Il Signore degli Anelli ed il suo successo
di Tiziano Fatiganti

ome era stato preannunciato dai Golden Globe, solitamente considerati i battistrada agli Academy Awards, la notte degli oscar ha sancito il trionfo de "Il ritorno del re". Definitivamente consacrata, l'opera di Peter Jackson è stata posta nell'Olimpo del cinema: non per niente il terzo episodio della trilogia de "Il Signore degli anelli" ha letteralmente sbaragliato la concorrenza, facendo piazza pulita di riconoscimenti: 11 Oscar su 11 ! L'opera di Jackson non ha avuto solo il pregio di rientrare nell'orbita dei film più osannati di tutti i tempi, ma ha anche fatto si che il capolavoro di Tolkien tornasse alla ribalta. Infatti questo nuovo successo ha avvicinato moltissime persone al mondo del Professore, mondo fino a quel momento quasi totalmente sconosciuto. E ne ha decretato un nuovo, massiccio successo. Ovunque, nei locali, nei bar, addirittura per strada (innanzi ai cinema, poi!) gruppi di ragazzi non parlavano di altro. Tale "esplosione" non si può ridurre unicamente ad un mero fenomeno commerciale, alle imponenti campagne pubblicitarie venutesi a formare dietro alla trilogia. I motivi sono altri, e non solo legati all'indiscusso valore della pellicola cinematografica nonché del romanzo. Le cause vanno cercate nella nostra società, società in cui sono svaniti o quasi i valori, tramontati gli ideali di sempre, a favore di un crescente egoismo, in una costante e deleteria ricerca del successo, del potere, della ricchezza. I media non ci propongono altro. E' un mondo di miti, dove non contano più le reali capacità di una persona al fine di decretarne il valore. E' una società in cui l'importante è apparire, non essere. Ne "Il signore degli anelli" no! Si torna ai vecchi ideali: il coraggio, l'amicizia, la virtù. Nell'eterna diatriba tra bene e male non c'è la volontà di un singolo di sopraffare l'altro (mi riferisco naturalmente ai "buoni"; per i "cattivi" vale il contrario), ma la lotta comune porta all'umiltà, alla continua messa in discussione del proprio essere, al sacrificio personale per la salvezza di un amico. Emblematica è la figura di Aragorn, uno tra i personaggi di più alto lignaggio nell'opera. La sua regalità non gli impedisce di mettersi al servizio di un essere molto più umile , Frodo, nonché alla fine della guerra di inchinarsi innanzi ai quattro hobbit, i maggiori fautori della vittoria contro il male. Inoltre non è un caso che sia proprio Frodo, l'umile, a sancire la sconfitta dell'Oscuro Signore, seppur in maniera alquanto controversa, e non le immense schiere di guerrieri, importanti anche loro sotto altri aspetti. I ragazzi hanno trovato in questi personaggi dei valori lontani dai modelli imposti secondo vie più o meno legittime dalla nostra società, e si sono appassionati, si sono immedesimati nei personaggi, provando a colmare quel vuoto interiore conferitogli dal costume dominante.

La domanda, a questo punto, pare ovvia: può un' opera del genere, per quanto appassionante, cambiare il modo di pensare del nostro tempo ed introdurre nella nostra vita nuovi (nuovi?) valori? Sicuramente penso che la fantasia ,in qualsiasi forma venga a manifestarsi, dai film ai libri,finanche nei videogiochi, possa influenzare molto la formazione dei giovani, ed essere così un valido aiuto alla loro educazione, alla loro crescita; una speranza per il futuro.

Forse tutto questo è solo un'illusione, il vagheggiare di un ennesimo romantico, un sogno. Ma, parlando di fantasia, credo chi in fondo sia lecito sognare...

 

 

           
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