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Tolkien Studies: un giornale che suona come una rivincita sui soliti luoghi comuni di Nausica Guanetti |
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uando, nel 1954, il primo capitolo della saga tolkeniana fece la sua comparsa in libreria, seguito, nell'arco di un anno, da “Le due Torri” e “Il Ritorno del Re”, le opinioni della critica non furono certo delle più unanimi. Edmund Wilson, noto al mondo letterario per i suoi saggi su Proust, Joyce e altre penne contemporanee, lo definì, senza pensarci troppo su, “attraente spazzatura per menti giovani”. Altri, richiamandosi soprattutto alla fede cattolica dell'autore, etichettarono l'opera come un'allegoria in stile medioevale di stampo reazionario, se non quasi fascista. A cantare fuori dal coro fu il poeta W. H. Auden considerando la trilogia un'evoluzione della “quest story” ( letteratura della ricerca, n.d.r. ), genere letterario che, fino a quel momento, aveva nella saga di Artù e della ricerca del Sacro Graal la sua punta di diamante. Allo stesso tempo, Auden, vide ne “Il Signore degli Anelli” forti richiami alla storia politica della prima metà del Ventesimo secolo, con la Contea a rappresentare una sorta di “piccola polis democratica” e il regno di Sauron cristallino esempio dei regimi totalitari. Un'interpretazione, questa, successivamente ripresa dalla cultura hippy, che in Tolkien si rispecchiava non solo per l'erba pipa (sic), ma soprattutto per la visione di Mordor come emblema della civiltà dell'industria. Apprezzata, derisa o male interpretata, la saga dell'Anello aveva comunque segnato una svolta nel mondo Accademico. E ben presto, già sul finire degli anni '60, nacquero gruppi di proseliti. “Ho iniziato a tenere corsi su Tolkien durante gli Anni '70 – racconta Jane Chance, docente di inglese alla Rice University – già allora c'era una forte domanda in tal senso, proprio come oggi. All'epoca, per prepararmi al meglio, decisi di andare in biblioteca per recuperare del materiale, ma non trovai quello che volevo. Non esisteva alcuno scritto che si soffermasse sul parallelismo tra l'opera del Professore e la letteratura inglese antica”. Da lì iniziarono lunghi studi e ricerche che culminarono, nel 1979, nella pubblicazione di “Tolkien's Art: a Mythology for England” e, successivamente, dell'antologia “Tolkien and the invention of Myth: A Reader” (entrambe edite dalla University Press of Kentucky). Ma per gli studiosi del mondo tolkeniano non furono, e non sono, solo rose e fiori. Anche oggi, nonostante il successo cinematografico che ha portato molti a scoprire la saga, o forse proprio a causa del grande fenomeno di massa, sembra quasi impossibile parlare di elfi e affini senza passare per i classici fanatici di turno, senza arte né parte. Insomma, al successo di Jackson all'Academy pare non corrispondere lo stesso rispetto nel mondo accademico. Un crudele destino cui Drout non ha voluto rassegnarsi. “Abbiamo mandato copie della prima edizione un po' ovunque – racconta – ma la risposta era sempre la stessa. Nessun problema a pubblicare singoli articoli, ma un'intera rivista non era ben accetta. Questo fino a quando abbiamo finalmente trovato casa presso la West Virgina University Press”. Accasato il Tolkien Studies, Drout ha già in cantiere un nuovo progetto. Si tratta di un'Enciclopedia che dovrebbe essere pubblicata dalla Routledge nel 2006. L'ambizione è coinvolgere il maggior munsero di studiosi possibile, per fronteggiare al meglio gli esigenti appassionati dell'opera del Professore. Ormai sulla giusta strada per ottenere i riconoscimenti meritati e per lasciarsi definitivamente alle spalle la definizione di semplici fanatici stile Trekkies o Star Wars, Drout si aspetta che in futuro la corrente accademica tolkeniana possa preoccuparsi meno di difendere l'importanza del proprio lavoro e curarsi maggiormente dei proprio studi. “E spero anche che ci si possa lasciare dietro le spalle temi triti e ritriti – rincara la dose – se in futuro non leggerò più saggi sullo scontro tra il Bene e il Male ne Il signore degli Anelli sarò un uomo felice! Spero anche che verranno dimenticate certe pessime interpretazioni, stile «agli hippies piace Tolkien quindi Tolkien intendeva dire quello che dicono gli hippies». Questa è pessima sociologia, basata sul nulla”. “Una delle ragioni per cui così tanti accademici si avvicinano a Tolkien – conclude – è perché sono ormai alienati da quello che per anni è stata considerata la “LETTERATURA”. Io sono con loro. Ma credo anche che sia giunto il momento per unire tutte le correnti che ruotano attorno alla Terra di Mezzo, i filologi, i sociologi, i letterati, gli storici, tutti dobbiamo fare fronte comune. E' tempo che nasca una vera alleanza accademica tolkeniana ”. La saga, dunque, continua. L'Anello Accademico del potere è stato creato… speriamo che anche il mondo letterario italiano ne sia presto corrotto!
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