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Il tempo del piccolo Popolo

Commento al romanzo "Il Signore degli Anelli" di J.R.R.Tolkien
a cura di Giovanni Lenzi

 

Sono sempre stato affascinato dal romanzo di Tolkien, e soprattutto dal mondo fantastico, intreccio di mitologia e fiaba, da lui creato. Mi sono sempre chiesto come mai un romanzo, apparentemente fiabesco, avesse riscosso, in tutto il mondo, un così straordinario successo.

In questi giorni, poco prima dell'uscita del Kolossal che traduce in versione cinematografica il celebre romanzo, si è fatto un gran parlare de "Il Signore degli Anelli". Molti critici lo descrivono come l'eterna lotta del Bene contro il Male, alludendo alla guerra "santa" dell'occidente contro il terrorismo, quasi un inno a prendere le armi per difendere il nostro mondo.

Ho molto riflettuto su questo, e mi sono interrogato su come spesso i miti e le fiabe, di cui sono sempre stato un grande appassionato, potessero essere veicolo di una cultura della violenza di cui spesso sono intrise.

Ma c'era qualcosa che non mi tornava in questa spiegazione...

 

" Il maggior studioso di letteratura anglosassone e medioevale aveva scritto un'epopea secondo le regole del genere cavalleresco diventando il servitore appassionato delle forze stesse che aveva sentito pulsare nei versi di uomini morti da più d'un millennio " [1] .

 

Strano che un famoso storico si metta a fantasticare con storie di elfi e draghi...

 

Non è la sua opera staccata dalla realtà ? Un'evasione, un'astrazione ?

Zolla risponde con le parole di Tolkien:

 

" una fiaba è un'evasione dal carcere, chi getta come un'accusa questa che dovrebbe essere una lode commette un errore forse insincero, accumunando la santa fuga del prigioniero con la diserzione del guerriero ".
" Le fiabe parlano di cose permanenti: non di lampadine elettriche ma di fulmini ".
" Esiste una fiaba suprema, che non è una sottocreazione ma il compimento della Creazione... la vicenda evangelica in cui storia e leggenda si fondono ". " La fiaba e la religione sono state sciaguratamente scisse e sempre vanno tentando di riabbracciarsi e rifondersi in uno (e per religione Tolkien intende: "il divino, il diritto al potere, distinto dal possesso del potere, l'obbligo del culto" aggiunge Zolla)".

 

Ma di fiabe così ce n'è una sporade nell'Inghilterra recente !

Zolla risponde:

 

" Una differenza sottile e radicale, come tra notte e giorno, discrimina Tolkien da G. ...(altri autori anglosassoni): egli non cerca la mediazione tra bene e male, ma soltanto la vittoria sul male. I suoi draghi non sono da assimilare, da sentire in qualche modo fratelli, ma da annientare ".
" La fascinazione che sprigiona da Tolkien proviene dal suo completo ripudio di questa tradizione sinistra. La sua fiaba non celebra il consueto signore delle favole moderne, Lucifero, ma San Michele o San Giorgio ".
" The Lord of the Ring si divulgò smisuratamente, senza bisogno di persuasioni o di avalli, perché parlava per simboli e figure di un mondo perenne oltre che arcaico, dunque più presente a noi del presente ".

 

Queste parole mi hanno spiegato ciò che cercavo, infondo il nostro mondo razionalistico, disilluso e senza speranze per il futuro, ha smesso di aspirare a modelli di purezza che i miti, le religioni e le ideologie hanno da sempre predicato. Rinunciando a sognare, si è rinunciato a tendere alla perfezione, e alla Verità. Le storie e le vicende che leggiamo in queste grandi fiabe, e soprattutto nel romanzo di Tolkien, non parlano del nostro mondo così come lo si vede in superficie, ma parlano di quella realtà che sta sotto, il grande racconto universale delle vicende dell'animo umano.

E' su questo piano che si tengono le più grandi battaglie tra Bene e Male.

 

Mi vengono in mente le parole del Mahatma Gandhi, quando, prossimo alla morte, di fronte alla guerra civile tra Indù e Musulmani nel suo paese disse: " Indù e musulmani dovrebbero comprendere che i soli demoni nel mondo sono quelli che corrono intorno, dentro i nostri cuori, è lì che le nostre battaglie dovrebbero essere combattute " [2] .

 

L'idea che mi sono fatto, rileggendo appassionatamente le pagine invecchiate del librone di Tolkien è che egli, a meno di dieci anni dalla fine della seconda guerra mondiale, di fronte alla nuova corsa agli armamenti da parte dei due blocchi (NATO e Patto di Varsavia) che annunciava al mondo un'epoca di ulteriori guerre e distruzioni, abbia sentito l'esigenza di gettare un seme di conversione nei cuori stanchi degli abitanti del pianeta: sradicare il demone della guerra per tornare a costruire la giustizia, la pace e la concordia tra gli uomini. E' questo, a mio avviso, il succo del romanzo.

Lo confermano le parole dello stesso Tolkien, parlando del suo romanzo:

 

" è solamente un'invenzione, per esprimere, nell'unico modo che conosco, alcune delle mie (cupe) apprensioni nei riguardi del mondo" [3]

 

L'Anello, gli Hobbit, la guerra, il Signore Oscuro... Cosa volevano rappresentare ?

 

[1] Elemire Zolla nell'introduzione a The Lord of the Ring, del 1955 in J. R. R. Tolkien, Il signore degli anelli, Ed. Rusconi, Milano,

1989.

[2] dal film Gandhi, di Richard Attenborough.

[3] dalla lettera alla signorina Beare in Gianluca Comastri, Oltre la lettura , www.eldalie.it.

 

 


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