Le opere principali di J.R.R. Tolkien
di Alessandro "Elendiltheking" Tomasi, adattamento e cura di Gianluca Comastri

i seguito presentiamo un breve riassunto introduttivo delle opere narrative composte da John Ronald Reuel Tolkien e appartenenti al ciclo della Terra di Mezzo, a mo' di piccola guida introduttiva e allo scopo di favorire la consultazione dei restanti materiali nel presente sito. Per una panoramica più completa riguardo alle opere di e su Tolkien, si rimanda alla bibliografia ospitata tra queste pagine.
La produzione di Tolkien fu incredibilmente vasta ed approfondita, ma i tre testi più celebri e maggiormente conosciuti sono senza dubbio Il Silmarillion, Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli. Le vicende si svolgono nella Terra di Mezzo, regione del mondo popolata da diverse razze anrtichissime di cui quattro sono quelle principali, le Razze Parlanti: gli Uomini, gli Elfi (che sono gli pressoché immortali, dato che se non vengono uccisi non periscono per malattia o altro) i Nani e gli Hobbit. Questi ultimi fisicamente sono simili a degli uomini molto piccoli, alti non più di un metro e venti, con grandi piedi pelosi e una bonaria allegria che li fa sentire in pace col loro piccolo grande angolo di mondo.

IL SILMARILLION

Il Silmarillion è una raccolta di testi che J. R. R. Tolkien aveva cominciato ad elaborare nel 1917 ed ha poi sviluppato nel corso di tutta la sua vita. Il figlio Cristopher, nel 1984, dopo aver riunito tutti gli scritti del padre, ha pubblicato postuma la raccolta di tali testi e l'ha chiamata Il Silmarillion, dal nome delle tre gemme che hanno maggior rilievo nella trama del libro. Tuttavia, nel Silmarillion non si parla solo di quelle tre pietre create da Fëanor, il più celebre e possente sire elfico, bensì anche di altri temi. Esso è  suddiviso in cinque libri principali:

• L' Ainulindalë, nel quale vene narrata la formazione della Terra plasmata dagli Ainur, dei potenti spiriti nati dalla mente di Eru Ilúvatar ("l'Uno Padre di ogni cosa"), lo spirito divino supremo;

• Il Valaquenta, o "Novero dei Valar", in cui si passano in rassegna tutti i Valar, cioé quegli spiriti Ainur che dopo essere stati creati nella mente di Eru scelsero di abitare la Terra fresca di creazione;

• Il Quenta Silmarillion: la narrazione della creazione e della distruzione dei Silmarilli, tre magnifici gioielli creati da Fëanor nei quali si dice risiedano i destini del mondo;

• L' Akallabêth: la caduta di Númenor, la stirpe di Uomini più grande che mai esistette;

• Infine, il racconto su Gli Anelli di Potere e la Terza Età, che narra quanto accade fino alle vicende narrate ne Il Signore degli Anelli.

Tema centrale del libro è naturalmente la creazione dei Silmarilli, tre pietre  create da Fëanor in cui era imprigionata la luce dei Due Alberi primordiali di Valinor, la dimora dei Valar. La brama che riempie i cuori degli esseri che da poco popolano le terre di Arda dà luogo a una serie di battaglie e lotte intestine che portano lentamente allo sterminio di molte popolazioni di Uomini e di Elfi. La maggior parte delle vicende hanno luogo nel Beleriand, la parte nord-occidentale dell'antica Terra di Mezzo. Si narra nel Silmarillion della nascita di potenti regni elfici, come quello di Nargothrond o quello di Menegroth, della fondazione di città nascoste, come Gondolin, e dell'avvento dell'Oscuro Signore, Melkor, sulla Terra di Mezzo. Melkor approfitta delle dispute che si svolgono tra Elfi e Uomini del Beleriand per inviare le sue spaventose creature - Balrog, Draghi, Orchi - che nel Silmarillion fanno la loro prima apparizione affliggendo i Popoli Liberi allo scopo di annientarli ed impossessarsi delle Pietre di Fëanor. Gli imperi del Beleriand non sono destinati a durare a lungo e, per gli Elfi, la speranza risiede sempre nel lontano Ovest, in Aman, la regione di Valinor dove molti di loro torneranno una volta terminate le dispute con Melkor. Come citato in precedenza, nel Silmarillion si parla anche dell' Akallabêth, ovvero la caduta di Númenor. Viene innanzitutto chiarito quali Uomini facessero parte della razza Númenóreana e per quale motivo essi sfidarono il volere dei Valar, i quali si infuriarono e punirono i Númenóreani con la distruzione della loro isola. Si narra poi della conseguente fondazione dei Regni Númenóreani in esilio, ovvero Gondor e Arnor, fondati da Elendil e dai suoi figli. Infine, il racconto degli Anelli di Potere nella Terza età chiarisce l'origine, nonché la fine, dei manufatti che Sauron consegnò a Elfi, Uomini e Nani e che voleva soggiogare tramite il suo Unico Anello.

LO HOBBIT

Lo Hobbit venne pubblicato nel 1937 ed è la prima opera di Tolkien che riguarda la Terra di Mezzo e i suoi meravigliosi abitanti. Possiamo considerare il libro come un antefatto de Il Signore degli Anelli pubblicato nel 1954-55, anche se poi quando vide la luce non era ancora pensato come parte di questa grandiosa saga.
Qui vengono narrate le vicende di Bilbo Baggins, un piccolo Hobbit (zio di Frodo che sarà tra i protagonisti de Il Signore degli Anelli) di Hobbiville, e di come nelle sue mani giunse l'Unico Anello, l'oggetto più malvagio e pericoloso di tutta la Terra di Mezzo, forgiato dall'Oscuro Signore Sauron per scatenare tutta la sua malefica potenza sui reami del tempo e sottometterli.
Bilbo fa la conoscenza di Gandalf, uno stregone noto nella Contea (il luogo dove gli Hobbit abitano) più che altro per la sua bizzarria e per i suoi fuochi d'artificio - anche se a posteriori poi si comprende che in realtà questi aveva ben altro ruolo nella lotta contro l'Oscuro. Gandalf rende partecipe Bilbo di una missione da intraprendere insieme a 13 nani (Fili, Kili, Dori, Nori, Ori, Bombur, Bofur, Bifur, Dwalin, Balin, Oin Gloin e Thorin Scudodiquercia), il cui obbiettivo è recuperare un enorme tesoro custodito da un drago, Smaug, nella Montagna Solitaria, un luogo desolato e irto di pericoli a Nord-Est della Terra di Mezzo. I nani, Bilbo e Gandalf intraprendono questo grande viaggio che si rivelerà un percorso di crescita soprattutto per Bilbo, che diventerà sempre più forte e sicuro di sé, grazie anche all'acquisizione di un anello che lo rende invisibile (che scopriremo poi ne Il Signore degli Anelli essere L'Unico Anello di Sauron), anello che per volere della sorte egli sottrae alla meschina creatura Gollum, nelle Montagne Nebbiose. I viandanti incontreranno sul loro cammino creature quali i Vagabondi, Beorn, gli Elfi Silvani, ragni giganti: in molte circostanze sarà proprio Bilbo a salvare l'intera compagnia. Giunti alla Montagna Solitaria essi trovano Smaug addormentato sul grande Tesoro. Il drago viene risvegliato da Bilbo che era entrato in avanscoperta nella caverna. Quando Smaug si allontana per dirigere verso la città di Esgaroth e metterla a ferro e fuoco, la compagnia riesce così ad entrare in possesso del tesoro: durante le sue scorribande, come recitava un'antica profezia, Smaug viene da un arciere, Bard. Ma  i problemi non sono finiti. Infatti non sono solo i Nani a volere il tesoro: i cittadini di Esgaroth pretendono la loro parte come risarcimento per i danni subiti dal Drago. Vi è un momento di tensione tra le due parti, che però  si riuniscono per combattere un'immensa armata di Orchi e Lupi Mannari nella Battaglia che sarà detta dei Cinque Eserciti (in quanto vede da una parte i Nani gli Uomini e gli Elfi, dall'altra gli Orchi e i Lupi Mannari). Nella battaglia perdono la vita Thorin Scudodiquercia, Fili e Kili, ma alla fine i Popoli Liberi hanno la meglio. Suddiviso equamente il bottino della montagna, e fatto ritorno a casa, Bilbo nella Contea dovrà affrontare una nuova "terribile" insidia: scoprirà di essere stato dato per morto e che è in atto un asta dei suoi beni, che dovrà faticare per recuperare. Ma ormai il Bilbo pigro e grassoccio di prima della Cerca ha lasciato il posto a ben altro personaggio, così che quella che gli sarebbe parsa un'enorme sventura diviene in realtà un piccolo impiccio da sistemare e null'altro.


IL SIGNORE DEGLI ANELLI

Al centro della vicenda c'è l'Anello del Potere, che si trova nelle mani dell'hobbit Bilbo Baggins. L'Anello ha una caratteristica: se viene messo al dito rende invisibile il portatore e lo proietta in un mondo popolato dagli spiriti. Se utilizzato dal suo creatore, l'Oscuro Signore Sauron, gli conferisce un potere senza limiti. Ma anche un Alto Elfo lentamente verrebbe corrotto dal maligno potere dell'anello e soccomberebbe davanti ad esso, diventando un avido tiranno. Solo Sauron è in grado di usarlo in quanto suo creatore e l'Anello risponde unicamente a lui.

PROLOGO: LA STORIA DELL'ANELLO

Racconta il libro che anticamente l'emissario del Male, Sauron, abbia insegnato agli elfi a creare degli anelli magici. Sauron creò tre anelli per gli elfi, 7 per i nani, 9 per gli uomini. Infine creò un unico anello per se, il più potente di tutti, che serviva a controllare tutti gli altri anelli. Legando a sé il potere degli anelli da lui creati, dominandone i portatori, egli poteva così sconfiggere e sottomettere facilmente i sovrani a cui li aveva biecamente donati. Gli Elfi si resero conto però dell'inganno di Sauron e nascosero i propri anelli. I 7 anelli dei nani vennero successivamente distrutti o ripresi da Sauron, mentre i 9 anelli destinati alla razza umana finirono per rendere schiavi i re-negromanti a cui erano stati dati. Questi ultimi finiranno poi per diventare dei Nazgûl, creature simili a spettri, ma in grado di interagire con il mondo reale, al servizio di Sauron.
Dopo alterne vicende una grande coalizione guidata da Gil Galad, uno dei signori degli Elfi, e da Elendil, il re di Gondor, il regno degli uomini da sempre avversari di Sauron, si scontra contro l'Oscuro Signore e lo sconfigge. Gil Galad ed Elendil muoiono uccisi da Sauron ma Isildur, il figlio di Elendil, taglia il dito della mano di Sauron in cui porta l'anello e si impossessa del prezioso oggetto (senza però gettarlo tra le fiamme del monte Fato, le uniche che potessero danneggiarlo e distruggerlo una volta per tutte). Sauron, privo di gran parte della sua forza, è costretto a lasciare il campo. L'anello però tradisce Isildur che dopo qualche giorno cade vittima di un agguato degli Orchi. Morendo Isildur perde l'anello che finisce nel fiume Anduin. Lì rimane per centinaia di anni fino a quando non viene trovato per caso da due fratelli di una tribù hobbit: Sméagol e Déagol. La natura malvagia dell'anello si manifesta anche in questo caso: i due fratelli litigano per il possesso dell'anello e Sméagol uccide Déagol. Sméagol vagherà poi per la Terra di Mezzo e si rifugierà sotto le Montagne Nebbiose. Egli è diventato schiavo dell'anello ed è mutato fisicamente e caratterialmente. Non è più Sméagol, un innocuo hobbit, ma Gollum, un essere malvagio e perfido (il nome gli deriva dal suono che produce con la gola). Anni dopo l'hobbit Bilbo Baggins entra casualmente nella caverna dove vive Gollum e gli prende l'anello. Scoperto da Gollum stupidamente gli rivela il suo vero nome. Gollum tenta di ucciderlo ma Bilbo scappa, recando con sé il prezioso tesoro.

LA COMPAGNIA DELL'ANELLO

La storia dell'anello è la premessa cronologica indispensabile per comprendere la vicenda principale. Sono passati circa 50 anni da quando Bilbo si è impossessato dell'anello , ma l'anziano hobbit, che è ritornato a vivere nella Contea, il paese degli hobbit, non è a conoscenza della vera natura dell'oggetto di cui è venuto in possesso. Bilbo riceve frequentemente le visite di Gandalf, lo stregone che lo aveva accompagnato nella precedente avventura, narrata nel libro Lo Hobbit . Bilbo ormai è vecchio ma in ottima forma (l'anello conferisce infatti una straordinaria longevità) e stufo della Contea: vuole ritornare a vivere un'avventura, e rivisitare le terre dell'Ovest. Proprio durante il suo compleanno egli decide di andarsene e mentre conclude il discorso di ringraziamento infila l'anello e parte, lasciando tutti i suoi averi a suo nipote Frodo (compreso l'Unico Anello, dopo però un intervento indiretto di Gandalf; l'anello si stava infatti impossessando della volontà dell'hobbit). L'anello passa così a Frodo. Gandalf è però preoccupato della reazione dell'hobbit, e medita sulla natura dell'anello. Per accertarsene lascia la Contea raccomandando a Frodo di tenere nascosto l'anello. Dopo varie indagini ritorna e scopre, gettandolo nel fuoco del camino, che quello è l'Unico Anello. L'anello preso da Bilbo e ora in possesso di Frodo è l'anello di Sauron. Gandalf rivela a Frodo che l'anello può essere distrutto in un solo modo: lanciandolo nella voragine di Monte Fato, un vulcano dove si trovavano le fucine in cui l'anello fu creato. Ma Monte Fato è vicinissimo alla Torre Oscura, la fortezza in cui vive Sauron. L'Oscuro Signore inoltre ha riacquistato la sua antica forza e si prepara a lanciare una guerra per asservire i popoli liberi. Gandalf consiglia a Frodo di partire e di recarsi a Gran Burrone (Rivendell) la casa di, Elrond, uno dei signori degli Elfi che li potrà consigliare sul da farsi. E così fa Frodo che verrà accompagnato da Sam, il suo giardiniere e dai compagni di lunga data Merry e Pipino. Frodo si allontana da casa appena in tempo. I Nazgul, che hanno assunto le sembianze di cavalieri vestiti di nero su cavalli neri sono già sulle loro tracce. Sauron infatti è riuscito a catturare Gollum da cui ha saputo che l'anello era entrato in possesso del signor Baggins. Comincia un avventuroso inseguimento: gli hobbit sfuggono per un pelo alla cattura. Per sviare il nemico che è sulle loro tracce si avviano per una strada pericolosa e si trovano ad affrontare due momenti di grande difficoltà. Una prima volta vengono imprigionati dagli alberi della Vecchia Foresta e una seconda volta vengono catturati da uno spettro dei tumuli. In entrambe le occasioni vengono salvati da Tom Bombadil, un misterioso personaggio, su cui l'anello non ha alcun potere. Faticosamente gli hobbit giungono a Brea dove, alla locanda del Puledro Impennato, incontrano Aragorn. Questi, come si scoprirà, non è altro che il discendente di Isildur e quindi l'erede al trono di Gondor, regno ora governato dai Sovrintendenti, pronto a riprendersi il regno una volta sconfitto Sauron. Aragorn attendeva gli hobbit su richiesta di Gandalf suo amico di sempre e riesce a convincerli a viaggiare insieme. Il ritardo di Gandalf è dovuto ad un evento imprevisto. Lo stregone è stato chiamato a Isengard da Saruman, il più potente degli appartenenti al suo ordine. Saruman vuole infatti convincere Gandalf ad aiutalo ad impossessarsi dell'anello. Ma Gandalf rifiuta e Saruman lo imprigiona nella torre di Orthanc. Riuscirà a scappare solo grazie all'aiuto di Gwaihir, un'aquila gigantesca inviata dai Valar che lo preleverà dalla torre. Intanto gli hobbit accompagnati da Aragorn sono sempre inseguiti dai Nazgul, che li raggiungono a Colle Vento. Nello scontro Frodo viene ferito da una pugnalata inferta con una lama maledetta. I cavalieri neri vengono messi in fuga da Aragorn che incita gli hobbit a riprendere la corsa. Frodo peggiora: una scheggia della lama con cui è stato colpito si fa strada verso il cuore. Dopo alcuni giorni arrivano al guado del Bruinen, qui sono soccorsi da un signore degli Elfi, Glorfindel. Frodo riesce ad attraversare il guado: i Nazgul vengono investiti da un'inondazione scatenata da Gandalf, ma la marea d'acqua ucciderà solo i loro cavalli. A casa di Elrond a Gran Burrone si tiene un consiglio tra sovrani giunti da ogni parte della Terra di Mezzo. Frodo rincontra Bilbo, che si era recato da Elrond per finire la storia della sua vita in un voluminoso libro manoscritto. Alla fine si decide di creare una compagnia di nove persone guidata da Gandalf: oltre ai 4 hobbit ed ad Aragorn ne fanno parte anche Legolas, un elfo, Gimli, un nano, e Boromir il figlio di Denethor Sovrintendente di Gondor, giunto da Elrond per chiedere aiuto poiché gli eserciti di Sauron sono pronti a scagliarsi contro la sua città. Il compito della compagnia è accompagnare il portatore dell'anello Frodo fino al Monte Fato dove l'anello deve essere gettato per essere distrutto. La compagnia intraprende il viaggio con l'intenzione di passare per l'alto monte Caradhras. Le tempeste lanciate da Saruman costringono però i nove ad abbandonare la strada prescelta e ad avventurarsi nelle pericolose miniere di Moria. Qui in agguato li attendono centinaia di Orchi e un pericolo ancora più grande: un Balrog, un demone anticamente al servizio del primo Oscuro Signore, Melkor, di cui Sauron era un luogotenente. Lo scontro è feroce: la compagnia riesce a fuggire ma Gandalf cade avvinto al Barlog in un abisso. Gli otto superstiti proseguono il cammino fino ad arrivare a Lotlhorien , un magico reame creato dagli elfi nella foresta. A seguirli però c'è una nuova minaccia: si tratta di Gollum, la creatura che aveva ripescato decenni prima l'anello nel fiume Anduin. La compagnia si ferma per qualche giorno a Lothlorien dove è accolta da Galadriel e da Celeborn, grandi re elfici di Lorien. Galadriel offre loro preziosi doni e mostra a Frodo e a Sam alcune scene di un possibile futuro che li attende, nello specchio d'acqua della sua magica fonte. La compagnia riprende il viaggio via fiume grazie alle barche avute dagli Elfi. Dopo qualche tempo decidono di fermarsi prima delle cascate di Rauros per pensare al da farsi. Frodo sale sulla cima del Colle della Vista, ove viene raggiunto da Boromir che tenta di impadronirsi dell'anello (egli è convinto della necessità di usarlo contro Sauron e per difendere Gondor). Frodo scappa e raggiunto da Sam si allontana verso Mordor, la terra di Sauron.

LE DUE TORRI

Subito dopo la fuga di Frodo un gruppo di Uruk-Hai (una nuova razza di orchi molto potenti creati e inviati da Saruman per impossessarsi dell'anello) attacca Merry e Pipino: Boromir, riavutosi dal suo gesto folle, tenta di difenderli e rimane ucciso. I due hobbit vegono rapiti. Aragorn, Legolas e Gimli decidono di mettersi all'inseguimento dei rapitori lasciando che Frodo vada incontro al suo destino. L'inseguimento comincia ma i tre non riescono mai ad avvicinare gli orchi. Si imbattono invece in Eomer, capo militare del regno di Rohan. Eomer li aiuta a cercare gli hobbit spiegando ai tre che sono stati i suoi uomini ad uccidere gli Orchi che avevano imprigionato gli hobbit. Ma di quest'ultimi non c'è traccia. Gli hobbit infatti approfittando dell'attacco dei cavalieri di Rohan sono riusciti a fuggire. Pipino e Merry finiscono nella foresta di Fangorn, bosco abitato dagli Ent, creature simili agli alberi ma dotati di intelligenza e capacità di movimento. E proprio a Fangorn che incontrano Barbalbero, il capo degli Ent. E successivamente finiscono per imbattersi anche in Gandalf che loro credevano morto.
Intanto Aragorn, Legolas e Gimli dopo aver incontrato anche loro Gandalf, giungono a Edoras, capitale del regno di Rohan, dopo che Gandalf racconta loro di essere riuscito a uccidere il Balrog sopo un lungo combattimento e di essere tornato per completare la sua missione. Saruman ha però radunato nella sua fortezza un grande esercito di orchi e uomini per impossessarsi del regno di Rohan e tentare di impadronirsi poi dell'Anello, grazie al quale lo stregone potrebbe riuscire a prendere il posto di Sauron. Gandalf li aiuta a sottrarre re Theoden dalle grinfie di Vermilinguo, ufficialmente consigliere del re, ma in realtà spia al servizio di Saruman. Theoden si desta dall'inerzia in cui lo aveva condotto Vermilinguo e decide di mobilitare l'esercito per combattere Saruman. Le forze dei cavalieri di Rohan sono però di molto inferiori a quelle di Saruman.
Rohan si trasferisce in forze al fosso di Helm, una fortezza antica ed inespugnabile, meglio difendibile che non i campi aperti del regno. I soldati di Rohan a cui si sono uniti Aragorn, Legolas e Gimli arrivano appena in tempo: una volta entrati nella fortezza si scatena la battaglia che dura per tutta la notte e termina con la sconfitta delle forze di Saruman anche grazie all'intervento di Gandalf e degli Ucorni (creature simili agli Ent ma più statici ed istintivi, che vanno a formare una mortifera selva nella quale gli orchi fuggendo entrano, e dalla quale non usciranno mai più) . Non solo. Gli Ent hanno attaccato anche la fortezza di Isengard, dove abita Saruman, circondandola di rovine. Gandalf, Aragorn, Theoden, Legolas e Gimli si recano lì dove rincontreranno con loro grande gioia anche Merry e Pipino. Gandalf colloquia con Saruman e, ormai divenuto capo dell'Ordine degli Stregoni, distrugge il bastone del comando dello stregone malvagio e lo rinchiude nella torre di Orthanc, raccomandando a Barbalbero di vigilare su di lui.
Non c'è però tempo da perdere: Minas Tirith, la capitale del regno di Gondor, il principale avversario di Sauron, sta per essere attaccata proprio dalle forze del malvagio Oscuro Sire. Gandalf corre in avanti portando con sé Pipino sul suo cavallo Ombromanto, il più veloce destriero esistente. E proprio mentre si mettono in marcia scorgono un Nazgul che vola nel cielo: Sauron ha infatti fornito ai neri cavalieri dei destrieri alati sui quali muoversi. La guerra vera e propria è iniziata. Mentre si svolgono queste vicende Frodo e Sam si stanno dirigendo verso Mordor, la terra di Sauron dove si trova anche il Monte Fato, il vulcano in cui l'anello deve essere gettato per essere distrutto. I due sono seguiti da Gollum. Per evitare di essere catturati o uccisi dall'infida creatura i due hobbit decidono di catturarlo. Vi riescono e lo obbligano ad accompagnarli verso la loro meta, terra che Gollum conosce bene. Egli promette di essere fedele a Frodo ma nel suo cuore cova il tradimento. Gli hobbit e Gollum arrivano al cancello principale del regno di Mordor: ma è impossibile entrare. Gollum suggerisce allora un'altra strada che passa per le scale di Cirith Ungol e la torre di guardia di Minas Morgul. Prima di arrivarvi però si imbattono in Faramir, fratello di Boromir, inviato dal padre con un manipolo di arcieri per un azione contro i sudroni, uomini alleati di Sauron. Lasciato Faramir i tre giungono al valico: ma li attende la trappola tesa da Gollum. Il vecchio portatore dell'anello è infatti deciso a servirsi di Shelob, un mostro a forma di ragno gigantesco. I tre entrano nella galleria del mostro, dalle cui grinfie riescono a sfuggire: Shelob però insegue e colpisce Frodo, ma Sam riesce a prendere la spada del portatore dell'anello e a ferire gravemente il mostro che scappa. Ma Gollum attacca Sam e tenta di strangolarlo: l'hobbit si difende come può e anche Gollum è costretto alla fuga. Sam si china su corpo di Frodo e, credendolo morto, gli prende l'anello e la spada. Poi si allontana per tentare di compiere la missione. In quel mentre però un battaglione di orchi giunge dalla torre di Minas Morgul richiamato dall'attività di Shelob. Gli orchi trovano il corpo di Frodo e lo portano via. Un dialogo tra due orchi chiarisce a Sam la verità: Frodo non è morto ma solo incosciente, il veleno di Shelob non l'ha ucciso, ma solo addormentato: il mostro infatti ama divorare vive le sue prede. Sam si mette l'anello e corre alla ricerca di Frodo. Troppo tardi: gli orchi sono giunti nella torre di Minas Morgul e si chiudono il cancello alle spalle. Frodo è vivo ma prigioniero del nemico.

IL RITORNO DEL RE

Anche nel terzo volume de Il Signore degli Anelli , come nel secondo, le vicenda sono narrate parallelamente.
Il terzo libro comincia con l'arrivo di Gandalf e Pipino a Gondor. Il regno guidato dal Sovrintendente Denethor è in guerra. Ma Denethor vuole sapere tutto sulla sorte incontrata da suo figlio Boromir. Pipino offre a Denethor i suoi servizi in cambio della vita, conservata a prezzo di quella di Boromir, ma ormai il nemico è alle porte. L'immenso esercito di Sauron circonda ed assedia la città. L'altro figlio del sovrintendente, Faramir, poco amato dal padre e inviato in una missione a dir poco sconsiderata, è però colpito da una freccia avvelenata e rischia di morire. L'assalto alle mura di Mordor comincia. Lo guida il capo dei Nazgûl: il terrore sprigionato dal capitano dei Cavalieri Neri influenza i difensori che riescono a combattere solo grazie all'opera incoraggiatrice di Gandalf. La vista del secondo figlio morente fa impazzire Denethor che si dà fuoco insieme a Faramir. Quest'ultimo viene salvato da Pipino, ma il vecchio Sovrintendente muore tra le fiamme. L'attacco alle mura sembra aver successo. Il cancello di Gondor viene distrutto e solo Gandalf resiste davanti alla porta a fronteggiare il capitano dei Nazgul. Ma uno squillo di tromba lacera l'aria. Sta arrivando l'esercito di Rohan. A guidarlo è re Theoden, al suo fianco ma in incognito la dama Eowyn, accodatasi di nascosto all'esercito partente poiché desiderosa di combattere nonostante il re l'avesse destinata a tenere il regno in sua assenza. Merry l'hobbit viaggia con Eowyn sullo stesso cavallo. Lo scontro tra i due eserciti è terribile. Theoden viene ucciso, Eowyn si scontra con il capitano dei Nazgûl che viene prima colpito da Merry e poi ucciso da Eowyn stessa (secondo un'antica profezia nessun uomo vivente avrebbe potuto vincerlo, e in effetti viene abbattuto da una donna e da un hobbit!) che resta gravemente ferita nel combattimento. Ma a dare la vittoria a Gondor è solo l'arrivo di Aragorn che è riuscito a radunare un grande esercito dopo essere passato per una via misteriosa: il sentiero dei morti. Lì ha ricevuto aiuto da parte degli spiriti di soldati defunti, un tempo traditori, che si riscattano e riconquistano il diritto al riposo eterno aiutandolo a sconfiggere il grande esercito di Sauron ai piedi della città di Gondor. La battaglia è vinta ma le forze che Sauron può mettere in campo sono immense. Viene deciso di radunare quel che resta dell'esercito, che però non conta più di di 7.000 uomini, per andare all'ingresso principale di Mordor e distogliere l'attenzione di Sauron dal proprio territorio in modo da rendere più agevole la missione di Frodo. L'esercito guidato da Aragorn e Gandalf si reca al Morannon, il Nero Cancello che costituisce l'ingresso principale della terra di Mordor. L ì scatta la trappola di Sauron: decine di migliaia di uomini Orchi si scagliano contro gli uomini di Aragorn. I Nazgûl alati si scagliano contro gli uomini di Gondor. L'azione si sposta nuovamente nella torre di Minas Morgul. Sam vede fuggire uno degli orchi dalla torre. All'interno si è verificato infatti un combattimento furioso tra gli orchi: oggetto del contendere la cotta di maglia di mithril, un materiale più resistente dell'acciaio e più prezioso dell'oro, indossata da Frodo e regalatagli da Bilbo. Sam entra nella torre: gli orchi sono tutti morti tranne uno. Sam lo ferisce e recupera Frodo che si è ripreso. I due scappano e riescono a sfuggire all'inseguimento degli uomini di Sauron. Inizia l'ultima marcia verso Monte Fato. Ma l'anello man mano che si avvicina al luogo in cui fu forgiato diventa sempre più difficile da portare: l'Anello "vuole" infatti tornare dal suo padrone Sauron.
Dopo diverse avventure i due riescono ad arrivare a Monte Fato. Ma lì giunti Frodo si accorge di essere diventato schiavo dell'anello: di non essere cioè in grado di gettarlo nella bocca del vulcano. Gollum tuttavia, che non ha mai smesso di seguirli, attacca Frodo che per scappare si infila l'anello. A quel punto Sauron si rende conto della presenza di Frodo e lancia i Nazgul alla caccia dell'hobbit: Gollum stacca con un morso il dito della mano in cui Frodo porta l'anello, ed esultando scivola e precipita nel vulcano. L'anello viene distrutto e con lui Sauron e i Nazgul. Frodo e Sam verranno salvati dalle aquile condotte da Gandalf. Il vulcano infatti erutta e distrugge ogni cosa nel raggio di miglia. Le avventure degli hobbit non sono finite. Prima assistono al matrimonio di Aragorn con Arwen. Il loro amico Aragorn, ormai non più Ramingo, diventa re di Gondor. I quattro hobbit ritornano a casa. Ma lì scopriranno che le cose sono cambiate. Saruman e Vermilinguo, lasciati andare da un Barbalbero impietosito, si sono impadroniti della Contea. Gli hobbit organizzano però la rivolta del loro popolo oppresso, affrontano Saruman e lo sconfiggono (Saruman poi verrà ucciso da Vermilinguo). La pace torna sulla Contea: ma Frodo soffre ancora per le ferite subite durante la guerra dell'anello. Per questo motivo decide di partire per sempre andando con una nave elfica al di là del mare, verso le terre immortali di Valinor, assieme ai grandi degli Elfi e al sempre fidato Gandalf.

           
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