La
finzione che Tolkien ha cercato di sostenere è
che Il Signore degli Anelli (lo Hobbit ed Il Silmarillion)
non è nient'altro che un antico manoscritto (scritto
da Frodo e da Bilbo), di cui egli è soltanto l'editore
ed il traduttore (situazione identica a molte delle sue
opere da professore). Ciò non è mai asserito
in maniera diretta, ma spesso si accenna all'esistenza
di altri manoscritti, contenenti altre storie collegate
al Signore degli Anelli. Così, il Prologo è
scritto nello stile di un editore moderno che presenta
al pubblico un'opera antica, ritrovata e tradotta in lingua
corrente, al fine di essere comprensibile a tutti. Altri
esempi si trovano nelle note introduttive alla edizione
rivisitata de Lo Hobbit, la prefazione a Le Avventure
di Tom Bombadil e parti delle appendici a Il Signore degli
Anelli, soprattutto le note introduttive all'Appendice
A, Appendice D e Appendice F.
La più interessante di tutte è la Nota alle
Registrazioni della Contea. Tolkien simula di essere il
protagonista di una storia reale spacciando per vera la
storia del Manoscritto (l'indizio era che il Manoscritto
originale di Frodo non sopravvisse, ma che una serie di
copie erano state fatte, e di queste una era finita nelle
mani di Tolkien.)
Il
ricorso a questo tipo di finzione non è comunque
una invenzione innovativa di Tolkien : molti autori hanno
affermato infatti, che le loro storie fantastiche provenivano
da antichi manoscritti andati perduti e poi misteriosamente
riapparsi (si pensi ad esempio ad un grande come Omero
[N.d.T.]). Pochi sono comunque quelli che hanno riscosso
il suo stesso successo. La maggior parte degli elementi
della finzione riguardano l'aspetto linguistico della
Terra-di-Mezzo : egli finse di essere solo il traduttore
del manoscritto (vedi la FAQ 1.4)