Nessuna risposta a questa domanda
è data nell'ambito della storia. Comunque, Tolkien
commenta la faccenda in due lettere, e mentre è
prudente nel dire "Credo" e "Non so",
nondimeno il tono di questo commento è completamente
pessimista. Inoltre, non sembra aver più cambiato
idea. La risposta fu scritta nel 1954 (di fatto prima
della pubblicazione de Il Signore degli Anelli):
"Quello che accadde loro [alle Entesse N.d.T.] non
è spiegato in questo libro. Io penso che in realtà
le mogli degli Ent siano sparite definitivamente, distrutte
con i loro giardini nella guerra dell'ultima Alleanza
(Seconda Età 3429-3441) quando Sauron attuò
la strategia della terra bruciata dando fuoco ai loro
terreni durante l'avanzata degli alleati lungo l'Anduin
[N.B. è la stessa tecnica utilizzata dai Russi
sia contro Napoleone, sia più tardi contro Hitler
(N.d.T.)]. Sono sopravvissute solo nell'agricoltura trasmessa
agli Uomini (e agli Hobbit). Alcune naturalmente, possono
essere fuggite verso est, o anche essere finite in schiavitù:
i tiranni anche in questi racconti hanno bisogno di risorse
economiche per i loro soldati ed i loro minatori. Se qualcuna
fosse sopravvissuta, sarebbe ormai del tutto estranea
agli Ent, ed un ravvicinamento sarebbe difficile, a meno
che l'esperienza dell'agricoltura industrializzata e militarizzata
non le avesse rese un pochino più anarchiche. Io
spero così, ma non so." (Lettera #144)
Nota che la "strategia della
terra bruciata" attuata da Sauron che causò
la distruzione delle lande delle Entesse, sembra un affare
più serio ed intenzionale di quanto non appaia
nella storia, nella quale Barbalbero dice che "la
guerra passò su di loro".
La risposta seguente fu scritta nel
1972, l'ultimo anno di vita di Tolkien :
"Per quanto riguarda le mogli
degli Ent: non lo so. Ma penso che nel libro terzo di
Le Due Torri sia chiaro che non ci sarà per gli
Ent un ritrovamento delle mogli nella "storia",
ma essendo gli Ent e le loro mogli delle creature razionali
troveranno un " paradiso terrestre " fino alla
fine di questo mondo: oltre il quale né la saggezza
degli Elfi né quella degli Ent può vedere.
Sebbene forse condividano la speranza di " non essere
legati per sempre alle ruote del mondo oltre le quali
c'è più del ricordo ." (Lettera, #338)
[Il riferimento a Le Due Torri, è
alla canzone degli Ent e delle Entesse, recitata da Barbalbero
a Merry e Pipino; il riferimento ad Aragorn è invece
nell'Appendice A]
Mentre il precedente riferimento
non suona affatto fiducioso, ciò nondimeno resta
irrisolto il problema della conversazione tra Sam Gamgee
e Ted Sabbioso all'osteria del Drago Verde. Essa prese
posto nel secondo capitolo de La Compagnia dell'Anello
ed è stata considerata come la possibile evidenza
del fatto che le Entesse fossero ancora vive :
« "Va bene " disse
Sam, ridendo assieme agli altri. " Ma che te ne pare
di questi Uomini-alberi, che si potrebbero chiamare giganti?
Un sacco di gente insiste nel dire di averne visto uno
più alto di un albero, al di là delle Brughiere
del Nord, poco tempo fa ".
" Chi è questa gente? ".
" Mio cugino Al, innanzi tutto. Lavora per il signor
Boffin a Surcolle, e va a caccia su nel Decumano Nord.
Lui ne ha visto uno! ".
" Può darsi che dica così. Intanto
il tuo caro Al va sempre dicendo di aver visto cose strane:
è possibilissimo che veda anche cose che non esistono
".
"Ma questo era grande come un olmo, e camminava,
e ad ogni passo faceva sei braccia, come se fossero stati
pochi pollici ".
" E allora scommetto che quello che gli era parso
un olmo, era proprio un olmo ".
" Ma questo camminava, ti dico, e poi non ci sono
olmi nelle Brughiere del Nord ".
" E allora Al non può averne visto uno ",
affermò Ted. »
(Compagnia dell'Anello, L'ombra del passato, pag. 75)
Dunque, questa conversazione prese
posto nella storia inizialmente, quando il tono era quello
di una “storia per bambini” sullo stile de Lo Hobbit.
Quando lo si legge per la prima volta la reazione naturale
è accettare che quelle siano nuove creature (cioè
un ulteriore riferimento ad un retroterra fantastico).
Comunque è impossibile non pensare a loro quando
si rilegge la storia. Questa impressione è rafforzata
dalle stesse parole che Barbalbero rivolge a Merry e Pipino:
“Fece loro descrivere più
volte la Contea e i suoi paesaggi. Ad un certo punto disse
una cosa strana. " Non avete mai visto da quelle
parti degli ... hm, degli Ent, nevvero? ", domandò.
" Anzi, non degli Ent, per essere precisi dovrei
dire delle Entesse ".
" Entesse?", ripeté Pipino. " Ti
rassomigliano in qualche modo? ".
" Sì, hm, beh, no: non saprei esattamente
", rispose Barbalbero pensieroso. " Ma a loro
piacerebbe il vostro paese, perciò ve lo domandavo
".
(Le Due Torri, Barbalbero, pag. 576)
Prese insieme, queste due conversazioni
danno l'idea che ciò che Al vide era un'Entessa.
Ad ogni modo in nessun posto Tolkien connette esplicitamente
le due faccende, anzi, non fa mai alcun riferimento a
loro. Così siamo liberi di fare congetture. (Il
fatto che una creatura fosse “grande come un olmo”, porterebbe
a dedurre che non si tratti di un Ent, ma non prova nulla,
né l'una né l'altra possibilità.
Ciò indicherebbe che la storia è frutto
della fantasia di un giovane Hobbit, ma sarebbe ugualmente
possibile sia che l'Ent sia apparso alto quattordici piedi
ad uno Hobbit spaventato, sia che vi sia stata un'esagerazione,
da parte dello stesso Hobbit, nel raccontare la storia.)
Nessun riferimento testuale risulta
quindi utile a chiarire il nostro dubbio. Tolkien stesso
dice, in una discussione sul suo metodo di invenzione,
che l'avventura di Barbalbero fu completamente imprevista
fino a quando non arrivò a quel punto della storia:
“Da molto tempo ho smesso di inventare
… : aspetto finché mi sembra si sapere quello che
accadde veramente. O finché non si scrive tutto
da solo. Così, benché sapessi da anni che
a Frodo sarebbe capitata un'avventura con un albero da
qualche parte lungo il Grande Fiume, non mi ricordo di
aver mai inventato gli Ent. Quando alla fine arrivai a
quel punto, scrissi il capitolo di Barbalbero senza ricordarmi
di averci pensato su prima: e lo scrissi com'è
adesso. E poi mi accorsi che, naturalmente, non era affatto
capitato a Frodo.”
(Lettera #231)
La bozza sommaria in History of Middle-earth
che la conversazione tra Sam e Ted, fu composta molto
prima che gli Ent entrassero nella storia. Quindi, Tolkien
non poteva pensare a loro quando la scrisse, quindi essere
stato inizialmente, veramente un elemento fantastico preso
a casop. D'altro canto, come egli disse di Tom Bombadil:
“Io non l'avrei lasciato se non avesse avuto qualche particolare
funzione.” (Lettera, #144). L'implicazione è chiara:
tutte ciò che rimane nei primi capitoli, è
stato lasciato per un preciso motivo. Tolkien lascia la
conversazione tra Sam e Ted perché probabilmente
sapeva quanto essa sarebbe stata suggestiva. Ma come si
inserisce con le più oscure considerazioni espresse
nelle sue lettere non è chiaro (a meno che non
cambiò idea più avanti).
Questa può essere dovuto all'aspetto
più emotivo di Tolkien, dato che la faccenda è
in conflitto con le considerazioni da lui fatte. T.A.
Shippey ha notato che “egli era negli affari minori di
cuore tenero” (basta guardare la storia di Bill il pony
fuggito, di Ombromanto cui è concesso di seguire
Gandalf nell'Ovest; e nei tardi scritti narrativi dei
Racconti Incompiuti, Isildur è dipinto molto più
riluttante nell'uso dell'Anello di quanto si percepisce
nel capitolo sul Concilio di Elrond, a Galadriel sono
perdonate le colpe legate al crimine di Fëanor. Può
essere che, da amante degli alberi quale egli fu, ha voluto
in questo modo preservare la speranza che gli Ent e le
Entesse potessero un giorno ritrovarsi e la razza non
estinguersi. Ma le sgradite conclusioni che altrove chiama
“la logica della storia” devono essere state inevitabili.