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Invito alla Linguistica Tolkieniana
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Elistir

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Invito alla Linguistica Tolkieniana
«Il vero argomento all'ordine del giorno è effettivamente subdolo. Addirittura, nulla di meno imbarazzante dell'esposizione in pubblico, letteralmente, di un vizio segreto. Se avessi deciso d'iniziare senza indugi col mio discorso buttandomici a capofitto, avrei potuto definire questo mio saggio come un'invocazione per la ricerca di un'Arte Nuova.» [MF:284]


L'Arte Nuova a cui Tolkien si riferisce in questa conferenza tenutasi all'incirca nel 1931, non è altro che l'Invenzione Linguistica. Un vizio che, come Tolkien afferma nello stesso saggio, è tutt'altro che raro, ma è anzi molto diffuso sebbene «chi pratica questo vizio è sempre tanto timido e riservato». Non si tratta però di un gioco, di un passatempo, ma bensì di una risposta alle spinte interne del potenziale linguistico personale di ogni persona (o usando termini di Tolkien stesso, della lingua natia); che secondo il professore di Oxford si risolve essenzialmente nella soddisfazione del piacere nato dalla contemplazione del significante (immagine-suono lo chiama Saussure, forma-vocabolo lo chiama Tolkien nel suo saggio) in se, e dalla sua adeguatezza fonetica col significato (concetto).
Comprendere il fulcro attorno al quale nasce e si sviluppa l'invenzione linguistica, ci permette non solo di addentrarci nella linguistica tolkieniana vera e propria, lo studio cioè dello sviluppo e della modificazione dei linguaggi nel tempo (adottando quindi un punto di vista esterno) e nella realtà fittizia del legendarium in ogni fase individuata dallo sviluppo esterno (adottando perciò un punto di vista interno); ma anche di comprendere la Filosofia del Linguaggio propria di Tolkien, l'uomo che, usando le parole del suo amico e collega C. S. Lewis, era «all'interno del linguaggio».

Occorre una precisazione tecnica fondamentale da comprendere. Nello studio della Linguistica Tolkieniana è intrinseca una dualità radicale che scaturisce dalla natura del processo creativo stesso, la quale inserisce due fattori che potremmo chiamare l'uno temporale e l'altro subcreativo, che pongono lo studio stesso innanzi a due vie divergenti. Ciò si rende evidente non appena si constata che studiare, ma soprattutto descrivere la linguistica tolkieniana, significa costruire un sistema di equivalenze tra strutture linguistiche di periodi differenti, ed in particolar modo ciascuno rimpiazzante il precedente. Questa duplice e strettamente legata natura interna (nel senso fittizio della subcreazione) ed esterna (legata all'evoluzione nel tempo della subcreazione), può essere forse compresa più facilmente riferendosi al sistema d'assi uttilizzato da Ferdinand de Saussure nelle sue lezioni per descrivere il rapporto tra diacronia e sincronia.

- L'asse della simultaneità (A-B), concernente i rapporti sia diacronici che sincronici coesistenti in uno stesso periodo, donde è escluso ogni intervento del fattore temporale, ma opera solamente quello subcreativo;
- L'asse delle successioni (C-D), su cui è possibile considerare un solo periodo alla volta, dove però per effetto del fattore temporale sono situati tutti gli stadi e fasi del primo asse con i loro cambiamenti; rendendo così palese l'evoluzione esterna che portò dal Qenya di Narqelion e dal Goldogrin al Quenya e al Sindarin tardi.

Questa distinzione è una necessità, ed è il 2 asse il campo di lavoro privilegiato della linguistica tolkieniana. Sia per chi si interessa allo studio dell'evoluzione esterna e dei cambiamenti che hanno portato da un periodo all'altro; ma anche per chi tenta di studiare un determinato periodo temporale “esterno” per cercare di comprenderne la struttura o per tradurre testi, non può prescindere da questa dimensione temporale esterna; perchè è solo tramite il paragone e lo studio di come un fenomeno si presenta o si evolve internamente in un dato periodo precedente o successivo, ch'è possibile comprendere nella sua interezza e nella sua bellezza la subcreazione alla quale un uomo ha dedicato tutta la propria vita.
Su questo asse inoltre si colloca lo studio di coloro che nel tentativo di far prevalere, in contrasto con la natura stessa dei linguaggi tolkieniani, il fattore comunicativo su quello personale-estetico, cercano di regolarizzare i due principali linguaggi elfici, creando una forma “ibrida” di essi che appiattendo e annullando l'intervento del fattore temporale, permetta un suo uso allo scopo di tradurre poesie, frasi d'amore, interi dialoghi di film o come mezzo di comunicazione orale tra due o più persone. Non che ciò sia sbagliato a priori, purchè si rispetti la coerenza temporale e si comprenda lo scopo e la funzione originaria dei linguaggi di Tolkien, che non è mai stata quella della comunicazione, ma della soddisfazione del piacere di Tolkien nel contemplare la relazione forma-vocabolo e concetto. Per una discussione sulle assurdità, sui controsensi e sulle “eresie” del Neo-Elfico vi rimando all'articolo di Hostetter che vi propongo sotto.
Torniamo allo schema degli assi. Su quello della simultaneità che, come già detto focalizzato un periodo evolutivo “esterno” di una lingua si propone di effettuare uno studio glottologico ed etimologico della lingua, studiando quella che Tolkien in “Un Vizio Segreto” indica come terza caratteristica di un Linguaggio Inventato, l'aspetto filologico; troviamo attualmente pochi studi. Se si escludono gli abbondanti scritti filologici di Tolkien stesso, è stato realizzato sostanzialmente un solo studio da parte di Helge Fasukanger (anche il lavoro di Richard Derdzinski sul Mithrim potrebbe essere catalogato tra questi), The Evolution from Primitive Elvish to Quenya, che però pecca della tendenza di questo studioso di gettare in un unico calderone (sfuggendo quindi al principio della coerenza temporale) le fasi del Quenya che si susseguono dagli anni '40 fino alla morte di Tolkien. Nonostante questo si tratta comunque di un accurato lavoro.

Questo percorso di scoperta e di riflessione, piuttosto che di “studio”, si sviluppa partendo dall'analisi delle caratteristiche dell'Estetica Linguistica di Tolkien, gli attributi e le necessità dell'Invenzione Linguistica per approdare in particolar modo all'Invenzione Linguistica propria di Tolkien, in rapporto al legendarium e a se stessa; dedicando uno spazio al fenomeno e alle caratteristiche del “Neo-Elfico”, per poi concludere con uno sguardo alla comprensione della Filosofia del Linguaggio di Tolkien. Mi auguro che possiate in questo modo apprezzare ancora di più l'Opera, ma soprattutto l'Uomo, arrivando tramite il linguaggio al cuore stesso della sua Subcreazione.

Le letture fondamentali che vi propongo sono 4, sia in Italiano che in Inglese:

>[1]< Il saggio Un Vizio Segreto in J.R.R.Tolkien, Il Medioevo e il Fantastico, Tascabili Bompiani 2004. Pagine 283-312. (Il saggio è pubblicato anche in Antologia di Tolkien, ma lo sconsiglio a causa della pessima traduzione).

>[2]< Sempre nello stesso volume, alcuni stralci dal saggio Inglese e Gallese, pagine 275-282. (Se avete tempo di leggere tutto il saggio, non ve ne dispiacerete).

>[3]< Il libro di Ross Smith, Inside Language. Linguistic and Aesthetic Theory in Tolkien, Walking Tree Publishers 2007. (lungo 150 pagine, acquistabile in inglese qui o qui o direttamente presso la casa editrice). Di questo libro è consigliata in particolar modo/solamente la lettura del Capitolo I; Capitolo III; Capitolo IV; Capitolo V fino a pagina 90 (...high level of perfection.) + l'ultimo periodo di pagina 92 (interessanti ma facoltative pagg. 93-106; tralasciare pagg.106-112) e il Capitolo VII.

>[4]< Il saggio di Carl F. Hostetter Elvish as She Is Spoke pubblicato nella raccolta The Lord of the Rings 1954–2004: Scholarship in Honor of Richard E. Blackwelder, ed. Wayne G. Hammond and Christina Scull, Marquette 2006, pagg. 231-252 (e scaricabile in formato .PDF anche dal sito internet della ELF)

Per chi volesse poi approfondire l'argomento della Filosofia del Linguaggio ed in particolar modo del rapporto e dell'influenza di Owen Barfield su Tolkien è consigliatissimo il libro vincitore del Mythopoetic Awards for Inklings Studies Schegge di Luce. Logos e Linguaggio nel mondo di Tolkien di Verlyn Flieger, Marietti1820 2007.



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Scritto il 27-08-2007 08:56
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digetolkeniano

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Ergendomi dal basso della mia statura quasi hobbitesca rispetto a quanto sopra scritto,propongo qualche osservazione:

è proprio l'avvicendarsi delle due assi che rendono seppur più difficile,anche molto più interessante lo studio della linguistica tolkieniana,anche solo da "osservatori esterni" piuttosto che da veri e propri ricercatori:
poichè questa dualità si riscontra solo nei linguaggi artificiali,e in particolar modo in quelli di Tolkien:ed è proprio lo studio dei due aspetti che permette di capire,ancora di più della History of the Lord of the Rings,il processo creativo e il modo di ragionare proprio di Tolkien,che è il modo sicuramente più profondo di avvicinarsi a lui,ed è tutto sommato anche la sua perizia linguistica fonetico-estetica ad elevarlo,insieme alla indubbia bravura nella narrazione e nel far avvertire il male come occhio,presenza ancor più che come essere fisico,al grado di narratore di rango.

un lavoro glottologico sulle lingue di tolkien è dunque complesso,e si potrà fare accuratamente solo dopo aver finito la pubblicazione degli inediti.Il lavoro di Fauskanger è comunque interessante,anche se effettivamente la pecca segnalata da Elistir esiste:ma questo è forse causato da fatto che quando il lavoro venne scritto mancava a Helge una delle pietre miliari del quenya tardo,Eldarin Hands,fingers and numerals e le scritture correlate ad esso(VT 47-48-49),e sicuramente sono ancora moltissimi gli inediti tardi di Tolkien.

Per capire questo aspetto della linguistica tolkieniana,che soggiace allo studio della stessa,i titoli segnalati da Elistir sono i più appropriati,sebbene non conosca l'articolo di Hostetter e il libro di Ross Smith.
Posso però spezzare un'altra lancia in favore della raccolta il medioevo e il fantastico,che unisce al prezzo irrisorio(Bompiani 9 euro) un eterogeneo insieme di scritti dove spicca di sicuro il vizio segreto.

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Scritto il 27-08-2007 10:39
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Loss

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digetolkeniano il 27-08-2007 10:39 ha scritto:

poichè questa dualità si riscontra solo nei linguaggi artificiali,e in particolar modo in quelli di Tolkien

Casomai, mi sembra il contrario, ovvero che si riscontri solo nei linguaggi naturali (sempre che tu ti stessi riferendo ai due assi), perché è raro che l'inventore di un linguaggio artificiale si preoccupi dell'aspetto storico e filologico della sua creazione. Non ne so molto, ma non credo che l'inventore dell'esperanto si sia immaginato anche una sua evoluzione diacronica Ed è questo che rende i linguaggi tolkieniani così particolari, verosimili, interessanti e paradossalmente meno artificiali.



(Scusate se dico cavolate o.o)


(jag minns allt, som naglarna mot glas)

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Scritto il 27-08-2007 11:46
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digetolkeniano

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Loss il 27-08-2007 11:46 ha scritto:
digetolkeniano il 27-08-2007 10:39 ha scritto:

poichè questa dualità si riscontra solo nei linguaggi artificiali,e in particolar modo in quelli di Tolkien

Casomai, mi sembra il contrario, ovvero che si riscontri solo nei linguaggi naturali (sempre che tu ti stessi riferendo ai due assi), perché è raro che l'inventore di un linguaggio artificiale si preoccupi dell'aspetto storico e filologico della sua creazione. Non ne so molto, ma non credo che l'inventore dell'esperanto si sia immaginato anche una sua evoluzione diacronica Ed è questo che rende i linguaggi tolkieniani così particolari, verosimili, interessanti e paradossalmente meno artificiali.



(Scusate se dico cavolate o.o)


intendo la dualità tra evoluzione del pensiero di Tolkien e l'evoluzione descritta nel legendarium,cioè interna ad esso.
Siamo d'accordo che Tolkien è l'unico che concepisce l'evoluzione linguistica olltre che la lingua...

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Scritto il 27-08-2007 12:07
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Elistir

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Loss il 27-08-2007 11:46 ha scritto:
digetolkeniano il 27-08-2007 10:39 ha scritto:

poichè questa dualità si riscontra solo nei linguaggi artificiali,e in particolar modo in quelli di Tolkien

Casomai, mi sembra il contrario, ovvero che si riscontri solo nei linguaggi naturali (sempre che tu ti stessi riferendo ai due assi), perché è raro che l'inventore di un linguaggio artificiale si preoccupi dell'aspetto storico e filologico della sua creazione. Non ne so molto, ma non credo che l'inventore dell'esperanto si sia immaginato anche una sua evoluzione diacronica Ed è questo che rende i linguaggi tolkieniani così particolari, verosimili, interessanti e paradossalmente meno artificiali.


Sono davvero contento di questi due post, e spero che una discussione di questo tipo possa non morire

Venendo all'argomento. Mi sono rifatto è vero al modello di Saussure ma rimodellandolo ed adattandolo all'Invenzione Linguistica.

Però in tal modo esso non può più adattarsi ai linguaggi reali. La "linguistica evolutiva" e la linguistica statica" saussuriane sarebbero infatti racchiuse entrambe nell'asse della simultaneità del mio modello, come sottomodello. Nel senso che scelto un esternamente (sull'asse quindi delle successioni) un periodo, una fase del Qenya, ad esempio quella del periodo di Leeds, si può per essa agire staticamente illustrando com'è il Qenya nella fase storica fittizia così com'è descritta nell'EQG, o dinamicamente, studiandone filologicamente l'evoluzione (fittizia) che dal Primitive Eldarin attraverso il Kor-Eldarin e l'Old Qenya ha portato al Qenya in EQG; evoluzione filologica raccontata e illustata (incompleto il documento ovviamnete) nel "Qenya Phonology" sempre in PE14.

É vero allo stesso modo però che a parte quelli di Tolkien è difficile riuscire a costruire i due Assi per ogni linguaggio inventato. Nel mio modello l'asse della simultaneità è un'asse fittizio, che spetta al "creatore" della lingua di delinearlo, come ben esprime Tolkien in "Un Vizio Segreto" a pag.302. Verò è però che alcuni apassionati del Vizio hanno realizzato (consciamente o no) parzialmente, accennando l'evoluzione filologica, o in "tutto", realizzando anche esempi e strutture derivative, la "terza caratteristica" delineata da Tolkien. Ad esempio il Klingon canonico non lo realizza, sebbene per il fatto che esista la prima carratteristica (la "mitologia", il "retroterra"), l'esistenza di una storia filologica del linguaggio, sebbene non conosciuta nè suggerità, "dovrebbe" esistere; al contrario Mark Rosenfelder impara la lezione Tolkienana per il suo Verdurian. Certo, per l'Esperanto a ragione Loss a dire che non si può costruire l'asse della simultaneità, ma d'altronde essendo nato come IAL, non avrebbe alcun senso non essendo un linguaggio fittizio, ma reale, sebbene artificiale e non naturale. Tornando al modello revisitato, in questo l'asse delle successioni rappresenta l'evoluzione reale nel tempo della lingua così come pensata dal suo "creatore". Anche se ciò non è reso pubblico, chiaramente è qualcosa che esiste per ogni lingua inventata, sebbene magari non ampiamente e così evidente come in Tolkien (60 anni!). Un'altra particolarità di Tolkien, è che questo asse è pienamente sviluppato, nel senso che ogni fase esterna, comprende al suo interno un asse della simultaneità: è come se questo si muovesse lungo quello delle successioni, mentre tendenzialmente per gli altri linguaggi inventati esso viene "creato" solamente quando viene raggiunta una forma ritenuta definitiva del linguaggio inventato.

Se il modello rimodellato può in teoria adattarsi per ogni lingua inventata, viene però sfruttato al massimo solamente da quelle di Tolkien.



U+E061 U+20 U+20 U+E02E U+E04C U+E000 U+E02C U+E04C U+E022 U+E044 U+E02E U+E046 U+E010 U+20 U+E02B U+E040 U+E020 U+E046 U+20 U+E02A U+E040 U+E016 U+E040 U+20 U+E02E U+E046 U+E023 U+E040 U+E022 U+E044 U+E02E U+E046 U+20 U+E02E U+E040 U+E014 U+20 U+E02E U+E040 U+E000 U+E040 U+E010 U+E040 U+E000 U+E02C U+E040 U+E020 U+E044 U+E060 U+20 U+E02E U+E04C U+E000 U+E02C U+E04C U+E022 U+E044 U+E02E U+E046 U+E010 U+20 U+E02B U+E040 U+E020 U+E046 U+20 U+20 U+E061
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su questo siamo d'accordo,Tolkien rimane il maestro.
Per esempio nellla neo-lingua orwelliana viene descritta una sottospecie di evoluzione fittizia,nel senso che Orwell dice che gradualmente venne adottata dall'Oceania,ma manca l'evoluzione "esterna" de pensiero di orwell.
Tolkien è unico,per la grandezza delle sue creazioni,e anche perchè ci stette su 60 anni

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Scritto il 27-08-2007 12:52
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digetolkeniano il 27-08-2007 12:07 ha scritto:

Siamo d'accordo che Tolkien è l'unico che concepisce l'evoluzione linguistica olltre che la lingua...


L'unico no. Semmai l'unico che la considera parte fondamentale, chiave e costante dell'Invenzione.



U+E061 U+20 U+20 U+E02E U+E04C U+E000 U+E02C U+E04C U+E022 U+E044 U+E02E U+E046 U+E010 U+20 U+E02B U+E040 U+E020 U+E046 U+20 U+E02A U+E040 U+E016 U+E040 U+20 U+E02E U+E046 U+E023 U+E040 U+E022 U+E044 U+E02E U+E046 U+20 U+E02E U+E040 U+E014 U+20 U+E02E U+E040 U+E000 U+E040 U+E010 U+E040 U+E000 U+E02C U+E040 U+E020 U+E044 U+E060 U+20 U+E02E U+E04C U+E000 U+E02C U+E04C U+E022 U+E044 U+E02E U+E046 U+E010 U+20 U+E02B U+E040 U+E020 U+E046 U+20 U+20 U+E061
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un'altra cosa che rende uniche le creazioni linguistiche di Tolkien è il fatto che il criterio che usa lui è puramente e squisitamente fonetico-estetico.
Credo che sia una peculiarità unica,ma magari sbaglio...
Ed effettivamente le sue scelte sono condivisibili.Per esempio mi è appena arrivato il lessico gnomico,e per me è piacevole anche solo leggere le parole e..gustarle!
Queste scelte estetiche sono usate anche per altre lingue non elfiche:
il linguaggio nero,ad esempio,è duro,stridente,con prevalenza di sibilanti e gutturali.
il nanico invece pur essendo un linguaggio duro,non è "sgraziato" come il black speech,e rispecchia quasi il battere del piccone sull'incudine.
Che dire?un genio!

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Scritto il 27-08-2007 15:01
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quennar

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Devo ammettere che la parte relativa alle lingue per quanto molto importante è quella che mi appassiona di meno, non ci sono persone sentimenti avventure in un a lingua, è in questo caso il frutto di una passione dell'autore che aveva questa mania comprensibile in un linguista e che appassiona altri linguisti, ma è una parte un po' fredda anche se capisco e ammiro sul serio chi si mette dietro a capire tutti i risvolti linguistici di queste lingue che però sono una passione dello scrittore un hobby che gli ha occupato tutta la vita un hobby molto particolare ma niente di più, mi sembra una cosa un po' impersonale, prendo vita nei personaggi perchè loro gli elfi almeno la parlano, usano una lingua che luji ha inventato insomma insieme o magari prima della storia ha inventato la lingua e ha inventato la lingua per farla parlare o l'incontrario per far parlare la lingua ha inventato la storia e in ogni caso non è parlata da nessuno è solo scritta sulla carta..chissà come ci soffriva!
comunque sono d'accordo con dige che è molto azzaeccata alle persone che la parlano la lingua degli lefi che sembra musica è adatta a gente come gli elfi, in bocca agli orchi non ci starebbe bene insomma.
ma a me piacciono molto i nomi mi sembrano il massimo sono azzeccati ai personaggi un miracolo!


Éala Eärendel engla beorhtast
Ofer middangeard munum sended.

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Scritto il 27-08-2007 20:02
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Pensa,Tolkien diceva che prima scriveva i nomi,e poi la storia ad essi correlata!
Insomma,la nomenclatura è gia di per sè una storia,per Tolkien...è con il nome che la storia viene concepita!
Sicuramente il fatto che Tolkien si dilettasse nel crear lingue può essere definito un hobby(lui avrebbe preferito vizio..)ma aè da ciò,più che da molte altre cose,che scaturisce il legendarium.Se non si capisce per lo meno l'importanza centrale della lingua nel legendarium tolkieniano,si è lontani dal vero e proprio fulcro della creazione di Tolkien...è la linguistica in se,forse,ad essere "fredda",non ciò che significa nell'opera del prof.

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Scritto il 27-08-2007 20:18
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Si è la linguistica in sè ma è fredda perchè a me non piace ma confesso che sono molto ignorante sulla materia quindi è un guidizio banale, Interessante quello che dici che se sembra fredda non lo è nell'uso che ne fa Tolkien infatti dà vita a un intero mondo partendo dalle lingue che si parlano in quel mondo, è interessante senz'altro e originale come cosa, qualcun'altro l'aveva già fatto che voi sappiate?


Éala Eärendel engla beorhtast
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Scritto il 27-08-2007 20:49
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digetolkeniano

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Mi pare proprio di no...è una cosa unica

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Scritto il 27-08-2007 21:01
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Tolman

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Un'unica cosa. Ho letto (per sommi capi) l'articolo di Hostetter. Questi, forte della sua eccezionale competenza sui testi linguistici di Tolkien, demolisce sistematicamente sia Salo che Fauskanger, sostenendo che si sono inventati una grammatica omogeneizzando testi di vari periodi e ignorandone molti. Vero, verissimo. Ma se, come è giusto, sentiamo anche l'altra campana, pare che i suddetti testi ignorati dai due siano in possesso proprio di Hostetter e pochi altri, e pubblicati col contagocce. Allora, chi dei due ha ragione? Quello che cerca, con mezzi in effetti inadeguati e risultati discutibili, di rimettere insieme qualcosa di semi-intellegibile, benchè questo non interessasse neppure a Tolkien? o quello che dei testi tolkieniani sa proprio tutto, e su queste basi decide che non ne vale neppure la pena, gli basta poter deridere gli errori marchiani dei compilatori di "neo-quenya" o "neo-sindarin"? Probabilmente nessuno dei due. Ma prendetemi pure per un sentimentale, i primi mi stanno più simpatici, sarà che il sarcasmo mi infastidisce. Poi è verò che non ha senso salutare con "Aiya" siccome nessuno di noi direbbe "Ave" normalmente; ma in mancanza di meglio...

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Scritto il 28-08-2007 01:05
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quennar

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Bè Tolman sono d'accordo con te deridere gli sforzi di altra gente è proprio una brutta cosa e anche se magari ha ragione è un brutto comportamento e non ha neanche il diritto di criticare perchè è semplicemete un'altra prospettiva per studiare l'opera tolkeniana nè migliore nè peggiore di altre, anzi secondo me molto più interessante e affascinante. I denigratori sono prorpio sempre in giro!


Éala Eärendel engla beorhtast
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Scritto il 28-08-2007 10:11
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digetolkeniano

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Tolman il 28-08-2007 01:05 ha scritto:
Un'unica cosa. Ho letto (per sommi capi) l'articolo di Hostetter. Questi, forte della sua eccezionale competenza sui testi linguistici di Tolkien, demolisce sistematicamente sia Salo che Fauskanger, sostenendo che si sono inventati una grammatica omogeneizzando testi di vari periodi e ignorandone molti. Vero, verissimo. Ma se, come è giusto, sentiamo anche l'altra campana, pare che i suddetti testi ignorati dai due siano in possesso proprio di Hostetter e pochi altri, e pubblicati col contagocce. Allora, chi dei due ha ragione? Quello che cerca, con mezzi in effetti inadeguati e risultati discutibili, di rimettere insieme qualcosa di semi-intellegibile, benchè questo non interessasse neppure a Tolkien? o quello che dei testi tolkieniani sa proprio tutto, e su queste basi decide che non ne vale neppure la pena, gli basta poter deridere gli errori marchiani dei compilatori di "neo-quenya" o "neo-sindarin"? Probabilmente nessuno dei due. Ma prendetemi pure per un sentimentale, i primi mi stanno più simpatici, sarà che il sarcasmo mi infastidisce. Poi è verò che non ha senso salutare con "Aiya" siccome nessuno di noi direbbe "Ave" normalmente; ma in mancanza di meglio...


prima di tutto,Hostetter non è in possesso di testi inediti di Tolkien.E nemmeno Chris Gilson,a dir la verità.In effetti,la pubblicazione dei due giornali avviene in questo modo:
Al team della ELF vengono mandate fotocopie di materiale inedito di Tolkien:
quando ve ne è abbastanza per la pubblicazione ,vengono commentate e pubblicate.
Quindi,Hostetter non possiede alcun materiale inedito che non abbia pubblicato o che (immagino..)non pubblicherà a breve.
secondo punto:la pubblicazione di inediti,in termini quantitavi,non è affatto col contagocce.Infatti,il giornale Parma Eldalamberon pubblica di media ghiornali di una 130ina di pagine,che non mi paiono pocheoi ci sono numeri che ne hanno 76(PE11) e numeri che ne hanno 220 (PE17).
Con Vinyar Tengwar il discorso è diversoubblica meno materiale alla volta, ma più spesso.
In effetti si può definire "col contagocce" solo la periodicità delle due rivistearma eldalaberon in media uno ogni due anni,vinyar tengwar uno all'anno.
Ma questo si può spiegare col fatto che loro compilano questi giornali,nei fatti,amatorialmente e non a scopo di lucro.
Semmai la pecca che io segnalo è che il team è composto da poche persone.In questo,in effetti,Hostetter si mostra abbastanza arrogante.
Riguardo alle sue opinioni sul neo elvish,sono condivisibili.Non il modo in ci le esprime,più che altro,ma si sa che tra Hostetter e Fauskanger non corre buon sangue.
David Salo è ancora un altro discorso.A mio avviso è stato ampiamente sopravvalutatoer i film era forse più adatto Fauskanger,come se vogliamo anche per la HH...
il suo Gateway non è benvoluto non solo da Hostetter,ma anche da Renk e dai maggiori linguisti.Come le guide di Klozko.
Questo perchè fare grammatiche,per quanto accurate,quando ancora ci sono moltissimi materiali inediti,è una operazione commerciale,perchè il libro si rivelerà a breve quantomeno anacronistico...
il fulcro della questione è che non è interamente colpa di Hostetter la lentezza delle pubblicazioni.
Comunque il discorso del neo elvish è più complesso...comunqe se ne può parlare!

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Scritto il 28-08-2007 10:20
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Tolman

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Curiosamente, un articolo scritto a suo tempo proprio da Salo descrive l'abitazione di Hostetter letteralmente invasa di testi linguistici mai visti da altre persone. A questo punto, uno non può sapere come sono veramente le cose, perché c'è chi dice che Hostetter, Gilson e soci sono carichi di appunti e scritti assolutamente inediti, e altri che dicono di no, che tutto il materiale è ancora in possesso di CT. Se escludiamo tenativi di effrazione nelle abitazioni dei summenzionati, non vedo come potremo sapere chi ha ragione. Un ultimo appunto. Chi pubblica questi testi evidentemente considera ancora il gruppo di cultori della linguistica tolkieniana come un' elíte, altrimenti non si limiterebba a denigrare Fauskanger e Salo con un articolo qua e là che comunque leggerebbe solo chi conosce queste pubblicazioni, lasciando poi di fatto il mercato libero alle più bieche speculazioni. Comportamento ineccepibile dal punto di vista etico, ma miope. È un discorso un po' cinico, ma senza pubblicità adeguata i cultori di linguistica e filologia tolkieniana rimarranno sempre i soliti, mentre si moltiplicheranno a macchia d'olio gli utenti di "Neo-quenya" o "Neo-sindarin" (sempre meglio del "grelvish"... brrr), che vantano un supporto più visibile.

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Scritto il 28-08-2007 20:22
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