ungi dall'essere un compendio sulle lingue della Terra di Mezzo (lascio il compito a persone più addentro di me in tali questioni), questa riflessione cerca di comprendere il perché, di questi tempi, le lingue inventate, elfico su tutti, riscuotano così tanto interesse.
A che pro cimentarsi in tali studi?
Ecco la domanda che mi ronza in testa da qualche tempo.
Proverò a dare una risposta partendo da un'esperienza personale per poi passare ad alcune delle testimonianze che ho raccolto.
Così ha inizio.
Bizzarro come, a volte, un episodio all'apparenza poco importante possa rivelarsi la chiave d'accesso a qualcosa di inaspettato.
Ho letto il Signore degli Anelli per la prima volta a quindici anni e quando ho finito la storia, per la prima e unica volta in 31 anni, ho pianto chiudendo un libro. Ho capito subito che lasciare la Terra di Mezzo non mi sarebbe stato più possibile. Un'intuizione dimostratasi, negli anni, più che azzeccata.
Lo ammetto sono una "Tolkien addicted". Malata, fin nel midollo. Ho letto il Silmarillion studiandolo quasi come avessi dovuto preparare un esame di storia. Eppure, nonostante l'evidente tossicodipendenza, non mi era mai passato per la mente di cimentarmi nello studio dell'elfico, del nanesco o della lingua hobbit.
Almeno fino al febbraio 2002.
Tipica serata tra amici. Che si fa? Gioco di ruolo! Ed improvvisamente la casa si popola di maghi, chierici, elfi e hobbit. Nulla di strano, certo. Almeno tra patiti di fantasy. Se poi considerate che si era nel pieno delirio da " La Compagnia dell'Anello", la cosa non vi parrà così inconsueta. Ebbene, dopo circa due ore di avventure, Gianluca se ne esce con il suo classico incantesimo del fuoco (si chiama così?). Gli risponde Willy l'Elfo (che nome!), al secolo Salvatore, che ribatte con " Nîn o Chithaeglir lasto beth daer; Rimmo nîn Bruinen dan in Ulaer! ".
Silenzio. Le mie rosee orecchiette rimangono perplesse. Che ha detto? Semplice! Si tratta dell'incantesimo che, nella pellicola di Peter Jackson, Arwen pronuncia portando in salvo Frodo.
Poche parole in un idioma sconosciuto e il danno è fatto!
Da quella sera la mia tossicodipendenza è peggiorata. Ho setacciato decine di librerie per trovare "Lingue elfiche" di Kloczko, per non parlare dei chili di carta utilizzati per stampare le tante informazioni fornite da internet, su tutte il corso pubblicato da Ardalambion (vi dice qualcosa, vero?). E tutto questo tra i risolini ironici di parenti e conoscenti.
Ma la cosa più importante è che in questi due anni, oltre a cimentarmi in un Quenya che reputo tuttora scarso, ho scoperto che di malati come me ce ne sono a migliaia! E questa, alla faccia di quelli che ancora se la ridono, è una gran bella consolazione!
Dizionari, compendi, seminari: il rinnovato amore per l'Elfico
Migliaia di malati, dicevo. E, non prendetela a male, so per certo che molti di voi sono stati contaminati dal morbo. Di sicuro la stragrande maggioranza dei frequentatori di Eldalië si sarà cimentata, almeno una volta, in una ricerca sul web alla caccia di preziose informazioni sulle lingue parlate nella Terra di Mezzo. Ebbene, vi sarete immediatamente resi conto in che ginepraio vi eravate cacciati! Digitare la parolina magica "Quenya" nel motore di ricerca yahoo.com significa avventurarsi in un intreccio di siti, link, approfondimenti, forum (ben 123.000 i risultati della ricerca , che salgono a 170.000 se si digita "tolkien languages") talmente intricato da far sembrare la foresta di Fangorn il giardinetto dietro casa.
Ma arrendersi non è cosa da tolkeniani incalliti, vero?
Già. Provate a dirlo a Gloria che dalla Svizzera scrive: "Ho cercato il dizionario di Klockzo per mesi e adesso che ce l'ho non vado in giro senza!!! Dopo un anno l'ho trovato, l'ho ordinato e dopo 8 mesi mi è arrivato. Una lunga attesa ma ne è valsa la pena!".
A farle eco Gianni da Milano. "A volte mi porto lo zaino dietro solo per avere con me Lingue Elfiche e Quenta Silmarillion, per vedere ogni tanto la copertina e immaginare di avere la chiave di un universo immenso, che ho cercato per secoli oltre mari e montagne, fiordi e menti. Dopo tanto peregrinare finalmente l'ultimo dono postumo del Maestro".
E, ancora, della stessa opinione Giovanni da Roma, favorevolmente impressionato anche dalla seconda fatica di Eduard J. Kloczko, Enciclopedia illustra della Terra di Mezzo - Lingue degli Hobbit, dei Nani, degli Orchi . "Un libro che mancava - dichiara entusiasta - credo sia l'unico a raccontarci, e così bene, le lingue di Hobbit, nani e mostri di Tolkien. L'ho letto d'un fiato. Kloczko è un genio!"
Voci unanimi, dunque. Studiare l'elfico sembra davvero la mania del momento. Ma, e riecco la domanda, perchè ?
Quenya, Sindarin, Klingon, Esperanto: quale il fascino delle lingue inventate?
Tolkien fu un grande scrittore e, soprattutto, un appassionato filologo. Ma non certo il primo a cimentarsi nella creazione di un nuovo linguaggio.
Tentativi di dar vita a nuove forme di comunicazione verbale sono sempre state insiti nell'uomo. Rimane in ogni caso più che evidente la netta differenza tra l'inventare qualche semplice vocabolo e il dar vita a una lingua completa di regole grammaticali, pronuncia e sintassi.
Probabilmente la prima creazione degna di nota la si deve a Ludwig Zamenhof, dottore polacco che, nel 1887, diede vita all'Esperanto. Una lingua che, secondo recenti stime, sarebbe oggi parlata da un numero di persone compreso tra i 2 e gli 8 milioni. Basti sapere che proprio le traduzioni in Esperanto de "Lo Hobbit" e de "Il Signore degli Anelli" sono andate a ruba.
Ma non è certo l'unico caso. Che dire allora del Klingon ? Il gutturale linguaggio inventato dal linguista Marc Okrand ha letteralmente spopolato, andando ben al di là delle più rosee aspettative. Pensate che molte opere di Shakespeare, tra cui "Amleto", sono state tradotte in Klingon. E la presenza, al prossimo Festival di Cannes, di "Earthlings", documentario dedicato al bellicoso popolo di Star Trek, sta a significare che siamo in presenza di vere e proprie correnti culturali.
Rimane però il fatto, per molti inspiegabile, di milioni di persone si dedicano allo studio di lingue che, se fortunati, potranno utilizzare perlopiù in convegni a tema o in circoli ristretti. Perché cimentarsi in studi che poco avranno a che fare con la nostra vita quotidiana?
Una prima risposta la dà Sarah Higley, insegnante di inglese antico all'Università di Rochester. "Per me studiare lingue inventate è un hobby - racconta - così come costruire modellini o collezionare francobolli". Decisamente più antropologico l'approccio di Doug Bigham, linguista all'Università di Austin in Texas. "Studiare linguaggi inventati è una sfida dal sapore particolare - commenta - il difficile è cercare di capire il bagaglio culturale e politico che li caratterizza".
Nello specifico, tra gli amanti delle lingue tolkeniane, ecco il sentimentale Ben Hamill, una sorta di elfo del Texas che al Quenya si è avvicinato per il suo lavoro di musicista. "Trovo la lingua di Tolkien melodica e armoniosa. Semplicemente spettacolare".
Al partito degli esteti appartengono certamente tutti coloro che dell'elfico amano ogni aspetto prettamente linguistico. La struttura delle frasi, le radici verbali, i suffissi, la sintassi o anche solo l'esatta pronuncia di un particolare vocabolo: una metodologia di studio che sembra quasi compiacersi nella fredda perfezione stilistica.
Sempre di più, infine, i lettori profondamente legati a quell'atmosfera magica che pare permeare ogni singolo aspetto degli Eldar. C'è chi sceglie il Sindarin quale lingua poetica per eccellenza, magari per dedicare un proprio componimento alla persona amata ("Ho scritto la mia prima poesia in elfico al mio ragazzo - racconta Michelle di Washington - sono così orgogliosa di me stessa!"), e chi, invece, si cimenta in rivisitazioni Quenya di antichi incantesimi. I più tecnologici, infine, si sono creati programmi ad hoc per scrivere in Tengwar con il proprio pc (vedere nella sezione Download di Eldalië, dal menu a inizio pagina, e il rimando seguente:
http://www.geocities.com/TimesSquare/4948/tengwar/ ).
Le correnti, insomma, sono davvero innumerevoli! Si studiano le lingue inventate per curiosità, moda, hobby o semplice passione filologica. Ma soprattutto per amore. Amore per l'arte, amore per il genio dell'uomo, amore per quei personaggi e quelle storie che sanno regalarci vera magia.
Rousseau diceva che "tutte le nostre lingue sono delle opere d'arte". Forse, cimentandoci nello studio dell'elfico riusciamo a sentirci un po' artisti. O forse, laggiù, in fondo al nostro cuore, speriamo che quel reame incantato descritto dal Professore esista realmente. E in tal caso, meglio prepararsi, può darsi che un giorno qualcuno ci venga a trovare.