Lo Hobbit annotato: una nuova edizione
di Aldarion

el 1991 Douglas A. Anderson pubblicò LO HOBBIT ANNOTATO (In italia edito da Bompiani, anno 2000), un'edizione del famoso libro di J.R.R.Tolkien completa di osservazioni ed analisi frutto di un lungo lavoro di ricerca sotto forma, appunto, di note. Il libro divenne ben presto un pilastro della letteratura tolkieniana perché univa allo scritto originale dell'autore una fonte preziosa nel processo di critica analitica tanto caro agli estimatori del Professore.
A distanza di 13 anni, dopo aver subito una revisione completa LO HOBBIT ANNOTATO viene riproposto al pubblico italiano dalla casa editrice Bompiani.
Abbiamo intervistato Oronzo Cilli, curatore dell'edizione italiana, volto ben noto nell'ambiente delle associazioni dedicate a J.R.R. Tolkien, che ha presentato la nuova edizione de LO HOBBIT ANNOTATO durante una conferenza alla recente convention tolkieniana Hobbiton XI.

D: Oronzo, qual è stato il tuo ruolo in questo progetto editoriale?
R: Diciamo che ho rivestito il ruolo di coordinatore. Infatti, anche il se il curatore è il sottoscritto, mi sono avvalso di ‘collaboratori' che oltre a padroneggiare in modo eccellente la lingua inglese sono soprattutto conoscitori del mondo tolkieniano. Le collaborazioni si sono rese necessarie sia per la mole del testo che per i tempi editoriali.
Mi hanno ‘accompagnato' in quest'avventura: Raffaella Benvenuto, che ha curato la traduzione della Cerca di Erebor (Appendice A del testo assente nella prima edizione) e diverse altre parti (Ringraziamenti, alcune didascalie e note); Lorenzo Gammarelli (già traduttore della prefazione di Tolkien alla seconda edizione de Il Signore degli Anelli presente nell'edizione corretta dagli scribani guidata dall'amico Piero Salandin) che ha invece tradotto le note dal 6° al 19° capitolo e Filomena Dibenedetto che ha avuto l'onere di rileggersi il testo per coglierne errori grammaticali, mancanze, refusi. Il sottoscritto si è occupato della prefazione e del testo de Lo Hobbit oltre al riordino del tutto. Nella revisione del testo mi sono avvalso anche dell'aiuto di alcuni amici dell'Associazione Eldalië come Simone Gallotti (Firiel) e Gianluca Comastri. A tutti, indistintamente, va il mio personale ringraziamento.
Aggiungo che chiedere l'aiuto di altri amici è stata una mossa utile a difendermi da eventuali attacchi!!! Scherzo ovviamente.

D: Quali sono le maggiori difficoltà che hai incontrato?
R: Il testo, inizialmente, appare semplice ma in realtà si presenta , soprattutto in alcuni punti, ostico. Per essere più chiari devo, in poche righe, parlare della struttura del testo. Anderson ha lavorato ad una sorta di guida alla comprensione de Lo Hobbit, inserendo note che spiegano ora la derivazione di un nome, ora il collegamento con altri testi tolkieniani e non. Le difficoltà si sono presentate durante la traduzione delle note che riportavano i passi presenti nel testo definitivo con quelli di edizioni precedenti Per essere più chiaro, l'edizione del 1966 (quella rivista da Tolkien dopo l'uscita del Signore degli Anelli) e le edizioni del 1937 (la prima) e del 1951 e 1961 (quelle intermedie prima della definitiva).
Queste note sono strettamente tecniche , perché riguardano l'uso di alcuni verbi anziché altri , ma é interessante vedere i cambiamenti apportati dallo stesso Tolkien nelle varie edizioni. A volte sono sottilissimi giochi di parole altre, come nel caso del capitolo V ‘Indovinelli nell'oscurità', rappresentano veri e propri stravolgimenti della trama. Il tutto conferma l'assoluta ‘pignoleria' del Professore di Oxford.

D: LO HOBBIT ANNOTATO è un libro di nicchia?
R: Assolutamente no. Di libro di nicchia, a mio avviso, si puo' parlare solo se si prende in considerazione il formato o il prezzo. Per il resto credo sinceramente che quello di Anderson sia un lavoro da certosino. Il libro risulterà interessante per i curiosi (si ritrovano molte informazioni su Tolkien e sulla stesura del testo) e sicuramente utilissimo per gli studiosi.

D: La scelta di pubblicarlo in Italia è un segno di rinnovato interesse da parte delle case editrici per le opere del professore? Anche in prospettiva H.o.M.E.?
R: Credo che in Italia l'interesse per Tolkien non abbia mai sofferto crisi, basta guardare il proliferare negli anni di saggi di ogni sorta e utilità che analizzano ora questo ora quell'aspetto dell'opera tolkieniana. Forse di una cosa siamo carenti: l'analisi filologica dei testi tolkieniani. In Italia, e non dico cose nuove, del mondo di Tolkien si analizza ogni aspetto (anche i lati più frivoli), ma di uno studio serio, anche di tipo accademico, sul testo vero e proprio se ne sente decisamente la mancanza. Spero che si possa porre al più presto rimedio a questa lacuna.
Per quanto riguarda l'History of Midle-earth (HoMe) credo che ci si debba mettere l'animo in pace e provvedere a leggersela in lingua inglese o in spagnolo (unico paese ad averla tradotta per intero). La pubblicazione della HoMe, a mio parere, è al momento improbabile. Primo, perché occorrerebbe molto tempo per una buona (non dico ottima) traduzione, secondo, perché oggettivamente è un opera, al momento, ‘senza mercato' con previsioni di vendita inferiori allo stesso Silmarillion (un libro di ‘nicchia' lontano dalle vendite de Lo Hobbit e del Signore degli Anelli).
In passato, in Italia, ci sono stati dei tentativi per piazzarla sul mercato. Ci provo' la casa editrice Rusconi (che ne possedeva inizialmente i diritti), pubblicando i primi due volumi (Racconti Ritrovati e Racconti Perduti), ma le vendite non furono esaltanti. Basta guardare a quante ristampe si è arrivati. Si racconta anche (ma siamo al limite della leggenda!), del negativo giudizio del figlio dell'autore, Christopher Tolkien, curatore dell'edizione inglese, che dopo aver visto i due volumi ed essendo buon conoscitore della nostra lingua, “proibi'” la pubblicazione dei restanti 10 volumi perché ritenuti poco aderenti all'opera del padre.
In realtà credo che non ci si deva fossilizzare solo sulla HoMe. Sul mercato esistono molti testi davvero interessanti che non hanno ancora toccato le sponde italiane. La Bompiani, da quanto ho potuto constatare di persona, è molto sensibile alle opere di e su Tolkien e quindi certamente ci regalerà altre validissime pubblicazioni.

D: E' plausibile l'ipotesi de IL SIGNORE DEGLI ANELLI ANNOTATO?
R: Un Signore degli Anelli Annotato richiederebbe un lavoro mastodontico. Bisognerebbe setacciare 1300 pagine, milioni di frasi e miliardi di parole, perché, come tutti sappiamo ,Tolkien era un “pignolo elevato all'ennesima potenza”. Sulla scelta dei nomi impiegava settimane, alle volte mesi. Sarebbe necessario analizzare tutte le fonti ispiratrici (e non solo le saghe nordiche), i termini anglosassoni, le analogie con altri testi, e poi pensare in quanti volumi pubblicarlo e soprattutto chi se ne assumerebbe l'onere. Sarebbe come affiancare al volume esistente una enciclopedia Treccani. Ma nella vita tutto è possibile e se poi ci aggiungiamo la caparbietà e l'amore degli appassionati tolkieniani…

D: Il successo di un libro è determinato anche dalla qualità della traduzione? Come giudichi in tal senso le vicende delle opere di Tolkien in Italia?
R: Qui ritorna l'annosa questione “se un libro è meglio leggerlo in lingua originale o tradotto nella propria”. Credo che anche il miglior traduttore non riuscirebbe a trasmettere quello che lo stesso autore ha scritto. Noi leggiamo Dante e ne cogliamo delle particolarità e bellezze che ad esempio agli inglesi sfuggono. E viceversa con Tolkien. Sono d'accordo nel tradurre i testi stranieri (traduzioni ‘forzate' anche dal fatto che il nostro paese risulta quasi l'ultimo in Europa per quanto riguarda la conoscenza delle lingue straniere), ma credo che debba essere fatto con una certa cura.
Nello specifico: le opere di Tolkien, sin dalla loro prima apparizione, non hanno mai avuto un unico e solo curatore che presentasse, oltre alle capacità di traduttore, anche una profonda conoscenza dell'opera tolkieniana utile ad armonizzare il tutto. Chi ha scritto quei testi non è un semplice narratore di fiabe, ma un Filologo con la F maiuscola che ha riversato nei suoi lavori tutta la sua conoscenza. Ad esempio, la Jeronimidis Conte traduce la parola ‘Cram' con ‘rimpinzimonio' prendendo spunto dal verbo inglese to cram che significa ‘rimpinzare'. Al contrario, secondo una nota scritta da Anderson, Cram è una parola elica presente nelle “Etymologies”, l'elenco di relazioni fra le parole elfiche pubblicato nel quinto volume della Ho Me , The Lost Road. Tolkien fa derivare cram dal tema KRAB- “schiacciare”, annota anche che si tratta di “una tortina di farina pressata (spesso contenente miele e latte), usata per i lunghi viaggi” (p. 365).. Un altro esempio banale, per far capire come sia errata la scelta di curatori diversi si ritrova nella traduzione de Lo Hobbit eseguita dalla Jeronimidis Conte e in quella de Il Signore degli Anelli dell'Alliata di Villafranca : la prima ha tradotto Sting - il nome della “spada” di Bilbo - con Pungiglione, mentre la seconda con Pungolo.

D: Tre buoni motivi per comprare la nuova edizione de LO HOBBIT ANNOTATO.
R: 1. Il lavoro certosino compiuto da Anderson che rende il volume unico nel suo genere.
2. I cambiamenti apportati all'edizione italiana Lo Hobbit tale da renderlo organico al Signore degli Anelli.
3. Dimostrare alla Bompiani che vi é ancora passione per le opere di e su Tolkien, invogliandola a scommettere su quei testi ancora poco conosciuti in Italia ma che rivestono una certa importanza per quanto riguarda lo studio dell'opera tolkieniana anche sotto l'aspetto filologico. Ad esempio The Road to Middle-earth di Tom Shippey che credo sia già sotto l'attenzione di validissimi traduttori tolkieniani ai quali non dispiacerebbe vederlo pubblicato con una cosi' prestigiosa casa editrice.

 


 

           
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