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  1. ATTENZIONE: LAVORI IN CORSO
Kinn-lai
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Fe-onèir

anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere
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Arieccheme
Computer nuovo, lavoro, famiglia, storie tese ma alla fine posso fornirvi nuovo materiale. Ps, qualunque incongruenza con i post precedenti (vocali lunghe pretoniche che si accorciano, terminazione genitiva [ho] invece di [o], avverbi numerali terminanti in [-lau] al posto di [-laume]) significa solo, ... che ho cambiato idea . Mi scuso per il fatto che copiandoe incollando si perde quasi tutta la formattazione del documento Word.

PARTI DEL DISCORSO
Passiamo ora in rassegna le parti del discorso nella lingua kaiđei. Iniziamo dal sostantivo.

SOSTANTIVO
Nell’ambito della lingua kaiđei si perse ad un certo punto la cognizione della classe grammaticale del genere, se si eccettuano i pronomi personali della 3. persona, che mantennero la distinzione tra animati ed inanimati. Riferendoci ai sostantivi vediamo come il genere perde ogni influenza nella flessione e nell’accordo tra sostantivo ed aggettivo (che generalizzò una terminazione universale in [ā] e veniva sempre anteposto al termine al quale era legato). In pratica, in questa lingua gli aggettivi divennero indeclinabili e si perse così il concetto di “concordanza” con il sostantivo.
Similmente il sostantivo non concordava con i numerali. In questo caso i numerali superiori a “un” [min], esigevano che il termine a cui si riferivano passasse al genitivo (sempre singolare) e che venisse anteposto al numerale. Es.: min jonn “un figlio”, ma jonn-ho at “due figli” (lett. “due di figlio”).
Il sostantivo in questa lingua avarin presenta un numero elevato di casi che sono, nel caso degli obliqui, fondamentalmente unioni della radice con le preposizioni e/o avverbi. Il kaiđei si evolse, ad un certo punto, in una lingua di tipo ergativo-accusativo (lingua tripartita, come l’oggi quasi estinto linguaggio Nez Perce).
Prima di passare in rassegna i singoli casi c’è da aggiungere che nel kaiđei scompaiono gli articoli e che la determinazione/indeterminazione di un sostantivo dipende dal contesto in cui il vocabolo si trova.
La forma base era quella ASSOLUTIVA/INTRANSITIVA, che era la forma del soggetto della copula e dei verbi intransitivi (es. hùjan morèi (nai) “il cane è nero”) come anche del complemento oggetto di una cosa inanimata (es.: ròta pèirbas “egli batte, lavora il metallo”).
I soggetti dei verbi transitivi passavano alla forma ERGATIVA, che si formava con la terminazione -(ǝr, di origine oscura ma probabilmente derivante da un suffisso agentale (*-ro/*-rdo). Quindi: tonùr ròta pèirba" il fabbro lavora il ferro".
Nella terminazione dell’ACCUSATIVO, caso del complemento oggetto delle cose animate (la distinzione animato/inanimato restò comunque piuttosto indeterminata), il primitivo suono gutturale (sparito nel Quenya ma comunque origine e causa, per compensazione, dell’allungamento della vocale breve del nominativo) che Tolkien trascriveva con la 3 si stabilizzò in –(ǝh. (es.: òrgǝh mjǝznùr àparb av, "l’eroe uccise l’orco" (lett.: l’orco l’eroe uccise/l’eroe uccise l’orco).
Il GENITIVO (che nel kàiđei aveva anche la funzione di ABESSIVO nonché del caso “obliquo per eccellenza”, quello al quale si legavano le preposizioni, o nel caso dei Kinn-lai, le postposizioni) invece manterrà la forma –ho dal primitivo 3O. Abbiamo dunque teir-ho jonn (il figlio del capo)/kiriho zàgar (la spada di ferro), hùjan-ǝr jočùho au elel (il cane non vide il ratto); … tàuniho han … (oltre l'occidente).
Tolkien menziona in WJ:366 l’esistenza di un’antica terminazione ALLATIVA –da, che nella lingua kaiđei standard manterrà la vocale breve e muterà in base alle leggi fonetiche della lingua come segue da>δa>sa . L’allativo ha la funzione del complemento di moto a luogo (anche, trasposta a livello temporale, nel senso di “prima”), mara-sa bèitas (egli cammina verso casa). Nel kaiđei questo caso è presente anche nei costrutti simili al “sum pro habeo” latino: šùla kèinu-sa nei (l’araldo ha la tromba, ovvero kèinur šùlah šìra).
C’è poi il DATIVO che originerebbe dall’antica preposizione -nă “a”, dunque mantengo la -na. Ovviamente il dativo è il caso degli oggetti indiretti (àmarrǝr jonn-na klis ànant, la madre diede al figlio del miele), inteso poi come dativo di interesse (nàina kèiratǝs, lo stanno facendo per me), di relazione (nàina fojèi nai, per è bello/a, scil. lo/a trovo bello/a), etc.,
Per l’ABLATIVO, mancando da ora in poi i riferimenti ad una fase arcaica, “kwendja-na”, si prende in considerazione la terminazione Quenya –(e)llo, in merito alla quale sorge un problema: la doppia [l] intervocalica è comunque estranea al kaiđei, dovremo quindi cercare di ottenere una forma “arcaica” plausibile alla quale appoggiarci. La –ll- classica è il risultato di tre possibili sviluppi: quello [dl]>[ll], [lr]>[ll] oppure [ls]>[ll]. Poiché nel quenya classico è presente la preposizione introduttiva dell’agente nella diatesi passiva lō/lo (e poiché, stando al dizionario di Ardalmbion, "[a] similar and possibly identical form is mentioned in the Etymologies as being somehow related to the ablative ending -llo, but is not there clearly defined…"), suppongo che potremmo postulare, col beneficio del dubbio, una terminazione originaria –lō, imputando la geminazione della [l] nell'ablativo quenya al classico “rafforzamento semantico” tolkieniano, tante volte addotto nella pagina di Ardalambion dedicata all’elfico primitivo. In lingua kaiđei, stando alle leggi fonetiche stabilite, il suffisso si sarà evoluto in –lu (tòřilu èdeles “venne dalla foresta”). Similmente all’allativo, anche l’ablativo aveva una sfumatura temporale col significato di “dopo”: okt-lu “dopo il conflitto”.
Abbiamo in seguito lo STRUMENTALE dal quale si scisse parte semantica comitativa, che avrà il suo caso peculiare. La terminazione classica strumentale è –nen. hòrra-nen “col ramo”
La terminazione del COMITATIVO sara –as (da dizionario as=con): vùmunas èdelən “mi avviai con il fratello”.
Vi è poi il LOCATIVO/ADESSIVO, con la terminazione classica –sse, che pare essere collegata con la preposizione se, sé "at", quindi nel kaiđei postulerei un –ši.
Abbiamo ancora un ulteriore caso locativo (che può parimenti assumere significato temporale): l’INESSIVO/ESSIVO –mi; màrami “dentro, nella casa (mentre màraši = a casa)”, ma nèšer-mi “da giovane”, àmper-mi = “durante l'anno”;
altri casi quali il CAUSALE -kas, (a causa di…)
EQUATIVO –ve, (come il…)
ESCLUSIVO –aɾa, (tranne, eccetto il …)
AGGETTIVALE –vei.

L’AGGETTIVO
L’aggettivo nella lingua kaiđei non si declina ed è connotato sempre e senza eccezioni dalla terminazione [ā > ei]. Tale omologazione portò tutti gli aggettivi, eventualmente terminanti in i, o, e ad assumere l’a lunga, come se fosse una specie di “marcatore aggettivale”. L’aggettivo in funzione di attributo è scritto sempre prima del sostantivo al quale non lo lega alcuna concordanza, p.es. oɾèi mjǝrgùlai ([i] nobili guerrieri), ma mjǝrgùlai oɾèi (nai) ([i] guerrieri (sono) nobili). Gli aggettivi possono essere usati come sostantivati aggiungendo una [š] finale, probabile vestigia dell’apposto šin “questo”: fojèi šin > fojèiš = “il bello”. Dagli aggettivi si formavano gli avverbi col suffisso –vă.
COMPARATIVO: -rra + ABL: fojèirra čilu = più bello di te
SUPERLATIVO: no-: no-torrèi = il più forte

NUMERALI
I kaiđei usavano un misto tra il sistema vigesimale, simile a quello dei Drùadan de ISDA, e uno decimale, più famigliare a noi. È interessante notare come in questa lingua la base di numerazione fosse 12. Traducendo alla lettera i nomi dei cardinali, vediamo come iniziano in modo consueto: “uno”, “due, “tre” … “nove”, “dieci”, ma di seguito abbiamo “uno a” (scil. dodici: 11), “dodici”, “uno in più” (scil. di dodici: 13), “due in più” (scil. di dodici: 14), … e “due volte dieci” (=20).
uno      min               undici   mìnan (min+an: vedi voc. quenya/inglese di Ardalambion [an, ana]
                            "to, towards" (NĀ1))
due      at                dodici      rèist (stem RÁSAT > rāst(a) )
tre      nel                tredici      muneìbi (min+eibi (da ambē>ābē>èibi;
                            vedi ambë adv. “more”, “used of any kind
                           of measurement spatial, temporal, or
                            quantitative” (PE17:91).)
quattro      neit (da kanāt > knāt > gnāt > nāt > neit)      quattordici    otèibi
cinque      lèpan               quindici      nǝlèibi
sei      ǝnšì (< eñšē < enkē > encë –attestato da ardalambion) sedici       natèibi
sette      òtok                diciassette   lǝpèibi
otto      tòlot               diciotto      ǝnšèibi
nove      nìčer                diciannove   otèibi
dieci      kàjan (kwayan [anal. KAYAN >cainen])       venti      jàukaj
Qui i numeri si esauriscono, mostrando che il sistema di numerazione duodecimale ad un certo punto si ibridò col sistema vigesimale e, più avanti, con quello decimale: col tempo infatti si affermò un ulteriore numero, hàkat = cento che derivò probabilmente da una locuzione pre- o proto-kàiđei significante “dieci decine”, presumibilmente ricostruibile come k(w?)ăjăn măhàk(w?)at-ho*, che nel parlato quotidiano venne accorciata in [k(w?)ăjăn mă]hàk(w?)at[-ho]. Questo numerale prese progressivamente piede nel parlato, mentre nella lingua "alta" lo si usava principalmente per indicare un gran numero (indefinito e nell’ordine di più decine), laddove per quantità indicate in modo "preciso" si usavano comunque i composti di multipli di 20. Nel parlato invece i numeri grandi vennero progressivamente sempre di più indicati con i multipli di 100.

Ordinali:
min-jā >       mujèi            mìnan-ajā >   munonàjei
tat-jā >      očèi            rèist-jā >      rèiščei
nel-jā >       nǝřèi            muneìbe-ajā >   muneibàjei
neit-ajā   >   natàjei            otèibe-ajā >   otabàjei
lepan-ajā >    lǝbnàjei            nǝlèibe-ajā >   nǝlabàjei
ǝnšì-ajā >    ǝnšàjei            natèibe-ajā >   notabàjei
òtok-ajā >    ǝškàjei            lǝpèibe-ajā >   lǝpabàjei
tòlot-ajā >   tǝrdàjei            ǝnšèibe-ajā >   ǝnšabàjei
nìčer-ajā >   nečàjei             otèibe-ajā >   oteibàjei
kàjan-ajā >   kojàjei            jàukaj-jā >   jukàjei


DISTRIBUTIVI (si riprende l'idea PE14:84 dei composti con lùme, leggi anche Lesson 33 - Numbers & Mathematics in Sindarin Lessons ).

uno   ǝr            undici      mìnan-lū > munàntau (nl>nt)
due   jau            dodici      rèist-lū > rèišklau
tre   nel-lū > nǝrràu         tredici      muneìbe-lū > muneiblau
quattro   neit- lū > nèiklau         quattordici   otèibe-lū > otàblau
cinque   lèpan-lū   > lǝpàntau      quindici      nǝlèibe-lū > nǝlàblau
sei   ǝnšì-lū > ǝnšìlau         sedici      natèibe-lū > natàblau
sette   òtok > (o)tòklau         diciassette   lǝpèibe-lū > lǝpàblau
otto   tòlot-lū > tǝlòklau         diciotto      ǝnšèibe-lū > ǝnšàblau
nove   nìčer-lū > nečèrrau      diciannove   otèibe-lū > otàblau
dieci   kàjan-lū > kojàntau      venti      jàukaj-lū > jàukailū > jukèlau

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Scritto il 11-10-2015 20:25
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Fe-onèir

anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere
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e ancora
Ne consegue che la versione corretta dell'epigrafe del trattato, riportata mesi prima, dovrebbe suonare:

mujèi pèzmaši ǝnšìlau jukàjeilu àmper-mi nèiklau jukàjei-sa jukèlau jukàjeilu mǝnìlu teir-ho tòlot-ho vokàidam-na ar hontèil-holai ùzbat-na àigei èšeñkos

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Scritto il 11-10-2015 20:37
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Fe-onèir

anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere
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Ci è voluto del tempo, ma alla fine ho tradotto l'intera Namárië.


Mànar-sa

Eh, klavàrei ločìlai sauř-šak sèinte,
unočèmei rèidalai hàler-holài hòrrave!
Rèidalai àvat šuŋkèi klušìrel-ho ložèi
jùrrave tožèi kòdnami tàuniho han,
Vàrdaho lagànei votùřan-ho nu,
jàmi il-lai čàine həlàrei
tèiřaiho ùmaho laiř-kas.
Màšǝr šai jùzmah mer i-kàt nàina en?
Šai-na Oj-ləčìho Činšìři Vàrda
il-holai tèiřair fàjave màha-řar òrurd
ar làubir uřèi fàtalai àlab tu
ar mòzna šàidei kèřilu kòran-salai
kèje [ja] mìho nəčì [ne]
ar šàizər Kalakìřa-ho mèrəm əjlì tàupe nu,
šint Valìmar ronìveiš-lu kantànei nu ni kantànei nu.
Mànar-sa! Manar mìruf Valìmar šìrel!
Mànar mìruf mìrral i-šìrel-sei umèive. Mànar-sa!


Ai! laurië lantar lassi súrinen,
yéni únótimë ve rámar aldaron!
Yéni ve lintë yuldar avánier
mi oromardi lissë-miruvóreva
Andúnë pella, Vardo tellumar
nu luini yassen tintilar i eleni
ómaryo airetári-lírinen.
Sí man i yulma nin enquantuva?
An sí Tintallë Varda Oiolossëo
ve fanyar máryat Elentári ortanë
ar ilyë tier undulávë lumbulë
ar sindanóriello caita mornië
i falmalinnar imbë met,
ar hísië untúpa Calaciryo míri oialë.
Sí vanwa ná, Rómello vanwa, Valimar!
Namárië! Nai hiruvalyë Valimar!
Nai elyë hiruva! Namárië!

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Scritto il 02-05-2016 23:55
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Fe-onèir

anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere
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Riposto, al settimo verso ho dimenticato di correggere "mer" in "mir" e, nell'ultimo, "mìrral" in "mìrrel"

Mànar-sa

Eh, klavàrei ločìlai sauř-šak sèinte,
unočèmei rèidalai hàler-holài hòrrave!
Rèidalai àvat šuŋkèi klušìrel-ho ložèi
jùrrave tožèi kòdnami tàuniho han,
Vàrdaho lagànei votùřan-ho nu,
jàmi il-lai čàine həlàrei
tèiřaiho ùmaho laiř-kas.
Màšǝr šai jùzmah mir i-kàt nàina en?
Šai-na Oj-ləčìho Činšìři Vàrda
il-holai tèiřair fàjave màha-řar òrurd
ar làubir uřèi fàtalai àlab tu
ar mòzna šàidei kèřilu kòran-salai
kèje [ja] mìho nəčì [ne]
ar šàizər Kalakìřa-ho mèrəm əjlì tàupe nu,
šint Valìmar ronìveiš-lu kantànei nu ni kantànei nu.
Mànar-sa! Manar mìruf Valìmar šìrel!
Mànar mìruf mìrrel i-šìrel-sei umèive. Mànar-sa!


Ai! laurië lantar lassi súrinen,
yéni únótimë ve rámar aldaron!
Yéni ve lintë yuldar avánier
mi oromardi lissë-miruvóreva
Andúnë pella, Vardo tellumar
nu luini yassen tintilar i eleni
ómaryo airetári-lírinen.
Sí man i yulma nin enquantuva?
An sí Tintallë Varda Oiolossëo
ve fanyar máryat Elentári ortanë
ar ilyë tier undulávë lumbulë
ar sindanóriello caita mornië
i falmalinnar imbë met,
ar hísië untúpa Calaciryo míri oialë.
Sí vanwa ná, Rómello vanwa, Valimar!
Namárië! Nai hiruvalyë Valimar!
Nai elyë hiruva! Namárië!

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Scritto il 03-05-2016 00:05
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Mildir

Silmaril Silmaril Silmaril
anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere
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Una cosa che mi sembra strana di questa lingua è che traspare una marcata sovrapposizione dell'utilità alla bellezza: Le sonorità dei Quendi si intuiscono ancora (cfr. "unočèmei")ma si evolve al contrario rispetto agli altri rami (Quenya Classico, Telerin) che promuovono la bella forma della parola spesso anche a costo di eliminare distinzioni semantiche potenzialmente utili...
Domanda: Nella tua idea di "cultura Avarin" quindi i Kinn-lai hanno sviluppato un pensiero pragmatico e dinamico, improntato a scambi commerciali, nomadismo e capacità produttiva ?
Tutte le culture Eldarin vanno al contrario, prediligendo l'astrazione, l'immutabilità (sono lentissime a cambiare e le parole sono composte di suoni compatti e distinti fra loro, non ci sono dittonghi come ei o vocali come ə, le -ai finali si evolvono in ) e la quasi sedentarietà, il che si trasfonde nella lingua più che mai...

E' molto pratico usare questa lingua ?
Per esempio, riusciresti a lasciare qui nel Forum qualche esempio di frase nel contesto quotidiano, come: "Vorrei parlare con Fëanor, ma non c'è" (è un esempio) ?


«Tehkämme sula sovinto toinen ei toistansa viata sinä ilmoisna ikänä, kuuna kullan valkeana!» (Kalevala, Trentesimo Runo)
U+E061 U+E010 U+E02C U+E046 U+E020 U+E044 U+E02E U+E04C U+E014 U+E010 U+E040 U+E000 U+E025 U+E044 U+E010 U+E04A U+E024 U+E000 U+E040 U+E022 U+E046 U+E010 U+E011 U+E02C U+E040 U+E020 U+E046 U+E060 U+E02E U+E040 U+E014 U+E015 U+E02C U+E040 U+E020 U+E04A
U+E010 U+E040 U+E022 U+E000 U+E04C U+E014 U+E02E U+E040 U+E010 U+E02C U+E04A U+E011 U+E044 U+E002 U+E040 U+E014 U+E011 U+E040 U+E014 U+E02E U+E04C U+E022 U+E003 U+E046 U+E010 U+E02C U+E04C U+E008 U+E044 U+E011 U+E040 U+E014 U+E061 (Fëanor)


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Scritto il 03-05-2016 13:30
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Fe-onèir

anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere
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Una cosa che mi sembra strana di questa lingua è che traspare una marcata sovrapposizione dell'utilità alla bellezza:

Beh, intanto grazie per la risposta. E' bello che non vi siete ancora stufati delle mie saltuarie incursioni. Una domanda: "sovrapposizione dell'utilità alla bellezza" vorrebbe dire che la lingua ha un suono pessimo? Se sì, che dire, non è colpa mia, io, per l’evoluzione della fonologia, ho postulato alcune leggi alle quali mi sarei dovuto attenere (alcune deducendole, anche a mia discrezione, dalla parola “kinn-lai”, altre prendendole da vari linguaggi, altre ancora inventandomele ispirandomi ad esempi storici) e poi ho lasciato fluire la cosa. Mi sono prefissato di rispettare il risultato, come veniva veniva.

Le sonorità dei Quendi si intuiscono ancora (cfr. "unočèmei") ma si evolve al contrario rispetto agli altri rami (Quenya Classico, Telerin) che promuovono la bella forma della parola spesso anche a costo di eliminare distinzioni semantiche potenzialmente utili...

Certo, è lo stesso Tolkien a marcare la differenza tra gli Eldar e gli Avari. Citerò a braccio, ma mi pare di aver letto (e posso ricordare male) che ci fosse meno differenza tra gli Edain e gli Avari, che non tra questi ultimi e gli Eldar (o gli Alti Elfi, non ricordo di preciso). La propensione al “Bello” che pervade le storie dei Elfi Chiari non è di così grande importanza quando si parla di Avari. Essi non anelano alla Luce, all’immutabilità, all’Occidente etc., si muovono nella TdM, ne sono “parte sostanziale” e in maggioranza vivono in essa oltre il perdurare dei loro corpi corruttibili (JRR mi pare scrisse che coi millenni diventavano ombre), perdendosi nelle sue vastità.

Domanda: Nella tua idea di "cultura Avarin" quindi i Kinn-lai hanno sviluppato un pensiero pragmatico e dinamico, improntato a scambi commerciali, nomadismo e capacità produttiva ?

Tempo fa ho già scritto di aver immaginato una specie di rapporto simbiotico (dopo un’iniziale ostilità) tra i Kinn-lai e i Piedipietra, durato fino alla distribuzione degli anelli del potere, e immagino anche rapporti tra gli Avari e gli Uomini Orientali, prima della corruzione di questi ultimi (e pure qui cerco di seguire Tolkien, purtuttavia concedendomi il lusso di postulare una “civiltà” Avarin, mentre il Professore parla solo di Elfi scuri raminghi). A questa fase ne seguì un’altra, durante la quale i Kinn-lai “rimasti” (cioè quelli non uccisi e quelli non allontanatisi dal loro popolo a causa del “mal di vivere” o “mal del sole”) vennero contattati dagli Stregoni Blu e acquisirono conoscenze sull’ordine del Mondo che li portarono ad essere “più spirituali”, abbandonando (non senza scismi e ulteriori divisioni) le antiche credenze che potremmo chiamare “animiste” (in realtà per il primo periodo immaginavo più un “manicheismo improprio”, nel quale grande ruolo aveva il mito dell’eterna lotta tra il Cavaliere Chiaro e quello Scuro – e per di più ingannatore) per abbracciare la credenza nella salvezza “nell’Ovest”, diventando una ristretta setta di sopravvissuti e contribuendo anche da Oriente alle ultime lotte contro Sauron.

Tutte le culture Eldarin vanno al contrario, prediligendo l'astrazione, l'immutabilità (sono lentissime a cambiare e le parole sono composte di suoni compatti e distinti fra loro, non ci sono dittonghi come ei o vocali come ə, le -ai finali si evolvono in ) e la quasi sedentarietà, il che si trasfonde nella lingua più che mai...

E pensa che io tratto il mio kàiđei come una koiné, una lingua di carattere ufficiale, già arcaicizzante all’epoca del sua prima fissazione in forma scritta. Ho in mente tre o quattro gruppi di dialetti “parlati” (per ora li chiamo kinnai, killa, kjennel e hin hin), per marcare come gli Avari fossero mutevoli… “terrestri” (lo dice il Professore che “The Avari had many tribes and greatly varied languages, widely sundered from one another”.) Ah, e il dittongo [ai] lo ha postulato già Tolkien, io non ne ho colpa!

E' molto pratico usare questa lingua ?

Beh, questo lo dovresti chiedere ad un Kinn.

Per esempio, riusciresti a lasciare qui nel Forum qualche esempio di frase nel contesto quotidiano, come: "Vorrei parlare con Fëanor, ma non c'è" (è un esempio) ?

Posto che il nome proprio Fëanor lo traspongo invece di tradurlo, dovremmo avere una roba simile: kìtufen Fejànoras, tar (šìho) uh) lett. “parlerei con Fëanor, ma (egli) non [c’]è”. Volendo usare il verbo volere mirren Fejànoras kìta, tar (šìho) uh).

Grazie ancora per ogni domanda, perplessità, critica ai miei contributi. A suo tempo posterò un’analisi grammaticale della mia versione (tanto per capirci la traduzione è in versi pro-forma ma è nei fatti “prosa”), nel frattempo mi fare un piacere immenso se tenterete di associare le parole del mio kàiđei con quelle della versione Quenya.

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Scritto il 03-05-2016 20:48
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Fe-onèir

anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere anello del potere
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Ancora un paio di correzioni

Eh, klavàrei ločìlai sauř-šak sèinte,
unočèmei rèidalai hàler-holài hòrrave!
Rèidalai àvat šuŋkèi klušìrel-ho ložèi
jùrrave tožèi kòdnami tàuniho han,
Vàrdaho lagànei votùřan-ho nu,
jàmi il-lai čàine həlàrei
tèiřaiho ùmaho laiř-kas.
Màšǝr šai jùzma mir i-kàt nàina en?
Šai-na Oj-ləčìho Činšìři Vàrda
il-holai tèiřair fàjave màha-řar òrurd
ar làubir uřèi fàtalai àlab tu
ar mòzna šàidei kèřilu kòran-salai
kèje [ja] mìho nəčì [ne]
ar šàizər Kalakìřa-ho mèrəm əjlì tàupe nu,
šint Valìmar ronìveiš-lu kantànei nu ni kantànei nu.
Mànar-sa! Manar mìruf Valìmar šìrel!
Mànar mìruf mìrrel i-šìrel-sei umèiva. Mànar-sa!

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Scritto il 03-05-2016 21:21
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Gianluca Comastri

foglia di Telperion
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Aggiungo solo una breve considerazione:

Fe-onèir il 03-05-2016 20:48 ha scritto:
Le sonorità dei Quendi si intuiscono ancora (cfr. "unočèmei") ma si evolve al contrario rispetto agli altri rami (Quenya Classico, Telerin) che promuovono la bella forma della parola spesso anche a costo di eliminare distinzioni semantiche potenzialmente utili...

Certo, è lo stesso Tolkien a marcare la differenza tra gli Eldar e gli Avari. Citerò a braccio, ma mi pare di aver letto (e posso ricordare male) che ci fosse meno differenza tra gli Edain e gli Avari, che non tra questi ultimi e gli Eldar (o gli Alti Elfi, non ricordo di preciso). La propensione al “Bello” che pervade le storie dei Elfi Chiari non è di così grande importanza quando si parla di Avari. Essi non anelano alla Luce, all’immutabilità, all’Occidente etc., si muovono nella TdM, ne sono “parte sostanziale” e in maggioranza vivono in essa oltre il perdurare dei loro corpi corruttibili (JRR mi pare scrisse che coi millenni diventavano ombre), perdendosi nelle sue vastità.

La particolarità di lavorare su lingue (e culture) Avarin sta proprio nel fatto che in questo caso è meno rischioso allontanarsi dal processo compositivo del Professore - proprio perché concettualmente gli Avari stessi sono più lontani dalla "piena elficità" tolkieniana. Anzi, paradossalmente in questo caso discostarsi in certa misura dalle linee di pensiero di Tolkien è idoneo allo scopo, se mi spiego.
Quindi l'interesse nel seguire gli sviluppi di questo esperimento non può che aumentare E quando sarà giunto a un sufficiente livello di maturazione, a discrezione dell'autore, vedrei opportuno parlarne anche sui social e mostrarlo anche al "mondo esterno"



«Scoprirai tutti i segreti pensieri dell'Uno, e t'avvederai che essi sono soltanto una parte del tutto e tributari della Sua gloria»

«...dopotutto Tolkien non ci insegna a rifiutare il mondo, anche se esso ha delle brutture, ma ad amarlo e a cercare sempre quello sforzo sovrumano per portare alla luce ciò che di bello c'è nell' universo e in noi» [Fram figlio di Frumgar]

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Mildir

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Fe-onèir il 03-05-2016 20:48 ha scritto:

E' bello che non vi siete ancora stufati delle mie saltuarie incursioni.


Per me la linguistica desta sempre interesse, specie quella neologica, e non capita spesso di trovare qualcuno con una così spiccata attitudine per essa...

"sovrapposizione dell'utilità alla bellezza" vorrebbe dire che la lingua ha un suono pessimo?


No, mi sono spiegato male.
Nessuna lingua ha un suono "pessimo", ogni lingua ha un'anima, e se il rapporto suono-anima (ovvero il grado in cui l'anima si manifesta nel suono) è equilibrato quello è un bel suono, perché è adatto alla lingua.
Con bellezza intendevo dire "purezza/raffinatezza della forma", cioè il fatto che ogni parola sia composta da suoni vocalici puri (non parzialmente anteriori, centrali o posteriori) e vi sia una prevalenza di consonanti sorde.
Nel sistema del Quenya questo è la regola, ed essendo che nasce dal Quendiano Primitivo e che ciò vale anche per l'Avarin... non ho mai dato per scontato che una stessa radice potesse produrre due tendenze fonologiche opposte...

Certo, è lo stesso Tolkien a marcare la differenza tra gli Eldar e gli Avari. Citerò a braccio, ma mi pare di aver letto (e posso ricordare male) che ci fosse meno differenza tra gli Edain e gli Avari,


... ma forse dovrei, se Tolkien avesse lasciato qualche considerazione in più il confronto Quenya vs Avarin sarebbe stato un panorama interessante (anche nel mondo reale i linguaggi di uno stesso ceppo hanno le stesse tendenze espresse in diversa misura, per esempio pochissime fra le lingue altaiche sviluppano la fonologia di quelle semitiche, il Kazakh e in parte il Turco sono fra queste, ma solo per influenza delle cugine meridionali, il che le rende uniche nel loro genere).

Tempo fa ho già scritto di aver immaginato una specie di rapporto simbiotico (dopo un’iniziale ostilità) tra i Kinn-lai e i Piedipietra,


Interessante !
Perché, vedi, un'influenza da parte del Khuzdul potrebbe proprio essere la chiave di una controtendenza così marcata dell'Avarin...
Lo trovo un dettaglio molto verosimile, comparabile per l'appunto all'influenza della sfera semitica nelle lingue turche...

purtuttavia concedendomi il lusso di postulare una “civiltà” Avarin, mentre il Professore parla solo di Elfi scuri raminghi.


Le due cose non si escludono necessariamente.
Per farti un esempio dal mondo "conosciuto": I linguaggi polinesiani di tipo nucleare sono uno dei massimi esempi di come per produrre una koiné linguistica basti una microciviltà.
Il linguaggio dell'isola di Pukapuka non ha più di seicento parlanti eppure ha già sviluppato dei dialetti nelle Cook Islands, e ora si parlano sia quelli sia il "Pukapukano" originale...

kìtufen Fejànoras, tar (šìho) uh) lett. “parlerei con Fëanor, ma (egli) non [c’]è”. Volendo usare il verbo volere mirren Fejànoras kìta, tar (šìho) uh).


Kìta = Q. Quetë, giusto ?
In fondo non è impossibile individuare il legame...
Ma non mi è chiaro se quello che usi sia il condizionale o piuttosto un tempo dell'indicativo che ha la stessa funzione (non ricordo tu abbia già parlato del condizionale, perdona l'eventuale svista...).

nel frattempo mi fare un piacere immenso se tenterete di associare le parole del mio kàiđei con quelle della versione Quenya.


Mi ci vorrà un po' di argilla espansa per le associazioni, ma... ci provo.

Fe-onèir il 03-05-2016 21:21 ha scritto:

ločìlai


= lassi

sauř-šak


= súrinen (l'argilla espansa inizia a fare effetto)

rèidalai


= yéni

hàler-holài


= aldaron

klušìrel-ho


Paradosso: Come può un Kinn conoscere il Miruvor ?
Ergo, cosa vuol dire esattamente "klušìrel" ?

jùrrave


= ve yuldar

tàuniho han,


= Andúnë pella

(Hai preso "han" dall'etimo del verbo "Hanta-" ?)

(Sono tornato sobrio, vado avanti un'altra volta... )

«Tehkämme sula sovinto toinen ei toistansa viata sinä ilmoisna ikänä, kuuna kullan valkeana!» (Kalevala, Trentesimo Runo)
U+E061 U+E010 U+E02C U+E046 U+E020 U+E044 U+E02E U+E04C U+E014 U+E010 U+E040 U+E000 U+E025 U+E044 U+E010 U+E04A U+E024 U+E000 U+E040 U+E022 U+E046 U+E010 U+E011 U+E02C U+E040 U+E020 U+E046 U+E060 U+E02E U+E040 U+E014 U+E015 U+E02C U+E040 U+E020 U+E04A
U+E010 U+E040 U+E022 U+E000 U+E04C U+E014 U+E02E U+E040 U+E010 U+E02C U+E04A U+E011 U+E044 U+E002 U+E040 U+E014 U+E011 U+E040 U+E014 U+E02E U+E04C U+E022 U+E003 U+E046 U+E010 U+E02C U+E04C U+E008 U+E044 U+E011 U+E040 U+E014 U+E061 (Fëanor)


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Scritto il 04-05-2016 14:36
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Fe-onèir

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Kìta = Q. Quetë, giusto ?
In fondo non è impossibile individuare il legame...
Ma non mi è chiaro se quello che usi sia il condizionale o piuttosto un tempo dell'indicativo che ha la stessa funzione (non ricordo tu abbia già parlato del condizionale, perdona l'eventuale svista...).

Giusto, ma mi hai beccato! Sbaglio mio, avrei dovuto scrivere kàita. Dunque, per il sistema verbale ho deciso di ispirarmi all’impianto, semplicissimo, dello sloveno. Ho così due tempi (più uno composto) e due modi (più una forma speciale), solo diatesi attiva (lo sloveno evita il passivo) e due aspetti. Purtroppo non ho molto tempo, risponderò per spizzichi e mozzichi a tutti i tuoi appunti. Andiamo per ordine.
Nella mia idea di Avarin dei Kinn-lai abbiamo la “forma base” verbale, che può intendersi anche come “infinito”. Per l’antico “kwet” abbiamo kit (perfettivo; lo schema è riassumibile con (C)vC(C), (consonante)-vocale breve-consonante-(eventuale altra consonante)). La forma imperfettiva si formava “allungando” la perfettiva: si allunga la vocale radicale e si aggiunge una -a finale: kīt-a (con il mutamento vocalico dei Kinn-lai abbiamo appunto [strong]kàita[/strong]. A queste forme verbali (presenti) si attaccano i pronomi enclitici, per indicare la persona e il numero (ps, i numeri sono due, manca il duale) del verbo, quando essi non sono evidenti dal contesto: 1° sing. –n/-en, 2° sing. -l/-el, 3° sing –s/-eš, 1° plur. incl. –m/-em, 1° plur. escl. -r/-er, 2° plur. –ř/-eř, 3. plur. –t/-et… ps, li ho cambiati più volte e non escludo di cambiarli ancora. Le forme passate si formavano con l’aumento (o con la reduplicazione, nel caso in cui la forma base iniziava per vocale): kit > [strong]ìkit[/strong], kàita > ikàita > [strong]ukàita[/strong] (i breve pretonica passa ad u).
Infine il terzo tempo, il futuro. Questo si forma, similmente a come accade nella Sprachbund balcanica, dal verbo volere, [strong]mer[/strong] (ho seguito la radice MER anziché la variante MBER dalla quale avremmo avuto per) che qui, come verbo ausiliario, compare in una forma imperfettiva “incompiuta”, senza la –a finale (forma anomala), seguito dalla congiunzione proclitica i-, “che” (così come confermato nel 3. significato di questa lettera registrato nel dizionario quenya/inglese scaricabile da Ardalambion): mirren i-kit/kàita, “parlerò” (nella mia versione di Namarië scrivo infatti Màšǝr šai jùzma mir i-kàt nàina en?, ovvero “chi+ERG adesso il recipiente [per bere](-senza terminazione accusativa –h, ho deciso che gli oggetti inanimati non avessero l’accusativo) [strong]vuole che colmare io+DAT di nuovo[/strong] (scil. “Chi riempirà ora per me la coppa?). PS, l'ordine di parole più corretto sarebbe Màšǝr šai [strong]nàina[/strong] jùzma mir i-kàt en?
Da notare che la proclitica veniva notata assieme al trattino, ad indicare che la lettera veniva ancora intesa come una parte autonoma e non veniva tollerata una sua mutazione in [u] nelle forme imperfettive (quelle con la vocale radicale lunga, nelle quali la vocale breve si sarebbe ritrovata in posizione pretonica), né poteva attirare su di sé l’accento nelle forme perfettive = mìrreř i-kùj (voi vi sveglierete); mìrrem i-kìta (noi parleremo (a lungo))
Per adesso mi fermo qui, non avermene. A breve arriviamo ai modi. Ciao.

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Scritto il 04-05-2016 23:13
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elassea


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Mildir il 03-04-2015 20:44 ha scritto:
Benvenuto Fe-onèir !
(Il tuo nick è dunque la versione Avarin di 'Fëanor', o qualcosa di più personale ?)

Fe-onèir il 03-04-2015 00:03 ha scritto:

Beh, io ci ho provato (anzi, ci sto provando tuttora, ho fatto della glottopoiesi un mio hobby da praticare la sera, tanto per rilassarmi), scegliendo di creare la lingua dei Kinn-lai.


Il mondo è davvero curioso: mai avrei pensato che qui su Eldalië sarebbe approdato un altro con la mia stessa passione.
Posso chiamarti collega conlanger, o preferisci glottopoeta ?

Vedi, pur non essendomi focalizzato sui linguaggi eldarin pre-classici (anteriori al Quenya Classico, come l'Eldarin Comune ad esempio) anch'io ho scelto di prendere diversi linguaggi del professore e, diciamo, "completarli" colmandone le lacune e addirittura mettendone in atto l'evoluzione.

Ho redatto fino a completamento una grammatica di Adûnaico, di Soval Pharë (la Lingua Corrente), di Khuzdul e di Lingua Nera, basandomi appunto su materiale d'autore.
Ma la mia passione principale resta il Neoquenya: partendo dal Quenya di LotR, lingua che secondo me ha un potenziale espressivo ed eufonico enorme, sono arrivato a costruire il Vinyaquenya, descrivendolo in una grammatica di più di 400 pagine ormai quasi finita e con un dizionario di quasi 50.000 lemmi (ci lavoro quotidianamente da quando ero sui quattordici e ora ho ventisei anni... )

Se può in qualche modo esserti d'aiuto posso dare un'occhiata alle tue creazioni, per me è assolutamente divertente (sarei laureato anch'io tra l'altro, in lingue moderne come triennale, anche se il mio percorso è sempre stato Linguistico-Filologico, infatti sto tentando di orientarmi sempre di più verso il campo della linguistica comparativa arrivando ad una laurea specialistica).


"Eh, loràjei lo?ì-lai sau?-ànen dèitir, aunutèmei reid’-lai hàler-olai hòrrave! Reid’-lai ovèiv-ni šuñkèi klušìrel-va ložèi jùrrave tožèi kodnàmi tàuni-han, nu lagànei Vàrdo vutù?ar-ši, ja-ši ži?-lai ?ainer hèrei tèi?ai-o ùma-o lai?-kas. Maš-?r jùzmah mer i-kat nàina en šai?"


Sembra un linguaggio semi-isolante (stesso tipo del Cinese per capirci, una parola un significato, ma con caratteri dei linguaggi flessionali come il Latino), il che lo rende strano dal momento che la tendenza dei Quendi è quella di flettere (riflettendo i gusti dell'autore, giustamente).
La particella -lai formatrice del plurale mi ricorda il linguaggio degli Eloi (mai visto il film "The Time Machine" ? ) in cui -mar forma il plurale.
Il distaccamento di -o quasi fosse una particella a sé stante mi ricorda ancora la posposizione cinese e coreana...
Ricetta fonetica niente male, sa di ancestrale al punto giusto direi, ma resto perplesso dalla natura palesemente mista della grammatica, c'è un motivo particolare per questa scelta ?


Milnir, ciao, mi interessano le tue grammatiche di Adûnaico, di Soval Pharë (la Lingua Corrente), di Khuzdul e di Lingua Nera e di altre soprattutto quelle umaniche. Dove potrei vederle?

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Scritto il 14-08-2017 20:08
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