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Il piuccheperfetto Quenya
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Mildir

Silmaril Silmaril Silmaril
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Il piuccheperfetto Quenya
Salve a tutti,

sono di nuovo qui con una questione linguistica (e cosa mai ci si potrebbe aspettare di diverso da me ? ) che sta diventando per me sempre più intrigante.

Fra i molti "punti oscuri" della grammatica del Quenya per come la si conosce uno dei più misteriosi è certo quello dell'ambito del piuccheperfetto.
Per chi non lo sa il termine deriva dalla classificazione dei tempi verbali latini e greci, dove il tempo perfetto equivaleva al nostro passato prossimo o remoto (es.: feci = "io ho fatto" o "io feci"), mentre il piuccheperfetto equivaleva al nostro trapassato prossimo o remoto (es.: feceram = "io avevo fatto" o "io ebbi fatto").

Uso questo termine perché diversi analisti del Quenya (tra cui Luca Timponelli, autore della grammatica presente nella Home di questo sito) sembrano preferire, per classificarne tempi e modi, il sistema applicato a Latino e Greco.

Esplorando le varie risorse web disponibili si può facilmente scoprire che:
- Nel suo articolo "Quenya - The Ancient Tongue" di Ardalambion, H. Fauskanger quasi non tocca l'argomento, limitandosi a spiegare: "Five Quenya tenses are known: Aorist, present, past, perfect, and future.".
Unico cenno al piuccheperfetto è il seguente: "(In all likelihood, Tolkien also imagined yet other tenses, like the pluperfect - but such forms are not exemplified in our material.)".
- Nel suo corso "Quetin Lambë Eldaiva", Thorsten Renk semplicemente non ne parla, limitandosi a spiegare la formazione e il significato del perfetto.
- Timponelli, nella sua "Grammatica Descrittiva della Lingua Quenya" si spinge oltre l'immaginabile descrivendo come il tempo perfetto possa corrispondere sia al passato prossimo che al trapassato remoto italiano.
Egli fornisce i seguenti esempi:
amátien "io ho mangiato"
nó ecénienyes, oantes "dopo che lo ebbi visto, se ne andò".
- Wikipedia italiana sembra citare gli stessi esempi di Timponelli a supportare la stessa tesi, peraltro non corroborata da materiale d'autore, secondo la quale il semplice perfetto verrebbe impiegato per svolgere il ruolo ricoperto in Latino dal piuccheperfetto.

Ora, è da diverso tempo che sto raccogliendo, oltre alle varie notizie on-line, anche irrinunciabili risorse cartacee, come alcuni numeri arretrati del giornale americano Vinyar Tengwar e quelli di Parma Eldalamberon, che non avevo in precedenza mai collezionato.
Avuto uno sguardo d'insieme alle attestazioni finora pervenuteci non ho riscontrato niente di quanto dicono Timponelli e Wikipedia su un fantomatico uso suppletivo del perfetto.

Eppure ho scoperto delle cose davvero interessanti che vorrei condividere con chi ha passione per il Quenya.
In PE14 si parla delle forme verbali dell'Early Qenya, delle quali viene data (al contrario di quanto accade in Quenya) una coniugazione più che esaustiva.

Nella fattispecie Tolkien esemplifica quelle del verbo Tul-, che già a questo stadio significa "Venire".
I tempi non perifrastici sono tre: presente, passato e futuro.
Ognuno di essi, e questa è ai miei occhi un'informazione importante, è dotato di un participio.
Tulin (-nd-) è il participio presente, tradotto "coming".
Túlien(d-) è il participio passato, tradotto "having come" e derivato dalla forma singolare del passato "túlie", del resto molto simile al Quenya Maturo "Utúlië", ossia "E' giunto, è venuto", ma tradotta come simple past piuttosto che come present perfect.
Infine Tuluvan(d-), tanto per la cronaca, è il participio futuro, tradotto come "going to come".

A corredo Tolkien prosegue il suo manoscritto con informazioni interessantissime:
Compound tenses are made with 'participle' and verb 'to be', which is as follows:
Pres. e, Past ie or ye, hye, Fut. va [...]

The compound tenses may be made thus:

e tulien ( = 'is having come') 'has come' (perfect)
va tulien ( = 'will be having come') 'will have come' (fut. perf.)

but more often they are actually compounded thus:

[...]

tuliende 'has come': perfect
tuliendie 'had come': past perf. (pluperfect)
tulienwa 'will have come': fut. perf.

(Fonte: PE14:57)

Ed ecco dimostrato come l'idea iniziale di Tolkien fosse quella di creare il piuccheperfetto (pluperfect) mediante l'uso del participio attivo passato accostato ad una copula (verbo essere).

Una volta raggiunta questa consapevolezza ho cercato di scoprire se il concetto "pluperfect = past active participle + verb to be" fosse sopravvissuto e quanto a lungo.
Così l'ho ritrovato, anche se con forme diverse, anche in materiale detto essere più tardo nella concezione d'autore, e precisamente in PE16, così riportato:

[…]

Participle:
active tule (tuli̯),
passive tŭlĭna;
p[ast]:
act[ive] tulilya (tulíla),
pass[ive] tulinwa (tulīna).

(Fonte: PE16:128)

Tra l'altro cita sempre lo stesso verbo, confermando solo il cambio delle forme scelte ma non della concezione sviluppata.

Approdiamo infine al vero e proprio Quenya, in materiale contemporaneo o di poco anteriore alla scrittura di ISdA.
Qui pensavo di non trovare nulla e invece ancora una volta Tolkien mi ha sorpreso, e precisamente con una misteriosa nota relativa alla formazione del participio presente passivo nei verbi transitivi e non.
Tale nota, riportata nientemeno che nel numero successivo di PE, parte dalle spiegazioni relative alla desinenza aggettivale -na presente in questa ed altre forme nella famosa poesia Namárië.
La cito in toto dalla nona riga sotto alla voce Q Yulma di pag. 68:
[...]
Simple past participle passive, kari-nwa, adj. -ina, after vowel stems -nwa, sinwa, sīna ‘known, certain, ascertained’.
After intransitives often = participle active, va-nwa. This has a past form kárienwa (rare).
[...]

(Fonte: PE17:68)

In favore degli scettici, c'è da dire che la formulazione (molto sintetica) della spiegazione non rende molto chiaro se questo misterioso kárienwa (che deriva dal verbo "fare" o "to do", in Quenya carë) sia un participio attivo passato, nel qual caso si tradurrebbe "having done", o un passivo passato, equivalendo ad un "having been done".
Si ha però la certezza che si tratti di un participio del tempo passato (e si nota anche la derivazione dal perfetto del verbo, acárië).

Di recente ho inoltre scoperto che in PE14 esiste una piccola versione "alternativa" delle forme verbali della radice Qenya Tul-, uno schema nel quale ai sopraccitati tempi si aggiunge anche l'aoristo (il quale comparirà definitivamente anche in Quenya).
Ad ogni modo anche in questo schema ogni tempo ha un suo participio e guardacaso il participio passato attivo non è túlien(d-) ma bensì tulienwa (Fonte: PE14:28), una forma assolutamente similare al Quenya più maturo kárienwa.

E la loro similitudine, inutile dirlo, porterebbe a pensare che quest'ultimo sia da intendersi come participio attivo passato.

Ed ecco conclusa la prima parte della mia ricerca, volta a cercare traccia, nel Quenya contemporaneo a Namárië, degli strumenti linguistici atti a realizzare il piuccheperfetto.
La seconda parte, tutt'ora aperta, consiste nel dimostrare la validità dell'uso di questi participi per la formazione del suddetto tempo verbale in Quenya.

Spero, in proposito, di avere anche le vostre opinioni, perché la questione potrebbe portare ad un ampliamento della versatilità nell'uso del Quenya d'autore per tradurre o ricostruire scritti o frasi.

Tutto ciò che io ho potuto considerare a riprova del fatto che la scelta sarebbe valida è che, si, l'uso dei participi per formare il piuccheperfetto risale all'Early Qenya e non possiamo essere certi (come nota HF) che Tolkien intendesse costruirlo in Quenya nello stesso modo, eppure la presenza del participio attivo passato ci accompagna in tutte le attestazioni Tolkieniane, passando per la nota sui participi citata sopra, fino allo stesso Sindarin contemporaneo alla scrittura di ISdA (e quindi anche a quella nota).

In quel Sindarin compare infatti il participio attivo passato tíriel, derivato da una radice tiria- e tradotto appunto "having watched, having gazed".

La mia opinione è che Tolkien non può essersi trascinato la concezione dei participi passati attivi dall'età in cui scriveva i Lost Tales (età in cui fu concepito il Qenya) fino all'età in cui scrisse ISdA se questi fossero stati solo un mero elemento di abbellimento delle sue lingue.
Evidentemente avevano una propria importanza, importanza che ci viene suggerita dal ruolo originariamente attribuito loro: quello di componenti chiave per la formazione dei tempi avanzati (o composti), come il piuccheperfetto.

In termini di verosimilianza linguistica l'uso di questi participi si troverebbe perfettamente in accordo con quanto accade in alcune lingue come il Russo, il quale non realizza che un solo tempo verbale relativo al passato (con tutta la schiera di prefissi d'aspetto del medesimo) costruendo poi l'equivalente del nostro trapassato remoto o prossimo mediante l'uso di participi da questo derivati.

E con questo chiudo, prima di superare il chilometro.

Voi che ne pensate, potremmo dire di avere abbastanza elementi a supporto di un uso di questi participi per formare il piuccheperfetto, e magari anche il futuro anteriore ?


«Tehkämme sula sovinto toinen ei toistansa viata sinä ilmoisna ikänä, kuuna kullan valkeana!» (Kalevala, Trentesimo Runo)
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Scritto il 02-04-2014 16:08
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Barnack

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Premesso che sono quasi completamente ignorante in materia, considerando quel che ho capito... dovrei rileggere il post . Scherzavo. Comunque, prima di dire il mio modestamente inutile parere al riguardo, considerando quanto io "apprezzi" wikipedia, ci tengo a sottolineare che il fatto che lì vengano citati gli stessi esempi di Timponelli non supporta alcuna tesi, basti pensare che chiunque può aggiungere una voce su wikipedia facendo copia-incolla da qualche altra parte, e quindi è sufficiente che qualcuno, magari senza neanche essersi fatto troppe domande, abbia inserito i suddetti esempi. (Poi magari non è così, ed egli ha fatto uno studio attento e approfondito, ma ne dubito)

Comunque, dati i tuoi esempi ritengo che Tolkien potrebbe benissimo aver avuto l'intenzione di inserire il piuccheperfetto (Se preferite posso scriverlo come fanno i miei compagni di classe al liceo classico: +keperfet), considerate le molte similitudini con latino e greco, ma vista la scarsità di informazioni dovresti starci sù un bel pò per creare una regola precisa ed esaustiva sulla formazione del piucheperfetto o del futuro anteriore...

There was Eru the one, who in Arda is called Ilùvatar, ...
Non contaminerò mai il mio computer con i dati incorretti di wikipedia

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Scritto il 03-04-2014 15:12
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Mildir

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Barnack il 03-04-2014 15:12 ha scritto:

il fatto che lì vengano citati gli stessi esempi di Timponelli non supporta alcuna tesi, basti pensare che chiunque può aggiungere una voce su wikipedia facendo copia-incolla da qualche altra parte, e quindi è sufficiente che qualcuno, magari senza neanche essersi fatto troppe domande, abbia inserito i suddetti esempi.


Ho notato che anche Wikipedia inglese fornisce dati un po' stravolti...

considerate le molte similitudini con latino e greco, ma vista la scarsità di informazioni dovresti starci sù un bel pò per creare una regola precisa ed esaustiva sulla formazione del piucheperfetto o del futuro anteriore...


E' già suggerita da Tolkien, si tratta di accostare al participio attivo passato il passato ed il futuro del verbo essere.

Pochi lo sanno ma il piuccheperfetto latino è nato così, e di certo Tolkien doveva saperlo quando compose quel manoscritto.
Per esempio feceram, che vuol dire "io avevo fatto" è ottenuto a partire dalla forma eram, ossia "io ero" (verbo essere coniugato alla prima persona) connessa ad un arcaico aggettivo *fece/fecis (della stessa classe indeclinabile di pote/potis), che si suppone significasse "che ha alle spalle l'azione di fare, reduce dal fare" e funzionava in indoeuropeo meridionale come participio attivo passato, venendo perduto una volta che la formazione dei tempi del Latino classico ne rese inutile un uso separato dal verbo.
(Il significato originale dell'infinito passato fecisse era proprio *fecis esse, ossia "essere fecis, essere avente fatto" e fu per la presenza ormai svanente di aggettivi come questo che per non confondersi venne aggiunto il morfema -ti alla seconda persona del perfetto fecisti, altrimenti le due forme sarebbero state uguali...)
(I corsi di filologia romanza insegnano moltissimo in proposito ! )

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Scritto il 03-04-2014 17:36
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Mildir

Silmaril Silmaril Silmaril
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Sulla curiosa funzione di "En"
Sto cominciando a pensare che Tolkien non solo avesse *intenzione* di creare un piuccheperfetto per le sue lingue, ma che stesse proprio decidendo come realizzarlo.

Ho appena scoperto che in VT45, dove vengono illustrati stralci dapprima inediti delle Etymologies, nonché numerose correzioni alla lista di radici edita nella HoME, esiste una nota sulla radice EN- che così recita:

EN- [for:] there, look! yonder [...]
[insert:] often prefixed to a pa.t. referring far back [...]
[Examples of Q en "prefixed to a pa.t. referring far back" apparently occur in Fíriel's song in the story The Lost Road (V:72), e.g. Ilu Ilúvatar en káre 'The Father made the World' and Eldain en kárier Isil 'For Elves they made the Moon'.

(Fonte: VT45:12)

In pratica cosa ci dice questa nota ?
La particella en, ad un certo punto della concezione del Quenya di Tolkien (contemporaneo al poema di Fíriel), viene vista come marcatore di un passato che è "molto lontano".
Es: Ilúvatar cárë = Ilúvatar creò (nel passato);
Ilúvatar en cárë = Ilúvatar creò (in un passato molto lontano).

Essendo che il normale passato rappresenta il nostro passato remoto, mi chiedo se questa aggiunta non possa ragionevolmente essere comparata al nostro trapassato remoto.

Bisogna comunque tener presente che tale materiale risale al 1937-38 ed è quindi leggermente anteriore alla concezione del Quenya stile ISdA, in quanto il romanzo venne ultimato solo nel '47 e ancora a fatica reso poi pubblicabile (materiale linguistico compreso).

Ciò non toglie che questo passo nella concezione del Quenya testimoni continui sforzi da parte di Tolkien di plasmare i cosiddetti "tempi complessi" per il Quenya.
Non sarebbe un'inferenza illogica l'assumere che in quel periodo un 'en acárië', ovvero l'uso del perfetto accostato a en, avrebbe significato "Aveva fatto" (ovvero "Ha fatto in un passato molto lontano").


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Scritto il 06-04-2014 10:12
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Mildir

Silmaril Silmaril Silmaril
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Un modo "anglosassone" di esprimere i tempi avanzati
Torno sui miei passi essendomi sovvenuta un'altra idea...

Sto lavorando a rendere definitiva la dimostrazione della validità di utilizzo del participio perfetto attivo Quenya, ma essendo che ci vorrà ancora un po' di ingegno ho pensato nel frattempo di lasciare qui scritta, per tutti gli appassionati di Quenya, una soluzione valida (e non "forzata" come il conferimento di più ruoli ad un tempo verbale per il quale ne è attestato soltanto uno) per la formulazione dei tempi avanzati (o composti che dir si voglia).

L'ispirazione mi viene dall'Antico Inglese: in esso infatti il trapassato ed il futuro anteriore non esistevano (a malapena il futuro era espresso tramite i verbi modali "volere" e "dovere", precursori di "will" e "shall" nell'Inglese Moderno).
Come affrontavano gli anglosassoni il problema ?

Ebbene, avendo fatto in Irlanda un corso di Antico Inglese con tanto di presentazioni formali orali e lettura di testi mi sono ricordato che usavano gli avverbi di tempo congiuntamente al tempo passato quando volevano indicare che il passato era "ancora più passato del normale passato".

Ho provato ad applicare questa strategia al Quenya e ne è uscito uno schema semplice semplice, perfettamente utilizzabile per coprire le attuali lacune del sistema dei tempi senza inventare forme che non esistono nel Corpus.

La chiave di tutto sta nell'accostare (proprio come in Antico Inglese) al passato e al futuro la formula "Prima di allora" ossia "Prima di quel momento", in Quenya "Nó tá".

Proviamo ad esempio col verbo "Fare", Q. Carë:

- Carnë = (Egli) fece (passato)
- Nó tá carnë = (Egli) aveva fatto (trapassato prossimo)(Lett.: "Prima di allora egli fece", Ingl. "Before then he did")

Esempi di uso della formula possono essere:

- Ya nó tá carnes = Ciò che aveva fatto (Lett.: "Ciò che egli prima di allora fece", Ingl. "What he did before then")
- Cenneses i lúmessë nó ya carnes ta = Egli lo vide quando lo aveva (già) fatto (Lett.: "Egli vide lui nel periodo prima del quale lui lo fece", Ingl. "He saw him in the time before which he did that")

Non nego che tale retorica avrebbe potuto lasciare un Elda alquanto confuso...
Ma bisogna anche ammettere che grammaticalmente fila alla perfezione, ogni elemento è corretto e ciò ne rende l'uso quantomeno legittimo.

Proviamo a rendere, col medesimo schema, anche il futuro anteriore.

- Caruva = (Egli) farà (futuro)
- Nó tá caruva = (Egli) avrà fatto (futuro anteriore)(Lett.: "Prima di allora egli farà", Ingl. "Before/by then he will do")

Ed ecco i rispettivi esempi di uso:

- Ya nó tá caruvas = Ciò che avrà fatto (Lett.: "Ciò che egli prima di allora farà", Ingl. "What he will do before/by then")
- Cenuvalyes i lúmessë nó ya caruvas ta = Lo vedrai quando lo avrà fatto (Lett.: "Tu vedrai ciò nel periodo prima del quale egli lo farà", Ingl. "You will see it in the time before which he will do that")


Ditemi cosa ve ne pare.
Per adesso è il meglio a cui sono potuto arrivare, ma spero presto di poter mettere definitivamente in luce anche modi più semplici di esprimerlo...


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Scritto il 11-05-2014 12:06
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Mildir

Silmaril Silmaril Silmaril
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Tolkien utilizza la mia formula !
L'ho appena scoperto !

La formula che illustro nel precedente post, ispirata al modo anglosassone di rendere i nostri tempi avanzati, è già presente nel materiale d'autore nella stessa identica forma da me proposta !!!

Si tratta del famoso testo Qenya "Sí qente Feanor", i primi due versi del quale corrispondono tra l'altro alla mia firma in Tengwar ("Nēri ur natsi nostalen māre ar vāro naltur an ōmi karmar ulqe nūsimar" = "Gli uomini non sono degli esseri buoni per natura ma piuttosto sono essi inclini ad ogni atto di malvagità").

Potete trovare la versione integrale del discorso di Fëanor ai Noldor a pagina 32 di PE15, citerò qui solo le righe oggetto d'interesse per questa discussione.

Eccole:
"[...]Sī qente Feanor n•istalēra varūse qentier nōvo san i malto īsier i nosta [...]" tradotto in Inglese "Now said Feanor the wise in other manner than was said before by those from whom this birth was known".
Il punto cruciale di questo passo, non facilmente visibile se non si conosce il Qenya e reso ancor meno rilevabile dalla fuorviante traduzione inglese è proprio "[...]varūse qentier nōvo san i malto īsier i nosta[...]" tradotto nell'analisi passo per passo che se ne fa a pag. 32: "[...]as otherwise somebody said before then by whom the birth was known[...]" o alternativamente (ma qui l'Inglese passa all'uso del passivo rendendo meno evidente la cosa) "[...]differently from what was said when they informed us on the birth[...]".

E ora ecco svelato il mistero delle parole da me poste in grassetto:
- qentier = essi dissero (Ingl. "They said" o "Somebody said")
- nōvo san = prima di allora (Ingl. "Before then")

Il sintagma "qentier nōvo san" viene dunque a significare "essi prima di allora dissero" e la traduzione inglese, basandosi sulla regola secondo cui la terza persona plurale generica di un verbo attivo può, in tale lingua, rendere il significato medesimo della terza singolare di un passivo (es.: "They say" = "It is said"), rende il tutto come "it was said".
Ma il significato letterale sarebbe "they said before then" (laddove nel testo "they" viene reinterpretato come significante "somebody") e, di riflesso alla costruzione passiva usata, appare chiaro come questo altro non sia che un modo per dire "they had said" ossia "essi avevano detto", per l'appunto: un trapassato prossimo.

In Quenya maturo l'avverbio Qenya "nóvo" è attestato come "nó" con lo stesso significato, idem per "san" che diviene "tá" !
Ecco allora che la mia piccola formuletta "nó tá" da anteporre al passato del verbo per ottenerne il trapassato si rivela non solo essere grammaticalmente corretta ma anche in accordo con il materiale d'autore.

Vero è che il testo in cui "nóvo san" compare è Qenya, ma d'altra parte si tratta di una formula del tutto sintagmatica, presente quindi nell'ambito della libera sintassi (costruzione della frase) e non già in quello della flessione del verbo, cosa che la renderebbe molto meno compatibile con il Quenya maturo...
Sul piano della sintassi un sacco di esempi Qenya non presentano nessuna particolare differenza dal Quenya maturo, basti pensare al semplice "Sí quentë Quendingoldo Elendilenna" che riecheggia gli stessi versi di Fëanor.

Conclusioni: l'utilizzo della formula "nó tá" nella formazione di tempi avanzati come il trapassato ed il futuro anteriore è in accordo con la sintassi prodotta dalla mente dell'autore, J.R.R. Tolkien, e, sebbene probabilmente non corrisponda ai tempi avanzati Quenya che egli avrebbe potuto creare, costituisce un valido metodo per sopperire alla loro mancanza.

Inoltre, dato che una formula analoga (a quella da me ideata) si trova citata in un discorso di Fëanor, possiamo ben dire che un Elfo non sarebbe rimasto poi così confuso di fronte a questo tipo di retorica, trovandola più familiare di quanto io stesso supponessi !!!

«Tehkämme sula sovinto toinen ei toistansa viata sinä ilmoisna ikänä, kuuna kullan valkeana!» (Kalevala, Trentesimo Runo)
U+E061 U+E010 U+E02C U+E046 U+E020 U+E044 U+E02E U+E04C U+E014 U+E010 U+E040 U+E000 U+E025 U+E044 U+E010 U+E04A U+E024 U+E000 U+E040 U+E022 U+E046 U+E010 U+E011 U+E02C U+E040 U+E020 U+E046 U+E060 U+E02E U+E040 U+E014 U+E015 U+E02C U+E040 U+E020 U+E04A
U+E010 U+E040 U+E022 U+E000 U+E04C U+E014 U+E02E U+E040 U+E010 U+E02C U+E04A U+E011 U+E044 U+E002 U+E040 U+E014 U+E011 U+E040 U+E014 U+E02E U+E04C U+E022 U+E003 U+E046 U+E010 U+E02C U+E04C U+E008 U+E044 U+E011 U+E040 U+E014 U+E061 (Fëanor)


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Scritto il 07-06-2014 22:42
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Mildir

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Scusate, sono stato poco chiaro su un punto:

Mildir il 07-06-2014 22:42 ha scritto:

[...]e la traduzione inglese [...] rende il tutto come "it was said".
Ma il significato letterale sarebbe "they said before then" (laddove nel testo "they" viene reinterpretato come significante "somebody") e, di riflesso alla costruzione passiva usata, appare chiaro come questo altro non sia che un modo per dire "they had said"


La traduzione inglese rende il tutto come "it was said" nel senso di "it was said before", volevo dire (cfr. traduzione principale del testo: "Now said Feanor the wise in other manner than was said before by those from whom this birth was known").
E' per questo che parlo di percezione della semantica di riflesso alla costruzione passiva usata.

«Tehkämme sula sovinto toinen ei toistansa viata sinä ilmoisna ikänä, kuuna kullan valkeana!» (Kalevala, Trentesimo Runo)
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