scemo, e impara. Se però vuoi mettermi alla prova va a prendere il terzo Silmaril degli elfi,e portalo da me. Ti mostrerò come io sia davvero generoso con chi sa farmi felice." Detto questo, scomparve.
Il pastorello rimase lì, da solo,pensando che forse doveva raggiungere la vetta della collina per riuscire a vedere da dove iniziare la ricerca. Guardò in alto e notò che v'era uno strano chiarore nel cielo che annottava,un chiarore simile ad un'alba, ricordò la fata che aveva visto. Si avviò dunque verso il chiarore e, dopo qualche attimo, ripensò però che non fosse il caso di tornare sui suoi passi, ma di controllare prima se nei dintorni ci fosse un luogo sicuro nel quale passare la notte. Improvvisamente il lupo si mosse e cominciò a ululare, in agonia. Il pastorello invocò disperatamente la graziosa Fata che riportò in vita il lupo con un tocco, ma quello era ancora sconvolto da quanto accaduto. Dopo qualche istante si vide un lampo e subito dopola fata svanì. Perplesso e sconsolato,il pastorello rimase ad accudire il lupo che riprendendosi disse: " Ti ringrazio, pastore, mi hai salvato. Per ricompensarti, ti mostrerò ciò che potrebbe esserti utile nel corso del tuo viaggio per tornare a casa sano e salvo. Segui il sentiero

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Scritto il 12-07-2007 16:48
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quennar

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C'era una volta un sentiero scosceso, sul quale camminava un lupo selvaggio. Sui bordi del sentiero un giovane pastore riposava senza tregua. Esausto, si mise a suonare per il lupo la sua cetra e in quel momento si accorse che il cielo si faceva scuro. Nubi cariche di pioggia salivano da oriente. Il buio avanzava, portando oscuri segreti chiusi nelle sue profondità da terre lontane, mentre il povero giovane stava senza riparo aspettando la pioggia.
Il lupo si sedette e disse:"La tempesta si avvicina, giovane suonatore,
conviene che tu raccolga le tue cose e cerchi un riparo per passare la notte. Non fidarti mai di quelle malvage civette che vorranno indicarti come arrivare alla torre della citt√† che vedi laggi√Ļ dietro la collina, poich√® esse ti mentiranno e con l'inganno ti condurranno verso la palude degli Scorpioni: nessuna speranza avrai, sarai solo. Ora giunge il vento portatore di cattivi presagi. Vattene!" il giovane pastore si spavent√≤ molto, si gir√≤ verso la torre dorata e, raccolte le sue cose, soffi√≤ sulle sue mani intirizzite dal freddo.
"Salve" disse improvvisa una voce alle sue spalle.
Meravigliato dalla musicalità che quella voce evocava, si voltò, lasciando che quella melodia entrasse in lui. Il vento formava turbini tra i bruni rami degli ippocastani, la Fata della notte scese leggera e delicata, e ripetè: "Salve giovane musicante, ho udito il suono della tua melodiosa musica e ho deciso di svelarti il segreto per raggiungere velocemente la meta che ti aspetta ." Lei aprì le mani e apparì una bussola che ancora non indicava alcun punto, ma che, appena lui guardò meglio, indicò una runa sfavillante dove non pareva esservi altro. Improvvisamente la runa scomparve e, al suo posto, ecco quello che poteva sembrare un punto, nella direzione in cui puntava si incominciò a vedere una vaga luce opalescente all' orizzonte. Lentamente una forma come di uomo prese a strisciare lungo il sentiero; senza poter capire cosa in realtà stesse per accadere, il giovane si voltò e scappò. Il suono di un tamburo lo fece sobbalzare.
Fermo! - Gridò la figura. Il giovane si inginocchiò spinto da un'improvvisa folata gelida, guardando verso l'alto vide un'enorme Gabbiano dagli occhi fiammeggianti e grandi ali aperte, il nero becco era affilato come una lama di pugnale, e scendeva dritto addosso al lupo che, annichilito, cercava un riparo invano nei dintorni dell'oscuro sentiero. Allora il pastore, vedendo la sua ricerca prossima alla sconfitta, lesto si lanciò verso il sentiero che si intravedeva verso l'orizzonte.
Abbandonando l'amico lupo, fedele compagno di tutte le sue avventure, si mise a correre disperatamente. Poi il rimorso gli attanagliò il cuore e voltandosi tornò indietro gridando contro il gabbiano, che aveva messo paura al lupo. Il Gabbiano, torvo, si girò verso il giovane improvvisamente e, lesto come un fulmine cominciò a volare intorno al giovane. Subito quello disse al lupo: "Scappa finchè sei in tempo, penserò io a proteggerti e a spianarti la strada." Allora il lupo non lo ascoltò, ma ringhiando contro gli disse :"Tu, uccello ingannatore, attento perchè ti ucciderò se solo oserai avvicinarti al mio giovane amico!" ma quello, in risposta, si lanciò contro di lui. Allora quello, come promesso, raccolto un bastone, comiciò a dare al gabbiano quel che aveva promesso, menando una gran legnata al gabbiano il quale, senza emettere un gemito, protese in aria le zampe artigliate, fremendo d'ira per la ferita e cercando di graffiare il lupo.
Allora il lupo spalancò le fauci e cercò di azzannarlo. All'improvviso un lampo illuminò il cielo come se fosse giorno: il gabbiano, terrorizzato, urlò "Perchè anche tu mi vuoi mangiare?Sei anche tu servo del Grande Nemico, Morgoth Bauglir? Poi non sai a che cosa vai incontro se assagerai le mie carni dure come un blocco di granito!Credimi,è meglio che tu stia lontano da me".
"Combatti Morgoth?" disse il lupo sorpreso... "I nemici del Signore Oscuro sono, in teoria, miei amici e alleati!" "In teoria? Che cosa ti fà temere che io non lo sia?Forse che sono servo dell'Oscuro? Egli inganna entrambi: se solo tu, invece di ringhiare, ti unissi a me, insieme potremmo fare grandi gesta contro di lui". "mah...tu conosci il bianco signore Eredhel?" "Veramente no - disse l'uccello - però ne ho sentito raccontare le scelleratezze dalla saggia Quennar che tutto sa, lei guarda dentro il suo Palantir e niente per lei è mai segreto...ma tornando a te, insieme potremmo diventare ricchissimi, oppure intraprendere il viaggio che ci porterebbe ad essere riconosciuti..." Un lampo interruppe la loro conversazione,una nube nera apparve improvvisamente dal profondo della foresta e provocò una terrificante apparizione: Morgoth, che subito uccise il gabbiano e spazzò via il lupo con una badilata.Poi con voce possente maledisse i due dicendo: "Guai a voi, e a chiunque osi sfidare la mia potenza!"Il pastorello che aveva visto tutto da lontano, avanzò amichevolmente, perchè fare diversamente avrebbe significato morire. Con fare modesto gli tese la mano e gli suonò un semplice: "Salve mio Signore...". Morgoth lo guardò con un'espressione perplessa, ma ricambiò: Salve povero fanciullo indifeso, sei anche tu uno di quei cattivoni che pensa che io abbia come scopo la nichilistica distruzione. E' per screditarmi che tutti dicono -"Quello è il terribile signore oscuro, artefice crudele di mille malvagità eccetera eccetera." - In realtà nessuno si preoccupa dei miei problemi e dei miei sentimenti: il pregiudizio mi perseguita ovunque io mi trovi, ma io lo sradicherò!". "Mi dispiace - disse il pastorello-ma in realtà io non riesco a crederti, sono cresciuto circondato da gente che mi ha insegnato a diffidare di certi individui che abitano in luoghi oscuri e che assomigliano a briganti. Però se tu mi dimostrassi che ciò che la gente dice è falso,allora io potrei anche ricredermi. Guarda là quel che hai fatto al povero lupo e al gabbiano proprio quando stavano parlando male di te: non si fa mica così!". "Bhè - rispose- hanno osato sfidarmi,e complottavano contro la mia persona ed io ho agito di conseguenza,tu non fare lo scemo, e impara. Se però vuoi mettermi alla prova va a prendere il terzo Silmaril degli elfi,e portalo da me. Ti mostrerò come io sia davvero generoso con chi sa farmi felice." Detto questo, scomparve.
Il pastorello rimase lì, da solo,pensando che forse doveva raggiungere la vetta della collina per riuscire a vedere da dove iniziare la ricerca. Guardò in alto e notò che v'era uno strano chiarore nel cielo che annottava,un chiarore simile ad un'alba, ricordò la fata che aveva visto. Si avviò dunque verso il chiarore e, dopo qualche attimo, ripensò però che non fosse il caso di tornare sui suoi passi, ma di controllare prima se nei dintorni ci fosse un luogo sicuro nel quale passare la notte. Improvvisamente il lupo si mosse e cominciò a ululare, in agonia. Il pastorello invocò disperatamente la graziosa Fata che riportò in vita il lupo con un tocco, ma quello era ancora sconvolto da quanto accaduto. Dopo qualche istante si vide un lampo e subito dopola fata svanì. Perplesso e sconsolato,il pastorello rimase ad accudire il lupo che riprendendosi disse: " Ti ringrazio, pastore, mi hai salvato. Per ricompensarti, ti mostrerò ciò che potrebbe esserti utile nel corso del tuo viaggio per tornare a casa sano e salvo. Segui il sentiero che va a nord



[...] l'Ombra non era in fin dei conti che una piccola cosa passegera: al di là di essa vi era eterna luce e splendida bellezza. (SdA)

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Scritto il 12-07-2007 17:58
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