Il riferimento è contenuto
nel secondo libro, capitolo 4 "Un viaggio nell'oscurità":
"Non temete!" disse Aragorn. Questa volta la
pausa fu più lunga del solito, e Gandalf e Gimli
stavano bisbigliando; ... "Non temete! ho fatto insieme
con lui parecchi viaggi, pur se mai nessuno così
al buio; ...E' più sicuro nel ritrovare la via
di casa in una notte cieca che non i gatti della Regina
Berúthiel".
Questo è un caso singolare del processo creativo
di Tolkien. Sembra che il nome non significhi nulla a
prima vista: lo si "incontra" come si trattasse
della prima bozza del capitolo. Più avanti, comunque,
si "scopre" che esisteva "realmente",
ed i riferimenti alla sua storia sono riportati nel libro
dei Racconti Incompiuti.
Berúthiel era la moglie di
Tarannon dodicesimo Re di Gondor (Terza Età 830-913),
ed è descritta come "perfida, solitaria e
non amata" (il fatto che Tarannon non avesse figli
è riportato senza alcuna spiegazione negli annali).
"Berúthiel aveva none gatti neri ed uno bianco,
che erano suoi schiavi e con i quali conversava o nelle
menti dei quali leggeva, servendosene per scoprire gli
oscuri segreti di Gondor,... Usava il gatto bianco per
spiare i neri e li tormentava. Nessuno a Gondor osava
toccarli; tutti avevano paura ed imprecavano quando li
vedevano passare. Tarannon la caricò su una nave
con i suoi gatti e la lasciò andare alla deriva:
"Il suo nome fu cancellato dal Libro dei Re (ma la
memoria degli uomini non è tutta quanta rinchiusa
nei libri, ed i gatti della Regina Berúthiel non
sono mai scomparsi dai detti). [Racconti Incompiuti, pag.
531]