Eldalie.it - Forum

RSS Forum di Eldalie [in lavorazione]
[Go]


Ho dimenticato la password
Iscritti online sul forum:
 
  1. ATTENZIONE: LAVORI IN CORSO
Kinn-lai
Pagina 1 di 2. Vai a pagina 1 2
AutorePost
Pagina 1 di 2. Vai a pagina 1 2

Fe-onèir

anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere
alleato con ent_alleanza_04
Registrato il:
02-04-2015
Localit:
N/A
Post:
15
Kinn-lai
Buona sera. Mi sono iscritto alla comunità unicamente per sottoporre al giudizio dei membri una mia ideuzza. Su Ardalambion il capitolo che tratta le lingue Avarin (ovvero i sei vocaboli tramandatici da JRRT) si conclude con questo invito: "Coloro i quali desiderano cimentarsi in "fan fiction" possono iniziare costruendo i linguaggi Avarin cui appartengono le parole Kindi, Cuind etc., derivandoli dal Quenya Primordiale di Tolkien."

Beh, io ci ho provato (anzi, ci sto provando tuttora, ho fatto della glottopoiesi un mio hobby da praticare la sera, tanto per rilassarmi), scegliendo di creare la lingua dei Kinn-lai. Ho dato fondo alle mie conoscenze (mi sono diplomato in lettere classiche), leggo, studio, sperimento. Ovviamente ho creato una storia di contorno del popolo in questione, ho derivato leggi grammaticali e inventato processi etimologici sulla base delle lingue che conosco. Allo stato attuale mi sono arrischiato a tradurre nella lingua dei kinn-lai (che chiamo kaidžei) la prima strofa della poesi Namarië.

Chi vuole può cimentarsi nell'analisi del testo. Spero che i vari caratteri con segni diacritici risultino leggibili.

"Eh, loràjei ločì-lai sauř-ànen dèitir, aunutèmei reid’-lai hàler-olai hòrrave! Reid’-lai ovèiv-ni šuñkèi klušìrel-va ložèi jùrrave tožèi kodnàmi tàuni-han, nu lagànei Vàrdo vutùřar-ši, ja-ši žiř-lai čainer hèrei tèiřai-o ùma-o laiř-kas. Maš-ǝr jùzmah mer i-kat nàina en šai?"

Segnala questo post ad un operatore | IP: loggato

Scritto il 03-04-2015 00:03
  • clicca oer vedere il profilo di 6682
  • Cerca altri post di Fe-onèir
  • cita questo messaggio

Gianluca Comastri

foglia di Telperion
Silmaril Silmaril

alleato con Eru
OperatoriRaminghiHeren IstarionTolkien 2005Eldalië Bologna - Mindoni EldaCompagnia del CannelloComitato Anti-K
Registrato il:
22-11-2002
Localit:
Bologna
Post:
4139
Fe-onèir il 03-04-2015 00:03 ha scritto:
Ovviamente ho creato una storia di contorno del popolo in questione, ho derivato leggi grammaticali e inventato processi etimologici sulla base delle lingue che conosco

Ovviamente vorrò mettere gli occhi sopra cotanta opera, manco a dirlo
Intanto ti ringrazio del notevole contributo, ma mi auguro che sia solo l'inizio,




«Scoprirai tutti i segreti pensieri dell'Uno, e t'avvederai che essi sono soltanto una parte del tutto e tributari della Sua gloria»

«...dopotutto Tolkien non ci insegna a rifiutare il mondo, anche se esso ha delle brutture, ma ad amarlo e a cercare sempre quello sforzo sovrumano per portare alla luce ciò che di bello c'è nell' universo e in noi» [Fram figlio di Frumgar]

Segnala questo post ad un operatore | IP: loggato

Scritto il 03-04-2015 08:42
  • cita questo messaggio

Mildir

Silmaril Silmaril Silmaril
anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere
alleato con Lorien
Registrato il:
13-10-2008
Localit:
N/A
Post:
927
Benvenuto Fe-onèir !
(Il tuo nick è dunque la versione Avarin di 'Fëanor', o qualcosa di più personale ?)

Fe-onèir il 03-04-2015 00:03 ha scritto:

Beh, io ci ho provato (anzi, ci sto provando tuttora, ho fatto della glottopoiesi un mio hobby da praticare la sera, tanto per rilassarmi), scegliendo di creare la lingua dei Kinn-lai.


Il mondo è davvero curioso: mai avrei pensato che qui su Eldalië sarebbe approdato un altro con la mia stessa passione.
Posso chiamarti collega conlanger, o preferisci glottopoeta ?

Vedi, pur non essendomi focalizzato sui linguaggi eldarin pre-classici (anteriori al Quenya Classico, come l'Eldarin Comune ad esempio) anch'io ho scelto di prendere diversi linguaggi del professore e, diciamo, "completarli" colmandone le lacune e addirittura mettendone in atto l'evoluzione.

Ho redatto fino a completamento una grammatica di Adûnaico, di Soval Pharë (la Lingua Corrente), di Khuzdul e di Lingua Nera, basandomi appunto su materiale d'autore.
Ma la mia passione principale resta il Neoquenya: partendo dal Quenya di LotR, lingua che secondo me ha un potenziale espressivo ed eufonico enorme, sono arrivato a costruire il Vinyaquenya, descrivendolo in una grammatica di più di 400 pagine ormai quasi finita e con un dizionario di quasi 50.000 lemmi (ci lavoro quotidianamente da quando ero sui quattordici e ora ho ventisei anni... )

Se può in qualche modo esserti d'aiuto posso dare un'occhiata alle tue creazioni, per me è assolutamente divertente (sarei laureato anch'io tra l'altro, in lingue moderne come triennale, anche se il mio percorso è sempre stato Linguistico-Filologico, infatti sto tentando di orientarmi sempre di più verso il campo della linguistica comparativa arrivando ad una laurea specialistica).


"Eh, loràjei ločì-lai sauř-ànen dèitir, aunutèmei reid’-lai hàler-olai hòrrave! Reid’-lai ovèiv-ni šuñkèi klušìrel-va ložèi jùrrave tožèi kodnàmi tàuni-han, nu lagànei Vàrdo vutùřar-ši, ja-ši žiř-lai čainer hèrei tèiřai-o ùma-o laiř-kas. Maš-ǝr jùzmah mer i-kat nàina en šai?"


Sembra un linguaggio semi-isolante (stesso tipo del Cinese per capirci, una parola un significato, ma con caratteri dei linguaggi flessionali come il Latino), il che lo rende strano dal momento che la tendenza dei Quendi è quella di flettere (riflettendo i gusti dell'autore, giustamente).
La particella -lai formatrice del plurale mi ricorda il linguaggio degli Eloi (mai visto il film "The Time Machine" ? ) in cui -mar forma il plurale.
Il distaccamento di -o quasi fosse una particella a sé stante mi ricorda ancora la posposizione cinese e coreana...
Ricetta fonetica niente male, sa di ancestrale al punto giusto direi, ma resto perplesso dalla natura palesemente mista della grammatica, c'è un motivo particolare per questa scelta ?

«Tehkämme sula sovinto toinen ei toistansa viata sinä ilmoisna ikänä, kuuna kullan valkeana!» (Kalevala, Trentesimo Runo)
U+E061 U+E010 U+E02C U+E046 U+E020 U+E044 U+E02E U+E04C U+E014 U+E010 U+E040 U+E000 U+E025 U+E044 U+E010 U+E04A U+E024 U+E000 U+E040 U+E022 U+E046 U+E010 U+E011 U+E02C U+E040 U+E020 U+E046 U+E060 U+E02E U+E040 U+E014 U+E015 U+E02C U+E040 U+E020 U+E04A
U+E010 U+E040 U+E022 U+E000 U+E04C U+E014 U+E02E U+E040 U+E010 U+E02C U+E04A U+E011 U+E044 U+E002 U+E040 U+E014 U+E011 U+E040 U+E014 U+E02E U+E04C U+E022 U+E003 U+E046 U+E010 U+E02C U+E04C U+E008 U+E044 U+E011 U+E040 U+E014 U+E061 (Fëanor)


Segnala questo post ad un operatore | IP: loggato

Scritto il 03-04-2015 20:44
  • clicca oer vedere il profilo di 6180
  • Cerca altri post di Mildir
  • cita questo messaggio

Fe-onèir

anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere
alleato con ent_alleanza_04
Registrato il:
02-04-2015
Localit:
N/A
Post:
15
Innanzitutto grazie per il benvenuto.

Come anticipato nel mio intervento d'esordio, il mio è un lavoro lungi dall'essere concluso. Ho un sacco di appunti da riordinare ma cercherò di fornirvi al più presto un resoconto su storia, società e lingua dei Kinn-lai. Se agli inizi mi sono dedicato ad una pratica puramente ludica, vertente sull'evoluzione fonetica (prendendo spunto e reinterpretando l'unico indizio a mia disposizione, e cioè il passaggio kwendī > kinn-lai), poi ho dovuto incominciare a pormi delle domande sulla struttura e sulle vicissitudini del popolo, chiamato a parlare la lingua da me inventata. Vi espongo alcuni dubbi: come procedere con la creazione di parole per oggetti, che evidentente non esistevano all'epoca in cui i kwendī dimoravano a Cuiviénen (sole e luna). Oppure: in che stato si trovavano la flora e la fauna nella Terra di Mezzo nell'epoca precendente alla creazione del sole? Erano entrati in un periodo di letargo? Continuavano a prosperare nonostante la mancanza di una luce adeguata (nelle etimologie del PQ troviamo molte parole arcaiche per animali e piante. Devo dedurre che animali e piante continuarono la propria esistenza come se niente fosse successo dalla fine della Primavera di Arda?). E come se la cavavano gli elfi nelle arti manuali e nell'artigianato, prima di partire alla volta di Aman?

Ma sto divagando.

Sembra un linguaggio semi-isolante (stesso tipo del Cinese per capirci, una parola un significato, ma con caratteri dei linguaggi flessionali come il Latino), il che lo rende strano dal momento che la tendenza dei Quendi è quella di flettere (riflettendo i gusti dell'autore, giustamente).


Qui entriamo nell'arbitrio del creatore concessomi... comunque. Purtroppo non conosco quasi niente delle lingue semi-isolanti. Penso più che altro di aver voluto ricreare l'effetto trascrizioni sumere (e2-an-na-tum2 ensi2 lagaški pa-bil3-ga en-mete-na ensi2 lagaški-ka-ke4 en-a2-kal-le ensi2 ummaki-da ki e-da-sur, per intenderci). Restando nell'ambito della "storia interna" possiamo affermare che evidentemente nel parlato i Kinn-lai presero una direzione diametralmente diversa dagli altri gruppi. Sappiamo che all'origine i casi quenya derivavano da preposizioni, avverbi e altre particelle in posizione enclitica rispetto alla radice. Probabilmente i kinn-lai nel parlato avvertirono sempre la distinzione tra la radice di una parola (che nella loro percezione del parlato si fuse con la forma "nominativa/assolutiva) e la desinenza, quale che essa fosse.
E' il caso, per esempio, della particella -lai. In Ardalambion è scritto "lai ... dev'essere correlato al Quenya lië "popolo", perciò "kinn-popolo"." Io mi permetto di dissentire e propendo per una soluzione alternativa.
Partendo dal ragionamento che i restanti 5 etnonimi Avarin rimastici e citati sono tutte parole al plurale, voglio credere che anche la forma kinn-lai lo sia (kinn-lai = i Kinn e non "kinn-popolo"). Quindi ho collegato "lai" alla terminazione quenya per il plurale partitivo "-li", (simply called a plural suffix in the Etymologies, dal dizionario Quettaparma Quenyallo di Ardalambion). Nella mia storia interna ad un certo punto i kinn-lai incominciano a preferire questa terminazione plurale alla classica "i lunga" kwendya. Ho infine ipotizzato che la i della desinenza (o suffisso o meglio "marcatore plurale") "-li" fosse all'origine lunga (oppure lo fosse diventata in seguito, in un epoca in cui i kinn-lai vivevano ancora a contatto con gli Eldar ma si erano già differenziati da essi, subendo un'interferenza della desinenza plurale originale, ovvero la i lunga). Infine, a conclusione dell'evoluzione del mio "kàidžei" maturo, ho sottoposto i dittonghi e le vocali lunghe originali ad un "great vowels shift", per il quale la i lunga diventò "ai".
Come ho già affermato prima, le desinenze venivano marcate come "non totalmente organiche" alla radice, alla forma "assolutiva". Questo almeno accadeva nelle varianti scritta e del "parlato alto". Pochissimo (per le ragioni che vi spiegherò quando posterò la storia del popolo dei kinn-lai) sappiamo delle varianti parlate quotidiani, vernacolari. In quella scritta/alta il trattino andava a segnare anche un lieve e quasi impercettibile occlusiva glottidale sorda (utile anche nel dividere nessi consonantici di difficile pronuncia come "nnl" o ad evitare gli iati ("ùma-o" nella mia versione di Namarië), particolarmente sgraditi e quindi evitati nella parlata "alta" dei kinn-lai (che cerco di rendere in una trascrizione il più "fonetica possibile": ogni segno un suono. J = y inglese, dž = j inglese, ř = come nel ceco, h = aspirata, fricativa glottidale sorda).

Giudicate voi se abbia abusato del mio arbitrio. Ogni giudizio/consiglio è benvenuto.

Segnala questo post ad un operatore | IP: loggato

Scritto il 04-04-2015 00:09
  • clicca oer vedere il profilo di 6682
  • Cerca altri post di Fe-onèir
  • cita questo messaggio

Mildir

Silmaril Silmaril Silmaril
anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere
alleato con Lorien
Registrato il:
13-10-2008
Localit:
N/A
Post:
927
Fe-onèir il 04-04-2015 00:09 ha scritto:

Vi espongo alcuni dubbi: come procedere con la creazione di parole per oggetti, che evidentente non esistevano all'epoca in cui i kwendī dimoravano a Cuiviénen (sole e luna). Oppure: in che stato si trovavano la flora e la fauna nella Terra di Mezzo nell'epoca precendente alla creazione del sole? Erano entrati in un periodo di letargo? Continuavano a prosperare nonostante la mancanza di una luce adeguata (nelle etimologie del PQ troviamo molte parole arcaiche per animali e piante. Devo dedurre che animali e piante continuarono la propria esistenza come se niente fosse successo dalla fine della Primavera di Arda?). E come se la cavavano gli elfi nelle arti manuali e nell'artigianato, prima di partire alla volta di Aman?


In quanto alla prima di queste domande, penso che se ti sei già calato nella mentalità di un Avar al punto da ricostruire una parola in uso nella sua epoca puoi farlo anche con una non in uso: il risultato è comunemente noto fra i linguisti come neologismo.
In Neoquenya, anche se non è assolutamente la mia parte di vocabolario preferita, ho tradotto anche termini come 'telefono', 'tercano' per la precisione, ossia "(apparecchio) che chiama a distanza".
Immedesimandomi nella mentalità romana antica direi che senza difficoltà in Latino avrebbe potuto chiamarsi 'longeclamator'.

In quanto alle altre domande, il Silmarillion suggerisce che piante e animali fossero leggermente diversi prima del nascere del Sole, parlando addirittura di "bestie striscianti".
Per sviscerare bene la questione bisognerebbe però aprire una discussione dedicata...

Penso più che altro di aver voluto ricreare l'effetto trascrizioni sumere (e2-an-na-tum2 ensi2 lagaški pa-bil3-ga en-mete-na ensi2 lagaški-ka-ke4 en-a2-kal-le ensi2 ummaki-da ki e-da-sur, per intenderci).


Il Sumero è una lingua agglutinante, come il Turco.
In altre parole ad ogni morfema corrisponde un solo valore sintattico e la parola è composta da più morfemi uniti, esattamente come nel linguaggio che hai creato (ora mi è più chiaro che tutte le parti collegate da trattino le intendi come morfemi e non particelle indipendenti).

Come ho già affermato prima, le desinenze venivano marcate come "non totalmente organiche" alla radice, alla forma "assolutiva".


Quindi il tuo Avarin funziona con l'ergativo ?
Sarebbe molto originale, dal momento che l'EC scritto marcava invece l'accusativo...

In quella scritta/alta il trattino andava a segnare anche un lieve e quasi impercettibile occlusiva glottidale sorda.


Già, in linguistica nota come 'schwa'...
Però a meno che gli Avari non parlassero con lo stesso grado di eleganza di un Saudita, è molto pesante mettere lo schwa intervocalico ad ogni iato...

Nel mio modo di vedere ogni lingua dei Quendi fluisce, senza spezzarsi continuamente come invece fanno gli odierni Tedesco e Arabo, poi sono punti di vista...

«Tehkämme sula sovinto toinen ei toistansa viata sinä ilmoisna ikänä, kuuna kullan valkeana!» (Kalevala, Trentesimo Runo)
U+E061 U+E010 U+E02C U+E046 U+E020 U+E044 U+E02E U+E04C U+E014 U+E010 U+E040 U+E000 U+E025 U+E044 U+E010 U+E04A U+E024 U+E000 U+E040 U+E022 U+E046 U+E010 U+E011 U+E02C U+E040 U+E020 U+E046 U+E060 U+E02E U+E040 U+E014 U+E015 U+E02C U+E040 U+E020 U+E04A
U+E010 U+E040 U+E022 U+E000 U+E04C U+E014 U+E02E U+E040 U+E010 U+E02C U+E04A U+E011 U+E044 U+E002 U+E040 U+E014 U+E011 U+E040 U+E014 U+E02E U+E04C U+E022 U+E003 U+E046 U+E010 U+E02C U+E04C U+E008 U+E044 U+E011 U+E040 U+E014 U+E061 (Fëanor)


Segnala questo post ad un operatore | IP: loggato

Scritto il 04-04-2015 15:25
  • clicca oer vedere il profilo di 6180
  • Cerca altri post di Mildir
  • cita questo messaggio

Fe-onèir

anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere
alleato con ent_alleanza_04
Registrato il:
02-04-2015
Localit:
N/A
Post:
15
In quanto alla prima di queste domande, penso che se ti sei già calato nella mentalità di un Avar al punto da ricostruire una parola in uso nella sua epoca puoi farlo anche con una non in uso: il risultato è comunemente noto fra i linguisti come neologismo.


sì, devo però aggiungere che nelle etimologie gioco a riprendere meccanismi propri dello sloveno, la mia lingua madre. E non mi limito a creare parole nuove. Ti do un esempio: nello sloveno gli aggettivi salato "slan" e dolce "sladek" derivano entrambi dalla radice indoeuropea *sal-, salato appunto. All'aggettivo "sladek" si è pervenuti tramite la seguente evoluzione: ciò che è salato è passato ad essere speziato, saporito ed infine dolce. Dalla stessa radice PQ SIG i kinn-lai hanno "šàigei"= salato e "šuñkèi" = dolce, che soppiantò in questo campo semantico la radice PQ LIS, che però si mantienenel mio "klis" = miele (cf. klušìɾel = idromele, per rendere "miruvor", che, secondo i miei gusti, è troppo legato alla permanenza dei Noldor in Aman. Nota: nel mio sistema accentuativo -che per adesso non approfondirò, se no sto qui fino a Natale-, l'antica i breve pretonica diventa u, così come la a diventa o, la u diventa a, la e diventa schwa. la o si salva, così, perché mi stava simpatica ).

Quindi il tuo Avarin funziona con l'ergativo ?

Sì, o meglio (non essendo sto gran genio), sono pervenuto ad un sistema misto, semiergativo per così dire. Ho il nominativo/assolutivo per soggetti di verbi intransitivi, l'ergativo per quelli transitivi (per il morfema, ho provato tante varianti, attualmente propendo per una bella -(ǝr, probabilmente l'evoluzione di un suffisso "agentale" -rV-, -rdV-, il cui suono venne col tempo percepito come... un indipendente morfema ergativo), ma ho mantenuto l'arcaico -h (derivato dalla spirante tolkieniana 3) per l'accusativo. Cionondimeno il kàidžei non conosce la diatesi passiva, sto testando alcune forme di antipassivo.

Già, in linguistica nota come 'schwa'...

no, intendo il "glottal stop". Lo schwa lo annoto ǝ.

senza spezzarsi continuamente come invece fanno gli odierni Tedesco e Arabo, poi sono punti di vista

eh, ma io volevo proprio forzare un senso di "alterità" (e perciò mi sono scelto una parlata Avarin atipica già nell'unica parola rimastaci). I Kinn-lai sono un popolo che si è diviso dai Quendi all'alba dei tempi, si reputano "i prescelti", scappati all'inganno del "falso cavaliere chiaro" (non si fidavano di Oromë e lo reputavano solo un cavaliere oscuro /Melkor/ travestito) e perciò disprezzano e compatiscono al contempo i fratelli partiti in direzione di Aman. Hanno molti contatti con un clan dei nani degli Orocarni (pensavo ai Piedipietra), e hanno sviluppato un sistema di scrittura alfabetico, basato su dei geroglifici usati dai nani dell'est nella prima era (questione n.1, secondo te/voi le rune di Daeron col tempo vennero adottate anche oltre i confini della TdM nord-occidentale?). Dai nani mutuano termini "metallurgici/minerari"... apropo', com'è messo il tuo vocabolario Khuzdul? Perché, per i miei prestiti, mi baso sul neokhuzdul di "dwarrow scholar".

Segnala questo post ad un operatore | IP: loggato

Scritto il 04-04-2015 17:18
  • clicca oer vedere il profilo di 6682
  • Cerca altri post di Fe-onèir
  • cita questo messaggio

Fe-onèir

anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere
alleato con ent_alleanza_04
Registrato il:
02-04-2015
Localit:
N/A
Post:
15
Rieccomi. Vi porto un'altro assaggio delle mie "fatiche". Passo subito all'esposizione del testo, che è l'incipit di un trattato tra le tribù dei Kinn-lai e il popolo dei Piedipietra.

Nell’primo giorno dopo il ventesimo contato sei volte nell’anno prima del ventesimo contato quattro volte dopo il centesimo contato quattro volte (479) dall’Arrivo, parve giusto al consiglio degli otto capi e al signore dei Piedipietra (quanto segue):
Epigrafe: MUJĀ PEZMAŠĒ ƎNŠULŪME JŪKAJĀLŌ AMPER¸MI NĀKLŪME JŪKAJĀ¸SA NĀKLŪME HOKAČĀLŌ MƎNĒLŌ TOLOTO TĀRRO VŌKĪDAM¸NA AR HONTĀLOLĪ UZBAT¸NA ĪGĀ EŠENKOS
Pronuncia: mujèi pèzmaši ǝnšulàume jaukàjeilu àmper-mi neiklàume jaukàjei-sa neiklàume hokàčeilu mǝnìlu tòloto teiro vukàidam-na ar hontèilolai ùzbat-na àigei ešenkos

mujèi pèzmaši: nel (il) primo giorno; mujèi = agg. “primo” da min “uno” + jei; pèzmami locativo di pèzma (pelmā* > perma > pezma > pèzma il risultato del girare, “giro” > giorno (in quanto rivoluzione di stelle intorno al polo)). Il locativo è usato in senso temporale, “nel”.
ǝnšulàume jaukàjeilu: dal [scil. dopo il] ventesimo (giorno contato) sei volte [scil.centoventesimo]; ǝnšulàume = avverbio numerale (ǝnšì “sei” + làume (v. Q lūmë) “volte”); jaukàjeilu = ablativo di jaukàjei, ord. “ventesimo” (jàukaj “venti” + jei > jaukàjei (jàukaj = jau “doppio” + kaj(an) “dieci” = doppio dieci); qui l'ablativo è usato in senso temporale > “dal (scil. “dopo il”) ventesimo (“giorno”)”;
àmper-mi = durante l'anno; àmper-mi inessivo di àmper, col significato di “durante”; àmper = “grande rivoluzione (scil. di stelle, in contrasto con la piccola rivoluzione, il giorno), anno”, accrescitivo an-PEL-(m(ā; la derivazione -m(ā sembra essere caduta in due fasi distinte, prima la [a] si accorciò e cadde, la [m] finale resistette più a lungo, dando luogo al rotacismo preconsonantico della [l], così tipico del kàidžei. Non essendo preceduta da un’occlusiva però non mutò in sonante [ṃ] per poi passare ad [am]. Ad un certo punto la [m] cadde, e questo successe prima del passaggio delle [r] prenasali a [z].
neiklàume jaukàjeisa: verso il [scil. prima del] ventesimo (contato) quattro volte [scil. ottantesimo]; neiklàume = avverbio numerale; neit = “quattro”, (probabilmente da kanāt > knāt > gnāt > nāt > neit) + làume (v. sopra), con (nei)t+l(àume) > -kl-); jaukàjei-sa = allativo di jaukàjei (vedi sopra). Qui l'allativo è usato in senso temporale > “al, verso il (scil. “prima del”).
neiklàume hokàčeilu: dal [scil. dopo il] centesimo (contato) quattro volte; neiklàume = vedi sopra; hokàčeilu = ablativo dell'ordinale hokàčei “centesimo” (hàkat “cento” + jā; hàkat deriva probabilmente da una locuzione pre- o proto-kàidžei significante “dieci decine”, presumibilmente ricostruibile come *k(w?)ăjăn măhàk(w?)ato, che nel parlato quotidiano venne accorciata in [k(w?)ăjăn mă]hàk(w?)at[o] . La parola măhàk(w?)ato* sarebbe collegabile col Quenya maquat “decina” (al genitivo), a sua volta forma duale di maqua “a hand-full; complete hand with all five fingers”. *K(w?)ăjăn măhàk(w?)ato presenta il genitivo (al singolare, perché tale veniva ormai percepito il duale di măhàk(w?)a), poiché nel kàidžei il sostantivo quantificato (se il numero era superiore a 1) va sempre al genitivo. Sull'uso temporale dell'ablativo vedi sopra.
mǝnìlu: dall'Arrivo; mǝnìlu = abl. di mǝnì, “arrivo (dei Kinn-ali nella terra in cui vivranno per i prossimi 9000 anni), “l'Arrivo” dunque (men-wē* > menē > mǝnē’ > mǝnì “l’atto di arrivare, l’arrivo”).
tòloto tèirro vukàidam-na = al consiglio degli otto capi; tòloto = genitivo di tòlot, numerale “otto” (TOL-OT); tèirro = genitivo partitivo di teir: per i cardinali nella lingua kàidžei vedi supra. La parola teir (cf. tār nel quenya) indicava il capo di una delle otto tribù storiche e, in seguito nella Seconda Era, dei capi dei 37 villaggi, essendo estraneo ai Kinn-lai il concetto di “re, monarca”, che verrà espresso piuttosto col prestito khuzdul uzbat (vedi infra); vukàidam-na = dativo di vukàidam, "consiglio" (etim.: *wō-kwēt-mē (> vōkīdmē > vōkīdṃe > vōkī’dam) > vukàidam, “il parlare insieme, consiglio”).
ar hontèilolai ùzbat-na = e al Signore dei Piedipietra; ar = congiunzione “e”; hontèilolai = genitivo plurale di honteil, “Piedipietra”. È costituito da gond(o) > ɣonn > honn, “pietra” e teil “piede” (cf. tāl in quenya), hòn(n)teil; ùzbat-na = dativo di ùzbat, prestito del khuzdul uzbad.
àigei ešenkos = parve giusto; àigei = aggettivo, collegato al quenya inga, derivante da iñgā* > iñgā > īgā; ešenkos = 3. persona singolare (-s) del passato (e-) perfettivo (-kĕn-) mediale (-ko-) del verbo šen (da KEN/KYEN “guardare”), šenko = “parere”.


Un po’ di “storia interna”: grazie al lavoro missionario dei due Stregoni Blu nell’est della TdM una parte Kinn-lai sopravvissuti ai conflitti delle prime tre ere sviluppò la convinzione che la salvezza per il loro popolo stava all’Ovest. Non erano solo minacciati dalle genti cadute sotto l’influsso dell’Ombra o dagli emissari del Male: dalla metà della seconda era furono progressivamente oberati dal c.d. “mal di vivere” o “mal del sole”. La caducità delle cose nella TdM infondeva in loro un senso di spossatezza, cosicché molti incominciavano ad allontanarsi e perdersi nella vastità del mondo oppure “abbandonavano” i propri corpi per vagare senza meta.
Dopo aver svolto (sempre indotti dall’opera degli Ithryn Luin) un non ben precisato ruolo nella sconfitta definitiva di Sauron, parte dei Kinn-lai comprese che era arrivato il momento del “Grande viaggio” rifiutato dai loro avi. Si recarono così alla volta delle Terre occidentali, giungendo, intorno al 50 anno del regno di Elassar, nelle terre di Gongor. Sostarono per alcuni anni accampati nel Pellenor, vagando tra Minas Tirith e l’Ithilien, e lasciarono, su gentile richiesta del Re, alcune testimonianze scritte della loro storia e della loro lingua.
Oltre ai documenti scritti lasciarono anche alcuni manufatti di enorme importanza. Uno di questi era una pietra incisa che era particolarmente venerata essendo uno dei più antichi monumenti (se non il più antico in assoluto) della loro lingua: si trattava dell’epigrafe originale del Trattato di amicizia e alleanza con il regno nanico dei Piedipietra, stipulato, stando ai Kinn-lai, 2865 anni (siderali? basati sulla levata “eliatica”, ma senza sole, di Sirio? anni solari calcolati in retrospettiva?) prima del sorgere del Sole.
Vale la pena riassumere brevemente le circostanze storiche che portarono a tale evento: si stima che i Kinn-lai si siano stanziati nella regione ad oriente degli Orocarni meridionali circa 100 anni degli Alberi dopo il loro risveglio a Cuivienen (regione localizzata sulla base dell’Atlas of Middle Earth). Giunti nella regione che verrà da loro abitata nelle ere successive, trascorsero circa 400 anni solari, durante i quali i Kinn-lai si ambientarono e le 8 tribù (si stima che al loro arrivo la popolazione totale doveva attestarsi intorno alle 4.200 unità) si distribuirono sul territorio. Passato questo lasso di tempo gli Avari ebbero il loro primo incontro con i nani della tribù dei Piedipietra. Fattori economici (i Nani erano in cerca di nuove miniere e i Kinn-lai non permettevano loro di invadere impunemente il loro territorio) e sociali (l’atavica diffidenza verso “gli altri”) portarono ad una sanguinosa faida che durò circa 50 anni solari. Alla fine un illuminato principe nanico, stanco dell’inutile spargimento di sangue, con uno stratagemma si offerse in ostaggio ai Kinn-lai e dimorò presso loro per alcuni anni, preparando il terreno all’avvicinamento tra i due popoli e alla stipula del trattato di amicizia e aiuto reciproco.
Il documento era inciso nell’alfabeto dei Kinn-lai, scrittura fonetica derivata a sua volta da un antico sistema di pittogrammi nanici (da me derivato dalle parole del dizionario di The Dwarrow Scholar; per restare fedeli al canone diciamo che la lettera [b] nell’alfabeto dei Kinn-lai si basava sul pittogramma nanico indicante l’ascia – burk per il sito Ardalambion, bark per The Dwarrow Scholar). È interessante notare da una parte che, se il sistema consonantico si era già stabilizzato e non mutò più (almeno nella lingua alta), le vocali venivano ancora trascritte seguendo un ragionamento quantitativo. È probabile che l’iscrizione è stata registrata poco prima dell’affermazione definitiva del Great vowel shift (in forza del quale p.es. la [ā] muto in [ei], il dittongo [au] si monottongò in [o] etc.). Cionondimeno, il sistema di scrittura non cambiò più, cosicché la parola kinn-lai venne sempre trascritta come KINN¸LĪ.
L’incipit dell’iscrizione qui riportato ci fornisce informazioni sul sistema numerale in uso, sul modo (molto semplice – il sole e la luna non c’erano ancora, quindi mi risulta difficile immaginare l’esistenza della nozione di mesi, stagioni nonché, fatto del tutto personale di settimane) di contare gli anni e giorni. Vediamo poi come nel sistema sociale dei Kinn-lai non esistevano monarchi, quindi la parola teir (da TÂ/TA3) denotava unicamente un capo riconosciuto, la persona più rispetta nel clan che, in caso di scomparsa prematura, veniva rimpiazzata da un altro scelto dai componenti della tribù. La parola “re” dovette essere mutuata dal khuzdul. Abbiamo poi ben quattro casi “locativi” usati per indicare relazioni temporali.
Quanto alle etimologie, vediamo come, partendo da radici comune a tutti i Quendi, i Kinn-lai svilupparono parole in autonomia. Abbiamo dunque pèzma e àmper per i quenya aurë e loa, il numero hàkat per lo sconosciuto corrispettivo quenya per il cardinale 100, vukàidam per “concilio”, etc. etc.
Sulla grafia: rispetto al mio primo testo ho rivisto la regola del “trattino” (che nel mio sistema sta ad indicare un’occlusiva glottidale): nella mia nuova concezione essa veniva usata solo nei nessi cacofonici ed altrimenti inesistenti nelle parole non flesse, che si potevano creare nel contatto tra radice e suffisso.

NB: hàkat “cento” da *k(w?)ăjăn măhàk(w?)ato riprende l'evoluzione del PIE k’ṃtóm (cento) da (dék’ṃ d)k’ṃtóm;
vukàidam, "consiglio", da *wō-kwēt-mē riprende l'evoluzione del Proto-slavo sъvĕʺtъ (il consiglio) da sъ (insieme) e vĕʺtiti (parlare);
àigei "giusto" da iñgā riprende l'evoluzione etimologica dello sloveno “pravi”, giusto, dal PIE *próh3u̯o- “primo”.

Segnala questo post ad un operatore | IP: loggato

Scritto il 23-05-2015 00:30
  • clicca oer vedere il profilo di 6682
  • Cerca altri post di Fe-onèir
  • cita questo messaggio

Mildir

Silmaril Silmaril Silmaril
anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere
alleato con Lorien
Registrato il:
13-10-2008
Localit:
N/A
Post:
927
Sto imparando il Valyriano per gioco, pronunciando la tua epigrafe il linguaggio dei Kinn-lai mi è parso avere più di un paio di connotati in comune...
(High Valyrian è il linguaggio creato da D.Peterson per molte popolazioni di Essos nella serie "Game of Thrones", ispirato al paio di parole che compaiono nei libri di G.R.R. Martin, come "Valar morghulis" ad esempio).

Non posso che ammirare, comunque, la tua capacità di calarti in un contesto linguistico così primitivo, pur se fittizio.
Mai pensato di scrivere un libro ?
La gente oggigiorno ama leggere aneddoti di antiche popolazioni elfiche immerse nell'oscurità di mondi ai loro albori...

«Tehkämme sula sovinto toinen ei toistansa viata sinä ilmoisna ikänä, kuuna kullan valkeana!» (Kalevala, Trentesimo Runo)
U+E061 U+E010 U+E02C U+E046 U+E020 U+E044 U+E02E U+E04C U+E014 U+E010 U+E040 U+E000 U+E025 U+E044 U+E010 U+E04A U+E024 U+E000 U+E040 U+E022 U+E046 U+E010 U+E011 U+E02C U+E040 U+E020 U+E046 U+E060 U+E02E U+E040 U+E014 U+E015 U+E02C U+E040 U+E020 U+E04A
U+E010 U+E040 U+E022 U+E000 U+E04C U+E014 U+E02E U+E040 U+E010 U+E02C U+E04A U+E011 U+E044 U+E002 U+E040 U+E014 U+E011 U+E040 U+E014 U+E02E U+E04C U+E022 U+E003 U+E046 U+E010 U+E02C U+E04C U+E008 U+E044 U+E011 U+E040 U+E014 U+E061 (Fëanor)


Segnala questo post ad un operatore | IP: loggato

Scritto il 23-05-2015 13:22
  • clicca oer vedere il profilo di 6180
  • Cerca altri post di Mildir
  • cita questo messaggio

Fe-onèir

anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere
alleato con ent_alleanza_04
Registrato il:
02-04-2015
Localit:
N/A
Post:
15
Troppo buono, diciamo che i miei impegni personali ostacolerebbero non poco l'idea di un libro, ma mai dire mai. Come vedi, per mettere insieme alla bene e, spero, meglio tre righe in croce mi ci è voluto molto lavoro. Gradirei magari un vostro giudizio sul testo e sul contesto da me creato e, vi prego, segnalatemi i punti oscuri della mia "narrazione". Devo dire che nell'incollare il mio ultimo contributo dal file word si sono perse molte formattazioni e il risultato non è proprio gradevole.
PS, non conosco i libri del Trono di spade, anche se ho notato, seguendo di tanto in tanto il telefilm, la frase da te citata cogliendo subito la, uh, citazione Tolkieniana. Seguiranno nuovi contributi, a presto (spero).

Segnala questo post ad un operatore | IP: loggato

Scritto il 24-05-2015 11:14
  • clicca oer vedere il profilo di 6682
  • Cerca altri post di Fe-onèir
  • cita questo messaggio

Ecthelion di Gondolin


alleato con valinor
Registrato il:
26-06-2015
Localit:
S.Giuseppe di Cassoloa
Post:
10
io mi sto inventando una lingua da zero:
mi sto ispirando alla grammatica Quenya, Sindarin, e del dialetto Noldorin.

Chissà se riuscirò a finirlo....

Comunque complimenti! Sei stato bravissimo a dire poco: è una lingua quasi sconosciuta e tu sei riuscito a ampliarla moltissimo!


Complimenti ancora!

Rimpiangono gli Esuli la verde vallata
che Ulmo al re Turgon sognante mostrò.
Oh Gondolin, Gondolin, le bianche tue mura
screziate di rosa dal sorger del sol.

Segnala questo post ad un operatore | IP: loggato

Scritto il 26-06-2015 20:39
  • clicca oer vedere il profilo di 6691
  • Cerca altri post di Ecthelion di Gondolin
  • cita questo messaggio

Ecthelion di Gondolin


alleato con valinor
Registrato il:
26-06-2015
Localit:
S.Giuseppe di Cassoloa
Post:
10
Non posso che ammirare, comunque, la tua capacità di calarti in un contesto linguistico così primitivo, pur se fittizio.
Mai pensato di scrivere un libro ?
La gente oggigiorno ama leggere aneddoti di antiche popolazioni elfiche immerse nell'oscurità di mondi ai loro albori...


sono d'accordo

Rimpiangono gli Esuli la verde vallata
che Ulmo al re Turgon sognante mostrò.
Oh Gondolin, Gondolin, le bianche tue mura
screziate di rosa dal sorger del sol.

Segnala questo post ad un operatore | IP: loggato

Scritto il 26-06-2015 20:42
  • clicca oer vedere il profilo di 6691
  • Cerca altri post di Ecthelion di Gondolin
  • cita questo messaggio

Ecthelion di Gondolin


alleato con valinor
Registrato il:
26-06-2015
Localit:
S.Giuseppe di Cassoloa
Post:
10
Non posso che ammirare, comunque, la tua capacità di calarti in un contesto linguistico così primitivo, pur se fittizio.
Mai pensato di scrivere un libro ?
La gente oggigiorno ama leggere aneddoti di antiche popolazioni elfiche immerse nell'oscurità di mondi ai loro albori...


sono d'accordo

Rimpiangono gli Esuli la verde vallata
che Ulmo al re Turgon sognante mostrò.
Oh Gondolin, Gondolin, le bianche tue mura
screziate di rosa dal sorger del sol.

Segnala questo post ad un operatore | IP: loggato

Scritto il 26-06-2015 20:42
  • clicca oer vedere il profilo di 6691
  • Cerca altri post di Ecthelion di Gondolin
  • cita questo messaggio

Fe-onèir

anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere
alleato con ent_alleanza_04
Registrato il:
02-04-2015
Localit:
N/A
Post:
15
Mi sono reso conto di essere partito (e di aver indugiatovi) "in medias res". I testi da me proposti (e nel periodo dai miei primi messaggi già rimaneggiati) potrebbero sembrare raccolte di parole più o meno ispirate ai linguaggi tolkieniani, ma rimangono un esercizio in gran parte incomprensibile, se non mi metto a spiegarvi "le basi" del mio linguaggio (certo, poi vengono la storia, la sociologia, etc...).
Pian piano devo spiegarvi le regole linguistiche. Incomincerò con la fonologia, direttamente copiata e incollata dai miei appunti (spero di averli resi comprensibili). Ecco a voi, siori e siore, la fonologia kàiđei (laddove con [đ] intendo il [dž] ovvero la [g] italiana di gesto). PS ogni appunto, critica, osservazione sono bene accetti:

Gran parte delle informazioni pervenuteci sulle parlate degli Elfi oscuri è contenuto nelle sei parole, presumibilmente etnonimi, derivanti dal primevo qwendī. Per il vocabolo kinn-lai Ardalambion glossa:
- Kinn-lai può venire da un linguaggio Avarin strettamente correlato a quello che presenta kindi (sopra); si nota la stessa modifica kwe- > ki. Qui abbiamo anche l'assimilazione nd > nn. L'ultimo elemento lai non è certamente derivato dalla primitiva desinenza plurale -ī. Piuttosto dev'essere correlato al Quenya lië "popolo", perciò "kinn-popolo". La radice LI, sorgente del Quenya lië, può aver prodotto lai con l'infissione A (ben attestata nel linguaggio primitivo).
Riassumendo abbiamo:
•   modifica kwe- > ki
•   l'assimilazione nd > nn
•   lai non è certamente derivato dalla primitiva desinenza plurale –ī
•   dev'essere correlato al Quenya lië "popolo", perciò "kinn-popolo"
•   LI, sorgente del Quenya lië, può aver prodotto lai con l'infissione A
I primi due punti sono accettati in toto e verranno conseguentemente applicati per analogia ai casi simili. Il terzo appunto sarà usato come spunto per uno mio sviluppo originale. Ritengo il termine kinn-lai un sostantivo plurale (nonostante l’appunto di ardalambion) in analogia agli altri 5 vocaboli avarin (kindi, cuind, hwenti, windan, penni), detti esplicitamente, assieme al nostro, “discendenti del primitivo kwendī” (e trattati tutti e 5 come forme plurali). Basandomi su questo presupposto, considererò la particella lai una sorta di “marcatore” o, più propriamente, suffisso plurale, derivante dalla radice indicante l’idea di “moltitudine” (che nel quenya maturo si evolse sì in lië "popolo", ma che nel linguaggio dei Kinn-lai dovette essere un suffisso di pluralità). Non dobbiamo dimenticare poi che la terminazione –li è la desinenza del partitivo plurale quenya. Possiamo presumere allora che il kàiđei abbia mutato la desinenza del partitivo (e, nella sua forma arcaica, la [i] poteva essere tranquillamente lunga) sostituendosi a quella standard della [i] lunga. La chiosa “può aver prodotto lai con l'infissione A” verrà da me considerata non necessaria, proprio perché indicante una mera possibilità non vincolante.
Rimane da interpretare il trattino separante la radice dal suffisso. Qui entriamo nel campo della piena discrezionalità del “creatore di lingua” che, con il solo obbligo di rispettare i pochi indizi tramandatici, può creare leggi proprie, pur cercando di dar loro una forma e regole coerenti.
Partiamo comunque dal presupposto che il kàiđei fosse una lingua “fortemente” agglutinativa. Nella parlata “alta”, “standard”, “sacrale” c’era la tendenza a mantenere ben distinti radice e suffisso. Questo comportò che i parlanti evitavano con cura e scientemente ogni possibile assimilazione, sia progressiva che regressiva, tra i suoni della radice, dei prefissi e suffissi. In più nel linguaggio alto l’accento tendeva ad essere fisso: una volta cristallizzatosi su una data sillaba nella preistoria del popolo Kinn-lai, non poteva venir cambiato nelle forme flesse (vedi l’esempio di rèida (era temporale) che al genitivo plurale, rèidaholài, sviluppa un accento secondario sull’ultima sillaba in base alla regola del trisillabismo del kàiđei).
Tornando al trattino (che nell’alfabeto dei Kinn-lai veniva segnata piuttosto come una virgola), noteremo che non sempre veniva richiesto il suo uso. Questo perché in molte combinazioni radici-suffisso si venivano a creare nessi di fonemi che per i parlanti del kàiđei erano familiari e quindi ammessi anche nel parlato colto in quanto “pronunciabili”. Non così il nesso [nn]-[l], che perciò richiedeva al fine parlatore una brevissima pausa tra la geminata e la ripresa della consonante successiva: in pratica si trattava di un’occlusiva glottidale ʔ fedelmente annotata. Nel caso di rèidaholài il “trattino” non era richiesto, in quanto, con l’unione tra radice e suffissi, otteniamo comuni ed eufonici nessi vocale-consonante rèidah olài). Diversamente l’assolutivo/nominativo plurale di hàler (albero) veniva scritto hàler-lai [hàlerʔlai], in quanto il nesso [rl] non era tollerato nella lingua “alta” (dove infatti era passato a [rr], vedi PQ ndulla > nturlā > ʔturlā > tarlā’ > tarrèi "scuro, cupo, oscuro" .
Una delle spiegazioni “interne” più probabili di questo conservatorismo e purismo fonetico risiede nel fatto che fin dagli albori della storia dei Kinn-lai (e a maggior ragione dopo lo stanziamento nella regione a sudest degli Orocarni su una superficie grande il doppio della Contea e scarsamente popolata) le otto tribù avevano incominciato a sviluppare varianti dialettali . Essendo il Kinn-lai una federazione tribale, per assicurare la mutua intelligibilità di tutti i kinn-lai i capi e i saggi ricorsero a questa forma di linguaggio standard, considerata la più pura e immutata possibile, ma che in ultima analisi doveva suonare “arcaica” a coloro che erano avvezzi ad usare il vernacolo tribale nell’uso quotidiano.


Sviluppo interno ala luce delle premesse sopra esposte.

Nell’ambito del gioco “costruisci il linguaggio Avarin cui appartiene la parola di partenza” ho iniziato prendendo spunto mutazione [kwe-] > [ki] e ho introdotto, in analogia alle modificazioni che portarono all’evoluzione dal Indoeuropeo al Proto-Slavo, la regola “le occlusive labiovelari passano a velari semplici, quindi [kw] > [k], [gw] > [g]. Il passaggio [e] > [i] lo spiego con “l’elemento semivocalico [w] nelle labiovelari restringe il suono [e] in [i] e la [o] in [u]”. Quindi [kwa] > [ka], [kwe/kwi] > [ki], [kwo] > [ku].
Partendo da questa premessa ho deciso di continuare con l’applicazione, molte volte schematica e semplificata, di alcune delle mutazioni consonantiche che portarono dal PIE al Proto-Slavo prima e al Slavo comune in seguito. Oltre a quanto sopra esposto ho inserito anche mutazioni fonetiche tratte da altri linguaggi o inventate di sana pianta.
Stabilisco che i suoni [h], [kh] [gh] si uniformano fin dagli inizi in un unico suono aspirato [h]. Di seguito stabilisco che il [th] si spirantizza in [θ] per poi passare alla sibilante sonora [z]. La [ph] diventa [f].
Inserisco infine una mia personale variazione della palatalizzazione regressiva protoslava:
k + j = š; g + j = ž; t + j = č; d + j = đ (dž). Le medesime occlusive affrontano le stesse modifiche se precedute dai suoni [i] ed [e], quindi [ki] > [ši], [ke] > [še], [gi] > [ži], etc…
z + j = ž. Di seguito [s] + [j, i] = [š, ši]; [su, sr, sk] = [šu, šr, šk]. infine [s] + [w] = [w] e in seguito [v].

Le semivocali [w] e [j] (o y, a seconda della grafia tolkieniana) hanno un trattamento a parte.
La w tende a spirantizzarsi. La j, oltre ad operare le palatalizzazioni di cui sopra, modifica i seguenti nessi: [nj] > [j]; [lj] e [rj] > [ř] ( però [r + i, e] = [ři, ře]).
La [l] si rotacizza davanti a consonante.

Passiamo ora allo sviluppo dei nessi nasale + occlusiva sonora, tanto comuni nel quendya primitivo. Qui ho deciso di variare gli esiti a seconda della posizione che il nesso occupava nel vocabolo. Si badi che queste modifiche vengono fatte risalire al periodo successivo alla primissima caduta delle vocali finali brevi.
Partendo dall’esempio [-nd] > [-nn], otteniamo per estensione [-mb] > [-mm] e [-ñg] > [-ññ].
Questo, come anticipato, è l’esito del nesso nasale-occlusiva sonora a fine parola. Per l’evoluzione del nesso in corpo di parola ho invece previsto due fasi: la prima vede la nasalizzazione della vocale che precede il nesso, la seconda la sua denasalizazione con contestuale allungamento per compensazione (sono per adesso salve alcune motivate eccezioni):
an > ā, quindi angwa > angw > angu > angu > āgu / ango (Q)
en > ē, pendā > penda > pēda / pendë (Q)
in > ī, kwendjā > kwindjā > kwindjā > kwinđā> kinđā > kīđā /quenya (Q)
on > ō, kalrondō > kalrondō > kalrōdō
un > ū.

Ormai è evidente come si è voluto inserire un forte elemento di distinzione tra il dialetto degli avari e l’Alto elfico.
Anche per [nd], [ng] e [mb] iniziali ravvisiamo più fasi: inizialmente i parlanti desonorizzavano gli ultimi elementi. i risultanti gruppi [nt-], [nk-], e [mp-] vennero per un tempo pronunciati parallelamente in due modi distinti: sia come sonante-occlusiva [n̥t-], [n̥k-], e [m̥p-] che come occlusiva preceduta da un pronunciato glottal stop [‘t], [‘k] e [‘p]. L’ultima soluzione prevalse, col tempo l’occlusiva glottidale perse di intensità, tanto da non distinguersi poi più dai simili fenomeni “di tipo spontaneo”, così comuni nel parlato quotidiano (quindi mbakhā > paha, ndorē > tořē, ñgolda > kordā ).
Detto ciò, pare ormai doveroso ipotizzare un ordine cronologico per le modifiche fino ad ora elencate. Avremo dunque: 1 caduta vocali brevi finali (e indebolimento in šwa di quelle brevi in corpo parola non accentate, se parte di parole con tre o più sillabe), 2 mutazione nessi nasale-occlusiva sonora finali, 3 spirantizzazione aspirate, 4 rotacismo [s] intervocalica e [l] preconsonantica, 5 restringimento [e] ed [o] post-labiovelari, 6 nasalizzazione vocali davanti ai nessi “nasale-occlusiva sonora”, 7 palatalizzazioni, 8 desonorizzazione di [ng/nd/mb] iniziali, 9 assorbimento labiovelari, 10 denasalizzazione vocali con allungamento, 11 definitivo passaggio dei nessi iniziali nasale - occlusiva sonora in occlusive sorda.


Le modifiche sopra elencate e sistematizzate iniziarono a manifestarsi fin dal periodo più antico, quando un gruppo di qwendī (probabilmente un miscuglio di tatyar e nelyar) ancora abitanti lungo le sponde de lago di Cuiviénen iniziarono, per simpatia reciproca, ad intrattenersi e a sodalizzare, per affinità caratteriali o interessi comuni di carattere generale. Diciamo che nel primissimo periodo, fino all’arrivo di Oromë, le modifiche fino al punto 5 possono considerarsi già manifestatesi. Probabilmente agli inizi vennero percepite quali difetti di pronuncia o i risultati di una parlata dialettale. Nell’inquieto periodo tra l’arrivo del Vala, l’ambasciata dei tre rappresentanti elfici, il loro ritorno, la Guerra dell’ira, le discussioni, i preparativi e la partenza per il Grande viaggio, i Kinn-lai percepirono e presero coscienza del distacco venutosi a creare tra loro e coloro i futuri Eldar. In questi lunghi anni il gruppo isolandosi sviluppava un proprio modo di articolare i suoni del linguaggio avito. Incominciarono così a manifestarsi le mutazioni 6, 7, 8 e 9. Nonostante ciò i Kinn-lai, nei loro contatti con gli altri elfi, si sforzavano a parlare il più “kwendjā” possibile, pur con pesanti “inflessioni dialettali”. Dopo il primo scisma elfico, i Kinn-lai insieme agli altri Avari si attardarono per un po’ nei luoghi aviti, per poi incominciare a muoversi verso sud-est, doppiando gli Orocarni, per volgere infine a nord-est e fermarsi infine nella regione tra Monti Rossi (gli Orocarni) meridionali e il mare orientale. In quest’ultima fase si affermarono le ultime modifiche fonetiche, le 9-10-11.


Perfezionando la lingua dei Kinn-lai: le ultime mutazioni consonantiche e il great vowels shift

Abbiamo poi una serie di modifiche “ulteriori”, il primo gruppo delle quali affonda le sue radici negli albori della parlata dei Kinn-lai, sulle sponde di Cuiviénen. Qui, tra i vari cambiamenti sopra elencate, se ne manifestò un ulteriore, e cioè il costante indebolimento, o più propriamente la “spirantizzazione”, delle occlusive sonore in posizione iniziale e intervocalica secondo lo schema [b] > [β], [d] > [δ], [g] > [γ]. Questa modifica è stata tralasciata nel precedente elenco, perché non influì sugli altri fonemi delle singole parole, e, cronologicamente parlando, probabilmente incominciò a manifestarsi a cavallo delle modifiche 6 e 7 (quindi non poteva influenzare le occlusive dei gruppi nd, ñg, mb, ancora legate alle rispettive controparti nasali, ma allo stesso tempo non prevenne la palatalizzazione delle occlusive sonore).
Di seguito le spiranti sonore evolsero secondo le seguenti direttive. La [β] davanti ai suoi vocalici centrali e posteriori si desonorizzò prima in [φ] ed infine in [f], mentre davanti a quelli anteriori volse in [mj] (abar > afar, a fronte di berō > mjerō. La [γ] invece divenne una [h] indistinta, poiché la [g] originale era già diventata [ž] davanti alle vocali anteriori (golbā > gorbā > horbā, rīgā > řīgā > řīhā, ma gilja > žiř. La [δ] passo alla [s] a inizio di parola, mentre in posizione intervocalica la sibilante sorda si rotacizzò in [r] (per giungere infine a [ɾ]), ad es.: dōmi > δōm > sōm, ma šaδā > šasā > šaɾā.
Particolare fu l’evoluzione e differenziazione del suono primitivo [r]. Già nel periodo più arcaico il suono originale si palatalizzò davanti a j, i, ed e divenendo la ř (pronuncia rž) (vedi punto n°6, palatalizzazioni). In epoca che potremmo definire “proto-kaiđei” la erre (che riuniva il suono originale nonché le sibilanti intervocaliche e la [l] preconsonantica rotacizzate) ebbe esiti diversi passando: a [ɾ] (monovibrante o approssimativa alveolare) ad inizio parola e in posizione intervocalica; ad una [r] molto vibrante in posizione preconsonantica e a fine parola; a in posizione postconsonantica invece la vibrante si indebolì nel suono [ɹ], equivalente più o meno alla erre in inglese. Esposta la premessa, andiamo ad elencare sommariamente tutta una serie di mutazioni fonetiche, che intercorsero tra la separazione dei Kinn-lai dalle altre genti elfiche e lo stanziamento alle falde degli Orocarni, e che prendono il nome di Grande destabilizzazione rotica. I nessi [dɹ] e [tɹ] produssero il suono [č], [gɹ] e [kɹ] invece [ž], [bɹ] e [pɹ] > [mj]. In posizione preconsonantica il suono [r] che si rafforzò ulteriormente a contatto delle occlusive, fagocitando quelle sonore secondo lo seguente schema: [rg], [rb] e [rd] divennero in tutti e tre i casi [r] e cioè una erre forte e vibrante. I nessi vibrante - occlusiva sonora non vennero però a mancare, perché al contempo si produsse la sonorizzazione delle occlusive sorde nei nessi [rk], [rt] e [rp]. Se alla erre seguiva una nasale, la vibrante si trasformava in una sibilante sonora [rn] > [zn], [rñ] > [zñ] e [rm] > [zm]. Parlando di nasali, in questo periodo le nasali post-plosive divennero sonanti, tanto da evolversi, nella fase successiva, nei nessi [an] e [am], indebolendo la vocale post-nasale, fino a farla cadere definitivamente, specialmente se si trovava esposta a fine parola.
Le consonanti geminate, sia quelle dovute ad un raddoppio semantico che quelle dovute al processo di unione tra radici e suffissi (escluse le doppie nasali), seguirono la seguente evoluzione. Le doppie t ed s si dissimilò in [st]. Nel caso il nesso si trovasse a fine parola si ebbe [tt] > [d]. [kk] invece nasalizza il primo elemento in [ñk], a fine parola [ñk] > [g] (per [pp] ci possiamo aspettare > [mp] intervocalico e > [b] a fine parola). Cf. δatta > sasta, rokkō > roñkō. La doppia s finale si sonorizza in [z].
Tra le altre mutazioni consonantiche abbiamo in nessi [ks] e [ts] che diventano [šk] e [č] (pertaks > perdašk, nats > nač, la desonorizzazione di [bd] > [pt] > [ft] e [gd] > [kt] > [st]. Le combinazioni [skj] e [sk] davanti alle vocali anteriori ([i] ed [e]) diventarono inizialmente [sš] che i seguito si stabilizzò in [č]. Il nesso [tk] produce [šk]. Con [nl] > [nt].
Le occlusive sorde davanti a nasali e liquide si sonorizzarono. Se i nessi plosiva sonora-nasale (PN) tendono ad evolvere in PaN, mentre quelli costituiti da plosiva sonora e liquida in PeL (magnā > moga’nā; smagla > zmaglā > zmoge’lā.
Arriviamo all’ultimo capitolo, ovvero quello del “grande spostamento” che influenzò le vocali del kàiđei. Partiamo innanzitutto dall’accento. Per tutto il periodo preso in esame non sembrano esserci stati i mutamenti dell’accento tipici per l’evoluzione del Quenya classico, più precisamente non ci fu la fase dell’arretramento tonico, ma si passò direttamente alla fase “trisillabica”, declinata, come vedremo, in modo peculiare.


L’accento della lingua kaiđei

Cronologicamente parlando la mutazione delle vocali lunghe fu l’ultimo mutamento precedente la nascita dei primi documenti scritti alcuni secoli (o decenni) prima dell’inizio degli anni solari. Tra questo momento e la fine dei mutamenti consonantici presero piede le nuove regole dell’accentuazione Kinn-lai, fortemente condizionate dalle lunghezza delle consonanti. Partiamo dallo schema base, dove [C] sta a significare “consonante” (anche nesso consonantico), [a] la vocale breve, mentre la [A] quella lunga. CaCa > CàCa, ovvero la prima vocale diventa accentuata. Vediamo altri paradigmi accentuativi CaCaC > CàCaC. CaCaCa > CàCaC(a). aCaCa > àCaC(a), ma aCaCaC > (a)CàCaC, questo perché, nelle parole terminanti per consonante (fosse essa una o multipla), veniva percepita un ulteriore vocale. La regola basilare infatti era che nessuna parola poteva essere accentuata oltre la terzultima vocale percepita. In questo processo ritornavano in gioco tutte quelle ǝ che si erano prodotte a causa l’antico accento quendya al posto delle vocali brevi non accentuate che non subirono alcuna sincope. La parola šuləma fu accentuate sulla terzultima sillaba šu’ləma e ciò indebolì l’ultima vocale, una a breve, che cadde šu’ləm, la nasale finale rafforzò lo schwa che si sonorizzò e produsse [am], šùlam. Nella parola minətunn, terminante per doppia n, l’accento non cadde sulla i, ma per effetto di quanto sopra descritto, passo sulla ə, rafforzandola in una [e] piena e indebolendo la vocale breve pretonica secondo lo schema [i] > [u] (mune’tunn). Nel sistema accentuativo dei Kinn-lai le [i], [u], [e] ed [a] pretoniche brevi mutarono ad un certo punto, sicuramente diversi decenni prima della fissazione dei primi documenti scritti, rispettivamente in [u] (probabilmente passando per [ü]), [a], [ǝ] e [o]. Negli schemi successimi la breve pretonica verrà notata con una [o].
Passiamo in rassegna gli schemi che comprendono anche le lunghe: CACa > CÀCa, CaCA > CoCÀ. CaCACa > CoCÀC(a), CaCaCA > CoCàCA, CaCACA > CoCÀCA. CACaCA > CACàCA; CACaCAC > CaCoCÀC, CaCaCA > CoCàCA.


Il Great vowels shift

Ad un certo punto verso la fine della fase precedente ai primi documenti scritti in lingua kaiđei si ebbe il perfezionamento del grande spostamento fonetico delle vocali, simile a quello che portò alla pronuncia delle vocali inglesi standard contemporanee. Tale mutamento era probabilmente in corso già da tempo, probabilmente tra gli otto clan che all’epoca componevano il popolo dei Kinn-lai incominciarono a manifestarsi delle differenze nella pronuncia delle vocali lunghe. L’affermarsi della pronuncia a noi conosciuta è probabilmente dovuta al caso, ovvero, alla maggiore influenza avuta al tempo delle prime iscrizioni di un determinato gruppo dei Kinn-lai. Lo stesso etnonimo è il risultato dell’evoluzione della [i] lunga del marcatore plurale lī in lai. Si riporta di seguito lo schema intero:
Ā > EI   Ē > Iː   Ī > AI   Ō > Uː   Ū > AU
AI > Eː   EI > Iː   AU > Oː   EU > IU (JU)   oi>u, ui>e (rari)
Il senso per la lunghezza delle vocali si perse e l’apertura delle stesse si cristallizzò in uno stadio intermedio. Di questo ultimo grande mutamento fonetico resta traccia nell’alfabeto usato dai Kinn-lai per le proprie iscrizioni, infatti i segni della scrittura arcaica dei Kinn-lai, mutata dai pittogrammi nanici usati dal vicino popolo Piedipietra, indicano chiaramente che per il dittongo [ei] veniva usato il segno ⃟, che altro non è che il segno per la vocale semplice a (Λ, a sua volta mutuato dal geroglifico khuzdul per ‘abad, montagna) “raddoppiato”.

Segnala questo post ad un operatore | IP: loggato

Scritto il 28-06-2015 00:13
  • clicca oer vedere il profilo di 6682
  • Cerca altri post di Fe-onèir
  • cita questo messaggio

Mildir

Silmaril Silmaril Silmaril
anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere
alleato con Lorien
Registrato il:
13-10-2008
Localit:
N/A
Post:
927
Letto tutto il post, mi fuma la testa...
Sei ufficialmente il nuovo detentore del record di interminabilità di dedalo retorico a tema linguistico...

L'evoluzione fonologica - specie delle vocali - che hai dato è ricca di inferenze personalizzate ma non posso fare a meno di notare la forte somiglianza con quella di Polacco e Russo (le nasali che scompaiono sembrano speculari a quanto accadde in Polacco, dove invece si innestarono alle vocali).

A quando la grammatica di Avarin ?

«Tehkämme sula sovinto toinen ei toistansa viata sinä ilmoisna ikänä, kuuna kullan valkeana!» (Kalevala, Trentesimo Runo)
U+E061 U+E010 U+E02C U+E046 U+E020 U+E044 U+E02E U+E04C U+E014 U+E010 U+E040 U+E000 U+E025 U+E044 U+E010 U+E04A U+E024 U+E000 U+E040 U+E022 U+E046 U+E010 U+E011 U+E02C U+E040 U+E020 U+E046 U+E060 U+E02E U+E040 U+E014 U+E015 U+E02C U+E040 U+E020 U+E04A
U+E010 U+E040 U+E022 U+E000 U+E04C U+E014 U+E02E U+E040 U+E010 U+E02C U+E04A U+E011 U+E044 U+E002 U+E040 U+E014 U+E011 U+E040 U+E014 U+E02E U+E04C U+E022 U+E003 U+E046 U+E010 U+E02C U+E04C U+E008 U+E044 U+E011 U+E040 U+E014 U+E061 (Fëanor)


Segnala questo post ad un operatore | IP: loggato

Scritto il 28-06-2015 13:30
  • clicca oer vedere il profilo di 6180
  • Cerca altri post di Mildir
  • cita questo messaggio

Fe-onèir

anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere
alleato con ent_alleanza_04
Registrato il:
02-04-2015
Localit:
N/A
Post:
15
Mildir il 28-06-2015 13:30 ha scritto:
Letto tutto il post, mi fuma la testa...
Sei ufficialmente il nuovo detentore del record di interminabilità di dedalo retorico a tema linguistico...


Non so se prenderlo come un complimento, ma grazie. La grammatica seguirà a spicchi, tempo permettendo. E già tutto scarabocchiato, il problem è dargli una forma quantomento comprensibile. Continuerò con le parti del discorso.

Segnala questo post ad un operatore | IP: loggato

Scritto il 28-06-2015 13:53
  • clicca oer vedere il profilo di 6682
  • Cerca altri post di Fe-onèir
  • cita questo messaggio

Fe-onèir

anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere
alleato con ent_alleanza_04
Registrato il:
02-04-2015
Localit:
N/A
Post:
15
Arieccheme
Computer nuovo, lavoro, famiglia, storie tese ma alla fine posso fornirvi nuovo materiale. Ps, qualunque incongruenza con i post precedenti (vocali lunghe pretoniche che si accorciano, terminazione genitiva [ho] invece di [o], avverbi numerali terminanti in [-lau] al posto di [-laume]) significa solo, ... che ho cambiato idea . Mi scuso per il fatto che copiandoe incollando si perde quasi tutta la formattazione del documento Word.

PARTI DEL DISCORSO
Passiamo ora in rassegna le parti del discorso nella lingua kaiđei. Iniziamo dal sostantivo.

SOSTANTIVO
Nell’ambito della lingua kaiđei si perse ad un certo punto la cognizione della classe grammaticale del genere, se si eccettuano i pronomi personali della 3. persona, che mantennero la distinzione tra animati ed inanimati. Riferendoci ai sostantivi vediamo come il genere perde ogni influenza nella flessione e nell’accordo tra sostantivo ed aggettivo (che generalizzò una terminazione universale in [ā] e veniva sempre anteposto al termine al quale era legato). In pratica, in questa lingua gli aggettivi divennero indeclinabili e si perse così il concetto di “concordanza” con il sostantivo.
Similmente il sostantivo non concordava con i numerali. In questo caso i numerali superiori a “un” [min], esigevano che il termine a cui si riferivano passasse al genitivo (sempre singolare) e che venisse anteposto al numerale. Es.: min jonn “un figlio”, ma jonn-ho at “due figli” (lett. “due di figlio”).
Il sostantivo in questa lingua avarin presenta un numero elevato di casi che sono, nel caso degli obliqui, fondamentalmente unioni della radice con le preposizioni e/o avverbi. Il kaiđei si evolse, ad un certo punto, in una lingua di tipo ergativo-accusativo (lingua tripartita, come l’oggi quasi estinto linguaggio Nez Perce).
Prima di passare in rassegna i singoli casi c’è da aggiungere che nel kaiđei scompaiono gli articoli e che la determinazione/indeterminazione di un sostantivo dipende dal contesto in cui il vocabolo si trova.
La forma base era quella ASSOLUTIVA/INTRANSITIVA, che era la forma del soggetto della copula e dei verbi intransitivi (es. hùjan morèi (nai) “il cane è nero”) come anche del complemento oggetto di una cosa inanimata (es.: ròta pèirbas “egli batte, lavora il metallo”).
I soggetti dei verbi transitivi passavano alla forma ERGATIVA, che si formava con la terminazione -(ǝr, di origine oscura ma probabilmente derivante da un suffisso agentale (*-ro/*-rdo). Quindi: tonùr ròta pèirba" il fabbro lavora il ferro".
Nella terminazione dell’ACCUSATIVO, caso del complemento oggetto delle cose animate (la distinzione animato/inanimato restò comunque piuttosto indeterminata), il primitivo suono gutturale (sparito nel Quenya ma comunque origine e causa, per compensazione, dell’allungamento della vocale breve del nominativo) che Tolkien trascriveva con la 3 si stabilizzò in –(ǝh. (es.: òrgǝh mjǝznùr àparb av, "l’eroe uccise l’orco" (lett.: l’orco l’eroe uccise/l’eroe uccise l’orco).
Il GENITIVO (che nel kàiđei aveva anche la funzione di ABESSIVO nonché del caso “obliquo per eccellenza”, quello al quale si legavano le preposizioni, o nel caso dei Kinn-lai, le postposizioni) invece manterrà la forma –ho dal primitivo 3O. Abbiamo dunque teir-ho jonn (il figlio del capo)/kiriho zàgar (la spada di ferro), hùjan-ǝr jočùho au elel (il cane non vide il ratto); … tàuniho han … (oltre l'occidente).
Tolkien menziona in WJ:366 l’esistenza di un’antica terminazione ALLATIVA –da, che nella lingua kaiđei standard manterrà la vocale breve e muterà in base alle leggi fonetiche della lingua come segue da>δa>sa . L’allativo ha la funzione del complemento di moto a luogo (anche, trasposta a livello temporale, nel senso di “prima”), mara-sa bèitas (egli cammina verso casa). Nel kaiđei questo caso è presente anche nei costrutti simili al “sum pro habeo” latino: šùla kèinu-sa nei (l’araldo ha la tromba, ovvero kèinur šùlah šìra).
C’è poi il DATIVO che originerebbe dall’antica preposizione -nă “a”, dunque mantengo la -na. Ovviamente il dativo è il caso degli oggetti indiretti (àmarrǝr jonn-na klis ànant, la madre diede al figlio del miele), inteso poi come dativo di interesse (nàina kèiratǝs, lo stanno facendo per me), di relazione (nàina fojèi nai, per è bello/a, scil. lo/a trovo bello/a), etc.,
Per l’ABLATIVO, mancando da ora in poi i riferimenti ad una fase arcaica, “kwendja-na”, si prende in considerazione la terminazione Quenya –(e)llo, in merito alla quale sorge un problema: la doppia [l] intervocalica è comunque estranea al kaiđei, dovremo quindi cercare di ottenere una forma “arcaica” plausibile alla quale appoggiarci. La –ll- classica è il risultato di tre possibili sviluppi: quello [dl]>[ll], [lr]>[ll] oppure [ls]>[ll]. Poiché nel quenya classico è presente la preposizione introduttiva dell’agente nella diatesi passiva lō/lo (e poiché, stando al dizionario di Ardalmbion, "[a] similar and possibly identical form is mentioned in the Etymologies as being somehow related to the ablative ending -llo, but is not there clearly defined…"), suppongo che potremmo postulare, col beneficio del dubbio, una terminazione originaria –lō, imputando la geminazione della [l] nell'ablativo quenya al classico “rafforzamento semantico” tolkieniano, tante volte addotto nella pagina di Ardalambion dedicata all’elfico primitivo. In lingua kaiđei, stando alle leggi fonetiche stabilite, il suffisso si sarà evoluto in –lu (tòřilu èdeles “venne dalla foresta”). Similmente all’allativo, anche l’ablativo aveva una sfumatura temporale col significato di “dopo”: okt-lu “dopo il conflitto”.
Abbiamo in seguito lo STRUMENTALE dal quale si scisse parte semantica comitativa, che avrà il suo caso peculiare. La terminazione classica strumentale è –nen. hòrra-nen “col ramo”
La terminazione del COMITATIVO sara –as (da dizionario as=con): vùmunas èdelən “mi avviai con il fratello”.
Vi è poi il LOCATIVO/ADESSIVO, con la terminazione classica –sse, che pare essere collegata con la preposizione se, sé "at", quindi nel kaiđei postulerei un –ši.
Abbiamo ancora un ulteriore caso locativo (che può parimenti assumere significato temporale): l’INESSIVO/ESSIVO –mi; màrami “dentro, nella casa (mentre màraši = a casa)”, ma nèšer-mi “da giovane”, àmper-mi = “durante l'anno”;
altri casi quali il CAUSALE -kas, (a causa di…)
EQUATIVO –ve, (come il…)
ESCLUSIVO –aɾa, (tranne, eccetto il …)
AGGETTIVALE –vei.

L’AGGETTIVO
L’aggettivo nella lingua kaiđei non si declina ed è connotato sempre e senza eccezioni dalla terminazione [ā > ei]. Tale omologazione portò tutti gli aggettivi, eventualmente terminanti in i, o, e ad assumere l’a lunga, come se fosse una specie di “marcatore aggettivale”. L’aggettivo in funzione di attributo è scritto sempre prima del sostantivo al quale non lo lega alcuna concordanza, p.es. oɾèi mjǝrgùlai ([i] nobili guerrieri), ma mjǝrgùlai oɾèi (nai) ([i] guerrieri (sono) nobili). Gli aggettivi possono essere usati come sostantivati aggiungendo una [š] finale, probabile vestigia dell’apposto šin “questo”: fojèi šin > fojèiš = “il bello”. Dagli aggettivi si formavano gli avverbi col suffisso –vă.
COMPARATIVO: -rra + ABL: fojèirra čilu = più bello di te
SUPERLATIVO: no-: no-torrèi = il più forte

NUMERALI
I kaiđei usavano un misto tra il sistema vigesimale, simile a quello dei Drùadan de ISDA, e uno decimale, più famigliare a noi. È interessante notare come in questa lingua la base di numerazione fosse 12. Traducendo alla lettera i nomi dei cardinali, vediamo come iniziano in modo consueto: “uno”, “due, “tre” … “nove”, “dieci”, ma di seguito abbiamo “uno a” (scil. dodici: 11), “dodici”, “uno in più” (scil. di dodici: 13), “due in più” (scil. di dodici: 14), … e “due volte dieci” (=20).
uno      min               undici   mìnan (min+an: vedi voc. quenya/inglese di Ardalambion [an, ana]
                            "to, towards" (NĀ1))
due      at                dodici      rèist (stem RÁSAT > rāst(a) )
tre      nel                tredici      muneìbi (min+eibi (da ambē>ābē>èibi;
                            vedi ambë adv. “more”, “used of any kind
                           of measurement spatial, temporal, or
                            quantitative” (PE17:91).)
quattro      neit (da kanāt > knāt > gnāt > nāt > neit)      quattordici    otèibi
cinque      lèpan               quindici      nǝlèibi
sei      ǝnšì (< eñšē < enkē > encë –attestato da ardalambion) sedici       natèibi
sette      òtok                diciassette   lǝpèibi
otto      tòlot               diciotto      ǝnšèibi
nove      nìčer                diciannove   otèibi
dieci      kàjan (kwayan [anal. KAYAN >cainen])       venti      jàukaj
Qui i numeri si esauriscono, mostrando che il sistema di numerazione duodecimale ad un certo punto si ibridò col sistema vigesimale e, più avanti, con quello decimale: col tempo infatti si affermò un ulteriore numero, hàkat = cento che derivò probabilmente da una locuzione pre- o proto-kàiđei significante “dieci decine”, presumibilmente ricostruibile come k(w?)ăjăn măhàk(w?)at-ho*, che nel parlato quotidiano venne accorciata in [k(w?)ăjăn mă]hàk(w?)at[-ho]. Questo numerale prese progressivamente piede nel parlato, mentre nella lingua "alta" lo si usava principalmente per indicare un gran numero (indefinito e nell’ordine di più decine), laddove per quantità indicate in modo "preciso" si usavano comunque i composti di multipli di 20. Nel parlato invece i numeri grandi vennero progressivamente sempre di più indicati con i multipli di 100.

Ordinali:
min-jā >       mujèi            mìnan-ajā >   munonàjei
tat-jā >      očèi            rèist-jā >      rèiščei
nel-jā >       nǝřèi            muneìbe-ajā >   muneibàjei
neit-ajā   >   natàjei            otèibe-ajā >   otabàjei
lepan-ajā >    lǝbnàjei            nǝlèibe-ajā >   nǝlabàjei
ǝnšì-ajā >    ǝnšàjei            natèibe-ajā >   notabàjei
òtok-ajā >    ǝškàjei            lǝpèibe-ajā >   lǝpabàjei
tòlot-ajā >   tǝrdàjei            ǝnšèibe-ajā >   ǝnšabàjei
nìčer-ajā >   nečàjei             otèibe-ajā >   oteibàjei
kàjan-ajā >   kojàjei            jàukaj-jā >   jukàjei


DISTRIBUTIVI (si riprende l'idea PE14:84 dei composti con lùme, leggi anche Lesson 33 - Numbers & Mathematics in Sindarin Lessons ).

uno   ǝr            undici      mìnan-lū > munàntau (nl>nt)
due   jau            dodici      rèist-lū > rèišklau
tre   nel-lū > nǝrràu         tredici      muneìbe-lū > muneiblau
quattro   neit- lū > nèiklau         quattordici   otèibe-lū > otàblau
cinque   lèpan-lū   > lǝpàntau      quindici      nǝlèibe-lū > nǝlàblau
sei   ǝnšì-lū > ǝnšìlau         sedici      natèibe-lū > natàblau
sette   òtok > (o)tòklau         diciassette   lǝpèibe-lū > lǝpàblau
otto   tòlot-lū > tǝlòklau         diciotto      ǝnšèibe-lū > ǝnšàblau
nove   nìčer-lū > nečèrrau      diciannove   otèibe-lū > otàblau
dieci   kàjan-lū > kojàntau      venti      jàukaj-lū > jàukailū > jukèlau

Segnala questo post ad un operatore | IP: loggato

Scritto il 11-10-2015 20:25
  • clicca oer vedere il profilo di 6682
  • Cerca altri post di Fe-onèir
  • cita questo messaggio
Rispondi [ Torna al forum principale | Torna su ]

Vai a [Go]
Total: 0.076532 - Query: 0.00537 Elaborazione 0.049892 Print 0.003794 Emoticons/Tengwar/Quote 0.006436 © Eldalië.it