L'alfabeto
runico apparve per la prima volta tra le genie germaniche
dell'Europa centrale ed orientale, durante il periodo
Romano. Molti caratteri runici sembrano essere stati presi
a prestito da altri alfabeti, come ad esempio l'alfabeto
greco, quello etrusco ed il più antico alfabeto
romano. Alcune rune, invece, sembrano essere state inventate
proprio da questi popoli.
Le
più antiche iscrizioni runiche nella pietra risalgono
al Secondo Secolo d.C., sebbene è molto probabile
che l'alfabeto runico fosse già in uso alcuni secoli
prima. Le rune sono state un alfabeto molto pratico che
sviluppato per necessità. Molti adulti in Europa,
al tempo dei Romani, possedevano ogni sorta di coltello,
e le sculture in legno mostrano, di sovente, la grande
l'abilità dei loro fabbricanti nell'incidere il
legno. Così crearono un alfabeto che poteva essere
riprodotto facilmente con linee dritte nel legno (e poi
nella pietra) e che proprio per questo trovò un
rapido sviluppo. Molte iscrizioni runiche identificano
semplicemente, la proprietà, le tombe, qualcosa
o qualcuno.
All'inizio
della loro storia, le rune, ebbero poche regole di scrittura.
Potevano essere scolpite, indifferentemente, da sinistra
verso destra e da destra verso sinistra, o anche secondo
il metodo Boustrophedon (la prima riga veniva scritta
da sinistra verso destra, quella successiva da destra
verso sinistra e via di seguito). Le rune venivano inoltre,
spesso capovolte. La runa ed la sua immagine speculare,
avevano però lo stesso valore fonetico.
Durante
il periodo buio dell'Europa, quando l'alfabeto latino-romano
acquisì più importanza, la convenzione romana
di scrivere da sinistra verso destra, divenne la regola
anche per l'alfabeto runico.
L'alfabeto
runico germanico conteneva 24 caratteri. I primi 6 caratteri
danno luogo alla parola "FUTHARK", oggi normalmente usata
per indicare le rune. Quando le rune cominciarono a diffondersi
nel nord dell'Europa, e precisamente in Scandinavia, alcune
lettere furono omesse dall'alfabeto che si ridusse a soli
16 caratteri.
Tra
il 400 ed il 600 d.C., tre popoli (gli Angli, i Sassoni
e gli Juti) invasero la Britannia portandovi le rune.
Una volta in Britannia, l'alfabeto degli Anglosassoni
(Anglo-Saxon Runes) fu portato a 32 simboli.
Dall'800
d.C. le rune furono utilizzate da un capo all'altro dell'ovest,
del centro e del nord Europa. I Vichinghi portarono le
rune in Islanda ed in Groenlandia. Tramite i traffici
commerciali che interessavano l'Europa centro orientale
le rune si diffusero anche in Ungheria, Romania, Polonia
ed in parte della Russia. I secoli che seguirono si caratterizzarono
per la diffusione in Europa del cristianesimo, in questo
periodo le rune andarono pressochè in disuso per
l'affermarsi dell'alfabeto latino-romano e delle sue varianti.
Una versione più antica dell'alfabeto latino-romano,
usata nell'Inghilterra anglo-sassone durante il periodo
antecedente la conquista Normanna, conteneva alcune lettere
runiche come la "Þ" (thorn), basata sulla terza
lettera dell'alfabeto runico.
Durante
il Medioevo, quando il Cristianesimo divenne l'elemento
culturale dominante nella maggior parte dell'Europa, le
rune caddero quasi del tutto in disuso, tanto che molta
poca gente sapeva ancora decifrarle. Molti gruppi di non
cristiani e di pagani, continuarono ad utilizzare i simboli
runici (ad esempio i seguaci della religione druida).
Essi furono però, perseguitati dalle autorità
cristiane e le loro usanze furono demonizzate.
Incapaci
di comprendere le rune, i leader della Chiesa supposero
si trattasse di formule magiche capaci di liberare il
potere del demonio. A partire da quel momento, le rune
acquisirono una pessima fama tanto da essere ancora oggi
associate ai fenomeni dell'occultismo e del satanismo.
All'inizio
di questo secolo, in Germania, il Nazismo ha utilizzato
le rune per le insegne militari e per la propaganda, contribuendo
a promuovere la reputazione sinistra delle rune.
Un
contributo certamente positivo alla reputazione delle
rune lo ha certamente dato, John
Ronald Reuel Tolkien, che le utilizza per confezionare
mappe e per integrare la grafica delle copertine delle
edizioni cartonate dei suoi libri. Tolkien, ha usato le
rune per rappresentare la scrittura dei Nani nelle sue
storie. I Nani di fatto, usavano un alfabeto runico differente
(chiamato Cirith o Argerthas). Tolkien ha sostituito il
Cirith con il più familiare alfabeto runico anglo-sassone,
proprio come ha sostituito l'inglese a molti linguaggi
in uso nella Terra di Mezzo.
Ai
nostri giorni diverse persone s'interessano ancora delle
rune. Possiamo dividere questa gente in due categorie:
da un lato gli storici della cultura e del linguaggio,
dall'altro gli appassionati di romanzi fantasy e di giochi
di ruolo.
Il
Tengwar
Alcuni
decenni fa, quando J.R.R. Tolkien scrisse la serie di
romanzi fantasy: "Lo Hobbit" ed il "Signore degli Anelli",
descrisse una razza di Elfi che possedevano una ricca
storia, linguaggio e cultura. Non tutti gli Elfi parlavano
lo stesso linguaggio. I linguaggi più importanti
erano: il "Quenya" (il linguaggio degli Alti-Elfi) ed
il "Sindarin" (il linguaggio parlato dagli Elfi-Grigi).
All'inizio della loro storia, gli elfi concepirono un
alfabeto per rappresentare il loro linguaggio. Più
tardi, Fëanor dei Noldor, ispirandosi all'alfabeto
di Rúmil, ideò un nuovo sistema di scrittura.
L'alfabeto Fëanoriano fu creato per essere un ordinato
sistema di scrittura che potesse essere rappresentato
con penne e con pennelli.
I
suoni delle consonanti erano rappresentati da lettere
chiamate: "Tengwar". Le lettere Tengwar primarie sono
24. Le lettere sono organizzate in quattro serie di "Témar"
(come si può vedere nella figura che segue). Ciascuna
serie era usata per rappresentare suoni creati da differenti
parti della bocca. Le serie I e II erano quasi sempre
usate per rappresentare i suoni dentali e labiali. I caratteri
della serie III, erano generalmente usati per rappresentare
o i suoni palatali o quelli velati. Infine quelli della
serie IV rappresentavano o i suoni velati o quelli labiali,
a seconda del linguaggio rappresentato. Queste quattro
serie, erano a loro volte divise in sei gradi, detti anche
"Tyeller" (le righe della figura che segue). Ogni grado
rappresenta un suono creato dai diversi modi in cui l'aria
fuoriesce dalla bocca o dal naso. I gradi 1 e 2 erano
usati per gli esplosi sordi e sonori. I gradi 3
e 4 erano usati per i fricativi sordi e sonori.
Il grado 5 era usato per i suoni nasali ed il 6 per le
consonanti semi-vocali. Ogni lettera Tengwar ha assegnato
un valore fonetico a seconda della sua posizione in questa
griglia. I vari popoli parlano linguaggi differenti a
seconda di come ridefiniscono la griglia, così
solo alcune lettere ebbero un valore fonetico fisso.
Tutte
le lettere primarie erano formate (alla fine) di due elementi:
uno stemma verticale o "Telco" (che rappresenta l'aria)
e delle stanghette ricurve o "Lúva" (che rappresentano
la voce). Esistevano inoltre, numerose lettere addizionali
che integravano le lettere Tengwar primarie. Queste, non
necessariamente seguivano le regole per i simboli.
Nella
loro forma più antica, i suoni vocali erano rappresentati
da simboli chiamati: "Tehtar". I simboli Tehtar erano
messi sopra e sotto (ed a volte anche dentro) le lettere
Tengwar. Esistevano cinque simboli Tehtar standard, che
rappresentavano i cinqua suoni vocali più comunemente
usati (a, e, i, o & u). Esse erano più frequentemente
poste sopra le lettere Tengwar. (Tolkien usa questo stile
per creare molte delle sue iscrizioni Quenya, Sindarin
ed inglesi in Tengwar). Ma sia il numero delle vocali,
sia il posto in cui esse vengono poste, dipende dal popolo
che ne fa uso.
Nella
forma più recente del Tengwar, furono usate delle
lettere addizionali per rappresentare il suono delle vocali.
Questa forma "aperta" fu sviluppata dagli Elfi-Grigi che
vivevano nel Beleriand.
Il
Tengwar divenne un sistema di scrittura molto flessibile,
facilmente adattabile dalle differenti razze al loro linguaggio.
Sfortunatamente, da quando divenne così flessibile
fu possibile avere differenti versioni per tutti i linguaggi.
Per
maggiori informazioni sulla storia del Tengwar, sullo
stile ed altro, consultare l'Appendice E del
"Signore degli Anelli".