Si,
ma un si che deve essere chiarito. Non c'è alcun
dubbio sul fatto che Tolkien pensasse all'Europa nordoccidentale
quando descriveva le terre, le acque, la flora e al paesaggio
della Terra-di-Mezzo. Ciò dipende in parte dal
fatto che l'Europa nordoccidentale fu la sua casa e comunque
da lui ben conosciuta, ed in parte dal suo amore per le
tradizioni ed i miti nordici. Come egli stesso disse:
"Alla zona nord-ovest dell'Europa, dove io (e molti
dei miei antenati) ho vissuto, sono affezionato, come
ogni uomo è affezionato alla propria casa. Amo
la sua atmosfera, e conosco la sua storia e le sue lingue
meglio di quanto non conosca quelle delle altre parti
del mondo; ..." (Lettera #294).
In questo modo l'ambiente della Terra-di-Mezzo apparirà
familiare agli abitanti di queste regioni dell'Europa
(vedi quanto escerpito dalla lettera #183 nella Faq precedente).
In
ogni caso la geografia non corrisponde. Questo non dipende
da una scelta deliberata da parte di Tolkien, ma piuttosto
da un effetto cronologico nella storia della composizione
: il problema è sorto quando il racconto era già
ad uno stadio avanzato e le mappe oramai quasi del tutto
definite per apportar loro delle modifiche:
"
... se si trattasse di " storia " sarebbe difficile
adattarla alle terre e agli avvenimenti (o alle "
culture ") così come noi le conosciamo, da
un punto di vista archeologico o geologico, sia per quanto
riguarda la parte più vicina o più remota
di quella che ora è chiamata Europa; benché
si affermi espressamente che la Contea, per esempio, fosse
in questa regione (Compagnia dell'Anello, Prologo pag.27).
Avrei potuto attribuire una maggiore verosimiglianza a
tutta la storia, se quando mi sono posto il problema questa
non fosse ormai troppo avanti. Dubito però che
ne avrebbe guadagnato; ... " (Lettera #211)
" ... Quanto alla forma del mondo nella Terza
Età, temo che sia stata ideata " drammaticamente
" piuttosto che geologicamente. A volte vorrei aver
fatto più concordanti le immaginazioni e le teorie
dei geologi con la mia mappa. Ma questo non avrebbe che
arrecato altri guai alla storia umana." (Lettera
#169)
L'osservazione
che "probabilmente non ne avrebbe guadagnato molto"
è caratteristica e indica forse l'approccio dello
stesso Tolkien, la cui attenzione sembra essere focalizzata
sull'ambientale familiarità a livello “locale”
(nel senso che certe scene particolari sarebbero provenute
da parti diverse dell'Europa) e a trascurare l'assenza
di identità “globale”. Dall'altro lato ha fatto
qualche tentativo di aggirare tale difficoltà asserendo
nel Prologo che “Quei giorni, la Terza Età della
Terra-di-Mezzo, sono ormai lontani, e la configurazione
di tutte le terre è oramai cambiata…”. In conclusione,
diventa una faccenda personale di ogni singolo lettore
l'importanza della mancanza di una esatta corrispondenza
geografica e del unto in cui viene meno il continuum tra
le due affermazioni “La Terra-di-Mezzo era il nord-ovest
dell'Europa” e “La Terra-di-Mezzo potrebbe essere stata
il nord-ovest dell'Europa” (o, come Tolkien potrebbe aver
detto, “La Terra-di-Mezzo immaginativamente fu il nord-ovest
dell'Europa) [ In questo modo, recenti sforzi di forzare
una corrispondenza tra la mappa della Terra-di-Mezzo e
quella del continente eurasiatico, come ad esempio nel
Bestiario di Tolkien di David Day, sarebbero da scartare.]
In una lettera Tolkien fornisce delle indicazioni utili
alla sovrapposizione delle due diverse mappe, ma questo
non risolve il suddetto problema, dal momento che l'Europa
nordoccidentale è ancora una volta utilizzata come
termine di paragone e non come equazione :
"L'azione del racconto si svolge nella parte a
nord-ovest della Terra-di-Mezzo, che come latitudine corrisponde
alle terre costiere dell'Europa e alle coste settentrionali
del Mediterraneo. …Se Hobbitville e Rivendell si trovano
circa alla stessa latitudine di Oxford, Minas Tirith,
a 600 miglia a sud, sarà pressappoco alla stessa
latitudine di Firenze. Le foci dell'Anduin e l'antica
città di Pelargir si troveranno alla stessa latitudine
dell'antica Troia." (Lettera #294)